Domenica mattina in Piazza Matteotti

Le buone abitudini, i soliti giri.
Ogni prima domenica del mese, in Piazza Matteotti, c’è il mercatino dell’antiquariato.
Io non manco mai, dopo la pausa estiva poi è come ritrovarsi tra vecchi amici.
E da frequentatrice abituale ovviamente conosco molti degli espositori e così, mentre sbircio tra i nuovi arrivi e le ultime novità, mi soffermo sempre volentieri a fare due chiacchiere.
E poi conosco alcuni dei visitatori, tra amanti delle cose del bel tempo andato ci ritroviamo.
Uno colleziona giocattoli, l’altro fotografie, molti cercano introvabili cartoline, è un piccolo mondo variegato di differenti interessi e di ritrovati entusiasmi.
Io vado sempre presto, mi piace arrivare quando non c’è ancora tanta gente e mi piace l’aria fresca del primo mattino, mi piace attraversare De Ferrari deserta, mi piace gironzolare con tutta calma.
E poi, prima di andarmene, passo sempre nella Chiesa del Gesù.
E non sono la sola, naturalmente.
Di domenica mattina, in Piazza Matteotti.

 

Luglio 1924: il funambolo in Piazza Umberto I

Era il tempo di una calda estate della Superba e i genovesi accorsero numerosissimi ad assistere a uno spettacolo straordinario, ne dà notizia il quotidiano Il Lavoro in questi giorni di luglio del 1924.
E per citare proprio il quotidiano è un pubblico imponentissimo ad assieparsi nella vasta Piazza Umberto I che noi ai nostri tempi conosciamo come Piazza Matteotti.
Ah, c’è un evento fenomenale al quale non si può mancare: il funambolo spezzino Guglielmo Pace si esibirà sulla fune tesa a trenta metri d’altezza dal suolo!
Il funambolo è temerario, sorprendente e avventuroso, a ogni suo passo leggero sulla fune si leva dalla piazza un coro di voci meravigliate e gli occhi stupefatti sono tutti per lui.
Guglielmo avanza, compie le sue evoluzioni, ripete le sue acrobazie e la folla lo premia con scrosci di applausi.
Così accade la prima sera e la seconda volta c’è ancora più gente!
L’acrobata poi ogni sera se ne inventa una nuova, scrive il cronista del Lavoro che il nostro ha strabiliato il pubblico con le scene del commensale e dell’arrotino.
Per la terza rappresentazione poi Guglielmo Pace ha in serbo per i suoi spettatori una sorpresa notevole: la marcia nelle ceste e un esercizio con straordinari fuochi d’artificio.
Va detto che una parte dell’incasso è destinato alla Croce Verde Genovese e così il quotidiano cittadino si premura di farlo sapere a quei pochi che ancora non sono a conoscenza dell’evento.
E tra le pagine del Lavoro del 15 Luglio ecco ancora l’evocazione del mirabolante spettacolo tenutosi nella domenica precedente.
Da tanti anni non si assisteva a esibizioni acrobatiche tanto straordinarie!
Pensate che Guglielmo Pace, da talentuoso equilibrista, diede prova di essere anche un abile tiratore perché colpì con il moschetto i palloncini che venivano lanciati dal basso della piazza.
Che emozione, che meraviglia, che stupore!
Fu uno spettacolo indimenticabile in quell’estate del 1924 in Piazza Umberto I.

Luce di primavera

Calda e brillante cade la luce di primavera.
Sfiora i visi, rallegra l’umore e fa sbocciare i fiori delicati.
Così questa luce di primavera sa disegnare la città e svelarla e gli occhiali divengono cornici e le lenti magnifici specchi nei quali si riflettono i palazzi che si affacciano su Piazza Matteotti.
Una di quelle amate magie di primavera e di Genova.

Attraversando Piazza Umberto I

Attraversando Piazza Umberto I, in un tempo del nostro passato, incontriamo una moltitudine di genovesi affaccendati nelle questioni della loro vita quotidiana: sono coloro che sono rimasti ritratti in una delle mie cartoline della vecchia Genova e ancora paiono trovarsi in queste nostre strade.
E così anche noi ci ritroviamo a passeggiare con loro davanti alla Chiesa del Gesù, sullo sfondo si scorge un gruppetto di eleganti dame con dei lussuosi cappelli, mentre il gentiluomo in primo piano incede con passo sicuro verso una meta a noi sconosciuta.

