L’ultimo giorno dell’anno

Era l’ultimo dell’anno.
Erano trascorsi i giorni, erano scivolati via uno dopo l’altro.
Se si guardava indietro gli veniva da pensare che il tempo fosse come svanito, era da non credere, un intero anno era trascorso.
Eppure ricordava bene ogni istante, era stato immobile a guardare i mesi che passavano.
Gennaio di tempesta, febbraio fresco come le mimose in fiore e marzo frizzante annunciato dal canto delle allodole.
Ad aprile poi era giunta una pioggerellina leggera e lui era rimasto alla finestra ad osservare la danza delle gocce.
Maggio aveva avuto il profumo delle rose, giugno era stata un’esplosione di colori ed aromi.
Luglio caldo come il fieno baciato dal sole, agosto dolce come i frutti rossi dei boschi, settembre languido come le foglie cadute.
Ottobre era stato incerto, esitante e capriccioso.
Novembre aveva portato turbini di vento e poi, poi era giunto dicembre.
Di ghiaccio, di neve, d’inverno.
Uno dopo l’altro, erano trascorsi i giorni e infine era giunto il suo momento.
Si guardò indietro.
Sapeva bene che dopo di lui sarebbe venuta una tenera bimbetta e volle lasciare un saluto per lei e per tutti gli altri.
Scrisse qualche parola e poi posò il biglietto sul tavolo.
Tutti si sarebbero ricordati di lui: era l’ultimo giorno dell’anno.

Buon anno

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Tanti auguri a tutti voi da Miss Fletcher! Buon 2016!

Infinità

To see a world in a grain of sand
And a Heaven in a wild flower,
Hold Infinity in the palm of your hand
And Eternity in an hour.

Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere l’infinità nel palmo della mano
e l’eternità in un’ora.

William Blake Auguries of innocence

Staglieno

Cimitero Monumentale di Staglieno

Via Balbi, alla scoperta delle botteghe del passato

L’elegante Via Balbi con i suoi palazzi di pregio, una via elogiata persino da Stendhal che la definì la strada più bella d’Italia.
Qui è ubicato Palazzo Reale, qui hanno sede diverse facoltà universitarie ospitate in edifici storici.
Io proverò a raccontarvi non tanto la strada del fasto, vi narrerò alla mia maniera la via del quotidiano di altri giorni, lo farò seguendo le indicazioni di un mio preziosissimo libro, la Guida Pagano del 1926.
Pronti ad andar per negozi?
Partiamo dal basso, da Piazza della Nunziata saliremo verso Principe, chissà cosa ci attende!

Piazza della Nunziata (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

All’inizio della via c’è un’edicola, potremo così acquistare il nostro solito giornale, in seguito suggerirei di fermarsi a guardare la vetrina dell’antiquario Capurro.
Poi c’è la signora Faustina che vende olii e saponi, un orologiaio, un ombrellaio, un falegname e un fotografo.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Una calzoleria, un caffè, una rivendita di sali e tabacchi.
Ecco il bazar della Signora Angela, a dirvi il vero qui ci mi fermerei a lungo!
E ancora una calzoleria, un parrucchiere, un negozio di frutta secca.
Un cinematografo, una farmacia, una drogheria e un paio di bar nella zona di Piazza San Carlo.

Via BalbiCartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

C’è pure un negozio di armi e non mancano le attività connesse alla vita del porto, qui hanno sede gli uffici passeggeri di due importanti compagnie e poco distante c’è un’agenzia di viaggi.
Troviamo poi un negozio di ombrelli e uno di profumi, c’è persino una latteria Buonafede come quella che si trova tuttora in Via Luccoli.

Buonafede

E se venite con me a fare shopping rassegnatevi: intendo passare anche dalla modista e poi alla sala da toilette per signora di Adelaide Balestrino che tra il resto vende anche profumi!

Via Balbi

Non ci si annoia a camminare in Via Balbi, qui è tutto un susseguirsi di botteghe, proseguiamo il nostro percorso e troveremo un negozio di mobili, una merceria, un fotografo, un elettricista, un negozio di lane per materassi e un calzolaio.
E poi ancora, un orefice, una sartoria, una valigeria, un parrucchiere e un altro negozio di mobili.
Ci sono anche un altro orologiaio, una latteria, una pasticceria, negozi di vini e salumi, di armi e di calzature, un fruttivendolo e un negozio di articoli da viaggio, una bottega di filigrane e una liquoreria.
E poi ancora, confetture deliziose ed altre calzature alla moda, raffinate biancherie e tessuti, un negozio di confezioni, uno di commestibili, un altro di ombrelli, uno di ricami e una vineria.
Poi una latteria, L’Agenzia Wagon Lits, un cambiavalute e di nuovo un negozio di sali e tabacchi.
La storica Farmacia Pescetto ancora esistente, un banco del Lotto, un parrucchiere e la Galleria Artistica del Professor Bessi, scultore.

