Un saluto dal porticino di Boccadasse

E vi riporto indietro, con la mia macchina del tempo, davanti ad un’insolita Boccadasse che si ammira così nei dettagli di un’antica cartolina.
E per poterla guardare meglio dovremmo andare là, in mare, cullati dalle onde volgeremmo lo sguardo verso la riva e cercheremmo il profilo della chiesa e il campanile e il suono di quelle campane scandirebbe il nostro tempo.

E poi le scalinate e una piccola scaletta di legno posata quasi in prossimità dell’acqua, sulla destra una semplice costruzione e nell’insieme resta l’impressione che questo luogo fosse in qualche modo molto diverso da come sappiamo pensarlo.
La nostra Boccadasse, amato borgo di pescatori.

Una vela va, fende sicura l’acqua del mare e candida si staglia contro il panorama.
Sullo sfondo, una delle belle case del borgo e là dietro, con nostro stupore, una ciminiera che probabilmente apparteneva a qualche fabbrica.
Era un tempo proprio diverso, pare difficile anche immaginarlo.

Bisognerebbe andare là, sul mare.
E osservare la riva, le casette colorate, gli scogli battuti dalle onde, le creuze, le finestre e la vita che scorre.

In questo viaggio a ritroso nei giorni lontani di Genova rimaniamo a guardare un luogo unico, uno dei gioielli della Superba a noi infinitamente caro.
E da questo tempo perduto io mando a voi questa cartolina in bianco e nero e un saluto dal porticino di Boccadasse.

I pescatori di Varazze

I pescatori di Varazze reggono le reti sulla spiaggia riarsa dal sole.
Nell’orizzonte del loro destino fatto di fatica, duro lavoro, vento e onde e mani forti e salde che non conoscono esitazione.
I pescatori di Varazze hanno pantaloni arrotolati fino alle ginocchia e gesti svelti e colmi di una certa sapienza e ad osservarli pare di udire ancora l’eco delle loro voci.
Là, su quella riva.

Là, su quella spiaggia, riposa una barca, una giovane donna pare incedere svelta e sicura e un bimbetto sta sul bagnasciuga a giocare con l’acqua.
I pescatori di Varazze hanno tirato su dal fondo del mare la loro messe argentea e sono pesci guizzanti che finiranno nelle ceste dei pescivendoli e poi sulle tavole di fortunate famiglie.

La cartolina dalla quale sono tratti questi dettagli fu scelta agli inizi degli anni ‘20 da un certo Alfredo e spedita alla Signora Rita e alla Signorina Anna Mary di Frabosa Sottana e non so dirvi se le gentili destinatarie abbiano in effetti mai veduto il mare e non so nemmeno se sapessero in qualche modo immaginare le vite dei pescatori di Varazze.
Io ho provato a figurarmi loro due mentre osservano la cartolina, con un pensiero che le avrà portate, rapido come un onda, proprio su quella spiaggia.
Là, dove il mare era vita, destino e futuro, là dove vennero ritratti, in un tempo distante, i pescatori di Varazze.

Questo mare, questa vita, questo cuore di Vernazzola

Quelle case davanti al mare, l’onda che sempre ritorna, le barche affollate sulla riva.
La schiuma bianca e salmastra, le luci tenui al tramonto, questa è la dolcezza del nostro mare genovese: Vernazzola si trova nel levante cittadino e sembra un piccolo mondo a parte e un pacifico altrove.

Il cielo lucidato dal vento è limpido e blu, la luce del sole ravviva i colori caldi di queste case, scalda i sassi e conforta i pigri bagnanti che se ne stanno davanti a questo mare.

Questo mare, queste case, questa brezza marina che accarezza e asciuga i panni stesi.
Questo mare, questa vita, questo cuore.
Così accadeva in un altro tempo, diverso e anche simile al nostro.

Osservare la città viaggiando nei suoi giorni distanti è sempre un’emozione particolare, soprattutto in quei luoghi che ancora svelano la loro vera identità, la loro anima palpitante e la loro autentica essenza.
E a Vernazzola ancora ci sono le barche davanti alle case e sulle corde da stendere sventola una sinfonia di bucato.

