La luce e la Madonna del Rosario in Via della Maddalena

Ritornando nella città vecchia vi porto ancora ad ammirare l’edicola della Madonna del Rosario in Via della Maddalena, ho già avuto modo di mostrarvela in passato ma in un giorno di questa nostra primavera la luce l’ha illuminata in maniera incantevole.
Questa nicchia ospita oggi una copia fedele della statua originale della Madonna della Guardia risalente al XVII secolo e attualmente conservata presso il Museo di Sant’Agostino.

E il sole attraversa il vicolo, incontra l’ombra e così disegna i contorni delle case alte.

In un gioco di tenui contrasti.

Così si rimirano la grazia di Maria, la dolcezza del piccolo Gesù e la devozione degli angioletti.

Un chiarore miracoloso ravviva i colori e fa risaltare i dettagli della scultura.

Accade in Via della Maddalena, quando la luce rischiara la sacra immagine della Madonna del Rosario.

Sorella in Salita San Siro

C’era il tempo allegro di una giornata tersa, in sottofondo le voci gioiose degli studenti in visita alla Chiesa di San Siro.
C’erano la luce e l’ombra, nella solita incantevole alternanza garantita dalle case alte dei vicoli.
E c’era lei, con il suo velo che cadeva sulla sua schiena con una simmetria perfetta.
Con questa grazia e con il suo incedere leggero verso la sua meta.
Nel tempo di primavera, una sorella in Salita San Siro.

Il canto della capinera

In questi giorni di primavera capita spesso di udire uccellini ciarlieri e chiacchieroni e una di queste magnifiche creature ha di recente allietato la mia passeggiata in Corso Firenze, accompagnando i miei passi.
Dall’albero prescelto per il suo concerto il maschio della capinera diffonde così la sua perfetta sinfonia primaverile.

È un richiamo per le femmine e anche un avvertimento per eventuali rivali, così prevede la natura.

Una dolcezza assoluta e una’armonia difficile da eguagliare.

Così sono rimasta ad ammirare e ad ascoltare.

Mentre l’aria leggera spandeva tutto attorno le dolci note del melodioso canto della capinera.

Alla luce

Nei caruggi in primavera, cielo azzurro e panni stesi in Via della Maddalena.

Alla luce che forte e potente disegna il contorno dei vicoli e si lascia cadere al suolo fendendo l’ombra.

Alla luce, negli antichi sestieri della Superba.

A volte intravedendo lo splendore della cattedrale di San Lorenzo.

Verso le antiche dimore nobiliari, in un’incantevole verticalità.

In Salita San Siro, tra sole e ombra.

Alla luce, percorrendo Via San Luca, nei rumori e nei colori di Genova.

La Madonna con il Bambino in Vico Casana

È questa un’antica edicola che oggi è collocata su un edificio moderno differente da quello che la ospitò in origine.
Qui, in questo spicchio di città vecchia, si ammira l’edicola della Madonna con il Bambino.

È posta proprio all’intersezione tra Vico Casana e Via David Chiossone.

Ed è collocata molto in alto.

Se alzerete lo sguardo però è così che la vedrete nella ricchezza decorativa della nicchia che ospita l’immagine di Maria.

Piccoli angeli decorano la nicchia con questa dolce grazia.

E Maria tiene in braccio il piccolo Gesù.

Salendo su per Vico Casana alzate gli occhi e ammirate anche voi la tenerezza della Madonna con il Bambino.

Aprile 1912: la vicenda dell’oste e del salumiere

Questa è una vicenda accaduta molti anni fa nel caruggi di Genova.
Era un radioso giorno di aprile del 1912 quando, presso l’osteria del Signor Pietro Montagna in Vico delle Fate si presentarono tre sconosciuti che si accomodarono a un tavolo e ordinarono per pranzo ogni ben di Dio.
L’affabile oste fece così uscire dalla sua cucina piatti fumanti, forse ravioli, arrosti e contorni deliziosi, di certo servì anche dell’ottimo vino.
A fine pranzo però, accadde l’inaspettato: i tre malfattori se la filarono senza pagare il conto che ammontava a ben 5,70 Lire.
L’oste però era un tipo avveduto e pronto e notò immediatamente ciò che stava accadendo e così, mentre i tre se la davano a gambe verso Sarzano, si gettò all’inseguimento dei manigoldi.
Questi tre tizi, non contenti del loro misfatto, quando furono in Via di Ravecca si impossessarono di un salame che era esposto nella vetrina di una salumeria.
E a quel punto sapete cosa accadde? Il salumiere vittima del furto non ci pensò su due volte e si unì all’oste nella caccia ai tre ladri!

Sicché in Ravecca quel giorno c’era un certo trambusto, tre ladri in fuga con un salame e dietro di loro un oste e salumiere.
Alla fine dei conti l’oste riuscì ad acciuffare uno dei tre manigoldi e a consegnarlo alle forze dell’ordine, gli altri due invece riuscirono a sfuggire.
Ad essere proprio precisi, uno dei tre si diede alla macchia e non venne più trovato, quello che invece aveva preso il salame si sbarazzò del medesimo abbandonandolo in un caruggio ma, malgrado ciò, venne comunque identificato e assicurato alla giustizia il giorno successivo.
Le cronache del passato sono colme di notizie come questa, nella fattispecie si tratta di un evento riportato sul quotidiano Il Lavoro del 15 Aprile 1912.
È la vicenda dell’oste e del salumiere, accaduta in un giorno di primavera nei caruggi di Genova.