Via Balbi (3)

Farmacia Pescetto – Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ancora l’ufficio Passeggeri di una Compagnia di Navigazione, un caffè, un mobiliere e nei pressi dell’Ascensore di Montegalletto una fiorista.
Non ho citato i tanti uffici che ospitano diverse attività e i numerosi alberghi presenti nella via, sappiate che sono davvero tanti.

Via Balbi

Un interminabile elenco di realtà commerciali che mostra un mondo ormai svanito, la sola maniera per tentare di spiegare quanto tutto sia cambiato era questa: riportare qui un frammento di quegli anni grazie all’aiuto della mia guida.
E una cosa è certa: all’epoca c’erano tantissimi negozi di ombrelli, questo mi sembra chiaro!
Riguardo a tutto ciò che è scomparso insieme a quel mondo a volte ho l’impressione che abbiamo anche in parte perduto una quotidianità più a nostra misura, Via Balbi resta una bella strada eppure immaginarla pullulante di negozi così diversi rispetto a quelli odierni è un sorprendente gioco di fantasia.

Via Balbi (2)

Se andate da quelle parti provate a fermarvi all’altezza di Vico di Sant’Antonio, date le spalle a Via Balbi e guardate sul muro del caruggio alla vostra sinistra.
Io qui ho frequentato l’Università, chissà quante volte ci sono passata eppure ho notato questa insegna solo pochi giorni fa.
E non saprei dirvi a quali anni risalga, ho cercato sulle mie guide e lo stesso ha fatto Eugenio per me ma non abbiamo trovato traccia di questo negozio, potrebbe essere quindi molto più recente di quanto sembri, Eugenio pensa che potrebbe risalire agli anni ’50, magari è da attribuire ad un tempo più distante, davvero non lo so.
E tuttavia, alzate gli occhi e offuscate dai giorni trascorsi leggerete queste parole: Grand Salon Toilettes.
Se apprezzate lo stile e l’eleganza fateci un salto, sono certa che non ve ne pentirete.

Insegna

Sopra la marea

Nell’aria.
Sopra la marea.
Un promemoria, un ricordo, un giuramento.
Una carezza distratta, un bacio languido, una parola sospirata.
Un tempo che ancora deve venire, una promessa da mantenere.
Nell’aria.
Sopra la marea.

Mare

Un regalo importante

Alcuni regali sono più importanti di altri, il loro valore dipende solo dal significato che essi hanno per noi.
Questo è un dono che ho ricevuto diversi anni fa, da bambina, da parte dei miei genitori.
Sotto l’albero insieme ai puzzle e ai giochi in scatola, agli abitini della Barbie e alle confezioni di pentolini ho trovato un pacchettino.
Cosa c’era dentro?
La classica, intramontabile matrioska.

Matrioska (2)

Ehm, come potete notare ha la testa un po’ ammaccata, ammetto che lei e le sue sorelle mi sono cadute di mano decine di volte e queste sono le inesorabili conseguenze.
Malgrado la mia poca grazia nel maneggiarle tutte loro alla fin fine ce l’hanno fatta a sopravvivere a questa maldestra bambina ed eccole qui, in fila, una accanto all’altra.

Matrioska (3)

Ora, cosa sarà mai a rendere così speciali queste semplici signorine?
Eh, provo a raccontarvelo!
Dovete sapere che ognuna di loro ha un nome e non sono stata io a darglielo.
Ricordo ancora bene quel giorno di Natale e rammento alla perfezione la sorpresa nello scoprire che sotto ad ogni piccola matrioska c’era un’etichetta, su ogni etichetta c’era un nome di battesimo scritto in stampatello da mio papà con quella sua calligrafia ordinata e armoniosa.

Matrioska (4)

Le cinque sorelle vengono dal paese delle steppe e delle nevi e così naturalmente i loro nomi sono russi.
Ecco, adesso non so come spiegarvi la meraviglia e lo stupore di allora, la gioia di avere cinque piccole amiche battezzate da mio papà in maniera così insolita, mica una cosa una cosa di tutti i giorni!

