Raccontami una storia

Raccontami un storia.
Raccontami di abissi e di tesori perduti, di forzieri posati sul fondo del mare e di monete d’oro confuse tra i sassi.
Raccontami di pirati, di velieri e di polene sinuose che tengono lo sguardo fisso sull’orizzonte.
Parlami di ancore, di vele squarciate dal vento, di onde che si levano alte e potenti per poi abbattersi giù.
E di conchiglie e di stelle marine, di tritoni e di leggiadre sirene.
Lasciami immaginare atolli ed isole esotiche, venti caldi e frutti dolci caduti dagli alberi.
Raccontami di amori e avventure, di gioie e tradimenti.
Raccontami la speranza e l’amicizia, la forza e la bellezza di una memoria condivisa.
Raccontami una storia da ricordare, raccontami una storia che saprò ripetere anche tra molti anni a chi vorrà ascoltarla.
Raccontami una storia, tu che sei grande.
Io mi tengo forte alla ringhiera.
E tu, tu raccontami una storia, adesso.

Porto Antico

Genova, 1446: la storia di Maria e un dono speciale per me

Accade il 20 Giugno 1446, nella stagione del vento caldo, quando l’aria è intrisa del lindo profumo dei boccioli che si schiudono.
Anche Maria è un fiore esotico e delicato, Maria viene da lontano: è tartara, ha 24 anni ed è la schiava di un cittadino genovese, Manuele di Rapallo.
Qual è il prezzo di una vita?
Lei è giovane e forte, appartiene a Manuele ormai da lungo tempo, forse è arrivata nella sua casa quando ancora era bambina o magari vi è giunta all’epoca della sua adolescenza acerba.
E qual è il valore della sua vita? Quale il suo prezzo?
Davvero è alto, Maria e la sua pelle chiara valgono ben 150 Lire: a tale cifra ammonta lo stipendio di un anno di un insegnante privato con un centinaio di allievi, un marinaio guadagna quella somma in tre anni di fatiche.

Reti

È preziosa Maria, è un bene di grande valore.
E poi ci sono i sogni mai svelati, i desideri segreti, le parole non dette, la vita immaginata.
E la felicità, da qualche parte.
È bella Maria? Forse ha i capelli lunghi raccolti in una treccia e lo sguardo vivace.
Accade in un giorno d’estate, il 20 Giugno 1446, in Piazza Banchi.
Manuele di Rapallo si presenta davanti al banco del notaio Raffaele Fornari, Maria non è con lui.

Piazza Banchi (2)

E al cospetto del notaio Manuele compie un gesto generoso: dona alla sua schiava la libertà, mantiene per se stesso soltanto il diritto di patronato che comprende rispetto, diritti di devozione, talvolta sono anche contemplati prestiti in denaro e opere.
Maria però adesso è libera.
Chi è quest’uomo che priva se stesso e la sua famiglia di un bene così importante?
Perché lo fa?
Forse è anziano e questo è il suo modo di dimostrarle il suo affetto, per evitarle di cadere nelle mani dei suoi discendenti che forse non la tratterebbero con riguardo?
Nell’atto stilato dal notaio si legge che Maria è stata affabile e diligente e che il suo padrone desidera ricompensarla.
E si legge che lei ha chiesto che le venga concessa la libertà, tuttavia davanti al notaio Maria non c’è.
E allora.
E allora immagina.
Forse Manuele è giovane, forse è innamorato di lei, forse lei non sa nulla di quel dono.

Archivio di Stato

Archivio di Stato di Genova

Lo vedete Manuele? Lascia Banchi e tra le mani stringe l’atto stilato dal notaio, per Maria tutto sta per cambiare.
Il documento che è giunto ai giorni nostri è la minuta, il medesimo testo veniva anche scritto su pergamena.
E alla minuta il notaio ha riservato una cura speciale: la prima lettera è decorata e vergata con grazia, questo accadeva molto di rado, è l’unico documento della filza ad avere questa particolarità.
Perché il notaio ha curato quell’iniziale con tanto riguardo?
Forse è accaduto perché si trattava di un’azione buona e generosa, su quel foglio tanto prezioso sono scritte parole di infinita bellezza che suggellano un gesto importante, si restituisce a una giovane donna un bene inestimabile del quale nessuno dovrebbe mai essere privato: la libertà.
E allora immagina.
Forse Manuele è giovane, forse è innamorato di Maria.
Corre a perdifiato per la città, per portare a lei quel foglio e metterlo tra le sue mani, è il dono più grande.
Corre per i caruggi, va da Maria.

