Estate, caruggi e panni stesi

Estate, caruggi e panni stesi.
E il filo teso davanti alla finestra che si veste di poesia.
Li ho impressi nella mente gli scorci imperdibili della mia Genova e così so dove andare quando desidero vivere una storia che narri del profumo fresco del bucato che asciuga all’aria aperta.
E anche la città dei tetti ha i suoi panni stesi che vestono le ardesie di colore.

Tetti su Via del Campo

E per le vie del centro storico a volte ci sono tinte pastello che si stagliano contro le facciate delle case.

Vico dei Migliorini

Ma io davvero so precisamente dove andare, questo è il mio giro di fili da stendere per i caruggi.
E sempre mi porta in Canneto il Lungo dove so che troverò un’esplosione di luce e di rosso.

Canneto il Lungo

Talvolta invece cerco una nota chiara, quasi un bianco e nero.
E la trovo, sempre.

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E poi so che in Piazzetta dei Maruffo bisogna fermarsi, tirare la testa indietro e guardare in alto, davvero molto in alto.

Piazzetta Maruffo (2)

E poi bisogna voltarsi verso altre imposte che qui vedete chiuse.

Piazzetta Maruffo

Luoghi che amo, luoghi che conosco bene.
E allora percorro tutta Via dei Giustiniani, fino all’archivolto.
E so che lì troverò una piccola poesia di colori.

Via dei Giustiniani (2)

E poi ancora guardo verso l’alto ed è blu, verde, rosa, rosso e azzurro.
Ed’ è estate sgargiante contro i muri scuri.

Via dei Giustiniani

E quando mi trovo qui so bene che devo svoltare verso Piazza Embriaci, non me ne dimentico mai!
Ogni volta vado a guardare proprio quel filo da stendere.
Cartazucchero, celeste, mattone.

Piazza Embriaci

E sempre ritorno, così capita che ritrovi la stessa tovaglia e lo stesso asciugamano dopo molti giorni.
Che qualcuno se li sia dimenticati?

Piazza Embriaci (2)

Passeggiare per caruggi in cerca di panni stesi a volte riserva sorprese.
Arancio brillante e una bicicletta fucsia, nella penombra dei caruggi.
Sono storie così, storie di caruggi.

Vico San Biagio

E a volte hanno tutti i toni del blu, a pochi passi dal mare.

Vico di Santa Rosa

Blu di Genova dalle finestre di Genova.

Vico di Santa  Rosa

Un suono squillante, il pianto di un neonato che risuona nel vicolo.
Nessun altro rumore, solo quei singulti infantili che qualcuno ha prontamente consolato.
E una finestra, un palazzo dalle tinte tenui.
E quei colori rosati, sembra una casa di bambole.

Piazza Valoria

E ancora c’è un luogo dove vado sempre.
E so che lì troverò un’altra dolce poesia che dondola sul filo da stendere.

Vico dietro il Coro di San Cosimo

E so che sulla facciata di quel palazzo che un tempo ospitò gli uomini fedeli a Garibaldi ci sarà certamente qualche magia che attende solo uno sguardo.

Piazza Caricamento

Caruggi e panni stesi, un viaggio che muta con le stagioni, un quadro ogni giorno diverso.
E allora sono lenzuola candide e un’antica colonna, in Scurreria Vecchia.

Via di Scurreria Vecchia

E’ il sacro e il profano che così spesso convive in queste strade.

Via San Pietro della Porta

E’ un bagliore di luce, di rosso e turchese.

Vicoli - panni stesi (2)

Ed è tutte le sfumature dell’arcobaleno sotto le persiane ocra di Piazza del Ferro.

Piazza del Ferro

Luoghi che amo, luoghi che conosco bene.
E alcuni di questi caruggi li avete già veduti in quest’altra storia di caruggi e panni stesi.
Sono le mie strade, quelle dove sempre ritorno.
E sono tante piccole poesie ed io so dove trovarle.
E quando percorro Via Garibaldi il mio sguardo lascia sempre quella prospettiva di palazzi regali per cercare la bellezza di quegli antichi caruggi che portano giù, verso la Maddalena.
E sempre guardo in alto, verso il cielo, in Vico del Duca.

Vico del Duca

Sono i miei caruggi.
I caruggi stretti, angusti e spesso ombrosi della mia Genova.
Sono le mie strade, quelle dove sempre ritorno.
E so che basta un unico  raggio di sole e tutto muta e si veste di luce dorata.

Vicoli - panni stesi - Copia

In bianco e nero

In bianco e nero.
Le città e le sue chiese.
E le sue luci, in bianco e nero.

San Lorenzo (2)

La città e i suoi guardiani, alcuni sembrano piccoli e indifesi, eppure resistono allo scorrere del tempo.

Piazza delle Erbe

Il mondo in bianco e nero è forse più misterioso, ha il fascino di questi luoghi antichi, il passato pare anche più lontano.

Piazza delle Erbe (2)

Alza gli occhi, ovunque andrai incontrerai uno sguardo, a volte espressione di potenza e di grandezza.

Via XX Settembre

In queste strade ampie e spaziose, anche queste sono le mie strade.
E forse a leggere queste pagine si potrebbe pensare che a Genova ci siano solo creuze, piazzette e caruggi.
E invece no, non è così.

Via XX Settembre (2)

E anche qui troverai qualcuno che segue il tuo cammino.
Quanti sono gli sguardi che si posano su di noi?

Via XX Settembre (3)

La città in bianco e nero, la piazza inondata di luce.

Piazza De Ferrari

E scorci sulle case antiche e alte.

Via di Porta Soprana

 Cammino nella storia della città.

Palazzo Ducale

E incontro ancora altri guardiani silenziosi.

Chiesa del Gesù

La città in bianco e nero, l’azzurro del cielo che puoi solo raccontare.
E dire che sì, era terso, limpido e chiaro.

San Lorenzo (3)

E certe prospettive che ti regala solo la città vecchia.

