Voltri, il Presepe del Santuario di Nostra Signora delle Grazie

Una tradizione antica ancora vive nel mistico silenzio delle Chiese, questo è il tempo dei presepi e a tutti si offre l’opportunità di ammirare opere artistiche di rara bellezza.
Nel mio recente articolo dedicato alla mostra dei presepi allestita al Museo dei Beni Culturali Cappuccini vi avevo accennato a ciò che oggi vi mostrerò.

Per ammirare questo presepe bisogna andare a Voltri, nel parco della Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera c’è il Santuario di Nostra Signora delle Grazie dove troverete le Sorelle Clarisse Itineranti.

Santuario di Nostra Signora delle Grazie

Questo è il Presepe che viene sottoposto ad un accurato restauro seguito dalla Soprintendenza ai Beni Artistici Storici ed Etnoantropologici della Liguria.
Come già scrissi l’intervento è stato già parzialmente finanziato, ogni ulteriore contributo sarà prezioso per restituire queste statuine al loro antico splendore e così chiunque lo desideri può fare la propria piccola parte per la tutela di questo tesoro genovese.
Veniva il tempo del Natale e anche nella Villa di Maria Brignole Sale Duchessa di Galliera si allestiva la rappresentazione della Natività, con queste statuine.
Nel 1875 la Duchessa donò il presepe al Convento di San Nicolò e ai suoi frati, Maria Brignole Sale si distinse in diversi modi per la sua affabile generosità.
Le luci si accendono e si illumina lo scenario sullo sfondo: è un panorama di casa nostra, al centro vedete la Villa della Duchessa, a destra la Genova dei ricchi e benestanti, a sinistra la parte umile della città.

Presepe N.S. delle Grazie (2)

E tutto il popolo di Genova con i suoi visi e le sue storie.
Molte di queste statuine ancora indossano gli abiti del tempo con tessuti raffinati e finiture preziose di pizzi e trame sottili.

Presepe N.S. delle Grazie (3)

Ricchi broccati rifiniscono gli abiti di certi nobiluomini.

Presepe N.S. delle Grazie (4)

Un presepe è un piccolo mondo e c’è un posto per ognuno, c’è il pastore con le sue greggi, lui tiene un bastone e i suoi vestiti sono dimessi e semplici.

Presepe N.S. delle Grazie (5)

Certi signori invece paiono avere ben altro stile, ma nessuno conta più di un altro e ogni pensiero è rivolto solo verso Colui che sta venendo al mondo.

Presepe N.S. delle Grazie (6)

In una vetrina ci sono certe rare statuine del presepe napoletano, sono fragili e preziose e vengono così tutelate con cura.

Presepe N.S. delle Grazie (7)

Ed eccola la bella villa della Duchessa di Galliera, la vita ferve davanti a questa splendida dimora.

Presepe N.S. delle Grazie

E ognuno ha il suo ruolo, in armonia con tutti gli altri.

Presepe N.S. delle Grazie (8)

C’è chi porta l’acqua appena raccolta alla fonte.

Presepe N.S. delle Grazie (9)

E una donna anziana pare camminare lentamente sotto il peso dei suoi anni, sotto al braccio tiene una cesta certo ricolma di doni per il Redentore.
Osservate il suo grembiule, le ampie maniche del suo vestito, il corpetto che la stringe come si usava al tempo.

Presepe N.S. delle Grazie (10)

Questo è un presepe vivo e ricco di sfaccettature, le trovate negli sguardi, nei gesti, nella plasticità delle figure.
Il povero e il ricco, il mendicante che si regge al suo bastone e i due signori là dietro, così eleganti e apparentemente impegnati in una fitta conversazione.

Presepe N.S. delle Grazie (17)

E queste sono le dame della buona società, hanno movenze piene di grazia, portano collane, gonne con tessuti damascati oppure lisci e scivolosi, i vestiti sono orlati con pizzi e presentano una ricchezza di dettagli tipica di una certa classe sociale.

Presepe N.S. delle Grazie (19)

E poi ancora, un’altra giovane donna si avvicina verso il luogo dove nascerà Gesù.

Presepe N.S. delle Grazie (13)

E i Re Magi non sono ancora stati messi al loro posto, eccone uno dei tre.

Presepe N.S. delle Grazie (14)

Un semplice grembiule copre la gonna di questa giovane genovese.

Presepe N.S. delle Grazie (15)

C’è un posto per ognuno, nel presepe, c’è un posto per ognuno nel mondo che Dio ha donato agli uomini.

Presepe N.S. delle Grazie (12)

C’è una composta armonia di dettagli in questo prezioso allestimento, andate a vederlo con i vostri occhi, vi regalerete tanta bellezza.
Il presepe è visitabile il sabato pomeriggio, la domenica oppure previo appuntamento contattando le Suore Clarisse Itineranti al numero 010 6136501.
Vi apriranno la porta come ha fatto con me Suor Benedetta che ringrazio per la sua solerte e gioiosa cortesia.

