Uccellini in inverno

In queste giornate di freddo intenso non siamo i soli a tentare di difenderci dai rigori dell’inverno, anche per gli uccellini è dura, gli instancabili piccoletti se ne vanno in cerca di cibo ma a volte restano a becco asciutto.
Qui da me, sul terrazzo, ho sempre parecchi visitatori, vengono i passerotti e i pettirossi, in questi giorni poi si fanno spesso vedere le cinciallegre.
Si posano sulla ringhiera e poi via, partono in volo, non si lasciano avvicinare.
E così, per dare un piccolo aiuto a questi piccoli amici, ho messo fuori un sottovaso ricolmo di cibo adatto alle loro esigenze, ho anche fatto qualche ricerca su siti specializzati, in particolare sulla pagina della Lipu si trovano valide indicazioni.
Certo, sarebbe meglio avere una casetta destinata a loro, solo che andrebbe appesa e io qui non ho piante con dei rami adatti a sorreggerla, inoltre questa è anche una zona abbastanza ventosa, non è semplice trovare una soluzione ma ci sto studiando.
Intanto c’è il mio ristorante all’aperto per piccoli pennuti, spero che abbia successo!
Gli uccellini lo avranno visto? Si saranno accorti che quella vaschetta è lì a loro disposizione? Io me lo auguro!
Comunque, ieri mattina ero in Corso Firenze e ho cercato di diffondere la notizia.
Certo, non è molto semplice dialogare con qualcuno che sta su un ramo a testa in giù, ecco!

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Poi grazie al cielo, mi sono imbattuta in un panciuto pettirosso, era proprio vicino a me e così ho approfittato di questo piacevolissimo incontro per lasciare il mio indirizzo e dire all’uccellino di diffondere la notizia tra i suoi amici, ovvio!

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Insomma, spero di aver messo in moto un utile passaparola, anzi direi “passacinguettio”, data la situazione.

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Siamo rimasti un po’ insieme, abbiamo cianciato giusto il necessario, da come guardava mi ha dato l’impressione di aver capito.
Tra l’altro non sembra sottopeso, lo so, è piuttosto ciccione, una vera bellezza!

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Adesso lo aspetto, spero proprio che venga a trovarmi.
Arrivederci piccolino, ci vediamo all’ora di pranzo!

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Impressioni d’inverno

Ieri pomeriggio, qui nei dintorni.
Impressioni d’inverno, stagione che per ora non ci ha regalato la neve, mentre invece sembra che la primavera sia davvero vicina.

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Gennaio.
E d’improvviso fiorisce la mimosa, si affaccia da un giardino sulle alture.

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E certi alberi sono carichi di colore.
Impressioni d’inverno e pappagalli posati sui rami, in certe mattine sono loro a darmi la sveglia, sono vicini di casa piuttosto rumorosi.

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E lentamente tutto muta.

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E cambiano le sfumature del cielo, ieri il sole se ne è andato infuocando l’orizzonte.

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E prima di lasciar posto all’oscurità la sua luce ha dipinto le nuvole.

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Dal celeste all’oro, con velature di rosa.

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Impressioni d’inverno, in un susseguirsi di tinte abbaglianti.

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C’era una piccola nuvola, non ne avevo mai veduta una così.
Affilata come la punta di una freccia, in mezzo al cielo.
Di due colori, rosa e grigio.
Tutto muta.
Come il tempo e le stagioni che cambiano.
Piano, così.

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Impressioni d’inverno e di un cielo che non si può raccontare, di una bellezza che non si può catturare in una semplice immagine.
E se ci pensi, accade una volta sola, nella storia del mondo.
Non ci saranno mai le stesse nuvole, uguali luci e identiche sfumature di colore.
Impressioni d’inverno, nel cielo di Genova.

