Lo spazio vitale

Lo spazio vitale.
Ecco, parliamone.
In teoria, il mio spazio vitale comprende all’incirca un metro di vuoto tutto attorno alla mia persona.
Riguardo allo spazio metaforico, il più delle volte gradirei allargarmi di qualche chilometro, e non esagero.
Mi riferisco a quelle amabili situazioni nelle quali persone per me di nessun rilievo si permettono di decidere, con assoluta convinzione, come dovrei vivere, vestire e comportarmi.
Come ormai vi è noto non ho un carattere proprio semplice e certo non sono una campionessa di diplomazia, va da sé che, se una garrula conoscente si prende la briga di decidere cosa debba contenere il mio armadio, quanto meno mi allarmo.
Niente da dire sui gusti altrui, per carità, ognuno è libero di agghindarsi come meglio crede, ma costei, a mio parere, sfoggia delle mise che non mi metterei nemmeno se mi comminassero gli arresti domiciliari o mi mandassero al confino in uno sperduto paese di montagna.
Tra il resto ignoro in quale caspita di negozio riesca a trovare certi completini  pieni di fronzoli, di applicazioni sberluccicanti e amenità varie, preferirei un saio di iuta, potete immaginare la mia felicità ogni volta che si è proposta come maestra di stile!
Per mia fortuna ha smesso di farlo, forse conscia del mio evidente entusiasmo, il medesimo che palesemente manifesto quando qualcuno, e non parlo di amici stretti o di persone alle quali sono legata, decide arbitrariamente di fornire consigli non richiesti o di porre interrogativi assolutamente fuori luogo.
Uh, che fastidio!
Tra le tante invasioni al mio spazio che tollero malamente, si annovera di sicuro l’eccesso di vicinanza fisica, spesso non strettamente necessaria.
Perché quando sei su un autobus parzialmente vuoto e ti trovi davanti alla porta, c’è sempre qualcuno dietro che ti spintona, e ti si appoggia addosso?
Sei lì e improvvisamente senti l’angolo della borsetta della signora attempata che ti preme sulle costole, non è bello, proprio per niente.
Non parliamo poi di quelli ti leggono il giornale!
A voi capita mai? Siete comodamente seduti, sempre sull’autobus, e vi gustate il vostro quotidiano quando, improvvisamente, a lato, spunta la testina invadente del vicino di posto che si insinua curiosa e inopportuna a sbirciare le notizie.
Una volta sono stata aspramente pure aspramente redarguita da un perfetto sconosciuto perché avevo osato voltare pagina, mentre lui ancora stava leggendo.
Ma comprarsi il giornale pare brutto?
Non amo neppure ascoltare le chiacchiere altrui, motivo per cui giro sempre ascoltando buona musica, ma è tutto inutile, ciò non esime i più temerari dal tentare comunque di rivolgermi la parola.
Sì, perché in una folla di persone con i padiglioni auricolari liberi e pronti all’ascolto, con chi si attacca bottone preferibilmente? Ma con me, mi pare ovvio!
E siccome la mia soglia dell’attenzione, in questi casi, è pericolosamente bassa, a volte mi trovo di fronte qualcuno che boccheggia, senz’audio, inesorabilmente sovrastato dalla musica in cuffia.
Si crea un simpatico effetto pesce nella boccia, ma mi resta arduo comprendere per quale caspita di motivo la gente vi si sottoponga.
Sono anni che mi ripropongo di andare in giro con uno spinoso cactus tra le mani, eviterei di sicuro molti inconvenienti.
Conosco un tipo che, quando ti parla, sta praticamente a un centimetro di distanza.
Ansia e inquietudine.
Quando ci incontriamo per strada, parte il campionato mondiale di marcia indietro.
Lui si avvicina, io indietreggio e si va avanti così, ma lui non capisce, non c’è niente da fare.
Uhm, certo che se in mano reggessi uno di questi, sarebbe tutto molto più semplice.
Sorvoliamo pietosamente su gente quasi sconosciuta o che a malapena conosco la quale, quando mi incontra, mette in atto malaugurati approcci fisici, tipo mettermi una mano sulla spalla, gesto che francamente trovo di un’invadenza assoluta.
Ecco, appunto, non mi conoscono, ignorano che, in simili circostanze, la mia prima reazione sarebbe quella di fuggire in direzione opposta rispetto alla loro persona.
Lo spazio vitale, ognuno ha il suo, come ha scritto Simone in questo splendido post che vi consiglio di leggere, è come una bolla.
A volte si riduce la distanza, quando senti una vicinanza con chi hai di fronte.
A volte capita.
Capita anche a quelle che, spesso e volentieri, girerebbero con un cactus in mano.