Presepe N.S. delle Grazie (16)

E come vi ho detto, lo scenario del presepe di Nostra Signora delle Grazie è la città di Genova, ci sono i palazzi nobiliari e le strade eleganti.
E ci sono le vie e i quartieri più umili, le strade percorse dai più semplici.
E questa è la parte della città nella quale viene al mondo il figlio di Dio, atteso dalle moltitudini che a Lui rivolgono le loro preghiere.

Presepe N.S. delle Grazie (18)

Una statua particolare

Se non mi avessero invitata ad osservarla con attenzione forse non avrei notato che questa è una statua davvero particolare.
E la trovate ancora al Museo Beni Culturali Cappuccini, quindi se andrete a visitare la mostra dei presepi prima di accedere alle sale soffermatevi davanti a questa statua, la troverete al termine di una delle rampe di scale.
C’è anche una dettagliata legenda dalla quale si evince che questo è un unicum nella scultura ligure, io non ho mai visto nulla di simile in precedenza.
Quest’opera un tempo abbelliva uno degli ingressi laterali di Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera, a Voltri.
Adesso è qui, nel museo dei frati.
Una scultura leggiadra, un soggetto sacro, quel piccino paffuto è Gesù Bambino, lo stringono braccia salde e su di lui si posa uno sguardo amorevole.

Statua bifronte (4)

La statua risale alla seconda metà del XVII secolo ed è attribuita ad un ignoto artista genovese secondo gli studiosi in qualche maniera legato all’ambito di Pierre Puget.
Ma chi è a tenere stretto il figlio di Dio?
Osservate l’opera da uno dei suoi lati e noterete i tratti di un giovane uomo, con una mano regge un pesante libro e con l’altra tiene a sé il Bambino.
Questo è Sant’Antonio e pare quasi di percepire una sorta di dialogo silenzioso tra queste due figure.

Statua bifronte (2)

Se invece guardate la statua dal lato opposto rimarrete meravigliati e non coglierete alcun contrasto, il marmo è scolpito con mestiere e vera sapienza, in un’abile soluzione di continuità.
E vedrete lei, la Madonna, il velo le copre i capelli, la sua persona è avvolta nelle pieghe di un morbido manto, la Madre di Dio stringe il figlio di Dio.
Questa è la statua bifronte che troverete in questo museo, chi ha fede forse leggerà in tale particolare realizzazione un messaggio di comunione universale tra Dio e i Santi, un legame indissolubile tra tutti coloro che per l’eternità sono al cospetto del Creatore.
Chiunque la guardi coglierà il senso di perfezione e l’armonia delle proporzioni e resterà ammirato ad osservare un’opera di rara bellezza.

Statua bifronte

Voltri, una chiesetta per Santa Limbania

Nel giorno dei Santi vi porto con me nel ponente cittadino, nel quartiere di Voltri.
Là, dove ha inizio la bella e caratteristica Via Cerusa troverete una piazza e una piccola chiesa, entrambe sono dedicate a Santa Limbania.
Ma chi era questa fanciulla?
Lei, la giovane devota, era nativa di Cipro e sfuggì alla sua terra e alla sua famiglia, ad un padre che voleva darla in sposa contro la sua volontà.
L’amore di Limbania era rivolto solo a Dio, lei desiderava solo consacrarsi a Lui e prendere i voti.
E così la fanciulla si imbarcò su un bastimento, intrepida affrontò il mare e dopo diverse traversie approdò a Genova, davanti alla scogliera di San Tommaso, presso il monastero dove poi divenne monaca.
Vorrei che leggeste di quel viaggio, dei miracoli a lei attribuiti, delle sue avventurose vicende umane, ho già scritto la storia di lei, la trovate qui, Limbania è la Santa portata dalle onde.
In onore di lei e della sua devozione a Voltri è stata eretta questa chiesetta che risale al XIII secolo, l’edificio è stato riportato al suo antico splendore a metà degli anni ’80.

Santa Limbania

E così, se entrerete nella chiesa, troverete un’iscrizione che rammenta ai visitatori i recenti restauri avvenuti nell’edificio.

Santa Limbania (2)

Una chiesetta silenziosa e candida, così semplice, piccola e raccolta, un luogo di luminoso misticismo.

Santa Limbania (3)

E c’è una finestrella dipinta e ancora una lapide dove si legge che qui abitò la fanciulla di Cipro, un tempo infatti in questo luogo vi era un locale dove visse Santa Limbania.

Santa Limbania (4)

Limbania è la protettrice dei mulattieri e dei viaggiatori, il giorno a lei dedicato è il 16 Giugno.
E da qui, dalla piazzetta nel cuore di Voltri inizia un percorso che conduce fino a Rocca Grimalda, questo percorso è detto Cammino di Santa Limbania.
Nella piccola chiesa c’è una statua processionale, questa è l’effigie della fanciulla di Cipro.

