Da grande…

Io quand’ero piccola avevo alcune solide aspirazioni.
Avete presente il varietà anni ’70, i tipici spettacoli presentati da Raffaella Carrà, il sabato sera dopo Carosello?
Ecco.
Milleluci o Canzonissima che fosse, quei varietà si aprivano sempre con un balletto e c’era la Raffa nazionale in primo piano, mi pare con Don Lurio,  mentre  dietro di loro danzava il corpo di ballo.
Poi venne l’epoca di Heather Parisi, della Cuccarini e di Alessandra Martinez.
La primadonna in pool position e alle sue spalle, come al solito, il corpo di ballo.
Era anche indicatore delle mode, oltretutto.
Negli anni ho visto succedersi pantaloni a zampa d’elefante, colori fluò, veli da odalisca e costumini ridottissimi.
Ecco, io da bambina avrei voluto diventare ballerina di fila.
Ora, a parte non avere alcuna propensione per la danza e per gli estenuanti esercizi che comporta, quel che mi pare strano, con il senno di poi, è l’aver aspirato a un ruolo di secondo piano.
Parrebbe più logico sognare di essere etoile alla Scala o prima ballerina del Bolshoi, o anche l’interprete indimenticabile di un tormentone come Cicale Cicale.
Si è disquisito per anni su quanto fosse brava Heather a tirar su la gamba, ricordate?
E le ballerine di fila? Quelle dietro, delle quali nessuno di noi sapeva i nomi? E loro? Siamo certi che non fossero in grado? No, non ci posso credere.
Ma lei era la stella, questo è il punto.
Però a me non passava neanche per l’anticamera del cervello la frase: vorrei essere Heather Parisi.
Eppure mi piaceva tantissimo, posso garantirlo.
Ma io no: ballerina di fila.
Eh, del resto da piccola avevo anche altri sogni.
Ricordate quei filmoni hollywoodiani, in genere ambientati a Manhattan, con quelle attrici dal vitino di vespa, che indossavano il tailleur con la gonna a metà polpaccio e calzavano tacchi vertiginosi?
Ecco, quei film.
E poi pensate: le centraliniste, quelle con la cuffietta.
In fila come api operose, a centinaia, con davanti questo pannello pieno di prese nelle quali  infilano lo spinotto per passare la chiamata.
E ancora, le segretarie: quelle che stavano tutte insieme in un enorme stanzone, dentro a un grattacielo.
Le si vedeva uscire dagli ascensori tutte insieme, garrule e festanti, poi ognuna si accomodava alla propria scrivania, con le unghie laccate di rosso battevano sui tasti della macchina da scrivere ed ogni tanto una tirava fuori lo specchietto dalla borsa e si risistemava il trucco e la pettinatura.
Ah, che meraviglia!
Ora, non vorrei sembrare poco coerente, ma a distanza di anni mi sembrano entrambe situazioni al limite dell’alienazione.
Le ragazze del centralino, con quel continuo trillar di telefoni e di “Prego dica…” come minimo si saranno garantite una quotidiana emicrania, per non dir del fatto che avevano a che fare di continuo con stuoli di cascamorti estremamente fastidiosi.
Riguardo alle segretarie, care lettrici, niente di personale, non offendetevi, ma una stanza piena di donne mi sembra paragonabile ad un girone dell’inferno dantesco.
Ora, ovviamente molto dipende da chi siano le fanciulle presenti, ma le rappresentanti del gentil sesso, in gruppo, sono quanto di più temibile si possa immaginare.
Se una stanza piena di maschi tende a diventare, la maggior parte delle volte, un luogo assai simile ad una caserma, con tutto il rispetto per la medesima, un locale gremito di femmine può riprodurre, in un battito di ciglia, un immediato effetto pollaio, e porgo le mie infinite scuse ai poveri pennuti chiamati in causa.
Non vogliatemene, è così.
Se invece siamo tutti insieme, loro, i maschi, moderano i termini quando si tratta di commentare il didietro della starlette di turno e noi evitiamo di perderci in inutili quanto estenuanti discussioni sulla messa in piega e sull’efficacia dell’ultima crema idratante.
Parentesi, detesto questo genere di inutili conversazioni e temo che, trovandosi in una realtà da film hollywoodiano, sarebbe praticamente impossibile evitarle.
Ma queste erano le mie ingenue e per fortuna insoddisfatte aspirazioni infantili.
E voi? Quando eravate piccoli, quali erano i vostri sogni?
Quando immaginavate il vostro futuro, cosa avreste voluto diventare?

30 pensieri su “Da grande…

  1. E’ un po’ come sognare di diventare editor in una casa editrice e non scrittore. Pure se quelle ballerine non se le ricorda nessuno erano fondamentali per dare alla primadonna dello show la cornice che ingigantisse la sua scena. Facevano anche loro parte dello spettacolo, determinanti.