Matrioska (5)

Caspita, non solo provenivano da un paese lontano, avevano pure dei nomi che non avevo mai sentito!
E su questi lasciatemi mantenere un certo alone di mistero, non posso certo svelare tutti i miei segreti, questa è una faccenda privata tra me, mio papà e le mie matrioske.
Sappiate solo che la più grande si chiama Natascia e la più piccola Irina, non vi dirò di più, manterrò la suspense sull’identità delle altre tre sorelle.

Matrioska (6)

Ecco, quando arriva Natale penso sempre che tutti i bambini dovrebbero essere così fortunati da ricevere un regalo che li faccia sognare e immaginare, un dono che resti caro anche dopo, quando si diventa grandi.
Le mie matrioske da diverso tempo abitano nella mia libreria, sono custodi silenziose di romanzi e poesie, di storie avventurose e di rime.
E credo che sia il posto perfetto per loro, eravamo amiche quando ero piccola e lo siamo ancora adesso.
Sapete come funziona, no?
Alcuni regali sono più importanti di altri e il loro valore dipende solo dal significato che essi hanno per noi.

Matrioska

Buon Natale da Miss Fletcher!

Nel tempo delle feste questi sono i miei auguri per voi.
A Natale si augura gioia e felicità.
E speranze, entusiasmi, risate, scoperte e sogni.
E viaggi, fotografie di giorni felici e parole belle da ricordare.
E poi, rammentate cosa diceva la splendida Jo March?
Sì, lei, l’indimenticabile protagonista di Piccole Donne, sospirava: Natale non sarà Natale senza regali.
E allora spero che sotto al vostro albero ci siano i doni che desiderate, io ringrazio voi di quelli che fate a me durante tutto l’anno con la vostra presenza e con i vostri apprezzamenti.
Buon Natale a tutti voi da Miss Fletcher!

Natale

Boccadasse – Natale 2015

Letterine di Natale e cartoline di auguri del passato

Il tempo degli auguri, in un altro tempo, era affidato alla carta e ai bei pensieri racchiusi in una busta.
E si diceva Buon Natale con una cartolina.
Ci sono gli alberi dai rami innevati, un paesaggio in lontananza e poi i piccini con le ceste cariche di giochi.

Natale (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E un cavallino che corre, nelle fredde e incantate giornate di dicembre.

Natale (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Il tempo degli auguri, in un altro tempo, era vergato sulle letterine.
E poi non sai dire cosa ne sia stato di coloro che le hanno scritte, quei bambini con le loro speranze pulite e con le loro parole semplici.
E questa è la lettera di Alda, risale al 1947.
E non vi sfuggirà la bellezza del frontespizio, i decori fini e delicati come quei pensieri ingenui e teneri.

Natale

Una scrittura in parte incerta, a tratti leggera, riporto il testo perché non si comprende proprio alla perfezione.

Natale (5)

Carissimi genitori,
in questo giorno di gioia e di contentezza per me vi faccio con tutto l’affetto i migliori auguri.
Spero che vi farà piacere la mia letterina, mi scusate nevvero se in questo anno scolastico vi ho fatti inquietare ma questa volta voglio mantenere la promessa di studiare tanto e pregherò Gesù Bambino che mi faccia una bambina buona e diligente così potrò essere la consolazione di voi due.
Caro babbo, sapessi che gioia sarebbe per me se invece della bambola e dei balocchi mi trovassi un fratellino o una sorellina!
Sarebbe per me un regalo troppo grosso e troppo bello.
Cara mammina, io ti voglio tanto, tanto bene e prego Gesù Bambino per te e per papà, ma specialmente per te che hai tanto bisogno di conforto e di salute.
Tanti e tanti bacioni con rinnovati auguri dalla vostra affezionatissima Alda.

Natale (6)

Alda, un nome che certo non si usa più.
Alda che scrive parole insolite per un bambino del nostro tempo: nevvero, inquietare, balocchi.
Alda, lei che era una bambina di un’altra epoca, l’avrà poi avuto il fratellino o la sorellina?
Un complice, un compagno di gioco con il quale trascorrere ore felici.
Magari sulla slitta, in certi inverni, con una sciarpa al collo per non prendere il raffreddore.