Santa Limbania (5)

E poi la fede ha le sue consuete maniere di manifestarsi, si affidano alle preghiere i propri timori e le proprie speranze.

Santa Limbania (6)

Riluce il Cristo dorato nella piccola chiesa di Voltri.

Santa Limbania (7)

E se osservate bene, ancora c’è un’altra finestra.
E da lì vi osserva benevola una fanciulla di nome Limbania, la Santa portata dalle onde.

Santa Limbania (8)

Padre Santo, l’umile frate cercatore

Le vite dei Santi hanno spesso tratti eroici ed avventurosi, questa è la storia di un eroe che dedicò la sua vita al prossimo: Fra Francesco Maria da Camporosso, noto come Padre Santo.
Il suo vero nome era Giovanni Croese e proveniva appunto da Camporosso, una località in provincia d’Imperia.
Nato all’inizio dell’Ottocento da una famiglia semplice e devota, il giovane è appena diciottenne quando sente il richiamo della  fede che lo porterà lontano dalla sua casa.
E in primo luogo il destino lo conduce nel Convento dei Frati Minori Conventuali di Sestri Ponente, in seguito si sposterà nel Convento di San Francesco di Voltri e qui assumerà il suo nome, Giovanni diventa Fra Francesco Maria.

Voltri

Voltri, scorcio del Convento di San Francesco

A Genova sono numerosi i luoghi di Padre Santo, il suo cammino terreno lo conduce nel Convento di San Barnaba, sulle alture di Genova.

San Barnaba (2)

E qui c’è un’antica chiesa che cela storie e vicende appassionanti delle quali presto vi parlerò, oggi ve la mostro conducendovi sulle tracce di Padre Santo.

San Barnaba (3)

E’ l’anno 1825 e Fra Francesco Maria intraprende il suo noviziato e pronuncia i suoi voti davanti a questo altare.

San Barnaba (4)

La sua vita è fede e preghiera, povertà e umiltà, in nome di quel Cristo che Fra Francesco Maria sentirà sempre al suo fianco.

San Barnaba

E ancora lo attende un’altra tappa, Fra Francesco Maria viene destinato al Convento dei Cappuccini della Santissima Concezione, a pochi passi da Villetta Di Negro.

Chiesa della Santissima Concezione (4)

Qui, sulla Piazza che prende il nome dai semplici frati.

Piazza dei Cappuccini (2)

Qui, nella sua Chiesa raccolta e silenziosa, in passato ebbi già modo di scrivere delle tombe che vi si trovano, alcune di esse sono di personaggi celebri, certe sono situate nella cripta, potete leggere il mio racconto in questo articolo.

Chiesa della Santissima Concezione

Fra Francesco Maria è  affabile, volenteroso, desideroso di rendersi utile, diviene subito il cuoco del convento, in seguito gli viene affidata la gestione dell’infermeria, sarà lui a prendersi cura dei confratelli malati.

Padre Santo (4)
E no, non è finita, a Fra Francesco Maria viene assegnato il compito di fare la questua per le strade della città insieme a un confratello anziano.
Eccolo Padre Santo, se ne va per le vie di Genova e ha con sé la sua sporta della questua, è esposta insieme a tanti altri oggetti appartenuti al Santo nel Museo della Chiesa della Santissima Concezione.

Sporta della questua

Fra Francesco Maria diviene l’umile frate cercatore, la suggestiva definizione si deve a Papa Giovanni XXIII, fu lui a usare queste parole quando canonizzò il religioso di Camporosso.
Cercatore di carità e cercatore di anime, sulle strade della Val Bisagno.
E le porte delle case di Genova si spalancano davanti a Padre Santo, la gente ripone nelle sue mani cibo e abiti, la cesta dei buoni frati si riempe con la frutta degli orti.
E lui cammina, cammina, indossa il suo umile saio e il suo cingolo francescano.

Cingolo Francescano

E la didascalia che accompagna questo oggetto racconta molto del carattere di Padre Santo, lui stesso si definiva l’Asino del Convento.

Cingolo Francescano (2)

I due confratelli trovano ospitalità, sorrisi e generosità ma certo questo cammino non è esente da difficoltà eppure Fra Francesco Maria affronta ogni ostacolo con umile fiducia.
E ancora, altre vie più impervie attendono il coraggioso frate, c’è bisogno di lui nel quartiere del Molo, in una zona all’epoca teatro di profondo disagio sociale.

