Alla luce

Nei caruggi in primavera, cielo azzurro e panni stesi in Via della Maddalena.

Alla luce che forte e potente disegna il contorno dei vicoli e si lascia cadere al suolo fendendo l’ombra.

Alla luce, negli antichi sestieri della Superba.

A volte intravedendo lo splendore della cattedrale di San Lorenzo.

Verso le antiche dimore nobiliari, in un’incantevole verticalità.

In Salita San Siro, tra sole e ombra.

Alla luce, percorrendo Via San Luca, nei rumori e nei colori di Genova.

La Madonna con il Bambino in Vico Casana

È questa un’antica edicola che oggi è collocata su un edificio moderno differente da quello che la ospitò in origine.
Qui, in questo spicchio di città vecchia, si ammira l’edicola della Madonna con il Bambino.

È posta proprio all’intersezione tra Vico Casana e Via David Chiossone.

Ed è collocata molto in alto.

Se alzerete lo sguardo però è così che la vedrete nella ricchezza decorativa della nicchia che ospita l’immagine di Maria.

Piccoli angeli decorano la nicchia con questa dolce grazia.

E Maria tiene in braccio il piccolo Gesù.

Salendo su per Vico Casana alzate gli occhi e ammirate anche voi la tenerezza della Madonna con il Bambino.

Aprile 1912: la vicenda dell’oste e del salumiere

Questa è una vicenda accaduta molti anni fa nel caruggi di Genova.
Era un radioso giorno di aprile del 1912 quando, presso l’osteria del Signor Pietro Montagna in Vico delle Fate si presentarono tre sconosciuti che si accomodarono a un tavolo e ordinarono per pranzo ogni ben di Dio.
L’affabile oste fece così uscire dalla sua cucina piatti fumanti, forse ravioli, arrosti e contorni deliziosi, di certo servì anche dell’ottimo vino.
A fine pranzo però, accadde l’inaspettato: i tre malfattori se la filarono senza pagare il conto che ammontava a ben 5,70 Lire.
L’oste però era un tipo avveduto e pronto e notò immediatamente ciò che stava accadendo e così, mentre i tre se la davano a gambe verso Sarzano, si gettò all’inseguimento dei manigoldi.
Questi tre tizi, non contenti del loro misfatto, quando furono in Via di Ravecca si impossessarono di un salame che era esposto nella vetrina di una salumeria.
E a quel punto sapete cosa accadde? Il salumiere vittima del furto non ci pensò su due volte e si unì all’oste nella caccia ai tre ladri!

Sicché in Ravecca quel giorno c’era un certo trambusto, tre ladri in fuga con un salame e dietro di loro un oste e salumiere.
Alla fine dei conti l’oste riuscì ad acciuffare uno dei tre manigoldi e a consegnarlo alle forze dell’ordine, gli altri due invece riuscirono a sfuggire.
Ad essere proprio precisi, uno dei tre si diede alla macchia e non venne più trovato, quello che invece aveva preso il salame si sbarazzò del medesimo abbandonandolo in un caruggio ma, malgrado ciò, venne comunque identificato e assicurato alla giustizia il giorno successivo.
Le cronache del passato sono colme di notizie come questa, nella fattispecie si tratta di un evento riportato sul quotidiano Il Lavoro del 15 Aprile 1912.
È la vicenda dell’oste e del salumiere, accaduta in un giorno di primavera nei caruggi di Genova.

La Madonna con il Bambino nella Chiesa di San Matteo

Per poter ammirare questa statua dovrete recarvi nella bella Chiesa di San Matteo che si affaccia sulla piazza omonima.
Qui, proprio accanto all’ingresso principale, è collocata una semplice statua raffigurante la Madonna con il Bambino, un’opera che trovo colma di dolcezza.

E mi colpisce in particolare per la vivezza dei colori delle vesti e per i contrasti.

Maria regge in una mano lo scapolare.