Ed è tutto un rumoroso andirivieni di carrozze e carretti, i cavalli nitriscono e i loro zoccoli battono a ritmo sul terreno: il rumore della città è diverso da come poi sarà nel tempo a seguire.

C’è un uomo in divisa in questa Piazza Umberto I, pare guardarsi intorno con molta attenzione.
E là dietro c’è un carretto colmo di merci, forse potrebbe trattarsi di fiori.

Il mondo scomparso ha i suoi volti e il suoi sorrisi, comprende le diverse età della vita e c’è chi ha già molti anni alle sue spalle e chi invece deve ancora imparare a muovere i primi passi.
Ed ecco così una giovane mamma con la sua bimba che porta la candida cuffietta secondo l’uso dell’epoca.
E là alle loro spalle altri tasselli di questo universo svanito e cancellato dal tempo trascorso: un’insegna indica le acque minerali e un’altra è apposta sull’ingresso di una sartoria.
E là, bello chiaro ed evidente, si nota il profilo dell’Albergo Piazza Nuova che prendeva il suo nome dal toponimo precedente di questa Piazza Umberto I un tempo era nota appunto come Piazza Nuova e da noi invece denominata Piazza Matteotti.

Il tempo sfugge e tutto muta, assume un diverso colore e una diversa luce.

Eppure, anche in un’epoca differente, può capitare di volgere lo sguardo verso uno spicchio di città e rivedere ancora i carretti, il signore con il baffi, le dame con i cappelli eleganti e la giovane mamma con la sua creatura in braccio.
In un tempo diverso, attraversando Piazza Umberto I.

La Domenica delle Palme

E venne la Domenica delle Palme.
In questo giorno si celebra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, ad accoglierlo fu una folla festante che agitava rami di palma e così questa festività viene celebrata con le palmette e con i rami d’ulivo che vengono benedetti in occasione di questa solennità religiosa.
E in un tempo lontano di Genova erano certe infaticabili donne ad intrecciare le palme: le loro dita si muovevano rapide e nodose, cariche di una sapienza antica e di instancabile dedizione.
In un giorno distante, in Piazza Nuova, così era denominata nel passato la nostra Piazza Matteotti.
E c’erano loro: due donne, davanti a Palazzo Ducale.
Ed ecco l’ulivo della Liguria che cresce sotto il sole radioso e sulle fasce coltivate e curate dal lavoro dell’uomo, in quei luoghi di Riviera sospesi tra terra e mare.
Due donne, hanno i capelli bianchi e i visi solcati da rughe, sono abbastanza in là negli anni eppure non trovano riposo, si affaccendano indefesse e senza sosta.
E ascoltano le voci di quella Genova antica che vive attorno a loro e della quale fanno parte, testimoni di un tempo destinato a svanire e a rimanere memoria rimpianta e lontana.
Ho trovato questa fotografia in uno di quei mercatini dove il passato ancora rimane sotto i nostri sguardi per svelarsi ancora e ancora ad occhi desiderosi di scoprire e di ritornare a quelle epoche mai vissute.
Così ho portato qui le due donne con il loro ulivo e le loro palme così sapientemente intrecciate, in quest’epoca che non è loro e nella quale guardiamo a quel passato come ad un tesoro di tradizioni da riscoprire e da custodire.
A tutti voi buona Domenica delle Palme.

Chiesa del Gesù: la Cappella della Vergine Assunta

È una delle chiese più ricche ed è situata nella centrale Piazza Matteotti: la Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea anche nota come Chiesa del Gesù è davvero uno dei gioielli di Genova e di alcune sue meraviglie ho già avuto modo di scrivere in questo articolo.
Percorrendo la navata destra soffermatevi davanti alla terza cappella che ebbe il patrocinio della famiglia Durazzo: qui potrete ammirare l’Assunzione della Vergine di Guido Reni, opera risalente al 1617.

Nella sua Guida Illustrativa del Cittadino e del Forastiero per la città di Genova e sue adiacenze del 1875 lo storico Federico Alizeri definisce l’opera di Guido Reni eccellentissima e spiega che è così sita sull’altare e ai due lati si trovano le statue di San Giuseppe e di David, entrambe sono opera della scuola dei Carlone.

Magnificenti angeli sovrastano il dipinto.