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In questa stagione

Accade sempre in questa stagione.
In inverno, in alcuni luoghi, vedi certe nuvole.
Mai uguali, inquiete, evanescenti.
Ne fotografai una simile in questo posto, in un altro inverno, ma in realtà tutte le nuvole sono diverse.
Alcune si posano, paiono scivolare giù dai gradini come acqua spumeggiante di una cascata.
Ed è un’illusione, un gioco di riflessi, lo osservo seduta nel gabbiotto della funicolare mentre le nuvole si riflettono sul vetro per poi lambire tutto ciò che si trova al di là di esso: le scale e i mattoni, il cancello e la ringhiera.
Si specchiano anche i rami nudi degli alberi.

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Un mondo sospeso e immaginato, tra cielo e nuvole.

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Aspettando.
Aspettando la funicolare, amica di tutti coloro che abitano su queste alture.
In un giorno di dicembre, con il cielo limpido, niente riflessi ma diverse sfumature di rosso.
Rosso è il cartello, rosse le foglie, rossa lei, la nostra funi.
A volte e così, soltanto rosso.

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Altre volte invece è una meravigliosa magia, una magia di nuvole.

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Luci di dicembre al Porto Antico

Il tempo delle feste ha portato una bella novità al Porto Antico: una ruota panoramica dalla quale ammirare le bellezze delle Superba.

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Davanti al mare, dove volano i gabbiani.

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E uno di loro si posa e vigila attento, proprio accanto alla ruota panoramica.

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A pensarci, mi sembra sempre strano.
Non c’era nulla di tutto questo, un tempo.
Non c’erano le panchine, il negozio di libri, le gelaterie, le passeggiate davanti al tramonto.
C’era solo un cancello a separare noi dal nostro mare e dal nostro cielo.

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Ora questo luogo è tornato ad essere nostro ed è come se ci fosse sempre stato, l’ho già scritto e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Scintilla l’albero di Natale e l’acqua calma diviene il suo specchio.

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Verso sera, quando il cielo si tinge di rosa.

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E quando il sole riveste di sfumature ambrate la superficie del mare.

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Un bagliore d’argento, al tramonto.

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E una luce nuova, un nuovo gioco di colori.

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E ancora si cammina, fin laggiù.
Tra barche, vele, bagliori di lampioni e parole che si confondono nel vento.

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E lo sguardo ancora ritrova lei, simbolo di una città posata sul suo mare.

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E tutto ancora brilla, nei giorni di dicembre.
Di rosa, di oro, di suggestioni suffuse.

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Sono le luci di dicembre.
Luci di mare e di porto, di luoghi vissuti e condivisi, di una storia antica e sempre nuova, di una ruota che gira proprio davanti a quel mare.
Luci di Genova e di Natale.

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La strada che porta nel bosco

La strada che porta nel bosco vive differenti armonie, a seconda della stagione.
E quella panchina nella notte di San Lorenzo è il luogo ideale per ammirare le stelle e per vederle scintillare nell’oscurità.
A volte, in certe giornate d’estate, mi fermo lì a leggere.
E così ho fatto lo scorso agosto: d’un tratto alle mie spalle, quatta e circospetta, è spuntata una faina, rapida ha attraversato la strada ed è scomparsa tra il fitto dei cespugli.
Stupori della natura a Fontanigorda: sono rimasta attonita a guardare con il libro tra le mani.
E il bosco era un tripudio di verde.

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La strada che porta nel bosco, in autunno, diviene una magia di riflessi dorati, un incanto silenzioso la riveste.

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In estate i rami degli alberi regalano una piacevole ombra, scosse dal vento le foglie cantano la loro musica lieve che dolcemente accompagna il canto degli uccelli.

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E poi, il tempo.
E le stagioni.
E arancio e bronzo e l’aria che diviene fresca e frizzante.

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E poi aspetta, sarà anche così.

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La strada che porta nel bosco nei mesi del solleone è spesso affollata di biciclette e di bambini che corrono, di sportivi che raggiungono il campo da tennis o quello da pallone, mentre altri villeggianti passeggiano pigramente.

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E poi viene una nuova stagione e la strada che porta nel bosco ritorna ad essere solo delle creature del bosco e di coloro che abitano in ogni giorno dell’anno in questi luoghi.