44 pensieri riguardo “Lo spazio vitale

  1. Ecco, brava! Spendiamo due parole su quelle persone che quando dici di non poter andare a un certo appuntamento perché sei impegnata altrimenti si preoccupano di chiederti orari e dettagli per riorganizzare i tuoi spostamenti in modo da poterti far fare quello che pare a loro!
    Ps. Anche io sono una da cactus, pazienza… A chi mi va a genio al caso do tutto lo spazio necessario 🙂 bacioni carissima

    1. Viviana, sorella! Ecco, spendiamo queste due parole.
      Non sai come ti capisco. Comunque una valida alternativa è rimanere sul vago, con certi soggetti è il solo modo per sopravvivere.
      Bacione a te, cara!

  2. Io mi vedo come un porcospino con tutti i suoi aculei in difesa del mio spazio fisico ma, soprattutto, mentale. Sono un po’ orsa ma sto bene così. Poi nella mia bolla ogni tanto entrano persone nuove che la vita mi fa incontrare ed e’, allora, uno splendido regalo! Tu Miss sei uno di questi regali anche se il nostro e’ un incontro virtuale.

  3. No, aspetta: sai vero, di essere stata clonata? Leggendoti non potuto fare altro che ridere e annuire (quello del giornale è scandaloso), mi son ritrovata in tutto quello che hai detto, descritto benissimo come sempre!

    Ah, un’altra cosa: io credo di aver trascorso un terzo della mia vita aspettando di fronte al Bancomat di via Cairoli. Ogni volta che ci vado c’è qualcuno davanti a me che, evidentemente, pensa di essere al centro controllo Nasa, altrimenti non si spiegherebbero le ore trascorse lì come un ebete a battere il piede sul marciapiede. Anche se non c’è contatto fisico, sento che in qualche modo interferiscono con il mio spazio vitale…ci vuole poco! Beh, se passi da quelle parti e vedi una con il broncio che fa avanti e indietro davanti al San Paolo al 99% sono io. 😀

    1. Haha…terrò d’occhio Via Cairoli! Caspita, vedo che molte di voi sono simili a me, mi consolo!
      La gente che invade lo spazio vitale altrui, secondo me, non riesce neppure a concepire che il suo prossimo abbia bisogno di quello spazio, valle a capire le persone!

  4. per me lo spazio vitale riguarda le domande personali. Odio che me le facciano persone che conosco da poco, oppure addirittura i titolari e commessi di negozi e negozietti. Simpatico, comunque, il tuo modo di parlarne!

  5. uuuuuhhhhh ti ghe rasgiun!!!!!!!!!!!!! e io mi arrabbio e lo dico chiaramente in faccia….l’altra volta uno (che secondo lui era un modo per “provarci”) mentre mi parlava si avvicinava sempre di più e io mentre mi allontanavo…ad un certo punto sbotto e gli dico…guarda….puoi tranquillamente raccontarmi le cose senza necessariamente becciarmi grazie…!!!!!!
    ci è rimasto e io? ma chi se ne fregaaaaaaaaaa!!!!!!! bacio ammmmore.

    1. Haha…sei meravgliosa! Io una volta, in campagna, diedi una risposta simile a uno che ogni volta che mi incontrava mi dava il bacino.
      Ecco, capitava di incrociarsi almeno cinque volte al giorno, in qualche modo dovevo correre ai ripari, no?
      Bacetto bellezza!

  6. Caspita se ti capisco! quelli che ti si francobollano appresso senza aver chiesto il permesso… che fastidio!!! Son selvatica, è l’aria di Genova, bisogna avvicinarsi con prudenza e pazienza!
    Un saluto!

    1. Benvenuta nel club! Sulla tua definizione “ti si francobollano appresso” ho riso parecchio, una definizione perfetta!
      Sì, comunque nel nostro caso è anche l’aria di Zena, non ci sono dubbi!
      Buonanotte cara!

  7. Oh Miss, mi fai morire! 😀 Concordo con tutto quello che hai detto, tutto! Ma quella del giornale a me non era ancora capitata. Sai, dovresti provare a leggerlo all’incontrario! Vediamo se ti dicono qualcosa quando gli rispondi – No, io lo leggo così! -. Vorrei vedere la faccia! E grazie per il riferimento al mio post. Oh, gira che ti rigira guarda che ‘sto cactus ti è anche venuto mezzo utile! Aaaah Miss, ma immaginarti girare per Zena con un cactus in mano e le cuffie nelle orecchie…. che meraviglia! 😀

  8. Gradevolissimo il tuo post. Ma guardiamo le tue considerazioni dal lato positivo:
    1) se in una folla di sconosciuti in autobus c’è chi cerca di attaccar bottone proprio con te bhè, o sei una gran gnocca o comunque una persona che ispira simpatia. Entrambi cose positive, non credi?
    2) Quella del tipo che si lamenta perchè hai girato pagina del giornale mi farebbe pensare ad un rivivo Nanny Loy con i suoi scherzi da candid camera. Oppure il solito “attacca bottone”. La scena è decisamente simpatica 🙂
    3) Il contatto fisico ad ogni costo è una cosa che infastidisce anche me anche se a volte penso che forse sbaglio io ad esser troppo riservato.
    4) A chi ti vuole consigliare cosa metter nell’armadio ricorda che comunque devi sempre conservare lo spazio per nasconderci l’amante, come da prassi (questa forse potevo rispiarmarmela …)

    1. Ciao Franco, benvenuto tra queste pagine!
      Porti un consiglio prezioso, del quale ti ringrazio, il testo mi interessa molto, approfondirò la lettura!
      Buona serata e a presto!