Vico Malatti

Vico Malatti – Quartiere del Molo

Fra Francesco Maria, tra la gente dei caruggi, tra gli ultimi e i diseredati, le sue parole sono balsamo per l’anima.
Ascolta, prega, prende su di sé il peso di un’umanità sofferente, lo sorregge la forza della sua fede.
E non c’è luogo che non gli sia accessibile, Fra Francesco riesce persino a superare le barriere del Porto Franco e familiarizza con i camalli del porto, anche loro saranno generosi con lui.
E lui, il frate degli ultimi, sa come rapportarsi con chiunque, qua sotto vedete una tabacchiera che Padre Santo donò a un benefattore, all’epoca offrire tabacco era considerato segno d’amicizia.
Il fazzoletto che vedete al centro dell’immagine è invece uno dei “mandilli da gruppu”, lo usavano i frati per raccogliere i loro pochi averi quando cambiavano convento.

Oggetti di Padre Santo

E’ dura la vita del fraticello, Fra Francesco Maria non si risparmia nulla, dorme su un rigido legno, per cuscino usa un ceppo, si infligge persino punizioni corporali, la vita di certi santi è fatta anche di questo, si sceglie la sofferenza come testimonianza di fede.
Ed è semplice e povera la sua cella,  è stata fedelmente ricostruita, la porta è quella originale, c’è il suo lume, la sua clessidra, ci sono  i suoi abiti.

Cella di Padre Santo

Nelle teche del Museo troverete anche i suoi oggetti sacri, libri e rosari, testi di preghiere e documenti, stoviglie e piatti.
E ci sono le posate di Padre Santo.

Oggetti di Padre Santo (2)

E i suoi occhiali, gli spegetti, rigorosamente in genovese.

Oggetti di Padre Santo (3)

E’ amato da tutti Fra Francesco Maria, un viaggiatore straniero annota in un suo testo un ricordo di lui e scrive di essersi trovato in un tramestio di folla in Via del Campo, è la gente dei vicoli che al passaggio del frate accorre a baciare le sue mani e a venerarlo.

Via del CampoVia del Campo

 Lui che si prende cura dei bisognosi, lui che ha sempre un sorriso per tutti, lui che dona ai poveri il necessario per sostentarsi, lui che presta le sue amorevoli cure ai bambini malati.
Lui che è già noto come Padre Santo, lui diverrà anche “capo sportella“, responsabile di tutti i Cappuccini addetti alla questua.

Padre Santo (2)

Lui che benedice i naviganti e gli emigranti, ha sempre una parola per coloro che lasciano la propria terra in cerca di miglior fortuna, Fra Francesco Maria è Patrono della gente dei porti e del mare.

Emigranti

Emigranti in attesa dell’Imbarco – 1905
Cartolina appartenente alla collezione di Stefano Finauri

E a Genova, sulla Piazzetta delle Grazie al Molo, in quel quartiere per il quale egli si spese senza riserve, trovate una statua di lui.

Padre Santo

Lui che conforta i malati, lui, indomito e instancabile frate cercatore, portatore di gioia e di consolazione.
Lui che è particolarmente devoto a Maria, la Madre di Gesù.
Lui che si rivolge alla Vergine e fiducioso dice a coloro che hanno bisogno del soccorso celeste: andate dalla Madonna e ditele che vi mando io.
La frase è divenuta verso di una delle preghiere che si elevano al Santo di Camporosso.

Chiesa della Santissima Concezione (2)

Chiesa della Santissima Concezione

Di Fra Francesco Maria da Camporosso le cronache tramandano storie di illuminanti premonizioni, la sua vicenda umana è segnata da grazie e miracoli, nella Chiesa della Santissima Concezione troverete anche diversi ex voto dei fedeli a testimoniarlo.

Ex Voto

Fra Francesco Maria è il sostegno della gente dei caruggi e il suo eroismo lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni, quando nel 1866 la città cade preda di una tremenda epidemia di colera.
E il frate è in prima fila a sostenere i malati e i sofferenti, si aggira per i vicoli e porta ad ognuno conforto e preghiera.
Lui stesso contrae il morbo letale che lo condurrà alla fine dei suoi giorni, ha anche la precisa premonizione della data della sua dipartita.
Fra Francesco Maria da Camporosso lascia le traversie di questo mondo il 17 Settembre 1866, oggi cade l’anniversario della sua morte.
Il suo corpo è esposto e conservato nella bella Chiesa dei Cappuccini, la sua Chiesa.

Padre Santo (7)

L’umile fraticello fu fatto santo da Papa Giovanni XXIII nel 1962 e oggi, 17 Settembre, è il giorno a lui dedicato, è la Festività di Fra Francesco Maria da Camporosso.
Nella sua chiesa i frati hanno riposto mazzi di fiori sull’altare, oggi è il giorno di Padre Santo.

Chiesa della Santissima Concezione (3)

Ardono i lumini davanti alle sue spoglie.

Lumino

 L’umile frate cercatore, è lui ad accogliervi quando salite le scale che precedono la chiesa dei Cappuccini, ha un sorriso benevolo,  è raccolto in preghiera, tra le mani stringe un Crocifisso.