Vernazzola e i suoi pescatori, i volti scuriti dal sole, le mani forti, le braccia possenti.
E i pesci guizzanti, le cime, le reti.
La fatica, l’incertezza, la conquista quotidiana.
Questo mare, questa vita, questo cuore.

Questo mare, questa luce, questa allegria.
Questa nostra Vernazzola, questa nostra Genova così brillante e viva.

Le immagini in bianco e nero di questo articolo sono dettagli di una cartolina d’epoca della mia piccola collezione, la fotografia è opera del bravo del bravo fotografo Sciutto e la pubblico nella sua interezza a conclusione delle mie brevi divagazioni.
È un tempo che ritorna e che sappiamo riconoscere, quasi immutato, ancora nostro, nel profondo.
Questo mare, questa vita, questo cuore di Vernazzola.

Una cartolina da Ponte Trebbia

Alcune case, la quiete della campagna: Ponte Trebbia è una piccola frazione del Comune di Torriglia e si trova là lungo la strada che si snoda curva dopo curva.
Ci si passa per venire qui a Fontanigorda e lì vicino scorrono le acque fresche del Trebbia.

Appena pochi metri, appena il tempo di virare dal colore al bianco e nero che lascia immaginare un tempo diverso, più lento e legato ai ritmi della terra e dei boschi.

A Ponte Trebbia, poi, c’è anche una celebre trattoria nota per i suoi piatti tipici ottimi e abbondanti, è una posto assai apprezzato da tutti coloro che frequentano questa valle.

Ancora in bianco e nero, in un’epoca distante e differente.
Le montagne dalla curva gentile, gli alberi ancora giovani, la strada che era inevitabilmente diversa da come poi la faranno mutare il tempo e il progresso.
E l’acqua del Trebbia che scroscia, gli uccellini che ancora ripetono il loro canto, un’immagine che è stata per me una piccola sorpresa proveniente da giorni lontani, un ricordo che ho volentieri aggiunto alla mia piccola collezione: una cartolina da Ponte Trebbia, in una stagione lontana di questa amata valle.

Una cartolina per Nelly

Una cartolina romantica, scelta da mani affettuose e gentili.
Viaggiò in un giorno di primavera, si legge infatti una data precisa: 11 Aprile 1900.
Quanti anni sono trascorsi da allora, quante vite e quanti destini si sono intrecciati per poi disciogliersi!
La cartolina compì un viaggio piuttosto breve, fu infatti spedita da Genova: la destinataria era una certa esimia signorina Nelly e l’indirizzo sul retro della cartolina ci svela che lei si trovava presso l’Educatorio delle Suore Marcelline nel quartiere di Albaro.
Quella garbata calligrafia così precisa e armoniosa ha davvero attirato la mia attenzione: saper scrivere a quella maniera è oggi una vera rarità come del resto è piuttosto insolito imbattersi in una fanciulla di nome Nelly, sono davvero cose di altri tempi!
Di Nelly poi, non so dirvi davvero nulla, non so immaginare se si trattasse di una bimba o di una giovane ragazza.
A lei scrive un certo Fausto e le manda un semplice bacio: io credo che costui potrebbe essere semplicemente un fratello o un parente, non penso che la cartolina sia stata scritta da un innamorato, del resto correva l’anno 1900 e Nelly si trovava dalle Suore, da qui la mia deduzione.
Trovo molto bella questa cartolina nella quale si ammira uno scorcio della passeggiata di Nervi: il mare azzurro, le rocce, un panorama rasserenante così dipinto e in parte incorniciato da fiori odorosi.
Un’armoniosa preziosità destinata a una persona cara, un ricordo di Nervi: una cartolina per Nelly.

Sulla spiaggia di Santa Margherita Ligure

Partiamo, felici e spensierati, per un nuovo viaggio nel tempo che ci condurrà alla nostra meta, una località incantevole sulla riviera di Levante.
In una dolcezza di profumi fragranti e di colori vivaci così si mostra la bella Santa Margherita Ligure, molte delle sue case sono dimore di pescatori che ogni giorno sfidano il mare e le onde e gettano giù le reti per poi tirarle su cariche di pesci.
Il sole brilla, in questo tempo distante, con la sua luce rischiara le case che si affacciano sulla spiaggia.