San Lorenzo da Vico del Filo

Finestre, persiane e vetri.

Via San Lorenzo

E i nomi suggestivi, sempre.

Vico del Filo

E Colei che sempre veglia sul cammino degli abitanti di questa città, Colei che ne è Regina e che troverete in tanti caruggi.

Vico del Filo (2)

E qui vi imbatterete nelle storie più strane.
E a volte sono storie di tovaglie e patrioti, cose che non si penserebbe mai di vedere.

Piazza Caricamento

Storie di grandi armatori che guardano verso il mare di Genova.

Monumento a Rubattino

Di chiavi nei muri, di archi, di portici affollati di gente, di tutte le lingue del mondo che puoi udire in queste strade.

Piazza Caricamento (2)

E di piccolo putti dalle guance paffute.

Palazzo San Giorgio

E di angeli gentili e pieni di grazia.

Palazzo San Giorgio (2)

Di luce che danza sulle facciate.

Palazzo San Giorgio (3)

Ancora di archetti e di raggi di sole che tracciano al suolo linee perfette.
E tu sei lì, in quell’esatto istante e quando accade non vorresti davvero essere in nessun altro luogo.

Piazza de Marini da Caricamento

Di armonia di gesti e di misticismo.

Edicola - Via San Pietro della Porta

Di architetture che sorprendono.

Via dei Conservatori del mare

E l’istante.
Quell’istante perfetto.
E davvero non sai come sia possibile capitare lì proprio in quel momento.
Ancora me ne stupisco, i raggi di sole sono sempre imprevisti e imprevedibili in questi caruggi.

Via Conservatori del mare

Eppure accade.
Qui, nella città vecchia.
Cade la luce sull’abito umile.
Cade la luce su quelle mani giunte.
L’ombra misteriosa protegge il viso e quello sguardo benevolo che veglia sul nostro cammino.

Edicola

5 Maggio 1860, le Camicie Rosse all’Albergo del Raschianino

5 Maggio 1860, i Mille di Garibaldi lasciano Quarto e si apprestano a compiere un’impresa che unirà l’Italia.
Vi ho già mostrato lo scoglio dal quale partirono le Camicie Rosse, lo trovate cliccando qui.
Questa è la città dei patrioti, la città di Mameli e Mazzini, la città che ospitò Pisacane e che diede rifugio a molti esuli e sono numerosi i luoghi del Risorgimento, ad alcuni di essi non viene dato nessun risalto.
E oggi vi porto a quei giorni, in uno di questi posti.
E non siamo soli, camminiamo per la città insieme a un giovane uomo: ha 22 anni ed è originario di Cairo Montenotte.
E’ arrivato da Parma, anche lui parteciperà all’impresa di Garibaldi!
Annota i suoi ricordi e così scrive:

Ieri sera arrivammo ad ora tarda, e non ci riusciva di trovar posto negli alberghi, zeppi di gioventù venuta da fuori. Sorte che, lungo i portici di Sottoripa, ci si fece vicino un giovane, che indovinando, senza tanti discorsi, ci condusse in questo albergo.
La gran sala era tutta occupata. Si mangiava, si beveva, si chiacchierava in tutti i vernacoli d’Italia.

Queste sono le memorie di Giuseppe Cesare Abba, parole che potrete leggere nel suo Da Quarto al Volturno – Noterelle di uno dei Mille.
Ma il luogo di cui parla dove si trova?
Tutti i genovesi conoscono la piazza sulla quale affaccia quello che un tempo fu il glorioso Albergo del Raschianino o della Felicità.
E anche i turisti ci passano davanti perché è proprio a due passi dall’Acquario, osservate la palazzata di Caricamento, un targa è situata proprio sopra l’edificio rosa.

Caricamento

Il Raschianino, qui si riunivano i volontari che sarebbero partiti sul Piemonte e il Lombardo al seguito del Generale Garibaldi.

Caricamento - I Mille

Tra i tanti accorsi a Genova c’è anche un ventiseienne, il suo nome è Giuseppe Bandi  e anche lui passerà in quell’albergo.
E a leggere le sue parole pare di vederla la Superba piena di giovani di belle speranze animati da un ideale comune:

Genova formicolava di gente; colà rividi ed abbracciai parecchi amici, e feci allegramente baldoria, pensando, tra le altre cose, che quella baldoria poteva essere l’ultima che godessi su questa terra.
Andatomene, ad ora tardissima, all’albergo, dopo aver cenato nel celebre Raschianino dove in quei giorni ebbero tavola e segreteria parecchi dei più intimi generali…

(Giuseppe Bandi – I mille)

Ricordi di un italiano che c’era, in quei giorni di maggio, al Raschianino.

Il Raschianino

Giuseppe Bandi che scrive di madri e padri venuti a salutare i loro figli e sono baci e fazzoletti che sventolano, abbracci e mazzi di fiori.
E narra di Garibaldi con il poncho e il cappello in mano mentre la folla muta osserva in silenzio, uno solo proferisce parola: è un attempato siciliano e i suoi quattro figli sono al seguito del Generale.
Il vecchio profetizza una vittoria trionfale e così sarà.
Giuseppe Bandi che ricorda le giornate trascorse in questa città e narra un suggestivo episodio.
Le donne genovesi portano le ceste cariche di carciofi da vendere al mercato, le tengono sul capo come usava a quel tempo.
Il giovane Bandi e il suo amico Ignazio Occhipinti hanno fame: mangeranno carciofi crudi a sazietà.
E quando i due compagni di avventura si rincontreranno ogni volta Occhipinti si rivolgerà a Bandi con questa esclamazione:

 “O Bandi, ti rammenti i carciofi?”