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E poi l’inverno raffredda i colori caldi e predomina il bianco luminoso della neve e l’azzurro del cielo tra i rami spogli degli alberi.

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Adesso è ancora stagione di foglie frementi ed è tempo di ritrovare i profumi e i sapori dell’autunno.
Si riaprono le seconde case, si cammina per le strade del paese.
Torte, caldarroste e altre delizie: domani a Fontanigorda si terrà la tradizionale castagnata, è un appuntamento che attira molti affezionati, se anche voi desiderate partecipare potrebbe essere l’occasione per ammirare le incantevoli suggestioni della Val Trebbia.

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E così è la strada che porta nel bosco, vestita della magia della luce d’autunno.

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Il sole tra i monti

Quando il sole tramonta sul mare spande la sua luce sulla superficie dell’acqua e la fa scintillare come un metallo prezioso, così sono abituata a vedere la fine del giorno, mentre si accendono le luci della città.
E invece là, tra i monti, il sole pare quasi infuocarsi sull’orizzonte e intanto vena di rosa e di ocra certe nuvole leggere.

Tramonto

Scende piano, dietro ai rami spogli degli alberi.

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Ed è un cielo chiaro e freddo d’inverno a salutare la maestà dell’universo.

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Lento il sole si nasconde, lo accompagna il frusciare della vita e il canto degli uccelli.

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Sempre più fioco, così l’ho visto dalla statale 45, venendo verso Genova.

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Svanisce, tra i monti, pennellando l’azzurro, nell’incanto di una magia silenziosa.

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Crochi e primule, la primavera e la neve

Nel tempo dell’inverno, quando le cime di monti sono ancora coperte di neve.

Fontanigorda

Nel tempo dell’inverno, a Fontanigorda, si affaccia la primavera, è nelle primule che fioriscono senza timidezza, con i loro petali chiari.

Primule

E nella neve i crochi delicati.

Croco

E ancora fiori, su quelle spallette che in giugno sono coperte di fragole rosse.

Fiore

E ovunque i piccoli crochi temerari, sbucano intrepidi là dove la neve si dirada.

Croco (2)

Mentre le primule sbocciano sul bordo dei sentieri.

Primule (2)

Sul bianco chiarore setosi petali viola.
A volte, sai, certa vita ha una forza nascosta, sei tu che non sai comprenderla.

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E intanto il piccolo croco si apre sotto i raggi del sole.

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Così è la vita, conosce maniere misteriose per manifestarsi.

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Si spalancano le primule dove in autunno cadono le castagne.

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Spuntano dalla coltre bianca i teneri bocci chiusi.

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Assetati di luce e calore.

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Così giunge la dolce primavera, in silenzio, mentre l’inverno le cede il passo.

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Un brillante luccichio, uno stelo che pare fragile, la rinascita e un nuovo inizio.

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Sfacciata, allegra e sfrontata, così è la vita, senza paura.

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Nel tempo del divenire, nel tempo che racchiude tutte le stagioni.
Il sole luccicante dell’estate che verrà, le foglie secche e accartocciate d’autunno, la neve dell’inverno che sta per finire e un piccolo fiore coraggioso.
La vita, senza paura.

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Neve e cielo azzurro a Fontanigorda

Il primo giorno di marzo, a Fontanigorda, dopo aver percorso la strada che conduce lassù , curva dopo curva.

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E non mi aspettavo di vedere la neve, in lontananza pareva già del tutto svanita.
Bianca, lucente e chiara copriva il prato in mezzo alla curva del bivio.

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E indugiava sui tronchi tagliati, il bosco ha i suoi profumi anche in inverno.

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Sono tutte chiuse le case delle vacanze, serbano zainetti e scarponcini per le passeggiate, biciclette e cestini per andar per funghi nei giorni d’estate.

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L’inverno è alberi spogli e un confine silenzioso.

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E rocce e muschi e un uccello vagabondo che da lontano fa sentire il suo richiamo.

