L’ora più dolce

Ci sono arrivata nel tardo pomeriggio all’Isola delle Chiatte, il sole stava iniziando la sua lenta discesa verso il mare.
L’ora più dolce, quando è accompagnata da una musica è ancora più languida, io sceglierei le note struggenti di Smoke gets in your eyes, quel giorno poco distante c’era un musicista che suonava il sax, jazz al Porto Antico, davanti alle onde.
E’ l’ora più dolce, a Genova.

Porto Antico (1)

Si viene qui sulle panchine, alla ringhiera, in attesa che il tempo scorra.
C’è una signora di mezza età che tenta invano di mettersi un foulard in testa.
Ah, il vento!
E poi mi dice:
– Se non era per Renzo Piano tutto questo non lo avremmo mai avuto.
Concordo, annuisco, ricordo una diversa epoca, mica ci arrivavi fino a qui, ti fermavi a Caricamento e il mare non lo vedevi neppure.
La signora mi racconta che lei viene qui tutti i giorni, a passeggiare e ancora parla dei notevoli meriti del celebre architetto.

Porto Antico (2)

Io non so perché ma la gente mi parla, di recente mi accade sempre più spesso.
L’ora più dolce, il mare è agitato e all’isola posata sulle chiatte ci si lascia cullare, seguendo le onde.
I gabbiani si posano e poi si rialzano in volo.

Porto Antico (3)

Su una delle panchine ci sono due amici, parlano di lavoro, uno dei due dice che presto partirà per gli States.
Intanto è qui, anche lui attende l’ora più dolce come la fotografa che sfoggia un’importante attrezzatura, lei cammina su e giù come se non volesse perdere neanche un istante di ciò che accade davanti ai nostri occhi.
Io mi metto seduta per terra, all’Isola delle Chiatte, non saprei trovare modo migliore per aspettare il tramonto.

Porto Antico (4)

E intanto luccica e brilla il mare.

Porto Antico (5)
E poi arrivano loro due, lei è carina, curata, ha le mani bianche e sottili, non pronuncia una parola.
E devo dirlo, non mi sembra tanto interessata al racconto di lui.
Si appoggiano con i gomiti alla ringhiera mentre sta entrando in porto una grande nave e lui attacca a spiegarle con fastidiosa dovizia di particolari certi dettagli sui rimorchiatori e sui motori di bordo.
E lì davanti c’è il tramonto.
Lei lo pianterà in asso, prima o poi, me lo sento.
Oppure, per bene che vada, se resterà con lui ogni volta che litigheranno gli rinfaccerà la pedanteria di quel sermone sui motori.
Ti ricordi quella volta al Porto Antico? Non te l’ho mai perdonata!

Porto Antico (4a)

Mi alzo, cammino, un ragazzo si offre di scattarmi una foto, dice che se voglio ci pensa lui, deve avermi preso per una turista.
Grazie no, va bene così.
Porto Antico (6)

L’ora più dolce è in equilibrio tra la luce e le tenebre, è una sfumatura scintillante di oro.

Porto Antico (7)

Mi allontano, non riesco ad evitare di voltarmi indietro, noi che veniamo qui abbiamo il mare non solo negli occhi, da bambini appoggiavamo la conchiglia all’orecchio e stavamo lì, ad ascoltare.

Porto Antico (8)

E lascio il sole caldo e infuocato dietro di me.

Porto Antico (9)

L’ora più dolce ha questo languore, sfumature di pesca sull’orizzonte mentre il blu del mare vira verso colori metallici.

Porto Antico (10)

L’ora più dolce è un cielo che si infiamma di arancio tra acciaio, vetro e metallo.
Non lo abbiamo sempre avuto questo posto eppure sembra che ci sia sempre stato, il posto dove vengo ad aspettare l’ora più dolce.

Porto Antico (11)

Sfumature d’arancio

E poi, arancio.
Arancio di certi agrumi succosi e di frutti d’estate, arancio di strelitzie e di gerbere.
Arancio, il colore vivo della luce si svela in certe sere d’inverno quando il giorno declina per cedere il passo alla sera.
Gennaio, all’Isola delle Chiatte.
Certe magie del colore avvengono così, d’improvviso.
E le gru, le nuvole evanescenti e la Lanterna, vita e profumi di porto.
E un uomo, in mezzo al mare, col suo remo fende la superficie calma dell’acqua.
Scivola via, lentamente, come il tempo scorre piano.
E il sole cala, la sua luce vira, risplende e si riflette e tinge il cielo e l’acqua del mare di sfumature d’arancio.
E ogni cosa luccica e brilla.
Per qualche istante, all’Isola delle Chiatte.