La salvia in fiore

Sul mio terrazzo è tornata a fiorire la salvia.

Allegra, sorprendente, semplice e profumata, la salvia quest’anno è generosa più che mai.

Non ho memoria di una fioritura così rigogliosa, a dire il vero.

Forse la mia amica salvia ha deciso di prendere esempio dai suoi vicini, il rosmarino e la lavanda che sono prodighi delle loro fioriture.
E così, in questa primavera, ecco anche l’odorosa salvia con i suoi dolci fiori.

Un piacevole dondolio contro l’azzurro del cielo.

Una bellezza di primavera, un regalo inaspettato.

Fiori che sanno di semplicità, di memorie di orti e di campagna.

Nobili e mirabili come tutti i doni della terra.

La salvia in fiore, una bellezza di aprile.

Una famiglia semplice

È una famiglia semplice, questo ho pensato appena li ho veduti.
Sono persone capaci di apprezzare le piccole felicità, i traguardi del quotidiano e le conquiste di ogni giorno.
Una sorella maggiore e due fratellini.
La bimba ha il vestitino bello, i due ragazzini portano le giacchette con il gilet.

I loro stivaletti raccontano di infinite corse magari giù per certi caruggi, inseguendosi per gioco o affrettandosi verso casa dove i genitori li aspettano.

Mamma è una donna volitiva, energica, di carattere, per l’occasione sfoggia una collana di perle.

Il ritratto in formato cabinet è opera del fotografo Curletto, la fotografia in realtà non è poi così ben conservata, chissà quali peripezie ha attraversato prima di giungere tra le mie mani.
È un dolce ricordo di famiglia, un istante fissato nel tempo.

Il frugoletto di casa ha una testa di boccoli e l’espressione timida.

È un frammento di un tempo lontano, la memoria dolce di una famiglia semplice rischiarata dalla luce delle candele.

La Madonna del Rosario di Daniello Solaro

Tra le molte rappresentazioni della Madonna presenti nella città di Genova questa è di certo una delle più armoniose e leggiadre.
E così si ammira una giovane mamma dai tratti angelici che tiene a sé il suo piccolino.

Le due figure sono dotate di particolare grazia e leggerezza, dolcissimo è il Bambino Gesù.

La magnificente statua rappresenta la Madonna del Rosario e venne realizzata dallo scultore Daniello Solaro sul finire del ‘600.
L’opera era un tempo collocata nella perduta Chiesa di Sant’Antonio Abate in Via Prè ed è ora posta nel cortile del Palazzo Arcivescovile di Genova.

L’iscrizione latina alla base della scultura si riferisce proprio alla traslazione della statua in questo luogo per volere del Cardinale Siri nel 1958.

È solenne e maestosa la figura eterea di Maria, colta in una gestualità dalla lievità straordinaria.

Con le sue dita sottili forse così tratteneva il Rosario.

Ai piedi di lei si librano in volo alcuni deliziosi putti.

E il marmo restituisce il prodigio di questa magnifica dolcezza.

Il manto sontuoso cade in morbidi drappeggi sulla figura di Maria e lei si erge regale, sovrana del cielo e della terra.

Con grazia e fermezza amorevole di giovane madre stringe così il piccolo Gesù.

La dolcezza è nei gesti, nei volti e negli sguardi ed è giunta fino a noi grazie al talento di un Daniello Solaro.

Un belvedere sulla città

È un belvedere sulla città, un luogo forse non così noto ai visitatori ma di certo molto caro agli abitanti di Circonvallazione a Monte e ai genovesi che amano passeggiare lungo i corsi ottocenteschi.
Romantico, radioso e generoso di vedute straordinarie: questo è Belvedere Don Ga, situato in corrispondenza dell’ultima curva di Corso Firenze.

Quei pini domestici ritorti e vissuti sono per me autentica poesia.

Ed è questo un luogo denso di ricordi di persone care, qui dove tra i rami degli alberi si scorge il panorama di Genova.

Le panchine, gli alberi possenti, i tetti della Superba.

E l’amata ringhiera sulla quale poso le mani da tutta la vita.

E le ardesie, gli scorci sorprendenti, le chiese, i vicoli e i campanili.

E il mare di un turchese così prodigioso da levarti il fiato, la distesa dei tetti, la città ai vostri piedi.

Un luogo che per me è casa e che, malgrado questo, non smette mai di incantarmi.

La luce, il celeste e l’azzurro.

Una panchina davanti a questa bellezza, quando l’aria è fresca e intrisa di dolcezza.

Un angolo di quiete autentica, un luogo dai molti stupori.

E poi, percorrendo Corso Dogali e alzando lo sguardo verso quel tratto del mio quartiere è così che si ammirano gli alberi magnifici che discreti custodiscono questo posto straordinario.

Là, sotto il cielo chiaro, c’è un belvedere sulla città e sulle meraviglie di Genova.