C’era una volta una principessa, che venne dalla Finlandia su una slitta trainata dai cervi, e giunse in un lontano reame per sposare il suo principe.
E tutti i sudditi notarono che la principessa aveva la pelle proprio chiara e nivea, era così pallida!
Veniva da un paese remoto, di rado sfiorato dai raggi del sole e nessun colore roseo velava le sue guance.
Il giorno del matrimonio qualcuno osservò che era bella come una rosa bianca e il principe, innamorato e con il cuore traboccante di emozione, disse che era davvero splendida, assai di più di quanto lo fosse nel ritratto di lei che era in suo possesso.
La fanciulla arrossì e tutti dissero: prima era una rosa bianca, ora è una rosa rossa.
Pensate che sia lei, la giovinetta di sangue blu, la protagonista di questa fiaba di Oscar Wilde?
Certo che no, il mattatore della storia è colui che da il nome al titolo: il razzo straordinario.
Se ne sta lì, nella cassa, insieme agli altri fuochi d’artificio, pronto ad essere lanciato lassù, dove si esibirà in uno spettacolo pirotecnico di impareggiabile splendore.
Ma questo razzo tiene a specificare il suo alto lignaggio: i due principi, sostiene infatti, si stanno sposando in suo onore, nel giorno della sua grande esibizione.
Del resto è un razzo straordinario, non potrebbe essere altrimenti.
E così va ripetendo alla sua piccola platea quanto siano fortunati quei reali ma loro, gli ascoltatori, non sono proprio dello stesso parere.
Ci sono una girandola, una candela romana, un globo luminoso e un razzo piccolino che paiono alquanto stupiti. Ma non era il contrario? Non siamo noi che saremo sparati per aria in onore del figlio re e della sua sposa?
No, affatto, ribatte il razzo presuntuoso e pieno di sé, almeno non nel mio caso. E racconta agli altri quanto nobili siano le sue origini, sua madre era una girandola che addirittura fece diciannove giri! Ah, che grandezza, dice il razzo, e che buone maniere ho io! Sono certo che al mondo nessuno è sensibile quanto me.
Il petardo, ingenuo, chiede cosa sia una persona sensibile e il bengala, perfido, risponde: è colui che avendo i calli sui piedi, pesta sempre i piedi degli altri.
Pur essendo leggera e divertente, questa breve fiaba di Wilde è una sapiente metafora dell’egoismo.
Narcisista ed egocentrico, il razzo straordinario non ascolta nessuno, tutto preso com’è dalla sua persona, vedranno, quegli altri, di cosa è capace uno come lui.
E viene il momento dei festeggiamenti: a sera i fuochi artificiali, uno per uno, partono verso l‘alto, scoppiettano ed esplodono illuminando il cielo.
Tutti, tranne uno: lui, il razzo straordinario.
Lo buttano via, inesploso e lui, malauguratamente, va a finire in uno stagno.
E chi finisce per incontrare? Che disdetta, una rana! Presuntuosa quanto lui, non sta zitta un momento e parla solo di se stessa.
Che gente, pensa il razzo, hanno la fortuna di trovarsi in compagnia di un tipo eccezionale come me e non fanno altro che parlare di se stessi!
Si imbatte poi in una libellula, che però non ha tempo da perdere, quindi sbatte le ali e se ne va, lasciandolo solo.
Quindi è la volta di un’anatra: una creatura semplice, concreta, piena di buon senso che, quando apprende quale sia la funzione del razzo, osserva come non le sembri poi un ruolo così di rilievo, andar lassù solo per esplodere.
Il razzo, sempre più interdetto, prova un certo sollievo quando l’anatra si allontana.
Ma guarda che razza di incontri si fanno in questo stagno, pensa, gente così palesemente inferiore che vuole insegnare a me come si sta al mondo, incredibile!
E così, sul finire della storia, il nostro eroe finisce tra le mani di due bambini.
I due lo scambiano per un bastone e intendono metterlo nel fuoco sotto la pentola.
