Il naufragio

Un naufragio.
Non c’è nulla che io possa scrivere che non sia già stato detto, analizzato e recriminato.
Un Titanic nel Mar Tirreno, a pochi metri dalla costa.
E tu guardi e ti domandi come sia possibile, come possa accadere una simile tragedia in tempi nei quali la comunicazione dovrebbe essere rapida, efficace e risolutiva.
Un’ora e mezza prima che arrivassero i soccorsi.
E tu ascolti, ti poni degli interrogativi.
Ti dai delle risposte, vengono alla mente altre problematiche, altri drammi quotidiani.
Un ospedale, una dose di chemioterapia errata, la fatale morte della paziente, giovane moglie e madre.
Una città spezzata da un terremoto, che fatica a ricominciare a vivere, ma non se ne parla di quel centro storico che tenta di conquistarsi una normalità, non ci racconta nessuno che a L’Aquila è un evento l’apertura di un locale notturno  per i giovani, quei giovani che già sono stati tanto colpiti e che meriterebbero, oltre alle prospettive, una quotidianità serena e solare.
Una città, la mia, riemersa dal fango che pochi mesi fa l’ha sommersa.
L’Agenzia Standards & Poors che assegna all’Italia la tripla B+, declassando la nostra nazione al livello del Perù e del Kazakistan. Al momento, pensando alle persone finite in mare di fronte all’isola del Giglio, scusate, ma mi sembra un’inezia, eppure so bene quanto sia grave, come serie saranno le conseguenze di ciò sulle nostre vite.
Un naufragio.
E’ impensabile che nel mondo civile si parta per una vacanza e si muoia annegati vicino a riva, non è accettabile che ci si rivolga ai medici per essere curati e ci si lasci la vita, la cronaca dei nostri mali si accavalla nella mia mente.
Guardo le notizie, seguo i racconti dei passeggeri della Costa Concordia, vedo quella balena di acciaio riversa su se stessa nelle acque del mare, non trovo le parole per esprimere cosa sento.
Tutto ciò ha un nome, naufragio.
Naufragio di vite, di speranze, di famiglie, di sogni e di progetti.
Ma la marea nera del naufragio va oltre, intacca e contamina qualcosa che manca alla nostra società, ogni giorno di più.
E’ il naufragio della serietà, io vorrei che esistesse, accanto alla sobrietà portata in auge dal professor Monti.
Serietà significa impegnarsi a far bene il proprio mestiere, qualunque esso sia, dal più semplice al più importante.
Serietà è il fornaio che impasta il pane con ingredienti di buona qualità, il medico scrupoloso, lo spazzino che raccoglie le foglie cadute dagli alberi impedendo che intasino i tombini, l’ingegnere che progetta un edificio in maniera corretta, il negoziante che emette lo scontrino e il cliente che lo esige, serio è chi paga le tasse, tutte, chi timbra il biglietto dell’autobus, chi si mette in mutua solo quando sta davvero male.
E smettiamo di chiamare furbi quelli che si comportano diversamente: furbo, a mio parere, ha una sorta di accezione positiva, ma tutti coloro che per il proprio interesse danneggiano gli altri andrebbero definiti banalmente disonesti, altro non sono.
Serietà significa che ognuno compie il proprio dovere fino in fondo, perché ognuno è un mattoncino della società civile, e se ciascuno si impegna e si adopera meglio che può, il proprio mattone diventa di cemento armato, un mattone che impilato su quello di molti altri che abbiano ugualmente agito al meglio costituirà le fondamenta di un solido edificio, resistente agli scossoni e alle intemperie.
Se invece, come spesso accade, si lavora e si agisce lasciandosi trascinare dal pressappochismo imperante, non si costruisce altro che un fragile castello di carte, destinato a crollare per una folata di vento.
Il naufragio.
Il naufragio della serietà.
Uh, che sequela di scontate banalità ho scritto!
Che frasi fatte, che parole già sentite, ripetute, quasi noiose.
Questa è una grande nazione ricca di storia, di tradizioni, culla della cultura e della scienza, una nazione che ha dato i natali a Leonardo, a Giotto, a Galilei, a Giuseppe Verdi e a Guglielmo Marconi, a pensatori, poeti, filosofi e scienziati.
E’ una nazione di gente geniale, creativa, capace e solidale, lo hanno dimostrato gli abitanti dell’isola del Giglio che hanno generosamente aperto le porte delle loro case a coloro che sono finiti su quelle rive, sbarcati di fortuna dalla Costa Concordia.
E questa nazione, oggi, per rimanere e ritornare grande come sempre è stata, ha bisogno che ognuno dei suoi abitanti si ricordi quella parola, serietà.
Serietà, in ogni gesto.
Nel proprio lavoro, nel modo di rapportarsi con gli altri, nelle azioni.
Serietà, come stile di vita.
E magari finiremo per sentire qualcuno che grida Viva l’italia! anche in circostanze diverse, non solo quando la nazionale di calcio vince una partita.

