Il Presepe della Basilica di Santa Maria Immacolata e la Sacra Famiglia

Vi porto con me nella magnificente Basilica di Santa Maria Immacolata sita nella nostra elegante Via Assarotti.
Qui è allestito un semplice e suggestivo presepe composto di statue di grandi dimensioni.

Nella vivacità di questi colori si ripete il miracolo della nascita di Gesù.

E i Magi si avvicinano portando i loro doni.

E c’è un giovane devoto pastore con le sue pecorelle.

E così il piccolo Gesù accoglie il mondo e gli uomini con le sue manine protese.

Il presepe è allestito nella Cappella della Sacra Famiglia dove si trova il dipinto del pittore ottocentesco Cesare Mariani denominato La Sacra Famiglia.

È un quadro che personalmente trovo commovente, per la semplicità e per l’ambientazione così domestica proposta dall’artista.
Si notano gli attrezzi da falegname di Giuseppe e i trucioli di legno frutto del suo lavoro, Maria siede come una mamma amorevole e paziente.
Gesù è già un ragazzino e Mariani ce lo mostra raccolto in preghiera, il suo capo è illuminato dall’aureola lucente e indossa questo abito color rubino che, a mio personale parere, fa spiccare in modo particolare la sua figura.

Qui è stato allestito il dolce presepe di questa bella Chiesa genovese.

E nel tempo del Natale così si ammira anche la tenerezza della Sacra Famiglia di Cesare Mariani.

Camminando nel passato di Piazza Manin

Camminando nel passato di Piazza Manin finiamo anche noi per sorprenderci, insieme a questi antichi genovesi, per il privilegio di trovare la piazza così libera e non ingombra di automobili.
Si passeggia a meraviglia, qui sulla Circonvallazione a Monte, in questo tempo distante!

Osservo ancora una volta, insieme a voi, i dettagli di una mia cartolina d’epoca spedita nel 1927 e così mi confondo tra la folla, vorrei fermarmi a chiacchierare con queste persone per farmi raccontare da loro la città del loro tempo.

E guardate, c’è un bel chiosco in Piazza Manin, se ne vedono spesso di simili nelle cartoline del passato.
Chissà, forse la si comprano i giornali? Chissà, conviene chiedere all’austero signore che si nota il primo piano armato di cappello, bastone da passeggio e quotidiano, di certo lui saprebbe esserci utile.

Il tempo fa arrossire le foglie sui muraglioni e poi le fa cadere a terra, ricopre i rami spogli di nuove gemme e la vita segue il suo corso tumultuoso.
E il tempo scorre, inesorabile.

E siamo in questo tratto di Piazza Manin, nei pressi della scalinata che conduce a Via Cesare Cabella.

Ed è un tempo diverso, gli alberi sono giovani e le ore scorrono lente, in questo passato lontano della nostra Piazza Manin.

Addio, grande albero

Il grande albero non c’è più.
Me lo ha detto un’amica, mi ha scritto e mi ha rivelato l’accaduto.
– Hai visto? Non c’è più! Il pino a sinistra dell’ascensore di Castelletto, l’albero che giocava a specchiarsi nell’acqua delle pozzanghere non c’è più.
Il grande albero della Spianata, il grande albero non c’è più.

La mia amica ha chiesto anche delucidazioni e le è stato spiegato che il pino purtroppo ormai rappresentava un pericolo e quindi è stato necessario tagliarlo.
E così il grande albero non c’è più, allora oggi io non desidero portare qui alcun tipo di polemica ma voglio soltanto ricordare e salutare lui che era davvero uno di noi.
Il grande albero era là da tanti anni e ha veduto centinaia di bambini muovere i primi passi in Spianata e poi diventare adulti.
Il grande albero ha conosciuto pioggia, sole e vento, nevicate e arcobaleni e molte diverse epoche della nostra vita.

