Genova, 4/11/2011 – 4/11/2012

Ci sono giorni nei quali sai perfettamente di cosa scriverai.
Guardi l’ora e ti domandi: l’anno scorso a quest’ora cosa stavo facendo?
Fuori piove.
Ci sono giorni nei quali ti ricordi ogni minuto alla perfezione, una sequenza di eventi, una catena di parole, i rumori, i movimenti.
Il 4 novembre è uno di quei giorni.
Alluvione, il cielo che cade su Genova, i fiumi che esondano.
E intanto fuori piove e il cielo è grigio.
Io ero qui.
A me non è capitato nulla di drammatico, solo una grande paura.
Ma è terribile vedere l’acqua che invade Piazza della Vittoria, quanto è veloce l’acqua?
Come sempre avevo la macchina fotografica nella borsa ma non mi è passato neanche per la mente di scattare qualche foto, quando sono arrivata all’altezza del mercato Orientale e mi sono voltata indietro sono semplicemente rimasta a guardare per qualche istante che mi è sembrato eterno.
Il vigile in mezzo alla strada, la marea giallastra che avanza, acqua, acqua, acqua.
Dappertutto.
E le sirene, i rumori concitati della gente, la pioggia e il caos.
Sono giornate che non si dimenticano.
E non si possono scordare le vite perdute, mai.
E l’odore del fango, quanto è pungente e persistente? Quanto ci metti a dimenticarlo?
Abbiamo avuto il fango e i suoi angeli, la vita offre anche questo, la visione della speranza.
In questi giorni pensavo alla pioggia.
La pioggia, la pioggia è musica, magia, ritmo.
La pioggia, come ogni elemento della natura, a volte si rivela violenta e furiosa, a volte distrugge e sconvolge, ma ciò che provoca maggiori disastri è la nostra incapacità di saper vivere a contatto con la terra che ci ospita, in armonia con essa.
E ci sono giorni, come questo, nel quale guardi il cielo e ricordi.
E speri che non accada più, qui quando piove si guarda verso le nuvole con una certa apprensione e con la speranza che non accada di nuovo.
Speranza.
Non bisognerebbe avere speranza, ma certezza che non accadrà mai più.
Sono stata a Staglieno, giorni fa.
Prima di entrare al cimitero uno sguardo al Bisagno è stato inevitabile.
Si presentava così il torrente che l’anno scorso si è trasformato in un mostro che tutto ha travolto.

E mi sorge spontanea una domanda.
E’ normale che nel letto di un torrente ci sia tutta questa vegetazione?
Oggi è il 4 Novembre, è trascorso un anno da quel giorno.
E quel giorno per Genova è stato tragico, acqua, acqua, acqua.
Dappertutto.
Abbiamo avuto una voce che ci ha consolato, questa voce.
La sua voce calda, sempre presente in queste strade, nei nostri caruggi.
La città si è rialzata e lui c’era.
Lui c’è sempre, non solo per me.
E io oggi non ho nulla di saggio da dirvi, in realtà.
Ma ci sono giorni che non si dimenticano, oggi è uno di quei giorni.
Fuori il tempo è grigio, è un normale mattino  d’autunno.
C’è un cielo grigio perla, a tratti più scuro.
E in qualche modo devo concluderlo questo post e allora userò parole opposte a quelle che scelsi lo scorso anno.
Questa è Genova, come vorrei che la vedeste sempre.

25 pensieri riguardo “Genova, 4/11/2011 – 4/11/2012

  1. Nel mio post “Pulite i fiumi” pensavo proprio alla ricca vegetazione che c’è nei loro letti. Ricordo quella giornata dell’anno scorso come se fosse oggi. Ho riletto il tuo post e anche i vari commenti. E mi sono riascoltata quella bellissima canzone che conosco a memoria. Vedrai che la tua Genova sarà sempre così stavolta Miss. Preparati a descriverla per ancora tanto tempo in tutta la sua bellezza. Un bacione.

  2. Sono state dette tante cose sulla manutenzione dei letti dei torrenti. Chi dice che non ci sono fondi sufficienti per provvedere dimentica i costi di questi disastri. Credo che i genovesi e non solo dedicherebbero volentieri qualche giorno delle loro vacanze estive per ripulire i torrenti pur di evitare catastrofi del genere. Un abbraccio!

  3. Ciao Miss, credo che tutti i genovesi abbiano avuto lo stesso pensiero oggi. Quei giorni tremendi li conserveremo sempre nei nostri ricordi peggiori.
    Ho visto torrenti nei dintorni e nell’entroterra che contengono dei veri e propri boschi, è davvero scandaloso.
    Ti abbraccio.