E posa i piedi su una soffice nuvola mentre il suo abito cade in drappeggi sulla sua figura.

La Madonna stringe a sé il suo Bambino, in una posa tenera e amorevole.

E il piccolo Gesù sembra un bimbetto vivace e allegro, ha le guance rosate e un sorriso tenero illumina il suo visetto.

Si appoggia fiducioso alla sua mamma e tiene così le manine protese.
Con la sua grazia commovente questa è la Madonna con il Bambino nella Chiesa di San Matteo.

La visita ai Sepolcri nelle Chiese della Superba

Ritorniamo ad una tradizione cara che si osserva nei giorni che precedono la Santa Pasqua: il Giovedì Santo si usa allestire nelle chiese della città gli altari della Reposizione dove viene poi posta l’Eucarestia.
Gli altari abbelliti in diverse maniere con foglie e fiori rimangono così decorati fino al Venerdì Santo.
Vi porto così con me nel mio giro nelle amate Chiese della mia città.
Iniziamo dalla Chiesa del Gesù dove in un raffinato allestimento foglie e fiori compongono l’immagine dell’agnello e le parole latine Dona nobis pacem e cioè dona a noi la pace.

Gli ulivi decorano invece l’altare maggiore della Chiesa della Nunziata.

E nella Chiesa delle Vigne i grandi ceri sono sistemati su candelabri dorati.

Al centro le tenere margherite e, come da tradizione di questa chiesa, l’allestimento si arricchisce con le sagome di cartone tipiche della tradizione ligure dei cartelami, sono qui rappresentati Gesù e gli apostoli durante l’Ultima Cena.

I fiori e il grano abbelliscono invece l’altare della Chiesa di San Donato.

E l’oro regale illumina la Chiesa di San Luca.

È semplice e armonioso l’altare così decorato nella Chiesa di San Matteo.

E nella Chiesa di San Pietro in Banchi fiori, piante e spighe di grano si trovano davanti alla statua del Cristo senza mani.

Così si attende invece la Pasqua nella Chiesa di San Siro, ancora con il grano e poi con il pane, l’uva e le spighe sulla balaustra.

Infine ho concluso il mio giro nella bella Chiesa di San Filippo Neri in Via Lomellini dove sempre si trova uno degli altari più suggestivi e curati.

I fiori e le candele, il grano e la croce, nella tempo della Santa Pasqua.

Vico Cicala: un’antica testimonianza di fede

Vico Cicala è un breve caruggio che collega Sottoripa a Piazza San Pancrazio e prende il suo toponimo da un’illustre famiglia che distinse in tempi lontani, a dire il vero poi parrebbe un vicoletto di poco conto ma, come sappiamo, le antiche strade della Superba celano sempre meraviglie.

Così in Vico Cicala troviamo un antico sovrapporta in parte abraso, si nota che nelle parti laterali della lastra erano un tempo presenti figure oggi non più visibili.

Sono ben chiari invece i profili degli angeli così scolpiti a mani giunte.
E si notano, sopra di essi, due lettere: A B. Secondo l’uso del tempo le due lettere erano sicuramente le iniziali di colui che in tempi lontanissimi abitava in questa dimora.

Le stesse lettere sono visibili anche dall’altro lato, sempre sopra le due figure angeliche inginocchiate in devota preghiera.

Al centro le tre lettere IHS che rappresentano il trigramma di Cristo.

Così accade in queste antiche strade che discretamente racchiudono antichi misteri.

Così accade anche nel nostro Vico Cicala.

In quel tratto sovrastato da una magnifica geometria di cielo.

Là, dove un’antica dimora è custodita dal segno di Gesù.

Via di Porta Soprana: nel segno di Gesù

Ritornando a camminare nella città antica ritroviamo ancora le tracce di un passato lontano e percorriamo insieme la nostra Via di Porta Soprana osservando i portoni e le antiche dimore.

Partiremo da qui, dal punto in cui si snoda il Vico dei Notari.