Padre Santo (5)

Ai piedi della  statua è posta una lapide in ricordo di lui, poverello di Cristo più beato nel dare che nel ricevere.

Padre Santo (6)

Per le vie della vecchia Voltri

Una passeggiata nel ponente genovese, a Voltri, un quartiere che conosco davvero poco e dove sono stata poche volte.
L’occasione per scoprirlo si è presentata quando sono andata a trovare i miei amici di Farmacia Serra.
E sapete, dall’autobus avevo intravisto una grossa lapide su un muro!
Ma vi pare che me la potessi perdere?
E così sono andata a fare un giretto, in cerca della lapide, s’intende.
E lungo il percorso ho fatto anche altre interessanti scoperte, questa città non finisce di sorprendermi.
E la passeggiata inizia da qui, dai sassi e i gozzi.

Voltri (2)

Tra il resto, vi siete mai chiesti quale sia il punto più a nord del Mediterraneo Occidentale?
Signori, è esattamente questo, certamente chi conosce quelle zone lo saprà, io l’ho appena scoperto e anche con un certo stupore, lo ammetto!

Voltri (3)

E poi sono passata sotto a questo arco che conduce in una via bella e caratteristica, Via Cerusa.

Voltri (5)

Tracce del passato, anche qui, lo stemma e i simboli di Voltri incisi sulla pietra.

Voltri

E la strada bella e illuminata, con i colori da Riviera, qui si respira proprio un’atmosfera da città vecchia.

Voltri (6)

Ci sono le rose in fiore nei vasi.

Voltri (7)

E tutto è in ordine, curato e tenuto con riguardo.
E allora viene da pensare che il merito sia degli abitanti di questa via che mettono i fiori ai davanzali e che fanno in modo che tutto sia armonico e ben tenuto ricreando attorno a loro un ambiente accogliente come sempre dovremmo fare tutti in ogni angolo della nostra città.
Ai piedi delle Madonnette di Via Cerusa si trovano certi graziosi mazzolini.

Edicola

In alcune si trovano accesi piccoli ceri.

Edicola (2)

Ognuno fa del suo meglio per restituire agli altri la propria parte di armonia.
E io mi sono domandata come mai non sia sempre così!

Edicola (3)

Ma qui alle piccole nicchie si riservano le dovute attenzioni.

Edicola (4)

E sapete? Credo proprio di aver capito  che quelli di Voltri sono un po’ come quelli di Nervi: anche loro si sentono fortemente legati al loro luogo di origine, sebbene ormai entrambi i luoghi siano quartieri di Genova, chi ci è nato e ci vive si sente di appartenere a quel piccolo mondo.

Voltri (8)

Camminando per Voltri.
Sì, si ha proprio la sensazione di essere in un piccolo paese, non pare anche a voi?

Voltri (9)

La cura, l’attenzione e l’amore per il bello, questo è il vero segreto.

Voltri (10)

E allora poi mi sono perduta, c’era così tanto da scoprire.
Su per le scale che da queste parti non mancano mai.

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Oltre gli archi, c’è sempre qualche sinfonia di panni stesi che attende solo di essere ascoltata.

Voltri (12)

E mi sono voltata indietro: c’erano persiane spalancate e ancora scale, piante verdi e ancora una corda da stendere e questa volta la melodia aveva tutte le note del blu.

Voltri (13)

Gironzolando per strade che non avevo mai veduto, c’è sempre tempo, no?
E faceva caldo su per questa creuza.

Voltri (14)

Questo è Vico Castellea, ho voluto percorrerlo fino in cima per non perdere nessuno dei suoi incanti, credo che sia da visitare se vi piacciono le salite di mattoni e i giochi di luce, se amate i piccoli particolari e ancora ve ne sapete stupire.

Voltri (15)

Così mi sono voltata indietro, ancora.

Voltri (16)

Ed ho osservato meglio, ormai lo sapete, mi perdo nei piccoli dettagli!

Voltri (17)

E faceva caldo, su per questa creuza, ma lassù c’è una nicchia che ospita una statua della Madonna e così sono arrivata fino là.

Voltri (18)

Il caso mi ha permesso di scoprire questo angolino di Genova così particolare, veramente a volte credo che sia lo spirito della città a condurmi in certi luoghi.

Voltri (23)

E poi sono ridiscesa in Via Cerusa.
E adesso dove proseguirà la mia camminata?
Voi resistereste al desiderio di vedere cosa si prospetta ai vostri occhi dietro a questo passaggio?

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Storie di salite, di gemme, di bocci e di immancabili lenzuola.

Voltri (19)

E di grate e piccoli vasetti.

