Il Monumento alla Duchessa di Galliera

La statua che ritrae Maria Brignole Sale è proprio di fronte al Galliera, l’Ospedale che lei fece costruire per la sua città.
Questa è una delle sue buone opere, la Duchessa di Galliera lasciò a Genova i suoi palazzi e le opere d’arte che oggi sono il vanto dei Musei di Strada Nuova, Maria donò a noi le sue ricchezze.
Diede mandato a Cesare Parodi di progettare l’Ospedale San Raffaele di Coronata e il San Filippo in San Bartolomeo degli Armeni, a lui diede l’incarico di edificare l’Ospedale di Sant’Andrea, il nostro Galliera.

Quando lei lasciò le cose terrene si volle ricordarla con questo monumento dove viene ritratta in tutta la sua dolce bontà.
Assisa, quieta e benevola, munifica benefattrice.
Indossa un abito ricco e raffinato, sul suo petto cadono diversi fili della stessa collana.

Autore di questo monumento è Giulio Monteverde, valente scultore al quale si devono molte celebri opere collocate nel Cimitero Monumentale di Staglieno.
Monteverde pose la sua firma anche sul monumento del marito di Maria Brignole Sale, Raffaele De Ferrari, colui che come la sua consorte si distinse per generosità.
Il monumento a De Ferrari attende ancora una nuova collocazione, quello di Maria svetta invece sotto il cielo blu di Carignano.

Quanto dolore attorno a lei, quanta vita temprata dalle difficoltà ai piedi della nobildonna.
C’è un uomo spossato con una stampella.

Una giovane madre stremata dalla sofferenza sembra quasi non avere più forze ma tiene caparbiamente a sé il suo bambino piangente.
Saldo e sicuro, a sovrastare tutti loro, un angelo.

Un angelo pieno di grazia dai tratti perfetti, creatura celeste scaturita dal talento di un abile artista, gli angeli di Monteverde hanno una particolare bellezza, il più celebre custodisce il sonno della famiglia Oneto.

Questo gruppo scultoreo pare avere, nella mia opinione, una sorta di vitalità che si coglie nei gesti, negli sguardi e nelle posture.
L’angelo ha le grandi ali aperte e volge il viso verso Maria.

Pare quasi, almeno a me, che tra i due ci sia un dialogo, lui sembra volgere gli occhi verso di lei e pare dirle: guarda quanta umanità dolente è stata affidata alla tua bontà, guarda quanto bene hai fatto ai tuoi simili.

E lei sembra rispondere con quella dolcezza che traspare dai suoi occhi.
Caritatevole, generosa e indimenticabile benefattrice.

Sulla base del monumento sono incise parole che ricordano la grandezza della Duchessa di Galliera, alle spalle di lei c’è l’edificio che testimonia la sua munifica generosità.
Tra cielo e terra l’angelo giovane dalle fattezze sublimi protegge l’umana fragilità, la mostra e la affida a colei che dona salvezza, cura e accudimento.

Attorno al monumento si aprono boccioli profumati.

Sono le Rose Duchessa di Galliera e sono state create appositamente per lei che amava tanto questi fiori, i giardini di Maria Brignole Sale erano un trionfo di rose, ora questi petali delicati circondano la sua figura.


Nobile di animo e attenta alle esigenze dei meno fortunati, ha lasciato una traccia indelebile nella sua città e ancora adesso tutti noi dovremmo esserle grati.

L’angelo è chino ai suoi piedi, con quella grazia per la quale non si trovano parole adatte, si può solo ammutolire davanti alla gloria della bellezza, si può solo restare incantati a guardare.

E poi gli occhi trovano il volto sereno di lei, quel suo sorriso dolce e materno.
È la bellezza della generosità per sempre impressa sul viso di Maria Brignole Sale.

Un ragazzino di nome Cristoforo Colombo

Un maestoso castello che un tempo fu la casa del Capitano Enrico D’Albertis, avventuroso navigatore, studioso e scrittore vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
Un posto scenografico e affascinante, oggi questa è la sede del Museo delle Culture del Mondo, una realtà cittadina che propone percorsi alla scoperta di civiltà lontane con un’ampia selezione di reperti appartenuti al Capitano.

Castello D'Albertis

Lassù, in una loggia di Castello D’Albertis, ha la sua dimora un genovese che ha portato il nome di questa città in luoghi inesplorati, oltre il confine del mondo conosciuto.
È il più celebre figlio della Superba, immortalato nei suoi verdi anni dallo scultore Giulio Monteverde.
Un ragazzino di nome Cristoforo Colombo: scruta l’orizzonte e la vastità del mare.

Colombo (2)

Un artista di grande ingegno per una statua suggestiva e particolare.