Il grande albero mi ha vista passare di corsa verso l’ascensore e uscirne con altrettanta fretta in molte differenti occasioni.
Il grande albero conosceva i primi baci, le promesse di eterna fedeltà, i nostri primi splendidi amori.
Il grande albero mi ha veduta mille volte seduta su una di quelle panchine a gambe incrociate e con lo zainetto buttato lì accanto, un’amica vicino e un gelato tra le mani.
E quante nostre parole e risate ha ascoltato il grande albero!

Il grande albero era possente, magnifico, generoso, prodigo di ombra e di freschezza e custode della vita, tra i suoi rami hanno cinguettato un’infinità di uccellini.
Il grande albero è stato muto testimone di confidenze pronunciate davanti a quella ringhiera, mentre lo sguardo andava a perdersi sui tetti di Genova.

Il grande albero si protendeva indomito verso l’azzurro, con i suoi grossi rami ritorti.

Il grande albero era uno di noi.
Era una di quelle presenze che faceva parte della nostra esistenza e non avremmo mai pensato che un giorno non lo avremmo veduto più, eppure siamo grandi e dovremmo sapere che certe cose accadono.
Il grande albero, come molti di noi, amava rimirarsi nell’inquietudine dell’acqua piovana.

Il grande albero ha offerto riparo, conforto e frescura a generazioni di genovesi e visitatori, sotto i suoi rami si sono soffermati tutti coloro che giungono fin quassù in cerca di uno straordinario scorcio di panorama.

Il grande albero era nel nostro orizzonte e nella nostra memoria emotiva.
E così, in una livida mattinata d’autunno, mi sono recata a porgergli l’ultimo saluto e a ricordare ciò che siamo stati insieme a lui.

E poi mi è sovvenuto un pensiero, in qualche modo fantastico e fantasioso.
Nella mia mente sono apparsi i sorrisi e i volti di alcune persone a me care che da tempo non ho più potuto incontrare sotto il grande albero: sono coloro che non ci sono più, anche se il ricordo di loro non è mai svanito.
E così mi piace pensare che il grande albero sia ora destinato a loro e che tutti loro si ritrovino là, all’ombra di quei rami, proprio come usavamo fare in altri giorni ormai trascorsi.


Il grande albero, memoria dolce di un tempo perduto.
Addio, grande albero, amico prezioso e silente, grazie di esserci stato per lunga parte delle nostre vite.

Tonache e passi

Un pomeriggio d’autunno, nei caruggi.
Le foglioline dal verde primaverile e un mistico silenzio, nelle vicinanze la nostra Cattedrale.
Il passo svelto, l’abito che ondeggia e lo sguardo sicuro, ho sempre la sensazione che taluni sappiano precisamente quale sia la loro meta.

Anche riguardo a lei ricordo di aver fatto proprio lo stesso pensiero, quel giorno era sferzato dal vento e dal freddo pungente ma lei non pareva temerlo.

Tonache.
Tonache e passi.
E strade, corsi alberati, traiettorie che sembrano metafore dei destini.
E preghiere, silenzi, bibbie e rosari.

Tonache.
Tonache, passi e veli.
E mani amorevoli e generose, sorrisi e cuori gentili.

 

Un pigro autunno

Questo è un pigro autunno e tarda a risvegliarsi restando avvolto in un inconsueto tepore ancora quasi estivo.
E l’autunno, lento, lascia cadere solo qualche foglia sulle creuze.

Ancora domina su certi rami una decisa sfumatura di verde ma una ad una piano arrossiscono le foglie.

E dondolano leggere nell’aria ancora calda.

Questo quieto autunno, indeciso e incerto, talvolta pare lasciare traccia del suo passaggio.

E da ragazzino indolente e capriccioso si ricorda appena di scuotere i rami e di scompigliare le foglie.
Poi alcune planano giù, così leggere.

Indugia e ritarda la stagione delle incertezze e dei toni caldi.

Per ora ci dona una lieve sinfonia di foglie, preludio dell’autunno che verrà.