      • Beh, il mio era quello di incantare le platee sconfinate di un’arena con una chitarra elettrica in spalla e la mia voce graffiante. Poi mi son reso conto che la voce graffiante non era pervenuta, la chitarra elettrica non l’ho comprata e ho cambiato sogno. 🙂

  2. Miss, per un attimo avevo temuto il tuo post fosse sul film di Pozzetto! Che paura!
    Comunque, altro che segretaria. Secondo me tu volevi fare la Griffith in “Una donna in carriera” per dire al giovane Ford: “Caffè, tè, mè…” e spupazzartelo per bene. Muahahahah

  3. Io volevo fare la veterinaria, perché amavo (e amo tuttora) gli animali, pensavo che fare la veterinaria significasse stare sempre insieme a cani e gatti, fargli le coccole, ascoltargli il respiro con lo stetoscopio. Poi mi hanno cominciato a parlare di aghi, punture e fialette e allora ho pensato che non era decisamente la mia arte 😛

  4. Ma nella stanza i maschi il guinazaglio e la museruola ce l’hanno? Perché altrimenti io non vengo.
    Da grande volevo fare la cantante lirica con un coro di scoiattoli. Ma poi sai come vanno le cose, tra i figli, il marito (che è peggio di loro), la suocera orchessa, il regno da governare e qualche pisolino, ho dovuto abbandonare tutto.
    Bacini cara.

  5. Che bel post Miss! Hai ragione sulle ballerine e meno male che c’è chi la pensa come te! Altrimenti… Da piccola io sognavo di diventare medico legale e oggi, purtroppo, avrei lavorato parecchio. Mi piaceva poter dare giustizia a chi veniva ucciso e donare l’ultima, seppur lieve, verità ai parenti rimasti. D’altronde ho sempre amato anatomia e tutto quello che riguarda il corpo umano. Ammetto però che il balletto “vola” della Cuccarini lo sapevo a memoria, lo ballavo e lo cantavo tutti i giorni. Fantastico!

  6. Io da piccolo sognavo che da grande sarei diventato un archeologo e invece… (quello dell’archeologo è ancora un sogno, purtroppo irrealizzabile) poi sognavo di fare il ballerino, dopo che la dottoressa mi disse che ero un sacco elastico. Cioè ero un sacco elastico letteralmente (l’ho capito dopo) poi sognavo di fare l’astrofisico, (prima che Margherita Hack diventasse così brutta, nonostante io provi un’ammirazione per quella donna che rasenta l’adorazione, non nutro lo stesso sentimento per Zichichi (troppo egocentrico, cerca il video Hack vs Zichichi e lo odierete anche voi) insomma di zogni ne avevo e ne ho ancora tantissimi:))):) Poi volevo dire che c’è una compagnia di navi da crociera dove il personale è costituto da sole donne e non ci crederete, ma va a gonfie vele:):) Gli uomini troppo arrivisti, troppo competitivi, non tutti ma quasi eh io sto nel quasi… Anzi nel Quasar:)

  7. Io, quando ero piccola, dicevo sempre che avrei voluto imparare sette lingue. Alla fine poi ne parlo cinque e mi dico sempre che altre due probabilmente arriveranno.
    Avevo scritto un tema, in seconda elementare, su questo argomento e ogni tanto lo rileggo sorridendo.

  8. hihihi questo tuo post mi ha messa davvero di buon umore! io da piccola ero una grande fan del cartone di Creamy ed ero innamorata di Toshio! volevo un animaletto volante e parlante come quello di Iu. A parte questo dicevo a mia mamma che volevo fare il pompiere (credo perchè adoravo anche il cartone del draghetto Grisou). Da più grandicella e scemina speravo di sposare jon bon jovi e suonare nella sua band oppure di fare il medico in un ospedale come quello di ER pieno di george clooney!bei tempiiiiiiiiiiiii!!!!
    buona settimana cara miss!

  9. io da piccolo volevo scrivere, e l’ho fatto.
    Volevo suonare, e l’ho fatto.
    Il mio sogno maturo era quello di vivere scrivendo una storia al giorno. Per cinque- sei anni ne ho raccontate tre al giorno ai miei figli, sempre diverse una dall’altra.
    Un altro dei miei sogni è quello di trovare chi mi ha rigato la macchina. Che poi…magari è lo stesso che infila le gomme americane nelle maniglie.

    • I tuoi figli sono bambini fortunati, li hai sicuramente aiutati a sviluppare la fantasia e l’intelligenza.
      Certo che sta cosa delle gomme americane è ben fastidiosa, che uno poi ci resta attaccato e se per caso dall’altro lato della macchina c’è il tizio che ti sta rigando la fiancata tocca rimanere inermi ed manco si può corrergli dietro…

  10. corrergli dietro a quello? Non sai mai se è in Cina o in Romania, a scavare tombe o ballare il can can. Di sicuro è un tipo che frequenta gente strana ma così strana che è strano perfino pensarci.

  11. Infatti questo qui, questo tipo di cui parlate è davvero strano, ma strano forte a pensarci. Io Pani se fossi in te starei molto attento, perché i tipi strani, si sa, non serve che lo scrivo, ma lo scrivo comunque, i tipi strani eh… i tipi strani lo dice la parola stessa, son strani e di conseguenza fanno pure le stranezze, e ci sono stranezze e stranezze. Quindi caro Pani e anche tu Miss stai molto attenta agli strani perché dietro quella postina tanto carina e simpatica che da quando usa quella pasta per le dentiere che le permette di rompere pure le noci, fa tanto la felice, be’… dietro quella postina eh, dietro, ma proprio dietro ci si potrebbe nascondere uno STRANO.

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