Sopra questo portone vi è la bella edicola dedicata alla Madonna Assunta della quale ho già avuto modo di parlarvi in questo post.

Si nota è anche un’iscrizione antica che rimanda a una certa saggezza, queste parole dovrebbero significare “un animo sereno è sufficiente”.

A poca distanza c’è un altro portone che ancora testimonia antichi fasti.

Tra decori floreali e splendide conchiglie si leggono le parole “A Patrem luminum” e la citazione latina proviene dalla Lettera di San Giacomo 1-17 e significa “dal Padre delle luci” ed è estratta dalla seguente frase: “ogni grazia eccellente, ogni bene perfetto, discendono dall’alto dal Padre delle luci”.

Sono come sempre numerose le testimonianze di fede nelle vie di Genova antica.

E su un semplice portoncino è posto un piccolo medaglione marmoreo riportante le lettere IHS che rappresentano il trigramma di Cristo e sotto di esse le lettere A e M che unite formano il monogramma di Maria.

Sotto al cielo blu di Genova.

Fermiamoci poi davanti a un altro portone.

Qui troviamo ancora il trigramma di Cristo sotto al quale leggiamo ancora altre parole incise nel marmo che significano “Io sono il Signore” e rimandano a un versetto del Libro di Isaia.

Si desiderava la protezione dell’Altissimo, con la speranza che volgesse lo sguardo verso quelle case che custodivano il battito dei cuori delle persone amate.

E ancora ecco di nuovo il trigramma di Cristo.

Una commovente devozione tra le case colorate così ravvivate dalla luce del sole.

E poi, tra due finestre, l’immagine più cara: la figura dolce di Maria.

Abbiamo percorso appena pochi metri eppure i nostri occhi hanno trovato numerose tracce di un tempo distante che rimane tra noi, malgrado la nostra distrazione.

In una delle vie più antiche della Superba, all’ombra delle torri.
In Via di Porta Soprana, nel segno di Gesù.

Genova, 1926: la bottega dei Fratelli Canepa

Ritorniamo nel passato di Genova, siamo nel 1926 e ce ne andiamo a far compere nei nostri caruggi.
Un passaggio rapido di nuvole e il cielo turchese, sapete riconoscere il luogo nel quale ci troviamo?

Percorriamo un altro tratto di strada, dove ci sovrasta un magnifico incrocio di vicoli, uno di quei luoghi autentici della Superba.

Benvenuti in Canneto il Lungo, luogo amatissimo dai genovesi tutti, qui si coglie l’anima semplice e vera della città.
Botteghe e fastosi palazzi, quotidianità e grandiosità e una sapiente armonia.

Andiamo avanti con fiducia, la nostra meta è il fornitissimo negozio dei Fratelli Canepa, abili commercianti che hanno cura della loro clientela.
Qui tutti vengono accolti con un sorriso e con disponibilità: i Fratelli Canepa hanno una bella macelleria al 18 rosso di Canneto il Lungo.
E sapete, all’epoca la concorrenza doveva essere notevole, da quanto risulta dalla mia Guida Pagano dell’anno 1926.
Su queste pagine infatti si legge che in quell’anno in Canneto c’erano altre nove macellerie e quindi le massaie che andavano in giù per far compere avevano una bella scelta, ah sì!
Di conseguenza i negozianti dovevano essere abili nel fidelizzare la propria clientela, secondo me i Fratelli Canepa lo sapevano bene!

Ogni volta che cammino in centro ormai osservo la città vecchia in altra maniera, certo tracce e piccoli indizi anche insignificanti che possano in qualche modo condurmi nel passato.
E così, notando un antico negozio sono andata a cercare notizie di questa bottega del tempo passato e vi ho portato ancora una volta con me, nel magnifico negozio dei Fratelli Canepa in Canneto il Lungo.

