Rossa, succosa, fresca e imperdibile, quando arriva l’estate per me è lei la regina indiscussa, non c’è nulla di più dissetante di una bella fetta di pateca.
In italiano si chiama anguria, per noi di Zena è appunto la pateca.
Come si può farne a meno? Non saprei proprio!
Ieri, per puro caso, ho anche visto il carrello della spesa ideale ed eccolo qui, voilà, pateca per tutti!
Nella stagione del solleone la pateca in casa mia non manca mai e come è logico che sia mi vengono sempre in mente altre estati di diverso tempo fa.
Nella casa al mare, sulla riviera di Ponente.
Eravamo in tanti, in cucina c’erano due frigoriferi e questo veniva utile in una particolare circostanza.
Uno dei miei zii, infatti, ha sempre detestato l’anguria e tutti i suoi parenti, per così dire.
Così quando si tornava dalla spesa con la sgradita cucurbitacea la reazione dello zio era immediata e perentoria:
– La pateca mettila in quel frigo là!
E mentre lo diceva indicava enfaticamente il luogo dell’esilio per la nostra adorata anguria, lo stesso destino toccava anche al melone.
Gli faceva eco la zia che con la solita voce trillante ripeteva che a lei invece la pateca piaceva tantissimo!
Io, a dire il vero, mi sono sempre chiesta come si faccia a uscire indenni dall’estate senza cotanta delizia, mi sembra una cosa impossibile.
E sempre in quel paese che ormai non frequento più in quegli anni c’era un posto dove alla sera andavamo a mangiare la pateca.
Un ombrellone, quattro tavolini con le sedie, niente di sofisticato, soltanto quella dolce e semplice freschezza che era il perfetto coronamento delle sere d’estate condivise con gli amici.
E poi, pensate a quando eravate piccoli e la mamma vi metteva davanti la vostra fetta di pateca.
Prima di tutto bisognava togliere tutti i semini, io che sono sempre stata impaziente la trovavo una bella scocciatura, ecco.
Però poi.
Poi avevi davanti la tua grande fetta rossa e succosa.
E quando si arrivava alla parte bianca, quella più vicina alla buccia, voleva dire che l’anguria era proprio finita.
Ecco, ve la ricordate quella sensazione lì?
Ne voglio ancora.
No, troppa ti fa male!
E dai!
E sì che ve lo ricordate, ne sono certa.
Ecco, io sono quella bambina lì, non si può certo dire che sia un tipo tranquillo, anzi!
E la pateca a me piace un sacco, anche se lo zio continua dire che a lui invece no piace per niente!
Non importa, abbiamo due frigoriferi.
Solo che potrei andare avanti per un bel po’ a fare i capricci, se non si spicciano a darmi ancora una fetta d’anguria.
Poi passa il tempo, diventi grande ma le cose che amavi da piccola restano le tue preferite e così è per la pateca, adorata bontà nei caldi giorni d’estate.


Ah, la pateca! peccato che ho sempre stentato a digerirla e quindi ripiego sul melone. Ma a guardarla è davvero bellissima! E anch’io mi riempio di ricordi delle estati passate, tanti quanti i semini che dovevamo togliere per gustarla come si deve.Serena domenica, Miss!
Verissimo, quella dei semini era una vera noia, cara!
Grazie Riyuren, buona domenica a te.
L’anguria è davvero la compagna di tante serate estive in compagnia… e quanti dubbi per sceglierla dolce e succosa senza che sia troppo avanti: una vera arte. E stamattina ho pure imparato che in genovese si chiama pateca! Buona domenica!
Sì, se è troppo matura non è più buona, in quel caso si rischia di rimaner delusi!
Viva la pateca <3
Buona domenica cara, grazie!
Ahahah cara Miss! E non giocavate a chi sputa i semini più lontano?? Dimmi di sì! La pateca regala anche questo divertimento..
meravigliosa dissetante dolce pateca!! Baci raf
Ah, il lancio dei semini, grande Raf!
Che ricordi belli cara amica. Un bacio grande a te!