  9. Ah come ti capisco Miss!!
    Devo dire che, però, anche io sbircio nei giornali altrui in situazioni particolari, con l’accortezza di far finta di niente se il tizio in questione volta pagina senza il mio benestare!
    Ma la cosa che odio di più è quando, in una discussione, mi si tocca come per attirare l’attenzione! Già noi terroni pare gesticoliamo parecchio, ma poi toccare proprio non lo sopporto! E a proposito di contatti fisici, dovrebbero fare dei corsi apposta per permettere di portare le borse oltre una certa dimensione a voi donne -.-‘

  10. Anch’io non sopporto quelli che si avvicinano troppo e soprattutto quelli che gesticolano e ti mettono le mani addosso. E riguardo l’invadenza della privacy è sempre la solita storia, tutti sanno ciò che devi fare tu ma non quello che devono fare loro.
    Simpaticissimo post Miss.
    bacio

  11. Mamma mia Miss… ma allora non sono proprio l’unica misantropa che detesta i mezzi pubblici per la promiscuità coatta cui si è sottoposti?!
    Non penso di avere grandi fobie ma non amo i “toccamenti”, soprattutto da parte di perfetti sconosciuti e prima di concedere un abbraccio o un bacetto devo entrare proprio in sintonia con una persona. Insomma questa asociale che sono ti sottoscrive in pieno ed ha una bolla vitale (studiata più di 30 anni fa in un meraviglioso libro di Morris sui significati dei gesti) che vorrebbe si dilatasse a dismisura, soprattutto in certi momenti.
    Allora ti saluto e ti abbraccio, so che posso 🙂
    Baciotto Susanna

  12. ..mi identifico :-)) poi il caldo sicuramente accentua. questa che ci accomuna è sicuramente anche il nostro tocco ligure, quello che ci rende agli occhi di tanti degli esseri con gli aculei ma tra di noi ci capiamo senza dire niente e sappiamo che per conquistare la simpatia e la fiducia di una persona..non abbiamo bisogno di avvertirne il respiro ;-))

  13. ah! I mezzi pubblici…per usarli sono dovuto andare all’estero.
    Credo che la percezione piacevole dipenda dall’utilizzo che se ne fa. Per turismo o diletto qualsiasi mezzo pubblico è bellissimo, anche con la gente francobollata.
    Se invece si usa per andare al lavoro…ecco, diventa una sofferenza

    1. I mezzi pubblici all’estero sono più puliti, più moderni e meno affollati.
      In questi giorni di afa e caldo insopportabile benedico di avere un motorino, non saprei farne più a meno!

  14. Accipicchia. Mi trovi in sintonia e mi fai pensare a parecchie situazioni, ma la prima che mi viene in mente è pesantuccia, e stasera non ho voglio di guastar le feste nè a te nè a me. Mi faccio una doccia, invece. La tirerò fuori un altro giorno. Bacetto…

  15. Ma che dire che quelli che invadono lo spazio vitale con lo sguardo invece che con la vicinanza?. Per esempio Moka si diverte un sacco in metropolitana a guardare insistentemente qualche persona di fonte a lui con fare sogghignante e e vederne le reazioni: c’è chi chiude gli occhi, chi volge lo sguardo dall’altra parte, chi ti guarda anche lui come per dire ci conosciamo?
    C’è chi fruga nella borsa, chi gioca col telefono, chi si mette a leggre qualcosa. C’è chi si imbroncia, chi gli viene da ridere, chi si arrabbia, chi mi studia a sua volta di soppiatto.
    Insomma un gran divertimento, anche a rischio di qualche dito medio quando la metropolitana si ferma in stazione.

  16. ah…che meraviglia…quante gente “saverga”…
    Io idem, se vuoi farmi uscire matta parlami tenendomi un braccio o dammi consigli non richiesti. Io ti immaginerò a fette sottilissime e continuerò ad annuire impassibile! Ma ormai, visto che mi leggi, credo tu lo sappia 🙂

  17. Io quando la gente mi tocchigna non mi viene da scappare mi viene da tirargli secco un pugno in faccia… rischiano non sanno quanto:-)
    Io ho dei clienti così che quando vengono per fare delle bozze non so perchè devono starmi addosso… odio profondo e anche se mi sposto e mi allargo non capisco… odio ancora più profondo!!!

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