38 pensieri riguardo “Il naufragio

      1. Complimenti per quello che hai scritto, condivido anche io
        Fabio(ne), fratello di Susanna
        alias: ulissevindice

      2. Benvenuto Fabio, la tua sorellina è persona alla quale voglio molto bene!
        Mi fa piacere che tu sia passato di qua e che tu condivida ciò che penso, grazie davvero!

  1. Cara Miss, viviamo in un sistema di convenienze di cui noi stessi siamo allo stesso tempo vittime e protagonisti. Ti ringrazio per la citazione, per quanto quel post avrei voluto non doverlo scrivere, come tutti quelli in cui la frustrazione arriva alle stelle e, se non trova sfogo nella scrittura, rischia di far danni dentro. La vicenda della nave da crociera ha lasciato tutti, compreso me, a bocca aperta. Pensavo che accadimenti simili fossero confinati alla Storia che si studia a scuola. In questa vita mi sto rendendo conto di quanto la Storia tenda a ripetersi, se si ripetono gli errori. Non ci salva l’evoluzione, la velocità, quanto-siamo-bravi nel 2012. No, perché continuiamo a sbagliare sempre allo stesso modo. Ti abbraccio e grazie per questo tuo articolo che fa riflettere e ricorda.

    1. Matteo, so bene quanto tu non avresti desiderato scrivere quel post, la citazione mi è venuta spontanea, pensando a ciò che non funziona o che funziona male nel nostro paese. Come tu hai scritto siamo tutti stupiti di vedere, come tu scrivi, che ad oggi, nel 2012, accadono fatti come questo, si vorrebbe credere che siamo andati oltre, che abbiamo imparato dagli errori passati e invece, puntualmente, si ripresenta la tragedia.
      Un abbraccio a te, Matteo.

  2. Di questa terribile, orribile, grottesca ed all’apparenza impossibile vicenda, colpisce proprio l’assurda motivazione che ha scatenato la tragedia: un comandante “piacione” che sfida la natura e per farsi bello naviga troppo vicino alla costa. Ma la cosa ancora più grave è il suo abbandono della nave prima che l’ultimo dei passeggeri sia stato messo in salvo.
    Dove sono finiti quegli eroici comandanti che affondavano insieme alla propria nave?
    Ma come tu dici giustamente, questa superficialità ed irresponsabilità nel fare il proprio mestiere con passione, amore e coscienza purtroppo sono sempre più frequenti, in ogni settore. Dalla medicina, alla giurisprudenza, all’insegnamento.
    Sarà il caso di riflettere su questo. Sarà proprio il momento di dire sin da piccoli ai nostri figli che esiste un valore indiscusso chiamato onestà, responsabilità delle proprie azioni, che ad un atto errato corrisponde anche una conseguenza spiacevole. Non travisare Miss Fletcher: non parlo di punizioni corporali, in ginocchio sui ceci o bacchettate sulle mani da parte di maestre sadiche.
    Basterebbe iniziare a dire qualche “NO” quando occorre.
    Passerò per reazionaria. Sono disarmata quanto te ed i tuoi lettori nell’assistere a tutto ciò.
    Intanto ci sono persone ancor vive, ammollo da due giorni, che sono state salvate e chissà che fine orribile chi non sarà raggiunto in tempo….
    Susanna

    1. Ciò che tu scrivi è sacrosanto, lo condivido in pieno. Chi dovrebbe dare l’esempio, insegnare, educare e indirizzare al bene, dovrebbe farlo seriamente, con la coscienza del bene che poi ne riceverà il mondo.
      Penso anch’io con apprensione alle persone ancora disperse, il numero cala di ora in ora, fortunatamente, ma nessuno dovrebbe morire così, neanche uno solo, nessuno. Nel 2012, a bordo di una nave da crociera, tra Civitavecchia e Savona. Tutto questo mi intristisce e mi fa rabbia.