Miss, “pateca”, in genovese, “sandìa”, in spagnolo… e a proposito di sandìas, mi sovviene un giorno argentino degli anni 50, quando il cedimento di una delle sponde di un camion, strapieno di angurie, aveva fatto sì, che noi ragazzini che stavamo giocando una partita, ci dedicassimo, piuttosto a quei palloni verdi, fuori e rossi, dentro… certo, non erano freddi da frigo, ma gratis, sembravano quasi di esserlo…
Che meraviglia Sergio, riesco a immaginare la vostra gioia di ragazzini!
Bello anche il termine spagnole, vero? Buona domenica!
Il cocomero non manca mai nemmeno a casa mia, ma ricordo che da ba,bina di mangiava dal cocomeraio e la battaglia dei semi era epica
Una meraviglia l’anguria in estate, farne a meno è proprio impossibile!
Saranno stati poco igienici,ma come erano belli i chioschetti con le fette di pateca allineate sul listone di ghiaccio!!!ne mio quartiere si metteva all’angolo tra salita san Francesco da Paola e via Bologna:cinquanta lire di freschezza tra una partita e l’altra di pampano!
Eh sì, che meraviglia!
d’estate a giorni alterni è l’unica cosa che mangio a pranzo, sino a sazietà…del resto col caldo che c’è l’appetito all’una è praticamente azzerato! e poi il suo aspetto mette allegria 🙂 Ciao! un saluto a te e a Zena <3
Ti capisco, Daniela, io faccio come te!
Un caro saluto a te, buona domenica.
Gustosissima, dolce, un pochino appiccicosa per lo zucchero ma di un buono…la pateca! Imparo sempre qualcosa da te Miss Fletcher. A Roma l’anguria si chiama “cocommmero” (si, vengono rafforzate un cincinino le “m”)
Buon proseguimento di domenica
Susanna
Ah, tutte quelle emme la rendono ancora più invitante, cara Susa!
Un bacione amica mia, grazie!
Qualcuno ha mai assaggiato il gelo di mellone?é una crema freschissima che fanno a Palermo col il succo della pateca…..
Io no, mai!
No, dai: pateca per me è troppo! Già ho uno scontro etnico intrafamiliare tra il termine “anguria” e “cocomero”…
Però mi fai sempre sorridere (e non è poco)
Hahaha, ora ti tocca aggiungere anche pateca, Simone!
Grazie, sono contenta di averti strappato un sorriso, un abbraccio a te.
Facciamo che resto stupidamente fermo sulla mia anguria? 🙂
Va beh 🙂
Che buffo: “pateca” mi fa sorridere. Mai sentito! Vero: non è estate senza “pateca” e affini 😀
Sì, è una parola molto musicale secondo me, grazie cara.
Caspita se hai ragione! Un’estate senza la pateca è inimmaginabile. Non c’è niente di più dissetante. E ogni volta solo a vederla tornano alle mente le estati spensierate dell’infanzia e della giovinezza. È un po’ la nostra madeleine di proustiana memoria. Grazie per questo inno alla pateca. Divertente la faccenda dei due frigo e dello zio che praticava l’apartheid delle cucurbitacee. 🙂
Vero che senza pateca non si può stare? Impensabile!
Eh, al mare era una faccenda complicata ma con 2 frigoriferi nessun problema, dai.
Grazie Bianca, buona serata a te!
Ma lo sapete che la nostra amica tricolore é il frutto che ha il più alto numero di varianti dialettali?pateca(anche nel basso Piemonte),nguria,sindria,melone d’acqua ecc..in alcune località calabresi anche zì parrucu!
Mitica Eliana! Io no, non lo sapevo, grazie della chicca!
La “pateca” fa festa. Già usata come torta di compleanno con le classiche candeline da soffiare.
Ma dai, fantastico! Ciao Tatti, buona serata a te!
‘Na voxe feua do cöro a ghe veu: mi son comme tò barba…
Una voce fuori dal coro ci vuole: io sono come tuo zio…
Non l’avrei mai detto!
La pateca è l’estate! Quest’anno ne ho mangiata di buonissima. Poi è così bella