La Lanterna

Il vento tra i capelli

Ieri sono andata davanti al mare, al Porto Antico.
Senza meta, solo per sentire il vento nei capelli.
Ho camminato fino all’Isola delle Chiatte, poi ancora verso i Magazzini del Cotone.
E poi indietro, ripercorrendo i miei passi.
Senza meta, con gli occhiali da sole rosa, anche se in realtà proprio non mi servono per guardare il mondo con ottimismo.
C’erano le nuvole, a tratti.
E avevo il vento nei capelli.
E davvero a me non occorre niente altro.

Porto Antico

Il vento che sa di sale.
Il vento che soffia, spira e increspa la superficie del mare.
Il vento nei capelli.
C’erano le nuvole, sulle colline e sull’orizzonte.

Porto Antico (2)

Due ragazze scattavano fotografie, forse il ricordo di una breve vacanza.
Ridevano e scherzavano, con l’allegria dipinta sul viso.
Un cane correva dietro al suo padrone, due fidanzati si tenevano per mano.
E ancora, su una panchina al Porto Antico, c’era chi si giurava amore eterno.
Con il vento nei capelli e tra le mani.
E io camminavo osservando tutto ciò che conosco bene, qui tutto mi ricorda la vita e le sue scommesse, le sfide e le nuove avventure.
Arrivare, trovare un approdo saldo e sicuro.

Porto Antico (4)

La vita è una corda posata su un pontile, forse un fiore, forse una margherita? Qui, in riva al mare.

Porto Antico (5)

Pensieri in libertà, nel regno del vento.
E catene che si sciolgono, nuove partenze e nuove mete.

Porto Antico (7)

Una ringhiera davanti al mare.
Basta un movimento, basta una brezza leggera per prendere il largo.
Verso l’orizzonte, verso altre mete ancora da scoprire.

Porto Antico (6)

E poi il vento spazza via le nuvole.
Guarda, il mare blu.

Porto Antico (9)

Guarda le barche pronte a salpare.

Porto Antico (3)

E ancora, affacciandosi alla ringhiera tutto cambia.
E’ come la vita, a seconda del punto di osservazione cambiano le prospettive.

Porto Antico (8)

Basta saper guardar lontano, come fanno i guardiani del mare.
Scrutano immobili il loro orizzonte.

Gabbiani  (2)

E poi spiccano il volo, d’improvviso.
E’ così la vita, cogliere l’attimo perfetto.

Gabbiani

Attendere il momento giusto e poi partire.
Lasciare il molo, verso nuove avventure.

Porto Antico (10)

Pensieri in libertà, lungo i moli al Porto Antico.
C’era una comitiva di turisti, c’erano mamme con i bambini.
Un ragazzo in bicicletta e ancora nuvole e vento.
E a un tratto tutto si è tinto di argento con sfumature di metallo e di rame.
Io avevo gli occhiali rosa.
E non mi servono, s’intende.
Ero in riva al mare, con il vento tra i capelli.

Porto Antico (12)

Isola delle Chiatte, dondolando sul mare

Vi lasciai qui, davanti a questo pontile.

Di musica in musica, Via al Mare Fabrizio De André vi conduce qui, all’Isola delle Chiatte intitolata al compositore Luciano Berio.

Realizzata dall’architetto Renzo Piano, la struttura si avvale di vecchie chiatte del porto ed è uno spettacolare punto panoramico.

E guarda alla città, abbarbicata sulle alture.

Ma qui si viene a guardare il mare.
Ed è un tumulto di sensazioni diverse, che coinvolgono tutti i vostri sensi.
Si dondola sulle chiatte, si è in balia dell’acqua.
E si sente il profumo del mare, più forte ed intenso.
E lo si ha negli occhi, sempre.

E poi i suoni. I gabbiani, le onde.
E lo scricchiolio delle chiatte, una musica che ha il ritmo del mare, è la natura a dettare i movimenti.
E voi siete lì, sospesi sull’acqua.

Affidati agli ancoraggi e alle catene, sul mare.


Certo, quando all’orizzonte intravedete un’imbarcazione che passerà accanto a voi, tenetevi forte!
Si loccia e si dondola, a causa della marea.
In balia dell’acqua, sul mare.

Si viene qui a prendere il sole, a respirare, a rilassarsi.
Si viene qui e si cerca una panchina sulla quale sedersi, lasciando che il tempo scorra, mentre intorno tutto cigola, canta e vive.

I giganti del mare sono pronti a prendere il largo per una nuova crociera.

A me invece piacerebbe uscire in mare aperto su una di quelle barche!

Qui tutto ha un’armoniosa semplicità, è mare, acqua, cielo e sole.

E poi bisogna tornare.
Un’ultimo sguardo alla Lanterna, al porto e alla città.

E ci si volta indietro, verso il primo pontile.

E si va ancora oltre, verso la via luminosa e bella che vi a condotto qui, dove dolcemente si dondola sul mare.