Ci sono le barche tirate a riva, c’è un piccolo carretto lasciato lì sui sassi, una tettoia ripara questi bagnanti perché la calura si fa sentire qui sulla riviera.
È una spiaggia che non sapremmo immaginare in questa maniera, eppure, ancora una volta, restiamo ad osservare il tempo perduto con sguardo incantato.

E c’è chi prende il largo su una barchetta e chi invece si avventura con una piccola canoa mentre alcuni aspettano solo il momento opportuno per tuffarsi nel blu!

Il tempo scorre e i luoghi mutano, eppure in un certo modo tutto pare conservare il proprio passato, mentre l’onda lenta lambisce la riva.

Così si svela, in una cartolina del passato, la spiaggia dell’Hotel Belle Vue di Santa Margherita Liguria, nella magnifica dolcezza della riviera.

Camminando nel passato sulla Circonvallazione a Mare

Ritorniamo a ripercorrere insieme la Circonvallazione a Mare, in un giorno di sole e di primavera, volgendo lo sguardo a ponente e verso la Lanterna ecco la strada ampia, il nastro di asfalto e sullo sfondo le case alte dei caruggi.

Osserviamola meglio e con occhi diversi in un tempo differente: sfogliando il prezioso volume Genova Nuova edito nel 1902 si scopre che la Circonvallazione a Mare, realizzata alla fine dell’Ottocento, era allora considerata una tra le migliori passeggiate d’Italia.
Viene descritta con parole suggestive, se ne esalta l’ampiezza e le grandiose vedute che si godono da questa passeggiata che così si snoda per un lungo tratto.

Tra ieri e oggi, tutto muta e cambia e forse potremmo provare a lasciare dietro di noi il rumore del traffico e tornare, anche solo per qualche istante, nel nostro passato.

Forse potremmo anche prendere del tram: ecco una delle straordinarie conquiste della modernità!

Diamo le spalle alla Lanterna e guardiamo nella direzione opposta: è così piacevole camminare, con tutta la calma del mondo, sulla Circonvallazione a Mare.
C’è una fila di alberi giovani e poi ci sono palme frondose, la ricchezza di verde che abbellisce la passeggiata viene anche ricordata sulle pagine del già citato libro Genova Nuova.
Passo dopo passo, con fiera eleganza.

Ed ecco arrivare un carro e il rumore degli zoccoli del cavallo, questo è davvero il ritmo di un tempo diverso.
E qualcuno preferisce mettersi seduto e magari riposarsi un po’ e godere del profumo del mare e della freschezza di questo luogo incantevole.

Da un tempo all’altro, mentre il bianco e nero scivola nei colori vividi e accesi della realtà.
Sulla sinistra, fastosa e imponente, ecco l’ottocentesca Villa Mylius con il suo scenografico loggiato.
I genovesi di ieri andavano a spasso in questi luoghi ed io in qualche modo li ho riportati proprio lì, sulla Circonvallazione a Mare.

Villa Mylius predomina ancora sulla prospettiva di Corso Aurelio Saffi che così appare in questa nostra epoca.

Il tempo fugge, svanisce e muta gli scenari.
Ho scelto tre delle mie cartoline per raccontarvi questi luoghi e come sempre mi sono dilettata a cercare i dettagli, perché così si compiono i veri viaggi nel tempo: osservando e sognando ad occhi aperti.
E allora è come ritrovarsi là, a camminare piano piano, con un ombrello parasole, vero conforto delle giornate calde.

Seguendo il rumore dei tram e quello del carro, sentendo la brezza marina che sfiora il viso: camminando nel passato, sulla Circonvallazione a Mare.

Sulla Passeggiata di Nervi

Ed ecco la dolce bellezza della Passeggiata di Nervi: il fragore del mare, le onde impetuose, i profumi mediterranei, il vento che smuove le fronde e tutto rinfresca e sempre si rinnova questo splendore.
A volte si osserva da lontano e non si distinguono i volti e le figure ma si ammira l’insieme e il panorama incantevole che ammalia lo sguardo.