Nostra Signora della Provvidenza in San Torpete

Questa è un’antica storia di fede e per narrarla bisogna andare indietro nel tempo.
Siamo nel 1810 e, a seguito della soppressione del Monastero di Nostra Signora della Misericordia sotto la regola di S. Brigida, le pie monache vengono destinate ai monasteri rimasti, la Madre Abbadessa si ritira con alcune sorelle nel Monastero dell’Incarnazione.
La Madre porta con sé una sacra effige di Maria, una statua che le è molto cara e che la religiosa decide di affidare a una donna devota di sua conoscenza perché se ne prenda cura, la sua intenzione è tornare a riprendere la statua al momento del rientro nel vecchio monastero.
Purtroppo questo evento tanto auspicato non si verificò e il Monastero, su decreto napoleonico, fu affidato a Padre Ottavio Assarotti che lì realizzò il suo Istituto Sordomuti.
Così occorreva trovare una giusta sistemazione per la sacra immagine di Maria, venne così deciso di donarla alla Chiesa di San Torpete: la statua fu quindi consegnata al Rettore Niccolò Gandolfo che le diede il titolo di Madre della Divina Provvidenza.

La sacra effige in un primo tempo trovò posto su uno degli altari minori, in seguito si stabilì di esporla solo in occasione del giorno della sua festa e di ritirarla per il resto del tempo.
Accadde, tuttavia, un fatto particolare che viene narrato con dovizia di particolari dagli storici Remondini che hanno tramandato i vari dettagli di questa vicenda che qui vi narro.
Si legge infatti che uno dei patroni della Chiesa si ammalò gravemente e domandò di pregare davanti alla sacra immagine e così avvenne, le cronache riferiscono che le sue suppliche non rimasero inascoltate e l’uomo riacquistò la buona salute, da allora la statua non venne più mossa dall’altare maggiore.

Gli autori descrivono ancora altre testimonianze di alcune suore che ricevettero grazie e buona salute.
La statua tuttavia, presentava una problematica: era infatti di un materiale non ammesso per le immagini sacre e così, per evitare che ne venisse impedita l’esposizione, nel 1854 il successore di Gandolfo fece realizzare da Giovanni Battista Drago una statua lignea identica all’originale e la scambiò cautamente, come scrivono i Remondini, con la statua antica che venne così ritirata.
La statua antica tuttavia non fu messa da parte, di lei si prese cura il viceparroco che la portò nella sua casa venerandola ogni anno in maniera devota.
La statua realizzata da Giovanni Battista Drago è oggi collocata sopra l’ingresso principale della Chiesa.

San Torpete è una bella Chiesa genovese, uno dei gioielli dei nostri caruggi.

E così si affaccia su Piazza San Giorgio.

E nella fastosa nicchia decorata si ammira la statua lignea realizzata da Giovanni Battista Drago.
Maria è regale e indossa un abito ricco e sontuoso.

Tiene un braccio destro disteso mentre con il sinistro indica il cielo.

Nella mia ricerca relativa a questa bella statua ho anche fatto una piacevole e inaspettata scoperta che riguarda un luogo a me molto caro.
Infatti, la suggestiva statua lignea che ritrae San Giacomo Maggiore e sita nella Chiesa di Fontanigorda è opera di Giovanni Battista Drago.

I fili delle storie sono intessuti in trame misteriose e ogni disvelamento contiene, in qualche maniera, una nuova storia che rimane impressa nel ricordo.
Oggi i miei passi vi hanno condotto con me nell’antica Chiesa di San Torpete dove si ammira la statua di Nostra Signora della Provvidenza.

Sorella in Campetto

Un gioco di geometrie di luce in una giornata radiosa.
Alcuni, in lontananza, chiacchierano tra di loro, altri passano distratti, ognuno ha le proprie faccende alle quali pensare.
Un sole lucente, diverse sfumature di grigio e il passo sempre sicuro e leggero, con la certezza della meta.
Una mattinata limpida, una sorella in Campetto.