Tutti insieme alla spiaggia

E così, quando venne la stagione calda, si ritrovarono tutti insieme alla spiaggia, era una cara consuetudine che scandiva le vite e le stagioni.
Veniva poi anche il tempo della fotografia di rito che non era mai uguale a quella dell’anno precedente: mano a mano che si cresceva e si diventava grandi si acquisiva il diritto di stare in piedi mentre i più piccini stavano sempre seduti per terra.
Con gli sguardi attoniti e meravigliati, le trecce, i cappellini, i sorrisi timidi e un dito in bocca.

A piedi scalzi, sui sassi.

Con i cappelli a tesa larga e i fiocchi, la grazia e l’esitazione dell’infanzia.

Le mamme e le zie eroicamente vestite di tutto punto con le camicie rigorosamente chiuse fino in all’ultimo bottoncino, c’è pure un gentiluomo con giacca, gilet, camicia e cravatta.

Era d’uopo mantenere un certo e un certo stile anche alla spiaggia, saprebbe spiegarvelo meglio la gentile signorina con il grande fiocco in tessuto a pois che le cade sul petto.
Lei porta anche un cappello con i fiori appuntati sopra e sorride, con svagata leggerezza.

E in questo gruppo di gente a colpire la mia attenzione è questo tipetto qui: si dà arie da grande, con questa posa teneramente seria e spavalda.

Tutti insieme, alla spiaggia.

Con gli amici di sempre.
E osservate con attenzione: tra i due bimbetti con il cappellino fa capolino un terzo ragazzetto che si nasconde ma dalla sua posizione privilegiata osserva tutto!

È un tempo lontano, felice, intriso di nostalgia, un tempo trascorso alla spiaggia, sulla riva del mare.

 

Due sposi genovesissimi

Loro sono due sposi, due sposi a mio parere genovesissimi.
Ritrovo infatti, nei loro sguardi, una sorta di riconoscibile genovesità, una maniera di porsi fiera e al tempo stesso schiva e ritrosa.
Loro sono due sposi, vennero così ritratti dal bravo fotografo Giulio Rossi in una fotografia di grande formato.

Con favolosa eleganza la sposa sfoggia un abito riccamente ricercato e gioielli con vistose pietre preziose.

Così luccicano sulla sua pelle chiara.

Con grazia stringe i guanti tra le dita.

E il tavolino al quale lei si posa è un celebre arredo dello studio di Giulio Rossi, ampiamente documentato con ricchezza di informazioni nel volume Vivere d’immagini curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora.

E nulla nella fotografia è lasciato al caso, è tutto un gioco di perfette armoniose simmetrie.

Testimonianza del tempo felice di due sposi genovesissimi.

 

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922

Ritorniamo nel passato, al tempo della villeggiatura a Voltaggio, località del basso Piemonte da sempre molto amata dai genovesi.
E così, in questo scorcio di un tempo felice ci si mette seduti sull’erba con l’abito alla marinara oppure con la paglietta tra le mani.
Due tempi diversi della vita, due respiri di un’epoca diversa.

Forse loro sono le sagge zie, ognuna sfoggia un cappello diverso.

E pare quasi difficile comprendere in quale stagione sia stata scattata questa fotografia, alcuni dei protagonisti portano infatti abiti più leggeri.
Forse era un giorno della tarda primavera, lei teneva in una mano il bastone da passeggio e sorrideva timidamente.

Un fresco candore, un’eleganza inusitata.

E tra tutti loro la figura più intrigante è lei: distratta, immersa nei suoi pensieri pensieri, il viso quasi celato dal cappello.

In una foto di famiglia che li vede tutti insieme, in un giorno lontano.

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922.

Tre amiche alla spiaggia

Loro erano tre amiche alla spiaggia in un tempo felice.
Sorridenti, spensierate, spontaneamente allegre.
Con i costumi alla moda rigorosamente scuri e bordati di chiaro, con i cappelli raccolti sotto fazzoletti in fantasia.

Loro erano tre amiche e una portava anche una collana con un ciondolo lucente.
E mentre si facevano immortalare dal fotografo alle loro spalle altri bagnanti si godevano l’estate: c’era chi remava vigorosamente e chi si rinfrescava con una bella nuotata.

Tre amiche alla spiaggia, tre giovani vissute in un periodo certo più complicato del nostro, il loro quotidiano era di sicuro più faticoso e complesso.
Malgrado ciò i loro sorrisi raccontano ancora oggi l’incrollabile forza delle donne, la loro vitalità e la loro energia.

Mentre l’’onda salmastra accarezzava le loro caviglie per poi sciogliersi in candida schiuma.

Erano tre amiche alla spiaggia in un tempo leggero, rimasto nel cuore come incancellabile ricordo.

Una gita a Portofino Vetta

Era il tempo della bella stagione e delle gite: quel giorno tutti loro se ne andarono insieme a Portofino Vetta.
Sorrisi smaglianti ed espressioni rilassate, abiti freschi e chiari, sono ore di maggio del 1930 e le si condividono con le persone care.

Un cappellino in testa, una certa garbata eleganza e lo stile di un tempo lontano.

Seduti per terra, in posa per la fotografia, con la gioia della giovinezza dipinta sul volto.
È un giorno felice, a Portofino Vetta, tutto attorno si levano gli aromi e i profumi frizzanti del Mediterraneo.