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L’inverno è sole e luce che rimbalza sulla sottile e soffice coltre, al Bosco delle Fate.

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Ancora due o tre curve e si arriva al campo da pallone dove generazioni di bambini si sono dilettate con il gioco del calcio.

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L’inverno, l’inverno a volte sa essere ancora più luminoso della florida estate, non ci sono rami a far ombra alla fontana della Madonnina.

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Ed è poca la neve rimasta ma ha tutto il fascino della sua suggestione, ricopre il tavolo e le panche di legno.

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L’inverno è tutto nelle sue promesse, in ciò che ti lascerà, nei doni della terra che matureranno con il sole.

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L’inverno è nelle sfumature di azzurro e celeste così diverse da quelle dei mesi del solleone, sono colori evanescenti, fratelli del freddo, del ghiaccio e della neve.

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L’aria è leggera, pura e frizzante, ti accarezza il viso e lambisce i rami nudi degli alberi.

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E poi guarda, guarda le cime delle montagne.

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Le cime imbiancate sfiorano il cielo.

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E poi verde, alberi e neve.

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E due ghiandaie ciarliere e chiacchierone come sempre, le ho inseguite per un po’ proprio qui, davanti a questo prato.

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Le tegole dei tetti come spolverate di zucchero.

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E le case e i giardini e i terrazzi.

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Cammino nel mio paesino e so esattamente dove abitano le persone che conosco da tanto tempo.

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E poi ancora, bianco, celeste, aerei in volo e panni stesi in Val Trebbia.

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Tetti, orti, imposte chiuse, serrate anche quelle della mia casetta, lassù nel sottotetto.

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La piazza insolitamente deserta.

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Una stagione che non conosco, l’inverno che sta per svanire e la primavera che si avvicina, è poco distante il mio prato delle farfalle, non manca poi tanto a questo felice incontro.

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Il paesino silenzioso, con i suoi tetti rossi e le casette da fiaba.

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E l’acqua, la neve disciolta e la mia pozzanghera.
Forse voi non lo sapete ma quella è proprio la mia pozzanghera e non potrebbe essere diversamente, del resto credo che non ne esista una così speciale.
E lo è ancora di più con la piazza vuota, specchio di una certa bellezza che resta nel cuore.

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E poi la strada verso Genova, la via del ritorno.
E un incontro inatteso, tra i rami, il primo giorno di marzo, le creature del bosco.
Uno, due, tre e poi dieci.
Certo, erano distanti e così la foto non è perfetta ma deve stare qui perché anche loro hanno fatto parte di questa splendida giornata.

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Una giornata di neve e cielo azzurro a Fontanigorda.

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D’inverno al Porto Antico

Un pomeriggio d’inverno al Porto Antico.
In riva al mare, tra amici.
Ditemi, c’è forse qualcosa di meglio?

Uccellini

Accoccolati tra le corde, fissando un punto indefinito.

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Oppure lassù, tra cielo e aria, c’è sempre un nuovo orizzonte che ancora devi esplorare.

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Nel frattempo, in attesa di nuove eccitanti avventure, occupiamoci del quotidiano.
Si scende, cosa si potrà mai fare su questa barca che dolcemente dondola lenta?

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Un voletto, si saltella di qua e di là e finalmente si giunge a destinazione.

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Ci si guarda un po’ intorno, la giornata è calda, il cielo è sereno e proprio là sul fondo dell’imbarcazione c’è dell’acqua nelle scanalature.

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Toh, sembra proprio fare al caso nostro, ha così inizio l’operazione bagnetto!

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Si immergono le zampette, ci si bagna la testolina, si passa a una sciacquata veloce e poi giunge il momento di una bella scrollatina d’ali, ecco fatto!

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E si ritorna a sistemarsi come prima, al sole ad asciugare le piume.

