Da un diario genovese del passato: zanzariere e caminetti

Avanza l’autunno, le giornate si accorciano e le nostre case vengono riscaldate da un piacevole tepore.
Il nostro quotidiano è reso semplice da agi e comodità alle quali siamo talmente abituati da ritenerli scontati, sarà anche una considerazione banale ma provate a pensare a come vi sentite se per disgrazia in casa vostra manca l’acqua calda o salta la corrente.
Che disagio! Non vedete l’ora che tutto torni alla normalità, è vero?
Nel passato anche coloro che appartenevano a classi sociali privilegiate avevano vite decisamente più complicate delle nostre e come sempre ce lo racconta Francesco Dufour con queste righe tratte dal suo diario.

Quando ero bambino andavamo in estate a Cornigliano, a casa della nonna.
Era un palazzo del ‘700 con uno sterminato salone da ballo, la cui volta arrivava al tetto, così la sala da pranzo.
Il giardino era all’italiana, pieno di statue, peschiere, grotte, ninfei e gazebo.

Ninfee (10)

C’erano molte zanzare per via delle peschiere e tutti i letti avevano la zanzariera, si aveva sempre molta paura degli incendi.
Nei primi tempi in questo palazzo non c’era ancora la luce elettrica, nelle stanze principali c’era un lume a petrolio.
Quando veniva l’ora di andare a letto il servitore portava alla nonna un lume d’argento e per tutti una bugia con la candela.

Lume a petrolio

Un lume a petrolio di casa mia

Nella casa di Genova, quando io ero bambino, non c’erano i caloriferi che papà fece mettere poco dopo; il riscaldamento avveniva unicamente per mezzo dei caminetti che erano in quasi tutte le stanze principiali.
Si stava vicino al fuoco il più possibile e spesso le stanze erano invase dal fumo, c’erano anche degli artistici parafuochi.
Tutti facevano largo uso di scialletti e c’erano i cosiddetti scarponi che erano come dei sacchi di pelliccia nei quali si mettevano i piedi con le scarpe; i bambini avevano spesso i geloni.

Cornigliano

A Cornigliano c’è Via Dufour
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Anche quando ci fu il calorifero la situazione non migliorò molto, un po’ per le altissime finestre piene di spifferi, un po’ perché, io credo, l’impianto era stato preventivato per una temperatura di poco superiore a quella esterna.
Mi ricordo che la mamma mi raccontava che quando andava a trovare lo zio questo stava seduto su un seggiolone nel suo salone e quando veniva l’inverno i domestici gli mettevano sotto il seggiolone un tappeto di iuta e questo era tutto il suo riscaldamento.

Via Garibaldi

La casa di cui si parla nel paragrafo precedente è in Via Garibaldi 

Queste parole sono un racconto affettuoso di un mondo neanche tanto distante eppure molto diverso dal nostro, non ho mai incontrato l’autore di questo diario ma grazie a queste pagine è diventato un amico.
E così nel corso della mia recente visita a Staglieno ho pensato di portagli un saluto, la tomba della famiglia Dufour si trova nel Porticato Superiore a Ponente,  tra tante lapidi sulla parete laterale sinistra troverete anche quella con il nome del nostro amico, il suo anno di nascita è 1908.
Se capitate da quelle parti e come me desiderate salutarlo ora sapete dove si trova.
Grazie di cuore Signor Francesco, i suoi racconti sono un bellissimo viaggio nel tempo.

Tomba Dufour

25 pensieri riguardo “Da un diario genovese del passato: zanzariere e caminetti

  1. Bongiornou Sciou Checco…..intantou comprimenti Voscià a l’è da pegia aetè-e de mae Poe ciù o menou 1908/1906 ….e sei person-e che n’han daetou e portou in ta modernitae e ciù che tantou v’aè rengrassiou….riguarda ou rescadamento de case Scià l’à propriou raxion se mouiva de freidou niarti “bacchaen de fascie” gh’aveimoi de case ciù piccin-e e se pativa ou freidou comme in te vostre scignorili e grandi e pe’ couverte gh’aivan di sacchi pou brennou(crusca) cuxii…grassie de tuttou Sciou Checcou e Bonreposou a Stagen…..E grassie Grandiscima Miss un abbrassou a ti!!!

    1. Ecco, qui mi sono proprio commossa, caro amico mio!
      E sono sicura che U Sciou Checco abbia letto le tue parole e se contento di essere qui con noi.
      Grazie di cuore caro Pino, ti mando un forte abbraccio.