 Memorie di giovani che portarono una camicia rossa, molti di loro passarono dal Raschianino a Caricamento.
Non c’è un museo in quell’edificio, penso ci sia un’abitazione privata.
E non c’è un museo nella casa natale di Goffredo Mameli e nulla ricorda che in Piazza Valoria aveva il suo studio Alessandro Pavia, il fotografo che immortalò i Mille.
Lungo è l’elenco dei luoghi del Risorgimento che andrebbero rivalutati e riscoperti, oltre a essere una risorsa culturale e turistica lo riterrei un giusto tributo alla nostra storia e al nostro passato.
Ognuno ha la propria maniera di ricordare questo giorno, io ho scelto di portarvi al Raschianino, albergo che chiuse i battenti nel 1920.
E da ultimo vi regalo un’immagine, è tratta da un vecchissimo libro con le pagine ingiallite che ho acquistato su un mercatino.
E’ una bella faccia di italiano, un signore anziano dallo sguardo fiero e con dei folti baffi bianchi: questo è Giuseppe Cesare Abba di Cairo Montenotte.
Aveva 22 anni quando salpò dallo scoglio di Quarto, era il 5 Maggio 1860.

Giuseppe Cesare Abba

Palazzo San Giorgio, laggioni e maioliche nella Sala del Capitano

Torniamo a Palazzo San Giorgio, davanti al mare.
Innanzi tutto desidero porgere un ringraziamento a una persona che pochi giorni fa ha lasciato un commento sotto ad uno dei miei articoli dedicati a questo meraviglioso edificio.
E’ una restauratrice di affreschi, con il suo lavoro ha contribuito a rendere questo palazzo così come oggi lo vediamo, ha un blog professionale e qui trovate una delle pagine dedicate a San Giorgio.
Il suo è davvero un lavoro prezioso che ha restituito una ricchezza a questa città.
Torniamo lassù, guardiamo le scale dall’alto.

Palazzo San Giorgio (2)

E torniamo nella Sala del Capitano, tra i benefattori e i benemeriti del Banco di San Giorgio.
Questa sala ha una particolarità: il suo pavimento e parte delle pareti sono ricoperti dai cosiddetti laggioni, mosaici in maiolica in stile moresco che spesso si trovano nei palazzi del centro storico e certamente avrò occasione di mostrarvene altri.
Questa sala venne allestita e restaurata dal D’Andrade e i suoi laggioni sono la copia fedele di quelli che vi erano in origine.

Palazzo San Giorgio

Un’incredibile accuratezza di dettagli.

Palazzo San Giorgio (3)

Le piastrelle contornano le lapidi e sono alla base delle statue.

Palazzo San Giorgio (4)

E conferiscono ancor più bellezza a questo luogo dove vive la magia del passato.

Palazzo San Giorgio (5)

Ma qui bisogna dirigere lo sguardo in ogni direzione per non perdere nessuna meraviglia, non ci sono solo piastrelle, ma anche pannelli di legno nella Sala del Capitano.

Palazzo San Giorgio (6)

E ancora legno sul soffitto, ognuna di queste travi ha un diverso intaglio, il risultato è armonioso e importante.

Palazzo San Giorgio (7)

E se come me siete dei sognatori, in questa sala sentirete il respiro del Medioevo, quell’atmosfera di secoli lontani, tempo di scudi e di spade, di lance e di armature.
Verrete qui e guarderete anche voi al di là della grata, dove sono le dame e i cavalieri?
E i benemeriti e gli illustri uomini che camminarono in questo cortile dove sono?

Palazzo San Giorgio (8)

Medioevo di chiaroscuri e di contrasti, di luce che prepotente filtra attraverso il vetro.

Palazzo San Giorgio (9)

Un luogo che parla di una grandezza antica, incisa per sempre a beneficio dei posteri.

Palazzo San Giorgio (10)

Tramandata sulla pietra che qui è viva è ha questa voce così presente e vera, una voce che sussurra nomi e nobili gesta.

Palazzo San GIorgio (11)

Il richiamo del passato, così forte e reale.

Palazzo San Giorgio (12)

E tutto attorno accurate decorazioni.

Palazzo San GIorgio (13)

Lo splendore dei laggioni con questi colori vividi e accesi.

Laggioni

Ma davvero qui bisogna osservare bene, abbassate lo sguardo verso il pavimento.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (2)

E seguite anche voi le geometrie e le curve.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (3)

Un effetto ottico di grande impatto.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (4)

Sfumano i colori, si susseguono disegni di diverse dimensioni.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (5)

Un gioco di armonia e di simmetria.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (6)

L’arte raffinata della maiolica, un magnifico lavoro.

Palazzo San Giorgio - Pavimento

Il silenzio avvolge questa sala, nella misteriosa malia della storia, l’incanto della gloria e di un mondo che è stato nostro e lo è ancora, tuttora è presente.
Siamo forse poco attenti e prestiamo poco riguardo a ciò che siamo stati mentre invece dovremmo sentire orgoglio e senso di appartenenza, in luoghi come questi dovremmo provare ammirazione e fierezza.
Qui si è circondati da vera bellezza e di questo non si può che essere grati.
Un aggraziato angioletto è posto a decoro della statua di uno dei benefattori.

Palazzo San Giorgio (14)

Là fuori spira il vento di mare, l’aria salmastra sale dalle calate nella città dei dogi e dei naviganti, nella città dei capitani del Popolo e dei benemeriti di San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (15)

Palazzo San Giorgio, il prezziario delle gabelle e le cassette per il mugugno

E siamo ancora a San Giorgio, nel mirabile Palazzo che si affaccia su Caricamento e che fu un tempo sede della Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio, gloriosa istituzione genovese.
Una vera e propria banca, nata nel 1408 per risolvere i gravi dissesti delle finanze pubbliche del tempo.
Lo Stato, tramite San Giorgio, prendeva prestiti da parte di privati cittadini che come contropartita ricevevano il diritto di acquisire le compere, ovvero i proventi dei dazi e delle gabelle.
La Casa di San Giorgio aveva un’amministrazione complessa e ben strutturata, sui suoi banchi pubblici si svolgevano operazioni di alta finanza.
E sapete cosa potrete vedere nel cortile di Palazzo San Giorgio?
C’è di che stupirsi, ve lo garantisco!
Signori, ecco a voi una lapide del XVIII secolo con il prezziario delle gabelle e le regole che ne disciplinavano gli appalti.
Storie di palanche e di altri tempi nei quali si usava un linguaggio a volte per noi insolito.

