Genova e i suoi santi: il patrono della città è San Giovanni Battista, ma tra i nostri vicoli, su quei muri che parlano e raccontano storie di un tempo che non c’è più è un altro il santo più presente, San Giorgio, colui che sconfisse il drago.
Gli sono dedicata una chiesa, un palazzo e una piazza.
E su molti portoni della Genova antica lo si può ammirare, mentre brandisce la sua spada per atterrare il mostro.
La figura di San Giorgio è indelebilmente legata ad un episodio narrato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine dove si legge di un’antica città, in terra di Libia, dove si trovava un lago grande come il mare, nel quale viveva un orribile drago che con il suo fiato uccideva la persone.
La popolazione, per placare il mostro, gli offrì le proprie pecore ma, una volta terminate queste, si dovette ricorrere a sacrificare le persone, affidandosi alla sorte.
Un giorno toccò anche alla figlia del re e mentre la fanciulla, tremante per la paura, stava per rimanere stritolata tra le fauci del mostro, giunse San Giorgio, che con la sua spada ferì il drago, ma prima di ucciderlo il Santo chiese alla gente di quella città di convertirsi e di battezzarsi, dopo di che lui, il cavaliere che non conosceva timori, li avrebbe definitivamente liberati dal temibile drago.
Così accadde e San Giorgio, da allora, è effigiato in questo gesto che lo ha reso immortale.
Ma per quale motivo gli abitanti di Genova gli erano tanto affezionati?
Si narra che nel 1090 i genovesi elessero il Santo a loro protettore nell’impresa della conquista dell’Isola di Maiorca e in seguito, al tempo della Prima Crociata, mentre si apprestavano a dare l’assalto finale alla città di Gerusalemme San Giorgio apparve loro, vestito con una armatura bianca con una croce rossa, e prese ad incitare i genovesi, dicendo loro di seguirlo, di espugnare la città e di non temere le armi dei saraceni.
Da allora la sua figura spiccò sempre sulle bandiere militari e ogni volta che un capitano di galea partiva per un combattimento gli veniva consegnato un vessillo con l’effige del santo, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia e riconsegnato al proprio ritorno in patria.
Ai nostri tempi non si bada più ai simbolismi, ma in quei giorni lontani tutto aveva un significato ed è rimasto scolpito sui muri ciò che oggi noi non sappiamo leggere: non ce l’hanno insegnato e noi, a volte, non ci poniamo domande, non abbiamo la curiosità di comprendere ciò che ci circonda.
Quando camminate nei caruggi e vedete un portone sul quale troneggia un cavaliere che trionfa su un drago, soffermatevi a pensare che la casa che avete di fronte non fu abitata, secoli orsono, da una persona qualunque.
No davvero, sostate e riflettete.
Non tutti avevano la facoltà di poter onorare il proprio palazzo con l’immagine di San Giorgio, era un privilegio del quale potevano fregiarsi solo i capitani di galea che in battaglia si erano distinti per il valore e per il coraggio.
E allora, se capitate in Piazza San Matteo, sappiate che qui visse uno di loro.
E un altro ebbe la sua dimora in Piazza Cattaneo.
Uno visse in Vico dell’Oliva.
Un altro ancora aveva casa in San Siro, di fronte a quella che un tempo fu la cattedrale.
E un valoroso abitò in Canneto il Lungo.
Tutti loro e molti altri hanno fatto la grandezza della nostra città, al tempo in cui questa era una potenza dei mari. Quando siete nei pressi delle loro dimore, abbiate un certo riguardo verso questi valorosi, ormai dimenticati, dedicate un pensiero a chi sfidò la morte nel nome di Genova e sotto l’egida di San Giorgio.







