Genova, 1875: il Riformatorio pei giovani discoli alla Foce

Accade, a volte, di scoprire per caso realtà delle quali nulla conoscevo, succede aprendo certi vecchi volumi che svelano un mondo distante dal nostro, a volte provo anche un certo sollievo nel constatare che in certi settori abbiamo fatto dei passi avanti.
Genova, 1875.
Quanti bambini sono senza famiglia?
E quanti di loro magari ne hanno una e tuttavia finiscono sulla strada sbagliata oppure rimangono senza futuro?
Trascurati, lasciati a loro stessi, senza cure e senza le attenzioni che tutti i ragazzini dovrebbero ricevere ed eccole qui queste piccole pesti, sono abbastanza riconoscibili, vero?
Loro hanno un lampo vivace nello sguardo, corrono veloci come il vento, hanno i capelli arruffati e portano scarpe vecchie e scalcagnate.
Che risata amara la loro, rumorosa ma sempre spontanea.
Si chiamano Checchin, Bernardo, Bartolomeo o Pietro, sono figli di Genova come noi.
E in questo anno 1875 c’è un’istituzione preposta a prendersi cura di questi fanciulli, ne ho letto sulla Guida Commerciale Descrittiva di Genova di Edoardo Michele Chiozza del 1874 e 1875.
Su questo volume si parla appunto di un’ istituzione nata per iniziativa delle autorità, la sua sede era in certi locali del Municipio alla Foce.

Qui era collocato il Riformatorio pei giovani discoli e appare evidente che c’è una sorta di ingannevole poesia in questa denominazione.
Il temine discolo ci fa immaginare una spensierata leggerezza, innocenti disobbedienze, regole infrante per gioco e divertimento, gioia di vivere e felicità.
In realtà, io credo, il termine andrebbe interpretato cercando di scorgere il suo significato cupo e il senso di solitudine che doveva essere legato a quella esperienza.
Questo riformatorio era curato dalla Compagnia di Misericordia, venivano dati dei contribuiti del governo per l’educazione e l’istruzione di questi ragazzini.
Che si poteva fare di loro? Come si poteva dare un senso alle loro vite?
Era necessario che imparassero un mestiere e al Riformatorio si insegnava loro a divenire operai di cantieri navali e mozzi.
Per imparare meglio le arti marinare i ragazzi potevano essere imbarcati sulle navi mercantili e lì avrebbero quindi appreso tutti i segreti della gente di mare.

È chiaro che in questo modo li si strappava a una vita magari senza indirizzo e senza speranza, era un’opportunità e forse alcuni di loro saranno stati persino felici di questo destino, altri invece avrebbero voluto poter scegliere in autonomia.
Quando leggo storie come queste mi sovvengono sempre certi pensieri, sempre gli stessi.
A queste vite forse mancarono certe dolcezze che nell’infanzia e nella giovinezza dovrebbero essere dovute a tutti: la carezza sulla fronte, il bacio della buonanotte, la mamma che ti racconta la favola prima di dormire, tuo papà che ti porta a pescare, un fratello maggiore con il quale litigare, una sorellina più piccola alla quale fare i dispetti.
E una scatola di matite colorate, una bicicletta, un giocattolo preferito, un pallone da lanciare in porta.
E tutto questo non c’era nel Riformatorio per giovani discoli della Foce e in posti simili a quello.
C’era comunque un orizzonte e c’era un futuro da conquistare.
C’era il vasto mare da solcare, compagno di giorni lunghissimi e di sere buie, un amico al quale confidare i propri sogni nascosti.
Spero che quelle onde abbiano ascoltato quei desideri e cullato certe notti insonni come l’abbraccio di qualcuno che ama davvero.

20 pensieri su “Genova, 1875: il Riformatorio pei giovani discoli alla Foce

  1. Miss, questo post, mi ricorda la “Garaventa”, nave scuola che avevo pure visto ancorata, non so in quale molo, ai tempi della mia naja…

  2. La Veneranda Compagnia di Misericordia, fondata nel XV secolo, esiste tutto’oggi e porta aiuto a svariate tipologie di persone con problemi.
    Meriterebbe un post speciale ^_^
    Buona giornata Miss!

  3. Dai “discoli”alle baby gang dei giorni nostri…purtroppo i bambini sono una cartina al tornasole della società che dovrebbe amarli ed accudirli

  4. Hai ragione il nome fa venire in mente qualcosa di gioioso mentre questi luoghi hanno sempre un grosso carico di solitudine e sofferenze. In epoche dove anche i collegi erano posti tristi e difficili da sopportare figuriamoci cosa poteva essere un riformatorio. Bacioni cara!

  5. Complimenti per questo pezzo, ho molto apprezzato la capacita’ di intuire le sofferenze di questi piccoli trascurati, vittime di uno svantaggio socio-psicologico itrimediabile. Anche oggi nonostante l’ infanzia e le isirituzioni 4.0 le amorevoli cure di una mamma e lo sguardo protettivo di un papa’ restano la dote per un futuro da persona che sa dare impulso alla propria vita e imprimere l’ efficacia necessaria alle propriie azioni. Le lacune di accudimento e di amore necessitano di medicazione per l’ intera esistenza dell’ individuo.

    • Grazie di aver apprezzato, mi fa molto piacere, credo che in quell’epoca fossero molte le situazioni come questa ed è proprio come tu dici, certe situazioni influenzano poi tutta la vita.
      Buona giornata a te e benvenuto su queste pagine.

  6. i vecchi collegi di un tempo, ora cambiano nomi, cambia il modo di affrontare la realtà, ma i problemi giovanili sono aumentati e la delinquenza minorile è in spaventosa crescita. Di questo passo chissà dove andremo a finire!
    Come sempre interessanti i tuoi riferimenti alla nostra città 😉

  7. Grazie Miss per questa interessante ricerca. Per fortuna oggi si vive di più, ci si cura di più, gli orfani sembrano non esistere. Forse esistono gli orfani affettivi, bambini lasciati a loro stessi, fintamente liberi.

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