Salendo da Fossatello la si intravede e la luce che l’accarezza fa da contrasto all’oscurità dei vicoli.
E’ la chiesa di San Siro, un tempo dedicata ai Dodici Apostoli.
Mutò nome in onore di uno dei suoi primi vescovi, San Siro, nativo di Struppa.
Attorno alla figura di quest’uomo di fede molte sono le leggende, numerosi sono i miracoli a lui attribuiti.
Si narra, ad esempio, che da bambino abbia resuscitato un merlo al quale era molto affezionato e in seguito, quando già aveva preso i voti, a Sanremo, operò la guarigione miracolosa di una fanciulla gravemente malata.
Ma è a Genova, in questi caruggi, che San Siro compì il suo miracolo più noto.
Era ormai vescovo a quei tempi e questa, all’epoca, era la Cattedrale di Genova ma, a causa della sua vicinanza al mare che la rendeva vulnerabile agli attacchi dei Saraceni, in anni successivi si preferì eleggere a Cattedrale la chiesa di San Lorenzo, che si trova in posizione più favorevole.
Ma ai tempi di Siro era qui che ferveva la vita, questo era il cuore pulsante della città, tra questi vicoli attorno a San Siro da Fossatello a San Luca, dalla Maddalena a San Pancrazio.
Accadde un giorno che la città venne colpita da una strana pestilenza, la gente moriva, improvvisamente, senza che se conoscesse la ragione, ma presto si scoprì che quei decessi repentini e misteriosi erano causati da un orrendo mostro: il basilisco.
Questa temibile creatura aveva corpo di serpente, cresta rossa come un gallo, ali di pippistrello e un fiato mortifero e letale, un respiro che uccideva.
Secondo le cronache il basilisco si nascondeva in un pozzo nei pressi della chiesa e San Siro, insieme al popolo tutto, per ben tre giorni si dedicò al digiuno e alle preghiere, affinchè Dio liberasse la città da quel flagello.
Al terzo giorno, il vescovo, seguito da una folta processione di fedeli, usci dalla chiesa, per dirigersi laddove si trovava il basilisco.
E giunsè là, nel luogo dove si trovava il pozzo.
Con una fune vi calò dentro una cesta, ordinando al mostro di entrarvi e quando la tirò su, gli impose di gettarsi dentro al mare e di annegarvisi, senza mai più causare sofferenze alla gente di Genova.
La leggenda, per quanto suggestiva, è un’allegoria nella quale il pozzo rappresenta il porto della nostra città e il basilisco l’eresia ariana, che venne sconfitta e scacciata dalla fede e dalla predicazione di San Siro.
La facciata della Cattedrale è davvero imponente.
E sul timpano, in alto, c’è una statua che ritrae San Siro mentre calpesta il mostro.
Laggiù, dove si narra che fosse il pozzo, e stato apposto molti secoli fa un bassorilievo, che ricorda ai Genovesi l’impresa di Siro, il Santo che scacciò il basilisco.
Hic est puteus ille ex quo Beatissimus Syrus
Episcopus quondam Januensis
exthrasit dyrum serpentem nominem basiliscum
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Qui si trova il pozzo dal quale il Beatissimo Siro,
arcivescovo di Genova,
fece uscire il terribile serpente di nome basilisco
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