Prezziario delle gabelle

Storie di calleghe, così si chiamavano le pubbliche aste con le quali si vendevano le gabelle.
Le tasse colpivano beni di vario genere: il grano e l’olio, la legna, il lino e i panni di seta, la Pinta di Recco, di Savona e della Spezza, di Recco e Sestri Levante.
C’era una gabella sulla canna dei panni, ovvero le stoffe grezze ancora da lavorare, e una che riguardava la grascia, vale a dire l’importazione ed l’esportazione di carne conservata, formaggi e strutto.

Prezziario delle gabelle (2)
E i caratti? Erano gabelle che colpivano tutte le merci, esclusi animali vivi, alimenti, olio e vino.
I caratti riguardavano le merci portate all’interno dei confini dello Stato via terra o via mare, un diritto doganale che bisognava assolutamente pagare.
Come si dice? L’occasione fa l’uomo ladro! In un documento del 1660 si legge che a terra era difficile controllare per cui c’era chi faceva il furbo e portava a destinazione le merci senza pagare la dovuta gabella, ma guarda un po’!
E’ evidente che questa è una materia piuttosto complicata, quando si parla di palanche è sempre così!
Ma guardate bene la lapide, sotto al prezziario sono poste cinque cassettine.
E c’è dell’ingegno in questa particolarità!
Signori, le cassettine servivano per segnalare i disservizi ai vari uffici della Casa delle Compere.

Avisi per Li Protettori

Per caso qualcuno ha da protestare con il Magistrato del Sale?
Imbuchi pure qui la sua lettera orba, così si chiamavano le segnalazioni anonime.

Avisi per il Magistrato del Sale

Ci sono problemi da segnalare al Magistrato del 1444? Ecco una cassettina apposita!

Avisi per il Magistrato del 1444

Qualcuno ha da mugugnare per il trattamento ricevuto e intende rivolgersi dal Magistrato dei Revisori? Si armi di santa pazienza e metta tutto nero su bianco!

Avisi per il Magistrato de Revisori

E lo stesso si dica del Magistrato dei Procuratori, i genovesi avanzino le loro richieste senza indugi!

Avisi per il Magistrato de Procuratori

Trovo tutto ciò semplicemente geniale e lungimirante, è meraviglioso che questa lapide sia giunto fino a noi.
Nel faldone di qualche archivio ci saranno sicuramente le lettere orbe scritte dagli antichi abitanti di Zena, quanto mi piacerebbe leggerle!
Quando siete dalle parti di Caricamento entrate a Palazzo San Giorgio, è un invito che rivolgo ai miei concittadini e ai turisti.
Tutti vengono a visitare l’Acquario che è a pochi passi da questo meraviglioso palazzo, uno scrigno di tesori e di testimonianze del nostro passato.
Sul muro, in cortile, c’è anche il prezziario delle gabelle con le cassettine che i genovesi usavano per farsi le proprie ragioni.

Prezziario delle gabelle (3)

Palazzo San Giorgio, storie di gabelle e di illustri prigionieri

E oggi vi porto ancora con me,  dentro a Palazzo San Giorgio.
Si varca quella soglia e ci si immerge in un mondo antico, distante, si torna al nostro passato, a ciò che è accaduto secoli or sono.
Qui si trova la sede dell’Autorità Portuale di Genova, pertanto non tutte le sale sono visitabili a qualunque ora come capita nei Musei, ma potrete facilmente accedere al piano terra e fare una passeggiata in cortile.
Chiedete di visitarlo, vi faranno passare e vi troverete qui.

Palazzo San Giorgio

E sapete che sensazione si prova quando si è all’interno di questo edificio? Fuori passa la sopraelevata con il suo traffico rumoroso, ma dentro San Giorgio c’è pace e silenzio.
Gli antenati costruivano a regola d’arte i loro palazzi, i muri sono spessi e non si sente il minimo rumore.
Dite la verità, non piacerebbe anche a voi vivere qui?
Del resto era il Palazzo del Capitano del Popolo, è ovvio che sia così maestoso.

Palazzo San Giorgio (2)

Prima di accedere al cortile prestate attenzione a un reperto di un certo interesse che si trova all’ingresso: una bomba francese risalente al 1684, anno nel quale la Superba venne bombardata dalla flotta del Re Sole.

Palazzo San Giorgio (4)

E ricordatevi che a Genova bisogna sempre guardare verso l’alto, anche quando ci si trova in un palazzo splendido come questo il cielo riserva sempre qualche sorpresa.

Cielo

Questa parte di Palazzo San Giorgio è stata restaurata nel XIX secolo dal D’Andrade ma malgrado i numerosi interventi l’atmosfera è sempre magica.
Tempo di cavalieri con spada, elmo e scudo a Palazzo San Giorgio.

Palazzo San GIorgio (5)

Ed eccolo il Cavaliere al quale è dedicato l’edificio, San Giorgio che uccide il drago.

San Giorgio (2)

Ed è ancora lui a reggere fieramente la bandiera della Superba in questo affresco.

Palazzo San Giorgio (8)

Alla base c’è una lapide sulla quale si leggono alcuni versi tratti da un sonetto di uno dei massimi poeti italiani, Giosuè Carducci, che si schierò contro la demolizione del Palazzo che si intendeva effettuare nel 1889.
Un progetto sciagurato che per fortuna non andò a buon fine così ancora oggi possiamo camminare nel Palazzo voluto da Guglielmo Boccanegra.

Carducci

Accanto all’affresco è murata una lapide che i genovesi sottrassero ai Pisani dal Castello di Lerici nel 1251.
Ce le davamo di santa ragione a quei tempi e poi si usava tornarsene a casa portandosi dietro questi trofei!

Lapide (3)

E ancora si cammina sotto il porticato del cortile. Un luogo incantevole!