Colombo (3)

Cristoforo è solo un fanciullo, diverrà il più grande navigatore di tutti i tempi e il suo nome risuonerà in terre inesplorate, oltre l’oceano.
Ancora non conosce il destino che verrà, siede su un bitta e tiene un piede posato sull’anello al quale si assicurano le cime.
E se osservate quei suoi tratti armoniosi e regolari ritroverete l’inquieta beltà del sinuoso angelo della tomba Oneto, anch’esso opera del talento di Giulio Monteverde.

Colombo (4)

Ai piedi del giovane Colombo sono scolpite queste parole del Capitano D’Albertis, il Corsaro era il suo cutter a bordo del quale egli compì un lungo viaggio proprio seguendo la rotta del famoso navigatore.

AL SOLE CHE TRAMONTAVA SULL’INFINITO MARE
CHIEDEVA COLOMBO GIOVINETTO ANCORA
A QUALI ALTRE TERRE A QUALI ALTRI POPOLI
ANDAVA A PORTARE I SUOI MATTUTINI ALBORI

CROCIERA DEL CORSARO A SAN SALVADOR
CAP. E. A. D’ALBERTIS

Colombo (5)

Un ragazzino pensieroso e assorto, figlio di un laniere e figlio di Portoria.

Colombo (6)

E il suo sguardo, il suo sguardo ha la luce del fuoco.
Nei suoi occhi un porto, un confine da solcare, onde furiose, gorghi e tempeste.
Vento, vento che gonfia le vele e sartie intrise di salino.
E albe lucenti, mare, infinito mare e terra ignota.
Ogni mondo che egli vedrà è già nei suoi occhi.

Colombo (7)

E davanti a lui  la città che gli diede i natali.

Colombo (8)

Bello come una creatura celeste, un ragazzino che diverrà protagonista della più entusiasmante delle avventure.

Colombo (9)

Una rotta, un viaggio verso terre lontane e un nome che cambierà il destino del mondo.

Colombo (10)

Dramma Eterno, il volto dell’inquietudine

Se l’inquietudine avesse un volto potreste vederlo in un luogo di silenzio e di mistica suggestione.
In certi giorni il vento smuove le foglie cadute e fa oscillare i fili d’erba ma non tocca quel manto che copre le due figure interpreti di una vera danza macabra.
E bisogna andare lassù, nel porticato superiore del Cimitero Monumentale di Staglieno, per fissare i propri occhi sul volto dell’inquietudine.
Questo è il monumento Celle, scolpito da Giulio Monteverde, artista autore di opere indimenticabili, sua è la scultura di quell’angelo dallo sguardo enigmatico e dalle forme eteree.
E sua è la statua che rappresenta la danza della Morte con la Vita, il dramma eterno.

Tomba Celle

Il progetto originale dell’opera prevedeva che la fanciulla fosse completamente senza veli, un vero azzardo per quell’epoca e venne richiesto che la giovane donna fosse coperta, così un manto andò a posarsi sulla nudità di lei.

Tomba Celle (2)

L’inquietudine è in quel movimento, in quel drappeggio che cade, nel tentativo disperato della Vita di sottrarsi alla stretta della Morte.

Tomba Celle (3)

L’inquietudine è in quelle dita di scheletro che afferrano con ineluttabile vigore quel polso giovane e lo tengono stretto, l’inquietudine è quella mano di fanciulla protesa a cercare soccorso e salvezza.

Tomba Celle (4)

La Vita ha forme sinuose e fattezze perfette, i capelli le incorniciano il viso, sul suo capo è posata una lieve farfalla che rappresenta l’anima.
La Morte è cupa, il viso della Morte è un teschio, non ha occhi e non ha sorriso, non ha sguardo e non ha pietà.
La Morte è misteriosa, inesplicabile, oscura, un velo la cela e la rende ancor più paurosa.

Tomba Celle (5)

Danza la Vita, pare di sentire l’armonia leggera dei suoi passi, cade il drappeggio sui suoi fianchi e sulle gambe.

Tomba Celle (6)

E la sovrasta quel volto, il volto dell’inquietudine implacabile e crudele, mentre quella mano la tiene avvinta e non le permette di sfuggire al suo destino.

Tomba Celle (7)

Non c’è scampo e non c’è fuga.
L’inquietudine è gesti e movimenti, la esprime quel capo reclinato all’indietro, tutta l’energia vitale è tesa nell’immane sforzo di divincolarsi da quell’abbraccio mortale.
La Vita non si arrende, la Vita cerca la vita, l’aria e il respiro.
La Vita cerca la libertà.

Tomba Celle (8)

Staglieno è tanti mondi, vi si trovano certe antiche genovesi con lo scialle di trine e l’ombrellino tra le mani.
E bimbe ritte in punta di piedi e marinaretti.
E angeli, angeli sottili e leggeri.
E poi, a volte, si incontra l’inquietudine e ha diversi visi e sguardi, presto li scopriremo insieme.
Silenzio, silenzio e ombra.
Lassù, sotto al porticato, la Vita e la Morte danzano per l’eternità.

Tomba Celle (9)