Vico del Duca
Voglio pensare che si siano sposati e che la loro vita sia stata felice.
Il documento è conservato tra i tesori dell’Archivio di Stato: c’è il nome di lei, non sono narrati  i sogni che non potremo mai conoscere, i desideri di una ragazza tartara di 24 anni e quell’esistenza che ha avuto un corso inaspettato.
Il documento è stato restaurato in occasione della recente iniziativa denominata Adotta un documento promossa dall’Archivio di Stato, il progetto è volto al recupero e alla conservazione del nostro patrimonio.
Io ho ricevuto un dono semplicemente meraviglioso.
La Dottoressa Giustina Olgiati mi ha narrato questa storia con ricchezza di particolari e ha anche dedicato a me il documento restaurato: mi ha dedicato quel foglio che diede a Maria il sorriso e la fiducia nel futuro.
È uno dei regali più commoventi che abbia mai ricevuto, ringrazio ancora di cuore Giustina Olgiati per le belle parole che mi ha riservato, mi sono davvero commossa.
E  in chiusura di questo articolo vi mostro il documento.
C’è quell’iniziale decorata e bella, segna il principio di un destino che muterà.
E c’è il mio nome, sotto a quello di Maria.
Su un foglio dove è scritta quella parola preziosa: libertà.

Maria

Improvvisando sulle note di Bach

Fabio Vernizzi è pianista, compositore e artista eclettico.
Ed è anche un caro amico, così oggi desidero lasciare spazio alle sue note e al suo talento ma voglio darvi anche qualche altro riferimento riguardo al suo percorso artistico.
Qui trovate il suo sito, qui la sua pagina Facebook e qui una mia intervista che riguarda il suo ultimo CD dal titolo Piano Quasi Solo.
E se non lo avete mai sentito suonare vi informo che il suo prossimo concerto si terrà giovedì 17 Dicembre alle ore 21 al Teatro di Vetro di Milano, qui ci sono tutti i dettagli.
E poi.
E poi la musica è creatività, ingegno, estro.
Se hai ingegno la musica è anche improvvisazione e chi ascolta resta semplicemente senza parole.
Fabio Vernizzi e la sua incredibile improvvisazione su una composizione di Bach, la Fuga in Do Minore dal Primo Libro del clavicembalo ben temperato.
Enjoy!

Il Presepe della Chiesa di San Sisto

In questo periodo dell’anno non può certo mancare una visita alla Chiesa di San Sisto, ho già avuto modo di narrarvi le sue tante storie, mi piace ricordarvele ancora perché questo luogo fa parte dell’antica storia di questa città, qui trovate il mio post dedicato a San Sisto.
Torno sempre volentieri in questa piccola chiesa stretta tra le case di Prè, nel cuore della città vecchia.

Via Prè (2)

San Sisto (1)

E chiaro e luminoso il Natale di San Sisto.

San Sisto (2)

E c’è un abete decorato con le luci e le palline colorate, è proprio l’albero che piace ai più piccini.

San Sisto (3)

Qui troverete una cappella per una bambina speciale e non potete venire a San Sisto senza portarle un saluto: è Maria Bambina e questa sua statua il giorno 8 Settembre viene condotta in processione  tra la gente dei caruggi, questa è una tradizione sentita e molto commovente.

San Sisto (4)

Il Natale a San Sisto si celebra anche con un presepe semplice ma molto suggestivo.

San Sisto (5)

E poco distanti ci sono certi angeli  in perfetta armonia con la Natività.

San Sisto (6)

Sono entrata in chiesa e ho avuto la fortuna di incontrare Don Rinaldo che mi ha spiegato perché il presepe della chiesa di cui lui è parroco viene allestito in tale maniera, come potete notare è come diviso in due sezioni.
Il Bambino che nasce, mi ha detto Don Rinaldo, è Colui che poi morirà sulla croce, la sua parole e il suo messaggio vengono poi portati nel mondo proprio dai Santi.

San Sisto (7)

Così in questa rappresentazione della Natività in preghiera davanti alla Sacra Famiglia e in attesa della nascita di Gesù trovate San Francesco d’Assisi.

San Sisto (8)

E poi Sant’Antonio Abate.