Natale (10)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E ancora, andiamo più indietro negli anni, al 1904.
E lei è Paolina, bimbetta sconosciuta, il suo vezzeggiativo è per noi desueto.
Dolce Paolina, lei non chiede davvero nulla ai genitori.
Un  bordo vezzoso, un volo di colombe e fiori profumati per lei che dice: è la prima che mi provo a scrivere una lettera.
E anche lei usa il verbo inquietare, ringrazia per le cure e le premure, sono proprio parole di bimbe di atri tempi.
Paolina dalla calligrafia armoniosa e perfetta, io non sarei mai capace di scrivere in questa maniera.

Natale (4)

Natale (12)

Le preziose testimonianze del passato appartengono al mio caro amico Eugenio ed è sua l’idea di questo post, ve lo dico sempre che ho amici speciali e generosi.
E infatti, un paio di giorni fa Eugenio mi ha detto:
– Potresti fare un articolo con le cartoline e le lettere di Natale, te le mando subito.
E così mi sono persa nel dolcissimo incanto di queste immagini e in quelle righe tracciate da mani di bimbe.
E ho immaginato una giovane maestra con i suoi alunni: a scuola, in classe, si scrive la letterina di Natale.
Mia nonna era maestra elementare, chissà quante volte lo avrà fatto anche lei!
E poi colori pastello, un cielo stellato, un sonno ricco di sogni e di piccoli desideri.

Natale (11)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E gli angioletti festosi portano l’albero per la festa più amata dai bambini.
Una cartolina d’auguri, così si diceva Buon Natale in un altro tempo.

Natale (7)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Da un diario genovese del passato: la tavola delle feste

Le feste si avvicinano e per tutti noi presto sarà tempo di trascorrere giornate con i nostri parenti.
E non dimentichiamo gli amici: qui, su queste pagine, tornano le memorie di un caro amico, sono le parole tratte dal diario di Francesco Dufour.
E allora facciamo piano, con la dovuta discrezione entriamo in casa di questa famiglia genovese e scopriamo insieme la tavola delle feste.

Natale 2014 (17)

In occasione delle grandi feste, Natale, Pasqua e per i compleanni e onomastici dei “grandi” si faceva un gran pranzo.
Nei primi anni eravamo una ventina di persone comprendenti la nostra famiglia e quella dello zio.
Il tavolo della salle a manger veniva allungato al massimo con le prolunghe, la nonna aveva delle tovaglie lunghe anche 7 metri.

Servizio

Servizio di porcellane francesi di Laurent II Dufour, antenato di Francesco
Esposto a Palazzo Spinola di Pellicceria

Sulla tavola si deponeva la tovaglia e lo chic era che le pieghe restassero ben rilevate, la zia Amalia con il ferro caldo spianava il lino tra una piega e l’altra.

Ferri da stiro

Vecchi ferri da stiro di casa mia 

Sulla tavola venivano messi i candelabri d’argento, poi le bocce dell’acqua e del vino molto vicine, tra un commensale e l’altro, poi molte alzate di dolci e frutta.

Servizio (2)

Servizio di porcellane francesi di Laurent II Dufour, antenato di Francesco
Esposto a Palazzo Spinola di Pellicceria

Fra un oggetto e l’altro un filo di mediola.
La mediola era una pianta che i giardinieri facevano crescere verticalmente avvolta ad uno spago, si presentava come un filo di edera con le foglie piccolissime.

Via Garibaldi 12

Via Garibaldi 12

C’era un favoloso servizio di baccarat a canne d’organo e venivano sempre messi i 5 bicchieri.
L’etichetta voleva: una minestra che spesso era consommé con pasta reale, poi un piatto di pesce e uno di arrosto intervallato da piatti di mezzo.
Poi dessert e frutta di ogni genere.

Romanengo (3)

Romanengo 

La nonna mandava l’Oreste a comprare il vino che era sempre di gran marca, spesso Bordeaux o Borgogna.
La nonna in queste occasioni quasi non mangiava perché stava attenta a regolare il servizio, aveva in grembo un campanello elettrico con il quale dava il segnale del cambio delle portate.
Riporto qui il menu del pranzo offerto in occasione della mia Prima Comunione.
I commensali erano 34, di questi 21 erano al tavolo d’onore e gli altri erano ad un tavolo in salotto.