La giovane sulla sinistra pare perduta nei suoi pensieri, mentre la donna sulla destra sfoggia un elegante scialletto, porta una collana di pietre dure e un copricapo alla moda.
Il gentiluomo al centro ha il sorriso franco e aperto, lui di certo è una delle anime di questa bella compagnia.

Era un giorno di un tempo felice e di una gita a Portofino Vetta.

Gente di mare

Gente di mare.
Uomini instancabili, forti, tenaci, a volte taciturni.
Saggi di un’esperienza appresa dalla vita e dalla fatica di ogni giorno.
Figli del mare, ne conoscono la voce e la potenza.
Pelli ambrate, volti segnati dal sole, profumo di salsedine.
Le mani stringono il remo, mentre il vessillo di San Giorgio sventola smosso dalla brezza marina.

Gente di mare.
Con la forza della caparbia e della pazienza.
Cullati dalle onde, sulla barca.

Gente di mare, con questa semplicità disarmante.
Gente di mare fieramente genovese.

Verso Portofino

È una piccola fotografia in bianco e nero e risale al 1936.
Racconta un viaggio, breve ed emozionante, sulle onde del mare verso Portofino.
Sulla motonave Vittoria, con il vento che accarezza la pelle.
E narra di lei, che se ne sta così appoggiata mentre ammira il panorama.
E pensa, forse sogna e fantastica, magari ricorda.
Così con grazia, con il cappellino bianco, gli occhiali da sole, i guanti neri e la pochette scura tra le mani.

E ci sono altri viaggiatori sulla motonave Vittoria, in questo scorcio di passato che richiede giochi di fantasia.
E si immaginano sguardi meravigliati, visi rasserenati dalla bellezza del panorama, in un giorno di un tempo perduto.
Navigando sul Mar Ligure.

Fino a quando comparirà all’orizzonte il profilo di uno dei gioielli della Riviera di Levante.

Navigando verso Portofino, indossando un impeccabile tailleur con una cifra di inarrivabile eleganza.
Cullati dalle onde che portano via il tempo e anche i pensieri.

21 Aprile 1920: una gita di primavera

Era il 21 Aprile 1920, così si legge sul retro di questa fotografia, era il tempo di una bella gita di primavera.
Con il cappello per ripararsi dal sole, con la dolcezza infantile tra le braccia di papà.
Tutto attorno gli alberi, il profumo dei prati, la leggerezza di una stagione nuova.

È una gita in famiglia e c’è anche un signore tutto vestito di scuro che si distingue da tutti gli altri.
Nella foto di gruppo tutti hanno un’aria rilassata e serena e nessuno di loro può immaginare che, più di cent’anni dopo, qualcuno fantasticherà su quella giornata di aprile trascorsa all’aria aperta.

Il ragazzino sfoggia un sorriso spontaneo e felice mentre se ne sta seduto sull’erba accanto alla giovane donna dai modi garbati.

Uno di quegli attimi semplici eppure straordinari, un frammento di memoria che forse rimase impigliato insieme a molti altri istanti vissuti, in un tempo diverso.

Era il 21 Aprile 1920, era il tempo felice di una gita di primavera.

Una piccoletta molto grintosa

A volte dai ritratti e dalle fotografie paiono trasparire i tratti del carattere e alcune peculiari pieghe della personalità.
Lei, ad esempio, doveva essere una piccoletta molto grintosa.
Eccola qui, con i suoi riccetti, il broncio un po’ annoiato, gli occhi grandi e stupefatti.

Le hanno messo un vestitino che è tutto una delizia di nastri, arricciature, fiocchi e pizzi ma lei sarebbe più un tipetto da jeans e maglietta.

E invece se ne sta lì, ritta sulla poltroncina con le sue scarpine vezzose e le calzine scure.

Con questo visetto così eloquente che ci “racconta” tanto di lei e della sua frizzante vivacità.

Ritratta in un tempo lontano dal sempre bravissimo fotografo Sciutto, lei doveva essere proprio una piccoletta molto grintosa.

La barchetta dello Studio Allard

Uno sguardo allegro ci osserva da un tempo lontano: lunghe chiome bionde, la frangetta e un sorriso formidabile.
È assai raro vedere un sorriso nelle immagini d’epoca ed è stato proprio questo a colpire la mia attenzione quando mi sono trovata tra le mani questa Carte de Visite francese dello Studio Allard.
A dire il vero dapprima ho pensato che il soggetto ritratto in foto fosse una bambina, poi osservando i tratti del viso credo che invece fosse un bambino con i capelli lunghi.
L’ho già scritto in qualche altro post, qui in casa ho una foto di famiglia con mia nonna piccina accanto al suo fratellino Vincenzo e nella foto lui ha i capelli lunghi fino alla vita, si vede che all’epoca andava di moda.
Io non conosco il nome di questa dolcezza ritratta in questa foto del passato e così posso soltanto fare qualche supposizione.

A supporto della mia ipotesi aggiungerei il fatto che, a prima vista, sembra anche che il nostro protagonista indossi i pantaloncini.
E poi naviga indomito nel mare della vita e si appoggia così alla barchetta, mentre con l’altra mano regge una rete da pesca.

La barchetta dello Studio Allard era riccamente lavorata, immagino che stuoli di piccoletti abbiano posato con questo scenario particolare.
E tra di essi ci fu anche riccioli d’oro: un sorriso straordinario e tutta la vita davanti.