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E ancora non ho terminato, non credo davvero di potervi mostrare tutto in una volta sola.
Per le vie della vecchia Voltri, qui poi si prepara una focaccia speciale, sapete?
Ve ne parlerò e vi verrà l’acquolina in bocca.
E poi ho camminato ancora, per altre strade, cercando quella lapide che avevo visto dall’autobus, ricordate?
Andarsene senza averla trovata? Non se parla, figuriamoci!
E sì, alla fine mi sono trovata proprio là sotto, che felicità!
Oh, a dire il vero nelle immediate vicinanze c’è molto altro di cui scrivere ma ogni cosa a suo tempo.
Per adesso la nostra passeggiata termina qui ed io  ho soltanto un’ultima raccomandazione da farvi: se pensate di venire da queste parti fate attenzione a dove passate con la carrozza o con qualsiasi altro mezzo di trasporto.
Per le vie della vecchia Voltri, tra creuze e scale.

Voltri (21)

Farmacia Serra, farmacisti e felici genitori

Oggi vi porto alla scoperta di un negozio che su questo blog non può mancare: non è una bottega storica e non si trova nei miei amati caruggi, si tratta di una farmacia del ponente genovese.
E tra voi molti già conoscono Farmacia Serra in quanto la loro è ormai una consolidata presenza nel mondo del web.
Un sito, un blog, profili sui più importanti social networks e una capacità di interagire con i propri lettori che è la chiave del successo di Farmacia Serra.

Vuoi un parere veloce? Mandaci un tweet e cercheremo di aiutarti!

Questo è ciò che si legge sulla loro bio di twitter ed offre già il senso della disponibilità e dell’apertura al dialogo che contraddistingue Edoardo e Maddalena Schenardi, titolari di una delle farmacie più cliccate del web.
Ed è così che li ho incontrati, il blog riserva dei bei regali e tra questi ci sono le nuove amicizie preziose come questa.
E così un giorno mi sono detta: andiamo un po’ a trovarli!
E eccomi a Voltri, in Via Camozzini.

Farmacia Serra

Il reale a volte incontra l’immaginario e il talento di un’artista.
E allora ecco comparire questo tratto di strada immortalato da Isadora Bucciarelli.

Farmacia Serra (2)

Una farmacia social, una farmacia di quartiere, in un luogo dove è fondamentale saper stabilire un rapporto stretto con le persone.
E un’attenzione verso i propri clienti che porta a compiere scelte significative come quella di avere una postazione WI-FI sempre aperta e utilizzata da molti abitanti della zona.
E poi c’è da dire che Edoardo e Maddalena hanno un’energia fuori dal comune, spesso partecipano ad eventi dei quali sono protagonisti.
Di recente hanno tenuto una lezione alla facoltà di Economia presso l’Università di Pavia e qui trovate il loro racconto.
E un bel sabato di maggio, al Porto Antico, presso la postazione mobile Mellin si poteva incontrare la nostra radiosa Maddalena che dispensava sorrisi e consigli alle giovani mamme.
E questi sono solo due esempi, se poi considerate che oltre a questo lavoro così impegnativo hanno anche quattro figli a volte mi chiedo veramente come facciano!
Sono semplicemente meravigliosi e potrà confermarvelo chiunque abbia la fortuna di conoscerli.
E lo stesso si può dire dei loro figli che mi onorano di essere tra i lettori di questo blog.
E sapeste che bello andarsene in gita con la famiglia Schenardi al completo!
Eccoli Edoardo e Maddalena nella loro bella farmacia.

Edoardo e Maddalena Schenardi

E nella migliore tradizione di un’arte che ha le sue radici nell’antichità, qui troverete esposti tanti bei vasi da farmacia.

Vasi da Farmacia (2)

Vasi da Farmacia (3)

Vasi da Farmacia

E soprattutto incontrerete due persone generose e competenti pronte ad aiutarvi e a fornirvi i consigli migliori per la vostra salute.
E scoprirete la loro attenzione verso il mondo dell’infanzia, in questa farmacia c’è uno spazio giochi per i più piccini.

Farmacia Serra (3)

Forti della loro esperienza di genitori Edoardo e Maddalena scelgono con cura particolare i prodotti destinati alle mamme, privilegiando articoli pratici e a volte anche inusuali.
Viene da un paese del Nord Europa questa borsa che sfoggia Maddalena.

Farmacia Serra (4)

E sapete di cosa si tratta? Una volta aperta diventa un comodo lettino.

Farmacia Serra (5)

Questo invece è un seggiolone pieghevole che si assicura a una qualunque sedia.

Farmacia Serra (6)

E’ verde, piatta,  poco ingombrante  ed Edoardo la regge con una mano.

Farmacia Serra (7)

Che mai sarà? Una vaschetta pieghevole per il bagnetto.