Palazzo San Giorgio (10)
Ma sapete, qua sotto c’erano anche alcune cupe prigioni dove un giorno giunse un illustre prigioniero.
Era il 1298 e all’epoca i genovesi inflissero una dura sconfitta ai veneziani nella battaglia di Curzola.
Catturarono ben 7500 uomini che vennero buttati nella prigioni della Superba e indovinate chi c’era tra questi? Niente meno che Messer Marco Polo!
E sapete come accade, le voci corrono, Marco Polo era già celebre per i suoi viaggi e i genovesi erano curiosi di conoscerlo.
Ogni giorno riceveva visite dai nobili della città, tutti volevano ascoltare i suoi racconti, una processione di gente trepidante di udire il resoconto delle sue avventure in Oriente!
Incontrò anche Andalò di Negro, vi ricordate di lui? Andalò, l’uomo che studiava le stelle, qui trovate la sua vicenda.
Nelle carceri di San Giorgio Marco Polo si imbatté in un altro illustre prigioniero, un certo Rustichello da Pisa condotto a Genova nel 1284 in seguito alla Battaglia della Meloria.
La prigionia di Marco Polo durò sette mesi ma in questo periodo il veneziano pensò di mettere a frutto il proprio tempo e dettò a Rustichello un libro che tutti conoscete, Il Milione, viaggi e avventure alla corte del Gran Khan.
E sul muro di Palazzo San Giorgio si trova una lapide che ricorda la permanenza di questo celebre esploratore nelle prigioni della Repubblica.

Marco Polo

MARCO POLO
DETTO’ IN GENOVA
IL MILIONE
NEL GIORNO DI COLOMBO
GENOVA E VENEZIA
POSERO
MCMXXVI
A COMPAGNA           SERENISSIMA

Quante avventure e quante vicende sono accadute in questo palazzo, se queste mura potessero parlare!

Palazzo San Giorgio (6)

Sì trova in questo cortile una statua della Madonna che riveste una particolare importanza per questa città, ve la mostro nel gioco di luci che la circonda ma a lei dedicherò uno spazio privilegiato.

Palazzo San Giorgio (7)

Ricordate? Questo era il palazzo della Dogana.
Ecco, quando si parla di tasse e gabelle sono sempre dolori!
E i funzionari della Serenissima Repubblica di Genova vengono caldamente invitati ad attenersi alle gabelle previste, che non si facciano venire in mente di richiedere premi o recognitione alcuna che non sia dovuta!
Le leggi puniscono tali abusi, che se ne ricordino!
E caso mai qualcuno se ne dimenticasse, nel loggiato c’è una lapide che ammonisce severamente chi si facesse venire strane idee, in questa Dogana è severamente proibito richiedere bustarelle e somme non dovute.

Lapide

E all’interno troviamo un’altra lapide molto simile.
Le gabelle bisogna pagarle ma il malcostume di avanzare ulteriori pretese va stroncato senza riserve.
Nihil sub sole novi, è vero?

Lapide (4)
E a proposito di gabelle e di soldi, ho volutamente omesso di mostrarvi un angolo di questo cortile dove si trova qualcosa di talmente interessante da meritare un ulteriore approfondimento.
Rimarrete stupiti e ammirati della genialità degli antichi genovesi!
Un ringraziamento particolare va al Dottor Oddone, Dirigente del Servizio Comunicazione e Promozione dell’Autorità Portuale di Genova, che mi ha permesso di gironzolare per Palazzo San Giorgio e di pubblicare queste immagini.
Ho ancora molto da mostrarvi di questo palazzo che rappresenta l’anima mercantile e marinara di questa città, San Giorgio è la memoria della grandezza di Genova e della sua potenza commerciale.
L’economia della Superba aveva qui il suo cuore pulsante, nel palazzo sul Mare che porta il nome del Cavalier dei Santi.

Palazzo San Giorgio (9)

Palazzo San Giorgio e la gloria di Genova

Correva l’anno 1256 e a Genova governava Guglielmo Boccanegra, primo Capitano del Popolo e antenato di Simone che sarà primo Doge.
E Guglielmo, eletto con grandi consensi, aveva bisogno di un palazzo pubblico che fosse sede del Governo, un palazzo splendido e magnifico che venne edificato davanti al mare tra il 1257 e il 1260: Palazzo San Giorgio.

Palazzo San Giorgio  (11)

Guglielmo Boccanegra ebbe alterne fortune, vi racconterò la sua vita nel dettaglio in un’altra occasione, ora vi basti sapere che nel 1262 venne spodestato e fu costretto a far fagotto per rifugiarsi dal Re di Francia.
Ma una lapide ricorda che a lui va il merito di aver lasciato alla città di Genova questo palazzo.
La lapide si trova sul lato più antico che affaccia sui portici che portano il nome di Frate Oliverio, l’architetto incaricato di costruire il Palazzo.
Sopra la porta, come già vi dissi qui , si trova una testa leonina sottratta dal palazzo Pantocratore di Costantinopoli ai veneziani, da sempre nemici dei genovesi.

Palazzo San Giorgio  (8)

E come già vi ho detto non è il solo leone a trovarsi sulle mura di San Giorgio, ci sono anche altre due teste leonine sempre sul lato che affaccia su Via Frate Oliverio.

Palazzo San Giorgio

Una pietra in memoria di Guglielmo, Capitano del Popolo.