  4. Ciao Miss… no non è normale ma come tutti gli anni il Bisagno è lasciato a se stesso, il Fereggiano da sempre è abbandonato. E poi si grida al disastro, si dice che eventi così capitino ciclicamente e tanto c’è poco da fare.
    Io vivo affianco al Fereggiano, dove nasce. La soluzione del nostro comune è far evacuare chi come me vive così vicino al torrente. Anche con allerta 1.
    Il quartiere è arrabbiato, io sono arrabbiata, perchè questa non è la soluzione e ci sentiamo presi in giro.
    Anche io oggi ho ripercorso quel giorno. Non lo dimenticherò più.
    Ed ogni volta che qualcuno si lamenta del traffico in via Fereggiano, io gli ricordo che è meglio vederla così, che chiusa con le ruspe dei militari a pulirla. Scene indelebili nella mia mente.

    1. Lo capisco che tu sia arrabbiata, non sembra neanche a me la soluzione.
      E vivendo a un passo dal torrente so che avrai visto scene devastanti impossibili da dimenticare.
      Ti mando un abbraccio grande!

  5. Effettivamente la vegetazione sul letto del fiume dovrebbe esser rimossa in questo periodo in via precauzionale…ma la natura ha una forza devastante in ogni caso…dovremmo imparare a non violentare la Terra e lei non farebbe violenza a noi…

  6. Pingback: Un anno dopo.
  7. Da brividi Miss Fletcher. Ripensare a ciò che è accaduto solo un anno fa, lasciando dietro il disastro. Solo la voce calda di Faber allevia per un attimo la disperazione e il dolore di chi, come voi, ha vissuto sulla propria pelle tutto ciò.
    Se almeno servisse a qualcosa, perchè non abbia a ripetersi! Eppure quella vegetazione che ci indichi in foto, nel letto del torrente, sembrerebbe dire tutt’altro.
    Un abbraccio Susanna

  8. La vegetazione e la sporcizia dei fiumi credo che c’entri, ma fino ad un certo punto…Basterebbe agire, dove si può, per esempio penso a quella sciagurata casa da buttare sopra il Chiaravagna a Sestri Ponente. Comunque come conferma la cronaca, le responsabilità salgono sempre a galla…
    Anche se è molto difficile la situazione: proprio i giorni successivi al disastro ho seguito un master sulla prevenzione del rischio ambientale, e ovviamente l’alluvione era al tema del giorno. Ho così avuto modo di conoscere anche i sistemi Dewetra e Experience che regolano l’attività della protezione civile alla fondazione Cima di Savona. Ebbene, nelle numerose lezioni gli esperti dicevano che il problema è più a fondo, nella cementificazione selvaggia, per cui o si decide di radere al suolo mezza città, pensando al bisagno e zone limitrofe (cosa ovviamente impossibile), oppure continueranno ad accadere inevitabilmente queste tragedie…
    Certo ci vuole buon senso, che l’anno scorso non è stato usato, ed una cattiva comunicazione da parte del Comune.
    Però pensa, mi è stato detto che in certe cantine della zona di San Fruttuoso si possono ancora oggi trovare le arcate di quello che fu il ponte di Sant’Agata: questo per capire quanto era grosso il Bisagno, e quanto ci è stato costruito sopra nel corso degli anni…
    Grazie per il bel post che ha ricordato giustamente quel brutto periodo

    1. Il Bisagno è un grande problema e andare contro alla natura produce molti disastri, come ben sappiamo
      Grazie a te Marco di questo commento così articolato e profondo, ap resto.

  9. Buon post Miss.

    Io prima di scolmatori, letti ampliati e ripuliti ecc vorrei che si andasse nelle scuole a spiegare ai bambini (compreso mio figlio di 4 anni che quel giorno l’ha vissuto sulla sua pelle) cos’è successo e cosa si deve fare sia nel caso in cui succeda di nuovo (mi vengono in mente le scuole giapponesi), sia cosa fare perché certe cose non succedano più (penso al rispetto dell’ambiente, un edilizia consapevole, …).

    1. Hai assolutamente ragione, per i bimbi è un trauma non da poco vivere un’esperienza simile e davvero sarebbe opportuno essere concretamente preparati a reagire e a comportarsi nella maniera giusta. Accadrà mai quanto da te auspicato? Non lo so sinceramente.

  10. Si dice sempre “giocare col fuoco” perchè si pensa che il fuoco faccia danni.
    Ma giocare con l’acqua è ancora più pericoloso.
    Il fuoco scotta subito, l’acqua è più lenta e ti travolge e ti porta via inesorabilmente.
    Non giochiamo quindi con l’acqua, rispettiamola tanto quanto il fuoco.
    E se sfidi l’acqua, allora devi saper sopportare le conseguenze.
    Quello che non sempre l’uomo fa.
    Costruisce, sfidando le leggi della natura.
    A volte perde, a volte vince?

    Un saluto di solidarietà, Miss…

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