  3. Serietà. Mi viene in mente quante volte vorremmo esserlo e quante altrettante volte ci rendiamo complici delle altrui e proprie vigliaccherie. Serietà. Il dizionario dice: responsabilità, coscienziosità, l’essere responsabile e consapevole delle proprie azioni. Sì, questa società ne ha un estremo bisogno. Bisognerebbe aggiungerla nel paniere di beni e servizi necessari alla nostra quotidianità. Da navigante della vita, guardare questo incredibile, assurdo naufragio, mi dà un senso di angosciata inquietudine e dolore. Per le vittime, per quel comandante che, artefice o no di questo disastro, si trova a sopportare la responsabilità di tali morti, per il ritardo nei soccorsi, per tutti noi che a volte perdiamo la rotta. Molto bello e vivo e sinceramente sentito e ascoltato il tuo post, Miss. Grazie.

    1. Grazie carissima, per il tuo commento, per aver condiviso il mio pensiero e per aver riportato il significato di serietà.
      Abbiamo bisogno di tutto ciò, ogni giorno di più.

  4. Al momento pare che il naufragio sia responsabilità del comandante e del primo ufficiale che hanno evidentemente preso sottogamba il loro ruolo e la loro responsabilità. Certo che avvicinarsi così alla costa e abbandonare la nave con molti passeggeri ancora a bordo non sembrano comportamenti degni di un comandante. E’ incredibile che 4mila persone e una nave di enorme valore dipendano da un solo uomo che, a quanto pare, non è stato all’altezza del proprio compito.

    1. Guarda Rita, non ci sono davvero parole. Li vedo dalla finestra questi giganti del mare, navi immense, palazzi sull’acqua, e mai avrei creduto che potesse succedere una cosa simile.

  5. davvero un post che fa riflettere, in questo mondo dove serietà e responsabilità sono due vocaboli in triste disuso…un abbraccio miss e buon inizio settimana!

  6. Vedi Miss, secondo me è tutto una catena o una casa se preferisci. Se le fondamenta non reggono, il tetto può essere stupendo che crolla comunque. Quello che tu dici è giustissimo e vero ma è la conseguenza di quello che è al vartice. Parli per esempio, uno a casa, dello scontrino fiscale. Non sono una commerciante ma ti sembra giusto tutto quello che ci sta dietro quello scontrino e gli ingiusti soldi da doverci poi spendere sopra? Nessuno si rifiuterebbe a farti la ricevuta se ciò comportasse una tassa equa. Paghiamo un’iva al 21%, in Irlanda il 4, in Francia, al massimo l’11 quando è tanto. Non reputo oggi il commerciante italiano “un poco serio” bensì, uno che cerca di sopravvivere. Il locale riaperto all’Aquila, non dovrebbe essere un’evento storico da festeggiare, dovrebbe essere la prassi, il tempo di togliere le macerie e il locale dovrebbe essere di nuovo pronto, è un nostro diritto (nonostante io per la prima sia felicissima di questo ci mancherebbe alto).

    1. Non mi intendo di economia, per cui mi attengo a ciò che conosco. I biglietti dei mezzi pubblici aumentano vorticosamente perché ci sono i cosidetti furbi che non pagano, così ci rimettono gli altri. Credo che per le tasse sia uguale.
      E sì, un locale pubblico che apre non dovrebbe essere un evento, ma la normalità.

  7. Scusa non avevo finito ma mi è partito il commento. Rieccomi. Tolto questo, le parole che hai usato non sono ne banali ne retoriche, anzi, bisognerebbe alzarsi ogni mattina e leggerle e rileggerle. Tutti. Avere tipo un megaschermo in ogni città. E tu che le hai scritte, che le pensi, non naufragherai. Un abbraccio Miss.

  8. Ma quali banalità, c’è sempre la necessità di leggere parole semplici che però vadano dritte al cervello e al cuore delle persone per risvegliarci dal torpore che ci affligge. Perlomeno, a me piace leggerle e farne tesoro, sempre, anche se dentro di me le so già. È bello viverla anche nel quotidiano, questa battaglia per la serietà, dal momento in cui si esce di casa fino al ritorno, con chiunque e dovunque. E quanto nervoso! 🙂 Saremo sciocchi o poco furbi, ma una volta che ti rendi conto di essere effettivamente parte di qualcosa che si estende bel al di là della tua piccola personcina avere un comportamento serio e rispettoso diventa la cosa più semplice ed immediata, al di là di tutte le ingiustizie e di tutti i furbetti. Un abbraccio!

    1. Cara Sam, grazie, E voglio credere che siamo in tanti a pensarla in questa maniera e a metterla in pratica, tanti molto di più dei pressapochisti e dei furbetti.
      Ti abbraccio

  9. Sinceramente non ci si crede, si guarda, si ascolta, si legge ma non ci si crede.
    Dove non arriva l’avidità e il menefreghismo arriva la stupidità.
    Non dolerti delle banalità scritte, sono seriamente necessarie.

