(Gwendoline si morde le labbra e batte nervosamente il piede con l’ombrellino).
GWENDOLINE (Guardando intorno). Ben tenuto questo giardino, Miss Cardew.
CECILY Sono lieta che vi piaccia, Miss Fairfax.
GWENDOLINE. Non avevo idea che ci fossero fiori in campagna.
CECILY. Oh, i fiori sono comuni qui, Miss Fairfax, quanto la gente a Londra.
GWENDOLINE. Personalmente non riesco a comprendere come vi sia qualcuno che passi l’esistenza in campagna, ammesso che qualcuno, che sia qualcuno, ci stia. La campagna mi ha sempre annoiata a morte.
CECILY. Ah! Questo è quanto i giornali chiamano depressione agricola, se non erro? Credo che l’aristocrazia ne risenta molto in questo momento. E’ quasi un’epidemia, mi dicono. Posso offrirvi una tazza di tè, Miss Fairfax?
GWENDOLINE. (Con studiata cortesia). Grazie. (A parte). Detestabile ragazza, ma ho bisogno di un po’ di tè.
CECILY. (Con dolcezza). Zucchero?
GWENDOLINE (altezzosa). No, grazie. Lo zucchero non è più di moda.
(Cecily la guarda stizzita, prende le mollette e mette nella tazza quattro zollette di zucchero).
CECILY. Torta o pane col burro?
GWENDOLINE (Con aria annoiata). Pane col burro, per favore. La torta si vede di rado nelle famiglie migliori, oggi.
CECILY (Taglia una bella fetta di torta e la mette nel vassoio). Servite Miss Fairfax.
(Merriman esegue, poi esce col domestico. Gwendoline beve il tè e fa una smorfia. Depone subito la tazza, allunga la mano per prendere il pane imburrato e trova la torta. Si alza indignata).
GWENDOLINE. Mi avete riempito la tazza di zollette di zucchero e, sebbene abbia chiesto in modo molto chiaro il pane col burro, mi avete dato la torta.
Tutti mi conoscono per la mia indole mite e la dolcezza del carattere, ma badate, Miss Cardew, di non andare troppo oltre.
Oscar Wilde “L’importanza di chiamarsi Ernesto”