San Sisto (9)

Sullo sfondo la croce e Santa Teresa del Bambin Gesù e Don Bosco.

San Sisto (10)

Così avviene la venuta al mondo del Figlio di Dio, tra i Santi.

San Sisto (11)

Sotto a questo cielo e sotto a questi colori tenui e delicati; è sempre una gioia tornare in questa chiesetta dei vicoli, se non la conoscete vi invito davvero a scoprirla.

San Sisto (12)

E poi, sapete, mi è anche capitata una cosa bellissima.
Uscita da lì ho continuato la mia passeggiata in Via Prè.
Poco lontano, in corrispondenza di Piazza Statuto, c’è una statua della Madonna Regina di Genova posta al di là di un vetro.
E c’era il sole, c’erano le nuvole, c’era uno stupefacente riflesso.
Così Maria per qualche istante è rimasta avvolta in quella evanescenza di cielo e nuvole chiare.
Un incanto di luce, in questi giorni così vicini a Natale.

Via Prè

Un moderno… Giacomo Leopardi

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?

Eccetera, eccetera, eccetera…

Ecco.
Con la speranza che il moderno emulo di Giacomo Leopardi abbia un destino più felice del celebre poeta recanatese, non soltanto in amore, naturalmente.

Biglietto

Trovato così, sulle foglie cadute, in Corso Firenze

Il prestigioso Grand Hotel Isotta

Non stupisce che un albergo di categoria superiore si trovasse in Via Roma, da sempre questa è la strada dei negozi di lusso e delle vetrine eleganti.
Via Roma si trova in pieno centro, collega Corvetto e De Ferrari, le due piazze centrali della Superba, tuttora è una via molto chic.

Via Roma

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo 

E noi viaggiatori di un altro secolo abbiamo il privilegio di soggiornare in questo Hotel esclusivo, certamente non ci verranno a mancare gli agi e le comodità.
Il Grand Hotel Isotta apre i battenti nel 1877, i suoi proprietari, gli stimati fratelli Isotta, sono persone che se ne intendono e infatti possiedono già un’altra struttura di prestigio, l’Hotel De France.
E se siete gente di mondo certo lo conoscerete, si trova in Via al Ponte Reale e ha ospitato lo scrittore Alexandre Dumas.
Ecco l’ insegna dell’Hotel sistemata strategicamente sull’angolo dell’edificio.

viapontereale[1]

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Torniamo in Via Roma, al Grand Hotel Isotta.
Con il tempo cambierà proprietario, sul finire dell’Ottocento diverrà di Giuseppe Borgarello.
Oh, certo, il fascino della struttura resterà immutato!
Eleganza, stile e un luogo di vero charme!

Hotel Isotta

Del resto basta guardare il palazzo per rendersi conto che qui verremo coccolati e trattati con ogni riguardo proprio come ogni ospite desidererebbe!

Hotel Isotta (2)

E’ briosa e vivace la nostra Via Roma, un viaggiatore qui non può che restare ammaliato.
E al Grand Hotel Isotta soggiornerà un celebre compositore: è il mese di Novembre del 1907 e a Genova va in scena Madama Butterfly, in questa circostanza il suo autore si ferma appunto al Grand Hotel Isotta.
Là, in quel palazzo, c’è stata una stanza riservata a lui, a Giacomo Puccini.

Hotel Isotta (3)

Oh, che sbadata!
Nell’entusiasmo di narrarvi questi particolari stavo quasi per scordarmi certi dettagli, naturalmente L’Hotel è dotato di ogni confort.
Non abbiate timori, qui non rischiate di prendervi un’infreddatura, le stanze sono dotate di caloriferi.
E c’è persino la luce elettrica, perbacco!
Vorrei sottolineare che il personale si fa in quattro per accontentare la clientela: all’Hotel potrete comprare i biglietti del treno e inoltre si premureranno di spedire i vostri bagagli.

Hotel Isotta (4)

E insomma, un posto del genere non può che avere successo.

Hotel Isotta (10)

Toh, nel 1923 ne è direttore un certo Adolfo Gallo, pure lui doveva essere uno che sapeva il fatto suo.
Il numero di telefono del Grand Hotel è facile da ricordare, eh? Due cifre soltanto: 55!
Provate un po’ a chiamare, secondo me vi risponderanno dalla Hall!