  10. Ciao Miss, sono giunta dalle tue parti tramite il blog di Susanna. Sono passata a curiosare e mi sono letteralmente persa a leggere i tuoi post, tutti interessantissimi. Scrivi divinamente, complimenti.
    Che dire del naufragio, a volte l’esperienza fa sentire onnipotenti a discapito della prudenza.
    Grazie per avermi fatto fare una bellissima passeggiata nella mia bella Genova, attraverso i tuoi post.
    a presto
    sabrina

    1. Benvenuta Sabrina, amica della mia cara Susanna, sarai certo una persona speciale.
      Il naufragio è il buio di questo inizio anno, fa tanta rabbia assistere a simili tragedie.
      Ti ringrazio per i complimenti, mi da piacere che ti piaccia come scrivo, ed è bello che tu sia genovese, quando qui arrivano dei miei concittadini, sono doppiamente contenta. Grazie davvero.

  11. Cara Sciura Fletcher,
    lei, da giovane, è andata in quel di Germania e deve essere stata gravemente intossicata dai wurstel teutonici per dire queste cose.

    Come lei ben sa, tutti noi pretendiamo serietà ed onestà dal nostro vicino, ma siamo i primi a non chiederla a noi stessi. Come la mettiamo col parcheggio in sosta vietata ma sotto casa, con il download di un film piratato, con lo scontrino dal panettiere?
    Siamo il paese dei mille campanili sempre in guerra fra loro, del ‘mors tua, vita mea’. Siamo il paese del sapersi arrangiare, del ‘Francia o Spagna purchè se magna’. Siamo il paese dove lo stato non tutela un tabaccaio rapinato per 10 volte, ma tutela il rapinatore buttato giu’ dal balcone. Siamo lo stato dove uno puo’ fallire quante volte gli pare intestando tutto alla moglie. Siamo il paese dove la mazzetta, l’imbroglio e la truffa sono di casa e siamo il paese in cui solo la mafia è temuta e rispettata. Siamo il paese in cui addetti ai bagagli dell’aereoporto filmati mentre aprivano le valigie dei viaggiatori, sono stati reintegrati al lavoro perchè il filmato era stato fatto in un locale privo dell’apposito cartello ‘area videosorvegliata’. Siamo il paese del ‘fatta la legge trovato l’inganno’, e del ‘raccomandato uguale occupato’ e siamo il paese che permette ai suoi cittadini di andare in televisione a dichiarare di fare lavori tipo’ il parcheggiatore abusivo o il contrabbandiere’.

    Io continuerò a fare la mia raccolta differenziata, separando vetro, plastica e carta, ma questo non impedirà che in Italia prima o poi capiti qualche altro naufragio.

  12. Mi piace pensare a serietà nel senso di responsabilità. Responsabilità di quello che si fa.
    L’importante è essere seri, ma non prendersi troppo sul serio. Non mi piacciono le persone che non riescono a prendere le cose con leggerezza.

  13. Finchè l’uomo continuera’ a pensare di essere superiore a tutto,alla natura,al destino,alle coincidenze e alle fatalita’,tutto andra’ sempre nella stessa maniera!Niente è certo,niente è immutabile,e la stupidita’ umana continua a vivere nell’illusione di essere superiore a tutto!E’ allora che la storia si ripete………!!!!

    1. Hai assolutamente ragione, hai centrato in pieno uno dei problemi, il sottovalutare la forza e la potenza della natura.
      E’ così che accadono le tragedie, anche per questo.

  14. Ho letto quanto hai scritto, e mi trovi pienamente d’accordo. Non se ne puo piu’ dei furbi. dei truffatori, degli imbroglioni che riempiono le pagine dei telegiornali perche’ tanto ce n’e’ sempre uno nuovo (e cosi’ non si parla ne’ di politica ne’ dei fatti che ci interessano davvero) e a forza di sentir parlare di scandali e mazzette forse qualcuno piu giovane potra’ pensare che e’ normale, che cosi’ va il mondo e quindi anch’io, se mi capita…Io penso che basterebbe semplicemente fare ognuno il proprio dovere perche’ le cose andassero cosi’ come dovrebbero.Non sono una bacchettona ma vorrei che i principi che i miei mi hanno inculcato avessero ancora un’eredita’ tra i piu giovani che sono il nostro futuro. Amo molto il nostro Paese e sono sconfortata dall’immagine che hanno di noi all’estero quali persone fannullone e disunite ma nonostante tutto credo negli Italiani, quelli che lavorano e si arrabbattano per arrivare a fine mese ma le tasse le pagano. Dai, forse non siamo cosi’ pochi,e se qualcuno riesce a farsi sentire con questi termini cosi’ fuori moda – i tuoi- qualche possibilita’ ce l’abbiamo ancora.
    marina