Farmacia Serra (8)

E come questi ci sono anche altri articoli particolari volti a rendere la quotidianità più semplice e confortevole.
E c’è una maniera speciale di rapportarsi con le persone, credetemi.
Anche sul web, come gia vi ho detto, qui c’è il sito dove potrete anche ordinare i prodotti e  qui invece potrete leggere il loro blog dove troverete una miriade di articoli interessanti dedicati alla salute e al benessere ma anche pagine di altra natura con uno sguardo sempre attento a tutto ciò che è innovazione, di recente  si è anche aggiunta una rubrica dal titolo Cinque dischi per curata da Adele Meccariello che ogni sabato presenta delle playlists musicali.
E poi ci sono le torte di compleanno e certi ricordi di famiglia, ci sono le persone e  certi momenti che vengono condivisi con i lettori.
E davvero non so se sono stata capace di presentarveli come meritano, andate a conoscerli, in Farmacia o sul web, troverete delle belle persone.
E mi piace salutarvi con i loro bei sorrisi, i sorrisi di tutta la famiglia Schenardi.
Eccoli Edoardo e Maddalena con i loro figli, da sinistra verso destra, Guglielmo, Cecilia, Ettore e Margherita.
Farmacisti e felici genitori, così si definiscono sul loro blog e così ho voluto intitolare questo post, non avrei saputo trovare parole migliori per Edoardo e Maddalena, persone che sono fiera di avervi fatto conoscere.

Famiglia Schenardi

(Fotografia tratta dal blog di Farmacia Serra)

Villa Duchessa di Galliera, il sentiero delle occasioni perdute

Villa Duchessa di Galliera, a Voltri.
Vi ho portato qui a conoscere i daini.
E questa è la Villa, uno splendido luogo sito nel Ponente di Genova, un tempo dimora della famiglia Brignole Sale.

Torneremo a parlare dei Brignole Sale, di questa famiglia tanto importante per Genova, ma oggi vorrei fare qualche considerazione sullo stato nel quale versa il parco della Villa.
E’ un dispiacere scrivere post come questi, vorrei poter camminare per la mia città ed avere la possibilità di mostrarvi solo bellezza, una bellezza che esiste ed è reale, ma che troppo spesso viene trascurata.
E allora cominciamo il nostro giro per il parco.
Questo è il giardino antistante la Villa e non è in cattive condizioni.
Certo, il prato potrebbe essere più verde.
E poi madre natura ha dotato l’universo di splendide meraviglie, note con il nome di fiori.
Ecco, magari qualche fiore? E che ne dite di risistemare le aiuole?
Mi duole dovermi ripetere, ma se fossimo nella piovosa Inghilterra o in terra di Francia, questo giardino sarebbe un trionfo di camelie e di rose, di bordure dai boccioli profumati e odorosi.
E sì, anche la fontana meriterebbe qualche intervento.

Le dolenti note, però, giungono quando si percorre il parco per raggiungere la zona dove si trovano i daini.
A cosa serve il verde pubblico? Chi dovrebbe beneficiarne? I cittadini del quartiere e i visitatori meriterebbero di trovare un luogo curato ed accogliente, ma gli alberi che fiancheggiano i Viali di Villa Duchessa di Galleria non sembrano affatto aver ricevuto molte cure.
E poi si incontra quest’ orrenda transenna, che impedisce l’accesso a un viale del parco.

Signori del Comune di Genova, con immenso affetto per la nostra città,  avrei da dirvi due parole.
Dunque, si diceva del verde pubblico, giusto?
Qui potrebbe esserci uno splendido giardino all’inglese, un luogo dove sedersi in santa pace a leggere il giornale, al fresco, all’ombra degli alberi.

E le suggestioni certo non mancano, tracce degli antichi fasti sono rimaste.
Ma tagliare le erbacce?

Mica le vedrò solo io, no? Direi che mi sembra piuttosto evidente che qualcosa non funziona nel modo giusto.

Ora, forse io sono troppo esigente, lo so! Chissà perché, ma alla parola “parco” associo ordine e armonia. Mah!
Ecco, dare una sistemata alle panchine? Una mano di pittura? Mi sembra lampante che ne hanno un certo bisogno, ma io sono la solita puntigliosa!

Questo posto avrebbe molte potenzialità ed è un vero peccato che sia ridotto così.
E sono certa, anzi certissima, che la Duchessa di Galliera da lassù osserva inorridita e contrariata.
E si chiede: ma cosa avete fatto alla mia povera Villa?
Comunque è in buona compagnia, certamente se ne starà a parlare ore ed ore con il Marchese Di Negro, sì, quello della Villetta, altro palese e spiacevole esempio di incuria.
E guardate con i vostri occhi cosa si può vedere a Villa Duchessa di Galliera, direi che ogni commento è quasi superfluo.