Il razzo, tutto tronfio, è al colmo della sua superbia. Bastone? Ah, certo, lo credono un alto dignitario della corte del re, è ovvio!
Il fuoco si accende, scoppietta, partono le scintille e il razzo straordinario esplode: parte verso l’alto, fa il suo giretto, ma il suo tanto agognato spettacolo rimane senza pubblico, ahimé, perchè i due bimbi si sono addormentati.
Ricade, improvviso, dritto sulla testa di un’oca che, visibilmente seccata, esclama: piovono bastoni!
E il razzo, spocchioso e petulante come sempre, conclude: sapevo che avrei fatto una grande impressione!
C’è il genio assoluto di Oscar Wilde in questa storia.
Qualunque sua opera sceglierete di leggere, che si tratti di una poesia piena di rammarico o di una piece teatrale infarcita di motti arguti o di una breve favoletta, come questa che vi ho raccontato, è lui che incontrerete, con la sua sagacia, il suo bello stile e la sua ironia davvero impareggiabile.
Che genio assoluto! Adoro.
Anch’io! E si vede, eh!
Tra l’altro mi hai ricordato che devo fare un bel post sulle fiabe di Wilde, grazie.
Oh, bravo Chagall! Io su Wilde ho scritto tanto, perchè lo amo tanto.
E poco per volta, vorrei recensire ogni cosa che ho letto di lui…è assolutamente un genio, secondo me!
Che bella storia! Quanto la condivido! Ho appena postato un articolo sulla bellezza esteriore e l’apparire. Ho quindi già capito che la pensi come me. Mi chiedo, per tornare a far polemica, perchè certi autori, certi geni, vengono studiati solo nelle scuole superiori (a volte). Tu pensi che, spiegata con le giuste parole, ragazzini di 11,12 anni non possano capirne il senso? A mio parere si. Sono quasi favole o comunque puoi metterla sotto forma di favola. Dovremmo “sfruttare” di più queste persone che grazie alla loro interiorità ci hanno fatto così tanti regali e Wilde è uno di questi.
Certo che capiscono, i ragazzini.
Se qualcuno, grande, gli ha insegnato a capire. E’ tutto qua, il segreto, secondo me.
a leggere Wilde mi ero divertito un sacco. Ho il volume dei Meridiani, con le pagine sottili come un breviario. Credo che lo rileggerò. Quell’umorismo l’ho ritrovato in Jerome Klapka Jerome. Le prime pagine di Tre Uomini in Barca sono esplosive.
Io adoro Jerome! Te la ricordi la scena del viaggio in treno con il formaggio che fa cattivo odore? E quando lui sta male e legge libri di medicina e si fa le diagnosi: aveva tutto tranne il gomito della lavandaia! Rido solo a pensarci!
se non ricordo male è proprio nelle prime pagine che affronta i libri di medicina.
Poi ho letto anche Tre uomini a zonzo ma l’ho trovato meno irresistibile
Ricordi benissimo! Anch’io ho letto tre uomini a zonzo, e me lo ricordo ugualmente bello…Anche altri suoi libri, come noi e loro, mi erano piaciuti.
E’ proprio per lo stile, così tagliente…
Grande Oscar.
E la tua storia è bellissima!!
Grande Oscar! E tu sei gentilissima, grazie!
Mitico Oscar.
Benvenuto Mr Tambourine! Già lo sapevo che Oscar piace a tutti, ma è sempre bello scoprire che ha così tanti estimatori…Grazie di essere passato!
Che storia del… razzo!
Scusa la battutaccia… ^_^
Te la concedo la battutaccia, su…trattandosi di Oscar! Benvenuto tra queste pagine!
“Razzo straordinario”. Wilde autore straordinario! Grazie Miss Fletcher per averci parlato ancora di lui. Attendo trepidante le tue prossime recensioni.
Un baciotto Susanna Cerere
Grazie Susannina, contenta che ti sia piaciuta la recensione…mi sono parecchio divertita a scriverla!
Un abbraccio grande…