Hotel Isotta (5)

Tratto dal Manuale Telefonico del 1923 di mia proprietà 

E quando vi trovate da quelle parti non dimenticate di spedire cartoline ai vostri amici, le trovate con tutta comodità al Grand Hotel Isotta.

Hotel Isotta (6)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo 

Che atmosfere indimenticabili!
E sapete? Noi genovesi di questo tempo abbiamo ancora modo di sognare gli sfarzi dell’Hotel Isotta.
L’altro giorno passavo in Via Roma e per caso ho veduto un quadro appeso nell’atrio del civico 7.
E così sono entrata e ho potuto constatare con gioia che qualcuno desidera che si conservi la memoria del Grand Hotel Isotta, dall’immagine sottostante sotto tratte le due foto che arricchiscono questo post.

Hotel Isotta (8)

E poi, come sempre, ho da fare dei ringraziamenti a dei cari amici.
Grazie a Stefano Finauri al quale appartiene la cartolina di Via al Ponte Reale.
Grazie a Eugenio Terzo che in queste circostanze si dimostra sempre prezioso.
E infatti ha consultato per me i suoi libri e le sue antiche guide e mi ha fornito notizie importanti, poi mi ha anche inviato la cartolina pubblicitaria dell’Hotel.
E io mi sono divertita da matti a trovare altre piccole curiosità, questo genere di ricerche è davvero appassionante!
Eh certo, per saperne di più forse bisognerebbe parlare con la Signora Gemma Maria, colei che ha apposto la sua firma sulla cartolina inviata nel lontano 1909 dal Grand Hotel Isotta.
Oh, volete saperne una? La cartolina venne spedita il 19 Marzo 1909 alle ore 19 e giunse gloriosamente a destinazione, a Courmayeur, il 20 Marzo.
Caspita, c’è da dire che le Poste all’epoca erano davvero efficienti!

Hotel Isotta (7)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E in quegli anni i viaggiatori trascorrevano ozi dorati in Via Roma, nel prestigioso Grand Hotel Isotta.

Hotel Isotta (9)

Il mio albero di Natale e cose che piacciono a me

Come da tradizione ieri mi sono dedicata a fare l’albero di Natale.
Dovrei dire gli alberi, a dire il vero, in casa mia ce ne sono ben quattro: uno rosso con le campanelle argentate se ne sta sul mobile della cucina, un piccoletto tutto dorato è nella mia camera e in ingresso c’è un abete decorato con i toni dei blu.

Natale (2)

E anche quest’anno ho arricchito le decorazioni, accanto ai cervi adesso ci sono scintillanti stelline.

Natale (3)

Sono tantissime le cose che mi piacciono del Natale.
Le lucine a intermittenza, i nastri e la carta lucida dei pacchetti.
Il torrone morbido, i film alla TV, sempre gli stessi, attendo già con impazienza Il Piccolo Lord.
Mi piacciono il panforte e il pandolce alto, il cesto con la frutta secca e le noccioline da rompere con le mani.
E lo ammetto, da sempre ho una predilezione per la ballerina che si trova nella confezione dei datteri, anche per voi è così?
La musica, la musica di Natale.
White Christmas e Jingle Bells in sottofondo, le scatole tutte per terra e l’albero da decorare.
E sarà maestoso, luccicante e allegro.

Natale (4)

E riecco certe vecchie conoscenze, bentrovato caro cavallino a dondolo!

Natale (5)

Quest’anno ho aggiunto un piccolo e panciuto Babbo Natale, come potete notare va piuttosto di corsa!

Natale (6)

E poi c’è il cuore dallo stile molto british, ci sono decorazioni di tutte le forme e non mancano i miei amati uccellini.

Natale (7)

Din, don, dan: una campanella e un violino.

Natale (8)

Natale è tutto rosso e oro per me, poi magari a volte mi sembra quasi di sentire un cinguettio!

Natale (8a)

E ancora, ho aggiunto la pallina vermiglia rifinita con le perline.

Natale (9)

C’è una fragola dolce e succosa, risale ai tempi della mia infanzia.

Natale (10)

E qua e là, sui rami del mio albero, ci sono leggiadre farfalle.

Natale (11)

E un funghetto come quello delle fiabe, naturalmente!

Natale (12)

Natale è colori, note e profumi, Natale è un’atmosfera.

Natale (13)

Natale per me è anche questo, il mio grande albero sfavillante di luci.