Lapide per Guglielmo Boccanegra

L’ANNO MCCLX GUGLIELMO BOCCANEGRA
ESSENDO CAPITANO DI QUESTA CITTA’
ORDINO’ CHE IO FOSSI FATTO E FRATE
OLIVERIO UOMO DIVINO PER ACUTEZZA
DI MENTE MI ADATTO’ POCO DOPO
CON SOLLECITUDINE COM’ERA STATO
COMANDATO ALL’USO DELL’AUTORITA’
PRESENTE

Il palazzo nel 1340 divenne sede della Dogana, a San Giorgio si riscuotevano le gabelle e così nel cortile trovavano spazio le merci per le quali occorreva pagare.
C‘era l‘ufficio della Gazarìa, preposto all’amministrazione delle Colonie e l’Ufficio dei Confortatori che invece si occupava dell’esenzione dei dazi e delle gabelle.
Genova città di mercanti e di commercio, la toponomastica non è mai casuale, questa piazza si chiama Caricamento perché qui nella seconda metà dell’Ottocento si svolgeva il caricamento delle merci, prima si usarono  i carri e poi la ferrovia che conduceva a Torino, inaugurata nel 1854.

Palazzo San Giorgio  (6)

Ma torniamo al  1408, in quell’anno nel Palazzo si stabilì la celebre Compagnia di San Giorgio anche detta Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
Per far fronte alle difficoltà economiche il Governo dal XII secolo aveva stabilito l’usanza di chiedere prestiti ai privati, i quali in cambio ricevevano i proventi di alcuni dazi, le così dette Compere.
Le compere confluirono nel 1407 in quest’unica società che ebbe il compito di gestire il debito pubblico e che conserverà una sua autonomia sino al 1797, anno della caduta della Repubblica.
Il glorioso Banco di San Giorgio emetteva moneta, i così detti Biglietti di Cartulario che furono messi in circolazione agli inizi del ‘600.

Palazzo San Giorgio  (7)

L’immagine soprastante ritrae la parte più antica del palazzo, al di là di quelle finestre si trova la Sala del Capitano del Popolo, a breve distanza la Sala delle Compere.
Ve le mostrerò entrambe, grazie al Dottor Oddone Dirigente del Servizio Comunicazione e Promozione dell’Autorità Portuale di Genova che ha qui la sua sede  ho trascorso un’intera mattinata in quelle stanze.
Che meraviglia! Sola con i benefattori della Repubblica, quelle stanze racchiudono tesori!
E sapete, sarei rimasta lì delle ore a decifrare le lapidi e ad ammirare le statue!
Oggi vi porto a zonzo attorno al Palazzo, a questo splendore della nostra città.

Palazzo San Giorgio  (3)

Un palazzo che è stato restaurato a regola d’arte ed è stato così restituito alla sua antica bellezza.

Palazzo San Giorgio  (10)

C’è qualcosa di affascinante in questo edificio, quand’ero bambina mi colpivano queste finestre.
Tempo di dame e cavalieri, un altro tempo, quello dei Capitani del Popolo!

Palazzo San Giorgio  (17)

E poi vedeste cosa c’è in quei saloni!

Palazzo San Giorgio  (15)

Risplende luminoso sotto il cielo terso di Genova il Palazzo che fu sede del Governo e in seguito del Comune.

Palazzo San Giorgio  (12)

E non manca una bella edicola risalente al XVIII secolo, la Madonna è attribuita alla scuola dello Schiaffino.

Edicola

Un palazzo costruito e ristrutturato in epoche diverse, una parte medievale antistante Via Frate Olivierio e una rinascimentale che fronteggia il mare.
Ed è magnifica questa facciata affrescata prima da Antonio Semino e poi da Lazzaro Tavarone agli inizi del ‘600.
Gli affreschi hanno rivisto nuova vita al principio del ‘900 per opera di Ludovico Pogliaghi che ha utilizzato come riferimento alcuni antichi quadri.
In tempi più recenti, nel 1992, la facciata è stata nuovamente affrescata con l’intervento del  pittore Raimondo Sirotti.

Palazzo San Giorgio  (2)

Un palazzo dedicato a un Santo caro ai Genovesi, quel San Giorgio che si trova effigiato in tante sculture sopra i portali di numerose case del centro storico, come potete vedere qui.
Sventolano le  bandiere sulla facciata di San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (2)

Sulla sommità dell’edificio un orologio scandisce il tempo che scorre qui, davanti al mare.

Palazzo San Giorgio

Ed eccolo San Giorgio che sconfigge il drago.
Si protegge con uno scudo sul quale è dipinta la bandiera della Superba.

Palazzo San Giorgio  (9)

Un palazzo magnificente, vedete da questa immagine che su questa facciata sono ritratti alcuni personaggi.
Ma chi sono costoro? Oh, sono tutti illustri genovesi, cari lettori, ognuno di loro è passato alla storia.

Palazzo San Giorgio  (5)

Ve li presenterò uno ad uno, cosicché possiate salutarli come si conviene quando vi capiterà di passare dalle parti di Caricamento.
Da sinistra verso destra il primo personaggio che si incontra ha un fare cerimonioso: con una mano pare declamare certe eroiche gesta, con l’altra regge un libro.
Chi mai sarà? Signori, questo è Caffaro di Rustico da Caschifellone, crociato ed annalista.
Un giornalista di altri tempi, così si potrebbe definire, il nostro inviato in Terrasanta che scrisse il resoconto della Prima Crociata e narrò la caduta di Gerusalemme e di Cesarea.

Caffaro

Accanto a lui un celeberrimo genovese che si distinse per il suo valore sui mari, il Principe Andrea Doria, valente Ammiraglio della Repubblica di Genova,  ritratto con la sua spada scintillante.

Andrea Doria

In posizione centrale due figure illustri contornano il portone del palazzo.
Il primo è niente meno che Guglielmo Boccanegra, come già vi ho detto Primo Capitano del Popolo.

Guglielmo Boccanegra

E poi ecco un uomo passato alla storia per il suo coraggio, le sue imprese furono narrate dal Caffaro nei suoi Annali.
Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, eroe della prima Crociata del quale vi ho già narrato la storia, la trovate qui.

Guglielmo Embriaco

Al suo fianco troviamo un giovane uomo, ai suoi piedi si notano delle corde marinare, in mano regge una sfera.
Signori, un genovese che non ha bisogno di presentazioni, Cristoforo Colombo.

Cristoforo Colombo

Chiude la parata di illustri personaggi un temibile e fiero combattente, l’Ammiraglio Biagio Assereto, trionfatore della battaglia di Ponza avvenuta nel 1435.