E immagino cosa potrebbe dire la Duchessa di Galliera se potesse parlare.
Siccome non le è possibile, a suo nome e a nome dei genovesi, voglio sottolineare che questo è uno spettacolo intollerabile.
Marmi spezzati, caduti nell’oblio e coperti di foglie.
Ribadisco, parlo in vece della Duchessa, almeno a lei date retta.

E questo? Per caso si tratta di arte moderna?
Tutto è possibile, a questo punto.

Il sentiero delle occasioni perdute è incolto, invaso dalle erbacce e dai rami spezzati.
Il sentiero delle occasioni perdute è disordinato e disarmonico, lascia l’osservatore sconcertato.

Questo è un luogo che potrebbe essere uno splendido parco e che potrebbe offrire momenti di aggregazione ai cittadini.
E si potrebbe creare, in questo parco, un zona di grande interesse culturale e naturalistico, non dimentichiamoci che ai tempi dei suoi fasti Villa Duchessa di Galliera era frequentata dal bel mondo, qui vennero, tra gli altri, gli imperatori Francesco Giuseppe e Guglielmo II.
A questo conduce il sentiero delle occasioni perdute, a trascurare un patrimonio storico che invece potrebbe essere fonte di ricchezza.
Un luogo comunque molto frequentato, c’erano tante famiglie con i bambini attorno al recinto dei daini.
In quella parte del parco e nelle zone soprastanti, le condizioni sono migliori, mi è sembrato che le piante e gli alberi fossero più curati.
C’erano turisti, c’erano sportivi che facevano footing.
Tutti loro preferirebbero trovare la Villa in migliori condizioni, come meriterebbe un luogo così bello e ricco di storia che potrebbe essere uno dei fiori all’occhiello della Superba.

Bambi, il bosco e la libertà

Un giorno, nel parco di Villa Duchessa di Galliera a Voltri.
Eh, sapete com’è, i daini della Val Trebbia e della Val D’Aveto sono scontrosi, bisogna ammetterlo!
E allora io ed E. siamo venute qui, dove è possibile incontrarli.
E quanti sono!

E con certi musetti e proprio facile fare amicizia, credetemi!

Sì, sono gradevoli compagnie, che ispirano tanta tenerezza.

E il sole picchiava, in una mattina di settembre assolata e rovente.
Che sonno!
Non viene voglia di far niente!
Solo di starsene lì in santa pace!

Certo, alcuni sono più dinamici.
Ma sì, una passeggiata fino allo steccato ci sta!

E c’era un discreto andirivieni.

Ma c’è da aggiungere che qualcuno ha dimostrato una pigrizia senza ritegno!

Altri invece passeggiavano beati per i prati, una brucatina all’erba con il favore dell’ombra, che bella giornata!

E poi qualcuno sembrava davvero incuriosito.
E ci guardava, con quegli occhioni grandi e dolci.
E ve l’ho detto, con certi musetti ci si sente davvero a proprio agio.
Si parla, si racconta dei luoghi che si conoscono, del mondo che c’è là fuori.
E così abbiamo narrato di certi boschi, delle rocce coperte di muschi e delle felci, dell’ombra e della luce, delle foglie degli alberi smosse dal vento, dei torrenti d’acqua gelida che scorrono su letti di sassi, di prati, di fiori e di farfalle.

Il mondo, il mondo al di fuori della recinzione.
E quel prato di Foppiano! Una fuga precipitosa di altri daini, che liberi e felici sono andati a rifugiarsi nel bosco.

E quello sguardo si è fatto sempre più curioso.
Raccontami ancora! Parlami ancora del bosco e dei suoi suoni!
E ha detto che sì, sarebbe bello tentare questa avventura.
Anche se ci sono i lupi, non sapeva nulla di loro, ma mi  garantito che il suo istinto, in caso di pericolo, sicuramente farà la sua parte.

E allora tutti gli altri, sentendo i nostri discorsi, si sono avvicinati con un certo interesse.
Boschi? Farfalle?  Prati? Senti, senti, sembra proprio il posto perfetto per noi!

E a un certo punto è arrivato uno che pareva rivestire un ruolo in certo qual modo autorevole e ha detto che sì, anche a lui la parola “bosco” sembrava particolarmente attraente.

E ha voluto saperne di più, si è messo comodo e ci ha fatto parlare per ore ed ore!

Verso mezzogiorno io ed E. abbiamo dovuto lasciarli per far ritorno alle nostre case.
E ci siamo salutati con mille convenevoli, con la promessa di rivederci.
Ma sapete, posso svelarvi un piccolo segreto: mentre ci allontanavamo abbiamo visto che il capo, quello con le corna, ha chiamato a sé tutti i suoi simili.
E li abbiamo sentiti parlare e confabulare, nessuno pareva mostrare esitazione, anzi, alcuni di loro sembravano particolarmente eccitati.
E chiara e distinta abbiamo udito una parola, pronunciata da più voci.
Un sussurro, una voce sola.
Una parola, una sola: bosco.