Natale (14)

I giorni genovesi di Hans Christian Andersen

Ci sono amici che incontriamo da bambini e poi restano con noi anche quando siamo ormai diventati grandi.
Hans Christian Andersen è per me un caro compagno di viaggio, le sue fiabe mi hanno sempre incantata, da piccola avevo una predilezione per I fiori della piccola Ida.
Con mia gioia di recente è uscita una sua autobiografia, un volume poderoso pubblicato da Donzelli dal titolo La fiaba della mia vita.
Tornerò a scrivere di questo libro e delle eccezionali vicende dell’esistenza di Andersen, oggi dedico questo spazio ai suoi giorni genovesi, è stata un’emozione trovare anche la Superba tra i suoi ricordi.
E allora andiamo a quel tempo, è il 1833, Hans ha 28 anni e ancora non è divenuto celebre grazie al mondo fantastico delle sue fiabe.
In carrozza supera il Sempione: un viaggio in Italia  significa per lui calarsi nel sogno, le sue parole restituiscono lo stupore e la meraviglia davanti a panorami incomparabili.
Bucolica Italia, paradiso di alte montagne e ghiacciai lucenti, ridente di laghi disseminati di isole fiorite sotto al cielo chiaro.
Italia di profumi ed aromi, di campi di granoturco e di tralci d’uva che adornano i sentieri.

Uva (3)

Sono magiche le descrizioni di Andersen, sono incantevoli come le sue fiabe.
E il suo viaggio lo porta anche Genova, nel luogo dove ritrova l’azzurro mare.
Per i danesi, scrive Andersen, il mare è vita, amore e appartenenza e a Genova Hans rivede la distesa di blu davanti ai suoi occhi.

Mare

Così indugia in questo dolce innamoramento e rimane al balcone, a guardare l’orizzonte.

Tramonto (10)

Lo attende, a sera, un’opera teatrale e Andersen, viaggiatore di passaggio, descrive le sue camminate cittadine senza menzionare le vie della città ma è facile riconoscere certi luoghi.
Narra di aver attraversato una via di palazzi che si levano sontuosi uno accanto all’altro e così l’ho immaginato camminare lungo Strada Nuova così spesso immortalata dai celebri visitatori.

Via Garibaldi (17)

Hans è diretto a teatro, pare che non gli sia facile trovarlo, forse si perde ad ammirare le bellezze genovesi.
E poi d’un tratto, scorge una statua che si staglia contro il cielo e comprende di essere giunto a destinazione.

Teatro Carlo Felice

Teatro Carlo Felice

Al Carlo Felice assiste a un nuova opera lirica: va il scena L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti e tra il pubblico c’è anche lui, Hans Christian Andersen.

Piazza De Ferrari (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non è solo armonia e bellezza ciò che egli trova in questa città, il nostro autore visita anche un luogo cupo e particolare: l’Arsenale della città e le prigioni.
Sono vivide ed efficaci le sue narrazioni, i prigionieri in catene impressionano la mente fantasiosa di Andersen.
Eccoli i galeotti sfiancati dalla prigionia, macilenti e stremati, Andersen vede i tavolacci e i ceppi ai quali questi uomini venivano legati durante la notte.
E uno dei carcerati lo spaventa con una risata fragorosa e crudele, nei suoi occhi Hans vede il guizzo della cattiveria.
E ancora, in quella prigione c’è un giovane ben vestito, i suoi abiti sono raffinati e di buon taglio, a differenza degli altri non porta catene, Andersen riferisce che si tratta di un ricco genovese che deve scontare due anni di galera per frode e furto ai danni della collettività, costui gode di certi privilegi, la moglie gli fa avere soldi e mezzi per sostentarsi.
Oh, quanto vorrei sapere il suo nome, non avete idea!

Panorama da Torre dei Morchi (19)

Giunge poi il tempo di lasciare la Superba e il racconto torna ad essere idilliaco e pacificante, è sempre la natura a colpire la sensibilità di Andersen.
Gli ulivi e gli aranci, i melograni e i limoni succosi.

Limoni (3)

E la gente di Liguria, i pescatori con i loro berretti vermigli.

Pescatori

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi, andando verso Levante, la costa e le sue ville, le vele bianche che solcano il grande mare.

Maresottosopra (22)

E in lontananza il profilo di un’isola, la Corsica.