Biagio Assereto

Tutti loro se ne stanno sulla facciata di Palazzo San Giorgio.
Sic transit gloria mundi, verrebbe da dire.
A parte Colombo, ci ricordiamo di loro e delle imprese che hanno compiuto?
Questo palazzo attira l’attenzione dei turisti, tutti coloro che vengono a Genova per visitare l’Acquario passano davanti a San Giorgio.
E tutti si fermano a fare fotografie, ad ammirare l’imponenza di questo edificio e la bellezza dei suoi colori.

Palazzo San Giorgio  (13)

La memoria del passato è qui, in questa piazza gremita di visitatori, qui dove i genovesi vengono a passeggiare per respirare aria di mare.
Qui dove sono effigiati ammiragli, crociati e condottieri.
Qui dove un tempo era la dogana e il glorioso Banco di San Giorgio.
Qui dove si vive la gloria di Genova, nella grandiosa maestosità del palazzo voluto dal Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra.

Palazzo San Giorgio (3)

La vertigine del cielo di Genova

Vertigine, altezza, profondità e distanza.
Il cielo sopra le strade di Genova, il cielo come io lo guardo, come vorrei che sapeste vederlo anche voi.
Per conoscere questa città bisogna osservarne le prospettive.
E sono lassù, nel cielo sopra le strade.
Vi porto con me e questo è l’inizio del nostro viaggio.
La destinazione è l’infinito che non avete mai veduto se non avete alzato lo sguardo in una giornata di sole per le strade di questa città.

Via Lomellini

Via Lomellini

Vi porto a guardare certe curve perfette, in luoghi sempre frequentati.

Piazza Caricamento

Portici di Caricamento

Ma non sempre sappiamo vedere ciò che è sopra di noi.
Vertigine.
Prepotenza e protervia d’azzurro.

Portici di Caricamento

Portici di Caricamento

Nuvole che si discostano e si arrendono al blu.

Via Cairoli

Via Cairoli

Vi porto ad ammirare certe geometrie, il cielo sopra le piazzette dei caruggi.
Come io sono abituata a vederlo e come vorrei che voi lo vedeste.

Piazzetta Merli

Piazzetta Merli

Il campanile delle Vigne che emerge maestoso dietro Piazza delle Oche.

Piazza Delle Oche

Piazza delle Oche

E certe piante che adornano i terrazzi si tuffano dalla ringhiera dell’ultimo piano.

Via di Soziglia

Via di Soziglia

C’è una maniera di guardare che appartiene ai sognatori, quelli come me non sanno raccontarvela diversamente, abbiamo parole da scrivere e immagini negli occhi, noi sappiamo solo dirvi che se un velo appanna la vostra vista dovreste stropicciarvi le palpebre per tentare di vedere meglio.
Noi sognatori sappiamo solo dirvi questo.
Guarda.
Guarda il cielo.
Guarda il cielo carico di pioggia.
Guarda il cielo carico di pioggia e le finestre aperte.
Guarda l’altezza sopra di te.

Piazza San Matteo

Piazza San Matteo

Guarda.
Guarda il gioco delle geometrie e delle prospettive inaspettate.

Piazza Santa Brigida

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Osserva.
Osserva le curve e i colori del sole illuiminati dalla luce del sole.

Piazza Santa Brigida (2)

Piazza dei Truogoli di  Santa Brigida

Un contorno netto, il gioco dell’armonia e del contrasto.

Piazza dei Greci

Piazza dei Greci

I tetti delle case così vicini che paiono sfiorarsi.
Uno accanto all’altro, divisi da una fessura di cielo.

Via Del Campo (2)

Via del Campo

Altezza, profondità e vertigine.
E non sai cos’è se non l’hai guardata mai l’infinità dal fondo di un vicolo.

Via Prè

Via Prè

Molti viaggiatori giungono in treno in questa città e molti di loro da Principe imboccano Via Balbi.
Camminate piano, lentamente.
Non perdetevi ciò che è intorno a voi e sopra di voi.
Non lasciate che sfugga al vostro sguardo uno dei colori più unici di Genova, il colore del suo cielo.

Via Balbi

Via Balbi

Tra quei palazzi, tra quelle case.
Vedrete anche voi il cielo come lo guardano i sognatori.

Palazzo Reale

Palazzo Reale

La Dispensa della Maria, i sapori della Liguria

Nelle nostre città talvolta aprono nuovi negozi.
Non so dalle vostre parti, ma qui a Genova non sempre le novità sono sinonimo di qualità, anzi in molti casi preferirei vedere la serranda chiusa, se devo proprio essere sincera.
A volte, invece, si hanno delle belle sorprese.
Sì, molte delle botteghe che avete visto su questo blog hanno una lunga tradizione, i genovesi si servono in quei negozi da molte generazioni!
E tra queste merita un posto una nuova realtà che si trova nel cuore della città vecchia, a Caricamento.

E’ proprio una piccola bottega, sapete?
Sì, questo negozio un tempo odorava di acqua di mare e di salmastro, di alghe e di ghiaia.
Era una rimessa per barche, pensate.
Oggi è una splendida bottega che si affaccia sull’area antistante il Porto Antico, a poca distanza da quell’Acquario meta di molti turisti.

E cosa troviamo in vetrina? I canestrelli e i dolcetti di Cavo, che sono già un’ottima garanzia!

E allora entriamo e guardiamo che altro si può trovare alla Dispensa della Maria.
E’ piccina piccina questa bottega, qualche gradino e sarete nel paradiso dei gusti di Liguria.
E c’è la cura del dettaglio, che io apprezzo, è ciò che rende un negozio invitante ed accogliente.

Qui trovate i sapori buoni della terra, l’olio extravergine di prima qualità.

E i vini per accompagnare i vostri piatti.

E tutto parla di Liguria, ecco le olive di Taggia in salamoia.

E il patè di olive verdi e nere, semplici bontà tipiche della nostra terra.