Mettiamo la mano sulla sinuosa ringhiera turchese e percorriamo insieme un breve tratto, calcando i mattoni rossi della passeggiata che si snoda lungo gli scogli di Nervi.
E cerchiamo una panchina tutta per noi, davanti al mare inquieto.

Non siamo certo gli unici ad aver avuto questa splendida idea, le panchine della Passeggiata di Nervi sono da sempre il luogo perfetto per riposarsi e fermarsi a chiacchierare.
Ecco infatti alcuni signori impegnati in una piacevole conversazione.

E ancora, poco distante, gente che va e gente che viene, davanti a questo mare.
Una figuretta sottile e aggraziata incede con passo sicuro: è una giovane donna e porta con sé due belle bimbette, la più grandicella ha due lunghe trecce che le cadono sulla schiena, la piccolina si lascia quasi un po’ trascinare con il suo passo incerto.
Tutti loro sono là, sulla Passeggiata di Nervi.

E come vi dicevo, a volte si osserva da lontano e non si riescono bene a distinguere i volti e le persone eppure ci sono, in questo luogo tanto amato.
Se voi siete d’accordo, cari amici, io mi fermerei qui, che ne pensate?
Potremmo restare un po’ al chiosco della Marina a seguire il tempo che scorre, con questa dolcezza, sulla Passeggiata di Nervi.

Una cartolina per Margherita

E così, nel tempo degli amori romantici, questa cartolina cadde nella buca delle lettere della signorina Margherita.
Lei la raccolse con le sue mani candide, la voltò e lesse quel messaggio a lei destinato e forse sorrise divertita.
Non so dirvi con certezza se la signorina Margherita ricambiasse quel sentimento palpitante, colui che le scriveva ardeva di amore per lei e a dir tutta la verità sembra anche un po’ sulle spine, per così dire.
Il giovanotto di belle speranze rispondeva al nome di Alfredo e scriveva alla sua adorata fanciulla chiamandola “cara Fatina”.
E con quella calligrafia un po’ obliqua proseguiva poi con questo interrogativo sospirante: cosa devo fare io per te?
Ora voglio essere ottimista, siccome la cartolina termina con l’invio di tanti saluti e anche di tanti baci voglio pensare che in qualche modo questo Alfredo fosse ricambiato, altrimenti forse non avrebbe osato tanto con la signorina Margherita, perbacco!
E allora mi piace immaginare che Alfredo e Margherita abbiano condiviso i loro giorni e abbiano navigato insieme, felici, nelle acque a volte imprevedibili dell’amore e della vita.

Ancora in Via XX Settembre

E torniamo ancora, una volta in più in Via XX Settembre.
Sempre con la macchina del tempo che ci porta in quel tempo che a noi piace immaginare, senza nemmeno sapere se stiamo indovinando ma questo è anche il bello dei giochi di fantasia.
E così, in questo giorno di un anno lontano ci si incammina verso la più vibrante arteria cittadina, ricca di bei negozi e di palazzi fastosi.
C’è un certo verde urbano che noi non siamo abituati a vedere in quel tratto di strada antistante Piazza della Vittoria, deve fare anche un po’ caldo in questo giorno di un anno che non so: così sembra a giudicare l’abbigliamento del signore in primo piano, tuttavia le altre persone sembrano ben più coperte!

Che tempo diverso era questo!
Ecco le vetrine colme di abiti alla moda, gonne lunghe, maniche a sbuffo e vezzosi cappelli da signora.
C’è chi passa su una briosa macchina sportiva, che bellezza il vento che sfiora la faccia, che gioia l’ebbrezza della velocità!

C’è chi invece si mette in paziente attesa del tram, la vita è anche fretta, incombenze, persone che incontri, cose da fare, tram sbagliati e mete da raggiungere.

E così mi piace sempre ritornarci in questa nostra Via XX Settembre: ancora ogni volta diversa, ma sempre unica e speciale per noi genovesi.