    1. Ciao Marina, benvenuta.
      Condivido tutto ciò che hai scritto, e sai una cosa? Credo davvero che non siamo così in pochi a credere in questi ideali, nel valore della correttezza, dell’onesta e della serietà. Siamo tanti e abbiamo certo le possibilità di farci sentire.
      Intanto, oggi l’Italia migliore ha mostrato di esistere, ho visto stamattina un vigile del fuoco appeso fuori, sulla Costa Concordia, lui e un suo collega, gente che dà l’anima per il prossimo. E i cittadini dell’Isola del Giglio, braccia spalancate verso chi ha bisogno. Questa è l’Italia della quale andare orgogliosi, questa.

  15. Ciao, passo di qui sotto invito di Susy dal suo blog.
    Ho letto quello che hai scritto. Banalità direbbe qualcuno è vero, banalità scontate. Ma allora se sono così “scontate e banali” perchè non vengono applicate? Io trovo che sia una banalità dire che sono banalità. E credo che siamo in molti a vedere nel dolore e nel naufragio della Concordia, il dolore e il naufragio del nostro paese, sempre più povero, tartassato dagli speculatori stranieri, ormai terra di conquista, in preda alle onde del mare, con gente che brucia la bandiera, con i poliziotti che la ammainano per evitare che gli diano fuoco. Ammainare la bandiera non esiste, la si difende. Quel naufragio è il simbolo del naufragio dell’Italia, quel capitano è il simbolo di capitani che hanno gestito la politica e il pubblico in modo scellerato, solo per proprio vantaggio, e mandando in frantumi ogni valore sociale e culturale, diffondeno una mentalità del ‘tutto è lecito e se sei “furbo” è meglio’, ed è l’idea che nel mondo hanno di noi, gente vile, disonesta senza più alcun senso dei valori sociali e della legalità. Quel capitano nei titoli dei giornali stranieri è diventato il simbolo di cosa sono gli italiani. Eppure è vero ciò che dici: quello che sentiamo ogni giorno in tv, di mazzette, donnine senza veli e raccomandati che non sanno svolgere bene il loro lavoro, non è tutta la società, non sono tutti gli italiani, non sono gli italiani che pagano le tasse ogni giorno, che fanno i conti con i soldi che non bastano per tutto il mese e con i peggiori paradossi che lasciano senza fiato che facilmente si incontrano in ogni settore del pubblico e del privato e che spesso bisogna subire, non sono i volontari che aiutarono gli aquilani e i liguri, non sono quelli che rischiano la vita ogni giorno per soccorrere il prossimo, non sono i laureati con 110 e lode che non trovano lavoro e fuggono all’estero.
    C’è un’Italia, che è, voglio pensare, la maggior parte, di gente ricca di valori culturali e sociali, di capacità e di senso di onestà e coraggio, e che purtroppo, soprattutto negli ultimi quindici anni, non ha più avuto voce, non gli è stato permesso averne, ed è rimasta nell’ombra.
    Ci riempiamo la bocca con l’inglese e guardiamo sempre con ammirazione a tutto ciò che viene dai paesi anglosassoni. Dovremmo smetterla con quel senso di inferiorità. I sub che sono entrati nella Concordia, girando dentro le cabine allagate e con rischio per la propria vita pur di cercare qualche vita, sono quelli in cui ci dobbiamo rispecchiare e non in certi “capitani” che ben conosciamo. Un pò di amore e orgogllio per la nostra italianità e per il nostro paese innescherebbe un processo che ci porterebbe ad avere un paese migliore, sotto tutti i punti di vista, che siano sociali, ambientali, paesaggistici, economici, ecc…. ecc…. e probabilmente a saper scegliere meglio anche chi mandare a governare questo paese, guardando a chi sa fare con serietà e onestà il proprio lavoro e non a chi promette condoni e favoritismi, premiando chi sa far funzionare bene le cose invece di ammirare il disonesto impunito.
    Siamo come anestetizzati, dobbiamo risvegliarci e saper ritirar su la testa, e non tanto per dimostrare agli stranieri chi siamo, ma per noi stessi e per il bene nostro e delle future generazioni.

    Niv

    1. Benvenuta Niviane, più se ne sente parlare di questa faccenda della Concordia e più è difficile comprendere.
      Grazie di aver espresso così dettagliatamente il tuo pensiero, mi fa piacere che tu lo abbia fatto. Orgoglio di essere italiani dovremmo averne tutti eppure non sempre ci ricordiamo quali siano le cose delle quali andare fieri.

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