Via Domenico Chiodo (10)

Ancora gli rimane un lembo di Liguria da visitare, un luogo che tuttora conserva la memoria del suo passaggio.
A Sestri Levante alloggia in una locanda davanti al mare, è di nuovo la natura con le bellezze rigogliose ad affascinarlo.
E nella bella località del Levante Ligure la Baia delle Favole rammenta al visitatore quei giorni che Andersen trascorse in Liguria.

Sestri Levante

Un racconto che ha la potenza della fantasia e dell’entusiasmo, lo stesso che Hans Christian Andersen trasmette con le sue fiabe, con il suo mondo fatto di fiori parlanti, di teiere sventurate e di avventurosi aghi da rammendo.
Un caro amico, accanto a me da tutta la vita, un caro amico che ha camminato per le strade della mia città.

Genova

800.000 volte grazie!

Oggi queste righe riguardano le pagine di questo blog.
Questa casetta virtuale ha molti amici, voi lettori siete sempre più numerosi.
Qua a fianco c’è uno spazio che io ho chiamato Ospiti di Miss Fletcher, segna coloro che vengono a trovarmi: quel numeretto inaspettatamente alto indica le visualizzazioni del blog.
Ecco, qualche giorno fa mi sono accorta di aver superato le 800.000 visite, veramente incredibile.
Quindi sono senza parole, posso soltanto dirvi grazie!
E per festeggiare questo splendido traguardo colgo l’occasione per pubblicare una foto nella quale la protagonista sono io.
L’ha fatta Pendolante, un’amica di blog che di recente ho avuto il piacere di incontrare di persona, cose belle che succedono a scrivere queste pagine.
Foto a sorpresa, si potrebbe dire, me ne sono accorta a scatto avvenuto, grande Katia, grazie!
Il testo della mail che accompagnava questa immagine? Miss Fletcher fotografa Genova.
Insomma, perfetta per la circostanza, no?
Grazie di cuore a tutti voi che mi seguite con tanto entusiasmo nei miei giri a zonzo per la Superba!

Dear Miss Fletcher

Foto di Katia Mazzoni

Il Presepe della Chiesa del Gesù

C’è un presepe, a Genova, che è un’opera di talento e di indicibile armonia, si trova in una chiesa ricca di tesori, la chiesa del Gesù.

Chiesa del Gesù (2)

Qui, camminando lungo le navate, il vostro sguardo incontrerà dipinti di pregio, tra le altre vi sono opere di Guido Reni e di Lorenzo De Ferrari.
Qui i vostri occhi vedranno i tratti geniali tracciati dalla mano di Pieter Paul Rubens, la Chiesa del Gesù è un luogo colmo di bellezze.

Chiesa del Gesù (3)

E c’è una cappella con un dipinto di Simon Vouet che ritrae un Crocifisso.

Chiesa del Gesù (4)

Ai piedi di Gesù un altare, scolpita nel marmo ammirerete una suggestiva Natività.
Si legge che questo presepe fu per lungo tempo attribuito a Tommaso Carlone ma in seguito venne riconosciuto come opera dello scultore Tommaso Orsolino, artista vissuto nel ‘600.

Chiesa del Gesù (5)

E se osservate i dettagli vedrete che in questo presepe non manca davvero nulla, lo scultore ha ricreato lo scenario perfetto.
E là, in lontananza, alberi e un panorama distante, un giovane pastorello si avvicina verso il luogo dove è nato il Figlio di Dio.

Chiesa del Gesù (6)

A Gesù portano doni, Lo salutano anche le creature della terra e del cielo, c’è un uccellino posato su un ramo.

Chiesa del Gesù (7)

Dolci e gentili sono i tratti di Maria.

Chiesa del Gesù (8)

E sono due angeli maestosi a reggere l’altare.

Chiesa del Gesù (9)

E ancora un pastore in cammino, reca con sé una delle sue pecorelle.

Chiesa del Gesù(9a)

Le mani incrociate sul petto, lo sguardo umile e devoto, un uomo è in ginocchio davanti al Redentore.

Chiesa del Gesù (11)

E c’è un angelo che sovrasta la culla di questo Bambino venuto al mondo per la salvezza del mondo.

Chiesa del Gesù (12)

Inizia così il cammino terreno del Cristo, tra il bue e l’asinello.

Chiesa del Gesù (13)

E il marmo chiaro risplende della luce mistica della Natività.

Chiesa del Gesù (15)