  2. Sempre divertente la lettura di questo diario che ci parla di un mondo che non è poi così lontano da noi. Grazie al Sig. Checco e a te, cara Miss, che ce lo hai fatto conoscere!

  3. Eh cara hai proprio ragione… Noi siamo “schiavi” delle comodità moderne, elettricità, riscaldamento per non parlare dei telefoni cellulari anche se la nostra infanzia ci dovrebbe aver insegnato che è ben possibile farne a meno. Un bacione 🙂

    1. Eh già, diamo per scontate tutte le nostre comodità e invece siamo privilegiati, ogni volta che ci manca qualche nostro agio ci accorgiamo di quanto siano semplificate le nostre vite. Un bacione a te Viv, grazie!

  4. adoro questi racconti del passato…..che poi non è neppure così lontano, a pensarci bene! Ricordo quando da bimba si andava a Natale a casa della nonna, nelle marche. Era una casa bellissima e, pur essendo una delle poche in paese ad avere un vero, gigantesco bagno e lo scaldabagno a legna , per cui l’acqua calda era assicurata (…almeno quella…) di riscaldamento neppure l’ombra! C’erano due grandi camini, uno in cucina ed uno in sala, una grande stufa in corridoio e le camere al gelo più totale! Alzarsi la mattina era un vero incubo.
    un grande abbraccio a te e uno al sig. Checco!
    Emanuela

    1. Emanuela, la casa bellissima di tua nonna è lo specchio di tante situazioni simili alle quali davvero non siamo più abituati.
      Un caro abbraccio a te, buona serata.

  5. Anche in tempi più recenti abbiamo patito il freddo.A casa mia,in via Acquarone abbiamo avuto freddo fino al 1963 quando io mi sposai.Mentre studiavo in quella gelida casa,oltre agli abiti indossavo una vestaglia di cammello pesantissima,calzettoni di lana,pantofole e persino i guanti di lana!
    Talvolta,disperata mi infilavo a letto con la borsa dell’acqua calda.Proprio quando stavo per andarmene decisero di mettere il riscaldamento.Fu una grande conquista.Certo negli ultimi 50 anni si sono fatti passi giganteschi
    In ogni direzione,ma certi disagi non si dimenticano. Il diario del Sig. Francesco è sempre molto interessante.Complimenti…

    1. E’ vero, certi disagi non si dimenticano! Io appartengo alla generazione privilegiata che non ha sperimentato tante difficoltà, ricordo alla perfezione alcune giornate senza acqua calda a causa di un guasto… un vero disastro, Nicla, siamo fortunati e spesso non ce ne rammentiamo.
      Grazie di apprezzare sempre questo diario, per me è davvero prezioso. Buona giornata!

  6. Il signor Francesco ci ha fatto entrare in un mondo non molto lontano, che abbiamo però completamente dimenticato. Le nostre comodità sono per noi diventate talmente ovvie, che non riusciremmo più a farne a meno. Eppure in caso di bisogno….. Inorridisco però al pensiero di dover fare il bucato a mano, accendere camini o stare al freddo! Come siamo viziati! Tu e il signor Francesco ce lo avete ricordato!

    1. Hai proprio ragione cara Anna, anch’io inorridisco al pensiero di fare il bucato a mano.
      Grazie carissima, queste pagine sono una vera collezione di chicche ed è un piacere condividerle con voi!

  7. Avrei voluto essere con te a salutare il sig. Francesco. La sua memoria è preziosa e parlare di lui al passato è strano. Quante cose ti avrebbe raccontato davanti a un caffè …

  8. Eccomi, come sempre dopo qualche giorno, ma ormai lo sai che poi arrivo. Allora le comodità sono decisamente una conquista che spesso diamo per scontato. Basterebbe solo per qualche giorno riprovare la vita senza di loro e saremmo grati per l’era in cui viviamo. Portare il tuo omaggio a Staglieno mi è sembrato un bel gesto. Grazie per questi racconti di vita vissuta

  9. Miss, questo Diario ha il pregio della semplicità… una semplicità paziente e minuziosa che “fotografa” con maestria usi e costumi di un’epoca assai diversa, anche se non così distante.. dopo tutto, il signor Francesco aveva soltanto cinque anni più di mio padre, pure lui, Francesco, che mi raccontava del freddo patito e dei geloni nella Milano della sua infanzia… io sono stato più fortunato, a Buenos Aires l’inverno era quasi un’opinione…

    1. Sì, hai trovato la definizione perfetta per lo stile del signor Francesco, una semplicità paziente e minuziosa.
      Sembra di essere seduti in salotto ad ascoltare un racconto immensamente ricco di particolari, vero?

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