Ritornando nel passato di Spianata Castelletto

Ritornando nel passato di Spianata Castelletto il bianco e nero di una cartolina si sovrappone perfettamente ai colori del tempo presente.
E si ritrova così una vita diversa, con un ritmo più lento e con abitudini che abbiamo perduto.
Così si svela la familiare prospettiva di Corso Firenze in quegli anni che non abbiamo vissuto.

Ed ecco la gente del quartiere intenta a fare spese, un negozio ha la tenda tirata in fuori.
Sfogliando il mio annuario Genovese Guida Pagano del 1926 ho scoperto che all’epoca c’erano qui tre negozi di commestibili, tre drogherie, due mercerie, due macellerie, due salumerie e poi fruttivendoli, osterie, un negozio di ombrelli e uno che vendeva carbone, un falegname, un orologiaio e una stiratrice, c’erano poi una fornita fiaschetteria e un’edicola di giornali.
E c’era persino uno che si occupava di noleggiare i velocipedi, pensate un po’!

Così, passando in questa parte del mio quartiere, mi piace fantasticare su questi volti di un’epoca distante.

Ecco un signore in giacca e cravatta con tanto di valigetta che presumibilmente se ne va al lavoro.
Lì accanto un rombante mezzo d’epoca e una sorta di chiosco che suscita proprio la mia curiosità!

E poi ecco il tram, altri mezzi in sosta, gli alberi rigogliosi e Castello Bruzzo in lontananza.

Questo tratto di Spianata Castelletto è oggi dedicato a Goffredo Villa, eroico studente e partigiano al quale venne tributata la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria per le sue gesta e il suo coraggio negli anni cupi della II Guerra Mondiale: un patriota di nome Goffredo come il nostro caro Mameli.
Questa è oggi così Piazza Goffredo Villa e nell’aspetto non è poi così mutata rispetto al tempo della mia cartolina d’epoca.
Si riconoscono i palazzi, la prospettiva di Corso Firenze e tutto sembra quasi come allora.

La macchina del tempo con le sue prodigiose emozioni ci ha così riportato indietro ancora una volta, nel lontano passato di Spianata Castelletto.

Camminando nel passato di Spianata Castelletto

Camminando nel passato di Spianata Castelletto potrebbe capitarci di comprendere che, in fondo, non siamo poi tanto cambiati e ancora amiamo conservare certe care abitudini.
Nell’aria fresca di Genova si amava sedersi su quelle panchine ad ammirare il panorama.

E quella ringhiera ancora ci separa dallo spettacolo dei tetti e delle ardesie e della magnificenza del porto della Superba.

Era la nostra ringhiera, erano le nostre panchine e lo sono tuttora.

In Spianata si portano i bambini a giocare, a prendere il fresco e ad assaporare la gioia della libertà.

E in quegli anni che non abbiamo vissuto ci si soffermava, indugiando, davanti all’azzurro.
Un istante perfetto, mentre l’aria sfiora il viso e la luce lentamente declina.

Gli alberi, un tempo giovani, sono cresciuti e sono divenuti maestosi, quegli alberi hanno veduto generazioni di genovesi e di visitatori posare le mani su quella ringhiera e lasciare andare lo sguardo lontano.

In questo luogo a me così caro si svela l’anima intera di Genova e la sua vera essenza.

E così per me è ancora più dolce guardare indietro, al passato della nostra Spianata Castelletto.

Le gelaterie di Genova nel 1922

Cosa c’è di meglio di un buon gelato per una speciale merenda golosa?
A dire il vero non saprei suggerire di meglio e intraprendendo uno dei nostri particolari viaggi nel tempo eccoci arrivare spossati in questa estate genovese del 1922, a questo punto ci resta solo da cercare una buona gelateria che faccia al caso nostro.
Consultiamo così il nostro fidatissimo Annuario Genovese – Guida Pagano di questo 1922 e vediamo un po’ dove possiamo andare per gustare la crema e il cioccolato o il gusto che più gradirete.
Dunque, ci sono gelaterie in po’ ovunque: una si trova in Via Paolo Giacometti e una in Via San Giacomo di Carignano.
Mi ispira molto la gelateria del Signor Biscaro in Via del Cigno ma dove mai sarà questa strada? Ammetto di non averla mai sentita prima e così, consultando la mappa della mia Guida, ho scoperto che questo era il nome dell’attuale Via Costantino Morin, una via della Foce che collega Via Cravero e Via Casaregis, per una ragione che non so il grazioso cigno ha perduto l’intitolazione di questa via.
Ritorniamo a camminare sotto il sole di Genova e nei nostri caruggi troveremo la signora Cabona e la signora Carpi che vendono i loro deliziosi gelati in Canneto il Curto, le due signore si chiamano Maria ed evidentemente si fanno concorrenza.
C’è poi una gelateria in Salita a Santa Maria di Castello e in Via San Bernardo un certo signor Francesco fa buoni affari con le sue fresche bontà.