Per raccontarvi in qualche modo la splendida tela di Guido Reni ricorrerò ad una guida d’eccezione e sfoglierò con voi il volume Descrizione della Città di Genova da un anonimo del 1818 edito da Sagep nel 1974.
L’anonimo visitatore, con cura e precisione, narra le bellezze di Genova e a lungo si sofferma sulla Chiesa del Gesù dedicando alcune righe a questo dipinto che egli definisce uno dei più bei quadri dell’Italia.
Vi si ammirano, egli scrive, 26 figure e tra esse ci sono i 12 apostoli.
Sempre seguendo le indicazioni dell’anonimo ecco lo stupore e la meraviglia di San Pietro a braccia spalancate verso il cielo.

A terra un rotolo di carta, libri e chiavi, c’è da perdersi ad ammirare certi dettagli di questo quadro definito sempre dall’anonimo di grande e difficile esecuzione.

L’anonimo riferisce poi che vi si notano anche San Giacomo e San Giovanni in colloquio sopra il miracolo avvenuto.
E davvero pare di udire parole appena sussurrate e preghiere di mistico stupore.

Nel candore e nella sua assoluta lievità, tra nuvole leggere si staglia la Vergine Maria nell’istante dell’Assunzione al cielo: le braccia incrociate sul petto, lo sguardo saldo e fidente, la grazia impareggiabile della sua figura.

Tutto attorno piccoli angeli deliziosi e frementi accompagnano la Vergine.

In questa dolce e armoniosa bellezza.

Nella volta del soffitto poi si ammira l’affresco con la Santissima Trinità e la Vergine incoronata opera di Giovanni Carlone.

Tutto è ammantato da una sublime leggiadria e certo le mie semplici fotografie non possono restituire appieno cotanta perfezione.
Se vorrete coglierla con il vostro sguardo recatevi nella Chiesa del Gesù e potrete così ammirare l’Assunzione della Vergine di Guido Reni.

Con il bidone del latte in Piazza Umberto I

Vi porto ancora a ritroso nel tempo, nella cornice di una cartolina del passato che fu spedita da Genova a Camogli nel 1904.
Questo tempo, così straordinariamente diverso, più lento e più faticoso del nostro, ritorna con la sua vita che riempiva le strade cittadine, in un pullulare di uomini e donne, ognuno di essi segue la propria meta, è un percorso della quotidianità in Piazza Umberto I.

Nella prospettiva di Via San Lorenzo si scorge un chiosco, una signora con l’abito scuro incede lentamente, immersa nei suoi pensieri, mentre un uomo procede verso la Cattedrale.

La protagonista di questa storia è la figuretta femminile che si staglia in primo piano: lei è una bella ragazza alta, energica e dal carattere volitivo.
Forse abita nei dintorni, forse è la giovane mamma di uno stuolo di piccoletti, forse proviene da qualche località dell’entroterra, forse si chiama Maria o magari Amalia o Giulietta.
Come una regina lei attraversa Piazza Umberto I, con un braccio regge una cesta ricoperta da una tovaglietta a quadri certamente colma di ogni delizia, di pane fragrante e di formaggio saporito.
Porta con sé anche un ingombrante bidone del latte e immagino che una volta pieno sia stato parecchio pesante ma lei non pare davvero curarsene.

Il suo bidone del latte è molto simile al mio, io lo comprai anni fa ad un mercatino e lo tengo in cucina in bella mostra.
È un oggetto vissuto, certo in qualche epoca distante venne stretto dalle mani salde di qualche fanciulla.

Lei, la ragazza di Piazza Umberto I, è uno dei magnifici misteri che vorrei saper svelare.
Ha un nastro blu che tiene da conto in un cassetto, uno scialle scuro per quando va a messa, un piccolo crocifisso che porta sempre al collo, una camicia di sangallo che è la sua preferita.
E potrei continuare ancora e ancora, questa giovane donna da sola è già un romanzo tutto da leggere.

La sua figura aggraziata è svanita dall’orizzonte di Piazza Umberto I, ai giorni nostri poi il toponimo è mutato e questa per noi è Piazza Matteotti.

Tutto cambia ma in qualche maniera, a volte, tutto resta identico e fedele a se stesso.
E magari un giorno, passando in Piazza Matteotti, guardandovi attorno vi potrebbe sembrare di vedere certe signore con le gonne lunghe scure e poi lei, con la sua indaffarata giovinezza.
Cammina svelta, sorride, ripensa a tutte le sue incombenze quotidiane mentre con grazia attraversa Piazza Umberto I con il bidone del latte.