Natale 2014 (14)

Così finisce il racconto dedicato alle tavole delle feste di Casa Dufour e per terminare questo articolo pubblico proprio quel menu citato nelle ultime righe.
È battuto a macchina, come tutto il resto del diario, scritto con cura e pazienza da una persona che riteneva preziosi i ricordi di famiglia e così ha fatto in modo che questi giungessero a coloro che sono venuti dopo di lui.
In alto i calici, nel tempo delle feste.
Ovunque lei sia, Buon Natale di cuore, caro zio Francesco.

Menu

Alla fermata della Funicolare

È sempre lei, la mia amata funicolare, il mio mezzo pubblico preferito.
E non sono l’unica ad avere una predilezione per la funi, noi che stiamo sulle alture non potremmo davvero farne a meno.
E poi è un mezzo di quartiere, noi utenti abituali ci conosciamo tutti, non mancano mai due chiacchiere con persone delle quali non sai neppure il nome anche se le incontri quasi quotidianamente.
Giù e su, dalla Zecca fino al Righi.
Ecco, io non devo fare tanta strada per arrivare alla mia fermata eppure sapeste quante volte perdo la funicolare!
Esco dal portone di corsa, manca ancora qualche minuto, potrei anche farcela!
E invece.
E invece eccola, mi passa davanti.
Oh, è andata!
Scendo a piedi, in questi casi.

Funicolare (2)

A volte, a volte va così.
A volte invece arrivo in tempo e se la funi deve ancora partire dal capolinea mi accomodo nel gabbiotto.
E poi, attorno è tutto un cinguettare di uccellini, di recente ho pure rivisto la mia amica ghiandaia.
E gli alberi sono spogli in questa stagione e i rami ritorti sono protesi verso l’azzurro, aspettano che primavera li rivesta di fiori profumati.
Oltre il vetro la panchina, i gradini di mattoni, la ringhiera.
E lei, la rossa funicolare che piano rallenta la sua corsa.
E tutto si mescola e si confonde, sul vetro e al di là del vetro, tra riflessi di nuvole e vaghezze del mio cielo.
Alla fermata della funicolare.

Funicolare

Camminando sotto le luci

Camminando sotto le luci, nei giorni che precedono il Natale.
E sì, per me la città è più allegra, io amo certe luminarie, in alcuni luoghi sanno rendere più scenografiche le vie.
Via Luccoli, bella ed elegante, è vestita a festa.

Luci (2)

E brilla una luce azzurrina presso certi imperdibili incroci.

Luci (3)

Natale è fiocchi rossi e luccicanti sospesi nel buio.

Luci (4)

E in alcuni tratti, attorno alla Maddalena, si leggono parole di luce e tra tutte ne prediligo una che si trova all’inizio di Vico Inferiore del Ferro, sarà perché amo stupirmi e credo che sapersi sempre sorprendere sia un grande dono.

Luci (5)

E poi giù, verso i Macelli, nei luoghi dove tutto è già suggestivo.
Aggiungi le luci.
E guarda.

Luci (6)

E nella piazzetta, tra i banchi della frutta e del pesce.

Luci (7)

E ancora azzurro, tra sfumature di pesca e di rosso.

Luci (8)

E poi ancora caruggi, insegne, negozietti, tavolini e sedie, sotto le feste.

Luci

E un albero di scatoline nella vetrina di una raffinata pasticceria genovese.

Luci (10)

Pasticceria Profumo

Palazzi splendenti che non hanno neppure bisogno di ulteriori illuminazioni.

Luci (11)

E l’albero più lucente della Superba si specchia nell’acqua del mare.
Fai come me, fermati alla ringhiera, aspetta.

Luci (12)

Brilla, brilla, brilla.

Luci (13)

Aspetta.
Aspetta che il sole scenda piano e diffonda il suo chiarore in lontananza perdendosi tra certi bagliori d’argento.

Luci (14)

Guarda, le luci del Natale e le luci del quotidiano.

Luci (15)

Le linee, i disegni perfetti tracciati nel cielo della sera.

Luci (16)

I colori e i riflessi della città.

Luci (16a)

E bronzo, oro, bianco, nel mare di Genova.

Luci (17)

Aspetta che sia buio, allora tutto riluce ancor di più.

Luci (18)

E c’è un luogo, a Genova, che ha la dimensione raccolta di un presepe incastonato in una piccola e meravigliosa insenatura.
Vai a Boccadasse, in una sera d’inverno.

Luci (19)

Dormono i gozzi, nel buio silenzioso.
Là, sullo scoglio proteso sul mare, brilla di blu un semplice alberello e si riflette nell’acqua, in una notte di dicembre, a Boccadasse.

Luci (20)