Ritorniamo ancora nel turbinio vorticoso della città e in Via Fiume ecco la Gelateria dei Fratelli Fasciotti mentre in Corso Torino c’è la Grande Gelateria Moderna e il nome di questa attività suscita in me infinite fantasticherie.
Risalendo in Circonvallazione a Monte sappiate che si possono acquistare ottimi gelati anche in Piazza Manin dalla Signora Giustina e in Corso Firenze, invece, possiamo andare dal Signor Ugo e scegliere il nostro gelato preferito.
Ecco, ora conosciamo tutte le gelaterie presenti sull’Annuario del 1922, direi che siamo a posto!
E allora adesso vi saluto, vado dal Signor Ugo in Corso Firenze, spero proprio di trovare un buon gelato al pistacchio ma anche la fragola mi andrebbe bene per rinfrescarmi in questo tempo di giugno del 1922.

San Michele Arcangelo: la grazia trionfante

È una bella e antica statua e la si ammira percorrendo una creuza del mio quartiere, la nostra Salita San Nicolò.
La statua è compresa negli spazi di un’associazione polisportiva e così si staglia la fiera figura di San Michele Arcangelo nella sua trionfante leggiadria.

Ha le ali grandi e saldo stringe la spada, il suo sguardo non conosce timore.

Così resta, ritto e regale, in questa suggestiva rappresentazione.

E vittorioso così trionfa sul male.

San Michele Arcangelo è il patrono di diverse città e nazioni, è patrono anche del popolo ebraico e della Chiesa Cattolica: il 29 Settembre si celebra la festività dei tre Santi Arcangeli ma anche il giorno 8 Maggio è una data significativa per San Michele Arcangelo.
A Genova, nella nostra Salita San Nicolò, egli è così ritratto in questa fontana così evocativa di lontani e sontuosi fasti.

E si svela nella sua fermezza e nella perfezione dei suoi tratti fanciulleschi.

Glorioso e magnifico questo è San Michele Arcangelo nella sua grazia trionfante.

La gioia del glicine

La gioia del glicine è nel suo svettare libero e maestoso nell’azzurro del cielo di Genova.

L’albero generoso così fiorisce lungo Via Piaggio, io e questo glicine ci conosciamo da tanti anni, fin dai tempi della scuola, ogni volta che sbocciano i suoi fiori dal profumo delizioso sento anche una sorta di nostalgia che non saprei spiegare.

E il glicine dondola, allegro e odoroso, nell’aria leggera.

La gioia del glicine è abbarbicarsi ai muri e alle ringhiere e offrire prodigo al passante la sua splendida beltà.

E così si resta a sentirne la dolcezza e ad ammirare la sua assoluta perfezione.

La gioia del glicine è anche la sua capacità di sorprenderci e di farsi trovare anche nei luoghi più impensati.
E così l’altro giorno mentre percorrevo Vico della Gazzella, una stradina in pieno centro tra Via Palmaria e Via Colombo, il glicine mi ha stupita con i suoi fiori sublimi che danzavano davanti alle finestre.

Così intenso, vivace, un meraviglia della natura.

E quando viene primavera capita anche di posare i piedi su quei petali caduti.

E non si smette mai di essere grati per il dono di questa leggiadria e per la gioia del glicine.