La Madonna della Strada nella Chiesa del Gesù

Vi porto ancora con me nella luminosa Chiesa del Gesù sita in Piazza Matteotti, ritorno spesso ad ammirare le sue molte bellezze e di alcune di esse scrissi in questo articolo.
Ampia e magnificente, la Chiesa del Gesù di Genova racchiude diverse opere d’arte di grande pregio, non a caso capita di frequente di trovare persone che si soffermano ad ammirarle.

E là, tra quelle mura, un certo dipinto ha colpito la mia attenzione, mi ha affascinata per la sua radiosa semplicità e poi quel titolo così particolare attribuito a Maria ha davvero suscitato la mia curiosità.
Rischiarata da luci che rappresentano speranze e devozioni questa è la Madonna della Strada.

Ho reperito facilmente le informazioni che cercavo, sono stampate a tergo dell’immaginetta che ho trovato proprio in Chiesa e così un semplice cartoncino devozionale mi ha svelato una bella storia a me sconosciuta.
Il titolo di Madonna della Strada risale a epoche lontane e indica l’aiuto che Maria porge ai fedeli: lei mostra la strada e li accompagna verso Gesù, inoltre è guida nel cammino degli esercizi spirituali e sulla via della missione al servizio dei più poveri e sfortunati.
Un antico e prezioso affresco della Madonna della Strada si trova nella Chiesa del Gesù di Roma, l’opera risale al XIII o XIV secolo e sembra che fosse molto amata da Sant’Ignazio di Loyola che fu il fondatore della Compagnia di Gesù.

E veniamo alla nostra chiesa genovese, per spiegare la presenza di questo quadro bisogna andare indietro nel tempo fino al 1908.
In quell’anno, infatti, i devoti gesuiti della provincia di Torino commissionarono al pittore Pio Bottoni un dipinto che fosse la copia esatta di quello conservato a Roma.
Il quadro fu dapprima sistemato nel noviziato dei Gesuiti di Cuneo, poi in quello di Avigliana, poi a San Mauro Torinese e giunse infine alla sua ultima destinazione: la Chiesa del Gesù di Genova.
Come ho detto, l’immagine qui rappresentata è la copia di quella che si venerava nella capitale.
In anni recenti l’antico affresco che fu di ispirazione per il quadro genovese e che è conservato nella Chiesa del Gesù di Roma è stato sottoposto ad un accurato e minuzioso restauro durante il quale è emerso l’antico dipinto, con pazienza certosina sono state rimosse tutte le decorazioni apposte nel corso dei secoli alle figure di Maria e di Gesù Bambino.
E così se cercherete un’immagine dell’originale Madonna della Strada di Roma dopo l’avvenuto restauro essa risulterà molto diversa da quella che abbiamo a Genova.
Nella Superba c’è la copia della Madonna della Strada nota nel 1908, il dipinto conservato nella Chiesa del Gesù di Genova restituisce agli sguardi quell’immagine di Maria per molti secoli venerata dai gesuiti e dai fedeli.
Lei resta, così rasserenante, tra i giochi di luci e di ombre e tra questi contrasti di colore, nella nostra ricca Chiesa del Gesù.
La Sua festività è il 24 Maggio, in quel giorno si celebra la Madonna della Strada.

Le meraviglie della Chiesa del Gesù

“Da Piazza Nuova entrando nella strada de’ Sellari, che rimane sotto il braccio orientale del pubblico palazzo, entrasi alla chiesa di Sant’Ambrogio. Questo vago, ricco e magnifico tempio ha una facciata in pietra con pilastri… Tre porte di marmi adorne danno ingresso a tre navi. Sopra quella di mezzo è un’iscrizione che annunzia la riedificazione della Chiesa nel 1589 per opera dei Signori Marchesi Pallavicini.”

Così narra di questa celebre chiesa genovese lo sconosciuto autore di un magnifico libro edito da Sagep nel 1974 e intitolato Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818.
Le strade hanno mutato nome, la citata Piazza Nuova è la nostra Piazza Matteotti sulla quale ancora si affaccia la splendida e ricca Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea.

Autentico capolavoro barocco, la Chiesa del Gesù racchiude opere di valenti artisti tra i quali Pieter Paul Rubens, Giovanni Andrea de Ferrari, Guido Reni, Domenico Piola, Domenico Fiasella, Simon Vouet e Bernardo Castello.
Ritorno sempre volentieri in questa chiesa, quando sono in centro mi capita spesso di entrare e di mettermi seduta, sovente mi è capitato di trovarci un ragazzo che suona l’organo ed è ancora più suggestivo ammirare certe meraviglie con un sottofondo di note.