Oh, ma da queste parti sono nostalgici, sapete?
E così alle pareti potrete ammirare la Zena del tempo che fu.

E chissà che musica si ascolta alla Dispensa della Maria!

Certo è che il proprietario è affascinato dagli oggetti antichi, sono piaciuti tanto anche a me.
E mi è piaciuto il bancone, con il marmo bianco, sotto la volta che un tempo ospitava le barche.

La cesta con il sale aromatizzato.

E la radio sulla quale trionfano i vasetti di cose buone da degustare a casa propria.

E’ una piccola bottega, sì.
L’ho scoperta di recente e ha qualcosa in comune con tutte quelle che avete veduto su questo blog, è una bottega che incontra il mio gusto, perché è particolare e curata.
Se tutti coloro che aprono nuovi negozi avessero questa attenzione e questa capacità di creare un ambiente in armonia con il contesto, le nostre città sarebbero posti migliori, di questo sono più che certa.
A Genova, a Caricamento, c’è la Dispensa della Maria, una dispensa di cose buone tipiche della terra di Liguria.

 

Vico Morchi, scrittori e viaggiatori all’Hotel Croce di Malta

Questo caruggio, apparentemente spoglio e privo di qualunque interesse, è Vico Morchi.
E’ un vicoletto che da Sottoripa vi conduce in San Luca, certo non è tanto famoso e a vederlo davvero non si intuisce per quale  motivo bisognerebbe prestargli attenzione.

Già, quando siete sotto i portici, tra le bancarelle, nei dintorni dell’Acquario che tanto attira i turisti, perché mai dovreste soffermarvi all’inizio di questo umile caruggio? Per quale ragione ha un senso alzare lo sguardo verso quel muro?
Nel 1800 diventò molto in voga il grand tour, giovani aristocratici di famiglie ricche e dotate di molte sostanze intraprendevano un viaggio nel vecchio continente, alla scoperta della vecchia Europa.
Le mete erano spesso la Francia e l’Italia, i viaggiatori sovente erano inglesi e americani.
Se avete letto i romanzi di Henry James, ad esempio, rammenterete quella Daisy Miller ed il suo viaggio a Roma e ancor di più ricorderete Isabel Archer, la protagonista di Portrait of a Lady, e le sue avventure europee.
Gli americani e il loro Puritanesimo, la meta è l’Europa, l’Europa e l’Italia delle città d’arte e delle tante suggestioni che esse suscitano.
E molti furono gli scrittori di quel tempo che soggiornarono a Genova.
Qui, in Vico Morchi, all’Hotel Croce di Malta.

Per molti anni, questo fu uno degli alberghi più prestigiosi della città.
Il primo ospite illustre fu Tobias Smollet, che venne nel 1765 ed annotò sul suo libro, Diario in Italia, che l’alloggio ed il servizio erano stati di suo gradimento.
E poi gli altri, i loro nomi potete leggerli sulla lapide, posta all’inizio di Vico Morchi: James Fenimore Cooper, Mary Shelley, Mark Twain, Giuseppe Verdi ed Henry James.
Scrittori, poeti, artisti, il fior fiore della cultura del tempo.
Dell’Hotel Croce di Malta parla proprio Mark Twain, nel suo Innocents abroad, queste sono le righe ad esso dedicate, ecco le sue parole:

The hotel we live in belonged to one of those great orders of knights of the Cross in the times of the Crusades, and its mailed sentinels once kept watch and ward in its massive turrets and woke the echoes of these halls and corridors with their iron heels.

L’hotel nel quale alloggiamo appartenne ad uno di quei grandi ordini di Cavalieri della Croce ai tempi delle Crociate e le sue spedite sentinelle un tempo facevano la guardia in quelle sue torri massicce e risvegliavano gli echi di queste sale  e corridoi con i loro tacchi di ferro.

Hermann Melville, a sua volta ospite dell’albergo, parlò di un’alta torre, che svettava sugli altri palazzi.
Questa è la torre dei Morchi, dentro la quale si trovava l’Hotel Croce di Malta.

Al Croce di Malta soggiornò  anche lo scrittore Gustave Flaubert.
E allora pensate, pensate che in quelle stanze camminò l’autore di Moby Dick e colui che diede vita a Madame Bovary, dormì in quella torre l’uomo che ideò Huckelberry Finn, Tom Sawyer e molti altri personaggi indimenticabili.
Una torre, una torre medievale che predomina sul mare, in Piazza Caricamento.
Oltre a questa, per un certo periodo, l’albergo occupò anche il palazzo all’altro lato della strada, si vede che avevano una vasta clientela!
E allora immaginate  questi viaggiatori, quelli dai nomi altisonanti ma anche gli altri, gli sconosciuti, tutti alloggiarono qui, al Croce di Malta.
Chissà come sarà sembrata la nostra Genova a questi forestieri!
Molti ne erano davvero affascinati, Mark Twain, in particolare, ne scrisse ampiamente, vi narrerò in seguito quali furono le sue impressioni sulla città e sui suoi abitanti.
Proprio dietro, a due passi dall’albergo, c’è Via San Luca, all’epoca fitta fitta di botteghe, di negozietti di artigiani, c’era un continuo via vai di gente, tra lì e la ripa.
Ma voi ve lo immaginate Mark Twain in Via San Luca? Chissà, gli sarà piaciuta la focaccia?
E ad Henry James, quell’americano compunto, quali sensazioni avrà destato la Superba?
Il glorioso Hotel Croce di Malta chiuse i battenti nel lontano 1878, inglesi e americani, romantici ed innamorati della Liguria, dovettero trovare altre sistemazioni per i loro soggiorni nella nostra città.
Quando passate per Caricamento, alzate lo sguardo verso la Torre dei Morchi, splendida testimonianza del medioevo genovese.
E pensate alle stanze di quell‘albergo, a quegli scrittori, a quel passato che sembra tanto distante, eppure è ancora qui, per chi sa vederlo.