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Guardando il mare, d’inverno al Porto Antico.Uccellini (10)

Il Calendario Rivoluzionario Francese

Le grandi rivoluzioni tendono a voler modificare il quotidiano dei popoli allo scopo di creare un nuovo modo di vivere e di pensare ed è in quest’ottica che si inserisce la nascita del Calendario Rivoluzionario Francese.
Una diversa maniera di contare i giorni, nomi e parole dal fascino suggestivo.
E così oggi andiamo a quel tempo, apriamo un libro che ci conduce a quell’epoca di furore, Cittadini di Simon Schama, un testo che consiglio a chiunque ami questo periodo storico.
Innanzi tutto, per quale ragione era necessario avere un nuovo calendario?
L’autore spiega che all’epoca si sentiva il bisogno di discostarsi da tutto ciò che in qualche maniera era legato alla vecchia Francia e serviva un nuovo immaginario nel quale potersi rispecchiare, esaltando l’aspetto rurale e contadino della Francia di quegli anni.
E così studiosi e scienziati si misero all’opera e inventarono un calendario del tutto innovativo.
Ho in casa un serie di antichi libri preziosi, la Storia Universale di Cesare Cantù, su uno di questi volumi ci sono tabelle e chiare spiegazioni su Calendario Rivoluzionario e così vi si legge:

Col 22 settembre 1792, in cui fu proclamata detta Repubblica, si promulgò una nuova era che fu poi abolita col primo gennaio 1806. Contava gli anni da esso 1792, cominciandoli la mezzanotte del giorno che succede all’equinozio vero d’Autunno per l’Osservatorio di Parigi.

Cantù spiega che ci sono 12 mesi, ognuno è di 30 giorni, per un totale di 360 giorni.
E così a fine anno sono previsti 5 giorni aggiuntivi oppure 6 nel caso dei mesi bisestili, questi giorni erano dedicati a certe feste particolari dedicate a precise virtù, Schama nomina ad esempio il talento, l’industriosità e le imprese eroiche.
Ogni mese è diviso in 3 decadi e i giorni si chiamano: primidì, duodì, tridì, quartidì e così via fino al decadì.
In pratica non esisteva più la settimana.
A parte questa complessa questione numerica veniamo ai nomi dei mesi e questi per me sono davvero poetici e particolari, indicherò per ognuno la traduzione suggerita da Cesare Cantù.
Dunque, l’anno inizia il 22 settembre, è il mese del vino e dell’uva e viene così denominato Vendemmiaio.

Uva (5)

E continua l’autunno con il tempo della nebbia, tra ottobre e novembre sono i giorni di Brumaio.

Nebbia

E poi arriva il freddo e con esso è il tempo di Glaciale.
Incombe l’inverno e il 21 di Dicembre inizia Nevoso, sarà poi la volta di Piovoso e Ventoso.

Foglie

E quindi sboccia e rinasce la natura ed è tempo di primavera, la linfa vitale  regala il nome ai giorni tra marzo e aprile, Germile o anche detto Germinale, parola nota agli amanti della letteratura francese perché così si intitola un celebre romanzo di Zola.
E poi sbocciano le corolle gentili ed è tempo di Fiorile.

Fiori rosa  (3)

Gli succede un periodo ancor più lieto, è allegro e spensierato Pratile, corrisponde a questi giorni dell’anno, il mese inizia nell’ultima decade di maggio e termina il 18 o 19 giugno.

Foppiano (16)

E infine arriva l’estate, il tempo delle spighe e dei campi di grano, è il tempo delle messi generose, tra giugno e luglio c’è Messidoro.Pietranera (3)

E poi il caldo si fa più forte e potente, l’epoca del solleone è Termidoro.
Da ultimo il tempo dei frutti, tra la fine di agosto e settembre  gli alberi sono carichi di doni e questo è Fruttidoro.

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Oltre a ciò, Simon Schama spiega che ogni giorno di ogni mese era associato a un dono della natura come fiori, frutti, piante o a un animale o ad un attrezzo agricolo, è la massima esaltazione della vita agreste e rurale.
Questo era il tempo al tempo della Rivoluzione, in epoche assai lontane dalla nostra.
Siamo in pieno Pratile, attendiamo che giunga dorato di luce Messidoro.