E nell’invitarvi a visitare questa chiesa soffermandovi sulle opere dei citati artisti con questo mio racconto vorrei esortarvi ad alzare gli occhi verso l’alto, lassù c’è l’autentica bellezza e non è soltanto nei gesti di questi angeli scolpiti nel marmo.

Guardate la cupola, con i suoi colori vividi e vivaci, cielo e paradiso sono lassù e sono in questa straordinaria armonia di sfumature.

E poi giochi di luce e di ombre, sfumature di oro e gesti carichi di misticismo.

E là, nella chiesa del Gesù, dovrete guardare con maggiore attenzione, lassù, sui soffitti delle navate potrete infatti scorgere certi dettagli davvero particolari, la prima volta che li ho notati sono rimasta stupefatta.
Sono angeli e cherubini o figure diverse che appaiono staccate dallo sfondo come se fossero cartelami e cioè sagome delle quali si distinguono distintamente i contorni.
Questo stratagemma stilistico, se così si può dire, crea un gioco straordinario di proporzioni.

Osservate la grande croce così sorretta dalle molte figure celesti, in questa magnifica prospettiva.

Osservate l’angelo e notate il lembo del suo manto bianco che pare cadere sugli ori della decorazione e osservate la sua ala palpitante.

È una continua meraviglia di movimenti, sguardi e armonie.

Sono giochi di contrasti e di luci, questo è lo stupore autentico che suscita la vera bellezza, ogni volta poi per me è un continuo ricercare una nuova maniera di guardare perché, anche se a volte sembriamo dimenticarlo, siamo capaci di osservare anche con occhi diversi.

Sono sontuose e movimentate queste decorazioni, mi lascia sempre meravigliata notarle così distaccate dallo sfondo, è il tocco geniale di abili artisti e merita che lo ammiriate con i vostri occhi.

Ed è per me un magnifico privilegio poter ritornare ancora in questa chiesa e alzare lo sguardo verso questa grandiosa bellezza che qualcuno ha saputo immaginare per regalarla anche noi che apparteniamo a un tempo diverso.

Tra le statue, i marmi e i pregiati dipinti che arricchiscono questa antica chiesa genovese.

Là, dove la luce filtra e sfiora le figure che si librano sui soffitti della Chiesa del Gesù.

Gente di Piazza Umberto I

Scorre la vita, nel ritmo lento del tempo passato, mentre la gente di Genova attraversa Piazza Umberto I, zona centrale della città che verrà in seguito dedicata a Giacomo Matteotti.
È un giorno qualunque e così passa per coloro che vengono da Ravecca o da Portoria, districandosi nel dedalo di caruggi si ritrovano poi qui, a pochi passi dal Palazzo Ducale e dalla cattedrale.
Sono vite in ogni caso più complicate delle nostre, il progresso ci ha donato agi e comodità che a volte sembriamo dimenticare, li diamo quasi per scontati.
E là, in Piazza Umberto I, c’è un piccolo mondo, ognuno ha la propria storia e la propria fatica.
Sono lavoratori, affabili massaie, gente del porto e madri di famiglia.
Un ragazzino passa con una cesta sotto il braccio, due uomini di affari conversano amabilmente, cigolano le ruote dei carri sotto il peso della merce, la piazza pullula di popolo operoso e ognuno è intento nelle proprie occupazioni.
Più di uno, io credo, si fa il segno della croce passando davanti alla chiesa, alla misericordia del Signore vengono affidate le proprie speranze.
In ogni vita risiede un piccolo mistero, si condivide lo stesso scenario, magari in epoche diverse, ognuno tuttavia lo vive con le proprie emozioni.
E così, quando capito in certi luoghi della mia città che non sono poi così cambiati, provo a immaginare me stessa accanto a coloro che li vissero in epoche più lontane e mi sembra di trovare anche dei tratti in comune.
Con le nostre gioie, i dubbi e le fragilità restiamo gli stessi di allora, malgrado sia trascorso molto tempo.
Siamo ancora, in modo diverso, come la gente di Piazza Umberto I, così ritratta in un frammento fugace dell’esistenza, mentre i i carri sostano allineati in buon ordine, in quel tempo lento della Genova del passato.