Al Passo del Fregarolo

Vi porto con me, in un luogo ben noto ai frequentatori di queste zone.
Si sale, curva dopo curva, da Fontanigorda oltre Casoni si va verso la Val D’Aveto e si giunge al passo del Fregarolo.

Passo del Fregarolo

Qui la natura è bella e generosa e grandi alberi svettano contro il cielo azzurro.

Passo del Fregarolo (2)

E il sottobosco è un tripudio di piccoli dolci frutti, questa è la loro stagione.

Passo del Fregarolo (3)

Ed è la stagione che regala semplici e spontanei fiori di campo, amo la loro allegra confusione.

Passo del Fregarolo (4)

Qui, al Fregarolo, tra l’erba lucida ai margini del bosco, sorge una piccola cappella.

Passo del Fregarolo (5)

E alcuni si ricordano di portare fiori alla Madre di Gesù.

Passo del Fregarolo (6)

Tra le montagne, nel silenzio e nella pace.

Passo del Fregarolo (7)

Ancora pochi metri e raggiungeremo  la nostra meta, il Passo del Fregarolo, qui  termina l’Alta Val Trebbia e inizia la Val D’Aveto.

Passo del Fregarolo (8)

Altezze di Liguria, 1203 metri sul livello del mare.

Passo del Fregarolo (9)

E vedute incredibili, davanti a voi si apre l’orizzonte e lo sguardo segue il profilo delle montagne.

Passo del Fregarolo (10)

Respira, senti l’aria che ti sfiora la pelle ed entra in ogni tua fibra.

Passo del Fregarolo (11)

Respira, il profumo del bosco regala un senso di quiete.

Passo del Fregarolo (12)

E tutto attorno la vita si manifesta.

Passo del Fregarolo (13)

Guarda oltre le cime degli alberi, verso le nuvole, tra la terra e il cielo.

Passo del Fregarolo (14)

C’è anche una panchina, per sedersi ad ammirare il panorama, si potrebbe quasi fare un spuntino, seduti qui, al fresco.

Passo del Fregarolo (15)

Respira, guarda tra gli alberi, al di là di essi.

Passo del Fregarolo (16)

E qui una lapide ricorda coloro che combatterono tra queste montagne e che mai verranno dimenticati.

Passo del Fregarolo (17)

Profumo di erba, di muschi e di legna tagliata.

Passo del Fregarolo (18)

E il bosco, una salita e le sue meraviglie, questi sono posti da fungaioli, stivali, cestino e bastone e ci si mette in cerca.
Se anche voi vorrete andar per funghi ricordatevi che in Val D’Aveto dovrete munirvi di tesserino.

Passo del Fregarolo (19)

E poi  le foglie, un fruscio, un battito d’ali, il ronzio di un insetto e un volo improvviso, gli uccelli si nascondono tra i rami e cinguettano allegri, è semplice e complessa la vita del bosco.

Passo del Fregarolo (20)

Ha tante forme, tante maniere di manifestarsi.

Passo del Fregarolo (21)

La vita è alberi imponenti sotto ai quali ti senti un piccolo puntino in un universo di perfezione.

Passo del Fregarolo (22)

 La vita ha toni di cipria, è aerea, leggera, impalpabile, incomprensibile.

Passo del Fregarolo (23)

La vita si posa per un istante sulla corolla di una margherita dai petali scompigliati.

Passo del Fregarolo (24)

E’ piccoli fiorellini e violette.

Passo del Fregarolo (25)

 E ancora violette e ancora fragole, la vita è spontaneamente armoniosa.

Passo del Fregarolo (26)

 E’ un fiore rosa che cresce ebbro di sole accanto alla pietra calda.

Passo del Fregarolo (27)

E così se verrete al Passo del Fregarolo incontrerete tutta questa bellezza che è un balsamo per lo spirito.
Respira, apri le braccia, guarda verso l’orizzonte.
E qui c’è anche un luogo splendido dove ristorarsi dopo una bella camminata nei boschi, è la Trattoria al Valico, dove potrete gustare pietanze davvero deliziose.
Piatti ridondanti ottimi salumi, ravioli e taglierini, diversi secondi a base di selvaggina.
E quando è la stagione dei funghi, potete starne certi, qui ve ne leverete la voglia!

Passo del Fregarolo (28)

 E anche voi guarderete le montagne al di à della staccionata.

Passo del Fregarolo (29)

Qui, al Passo del Fregarolo, dove si incontrano due valli di Liguria.

Passo del Fregarolo (30)

Una passeggiata a Fascia, capitale della Resistenza

Vi porto con me, in luoghi a me cari, nella mia Val Trebbia.
Su, in alto, in un paesino che detiene un curioso primato: se la vicina Rondanina è il comune più piccolo della Liguria per numero di abitanti, Fascia è il comune più alto e svetta orgoglioso con i suoi tetti rossi a 1118 metri sul livello del mare.

Fascia (2)

Oggi è il 25 Aprile e non ci potrebbe essere giorno migliore per condurvi lassù, Fascia è anche Capitale della Resistenza.

Fascia (3)

Queste montagne racchiudono la memoria degli eventi che sono accaduti tra quei boschi, qui nacquero la Brigata di Aldo Gastaldi, detto Bisagno e di Aurelio Ferrandi, detto Scrivia.

Fascia (4)

E c’è una strada dedicata a lui, al partigiano Bisagno.

Fascia (5)

Fascia è raccolta nella sua quiete, nel silenzio dei boschi di Liguria.

Fascia (6)

A loro, agli uomini che con coraggio scelsero di combattere tra questi monti, è dedicato un suggestivo monumento, si trova proprio all’inizio del paese.

Fascia (7)

E’ la memoria del nostro passato, viva e presente.

Fascia (8)

E se andrete lassù li incontrerete anche voi i partigiani di Fascia dallo sguardo vigile e attento.

Fascia(8a)

Appostati tra le pietre e l’erba chiara.

Fascia (9)

Sono stata lassù un pomeriggio d’agosto, in una giornate calda e limpida.
E ho camminato per le stradine di Fascia.

Fascia (10)

La piazza è dedicata a Paolo Emilio Taviani, uomo politico e anch’egli protagonista della Resistenza in questo piccolo paese.
Taviani rimase legato a questi posti e fu persino eletto sindaco di Fascia.

Fascia (11)

I colori dell’estate, il cielo lucido e turchese.

Fascia (12)

E le case in pietra, in questi luoghi c’è un’atmosfera particolare, è la semplicità della campagna ligure.

Fascia (13)
Come lo racconti un posto così?
Cogliendo quei piccoli particolari che costituiscono la sua identità, fermandoti là dove l’acqua sgorga gioiosa e fresca.

Fascia (14)

Fascia è prati verdi e carriole cariche di fiori.

Fascia (15)

E’ porte di legno testimoni di chissà quali antiche storie.

Fascia (16)

Ed è una finestra con una grata.

Fascia (17)

Fascia è quei luoghi dove un tempo si recitavano preghiere e litanie.

Fascia (18)

E il ricordo di ciò che è accaduto tra queste montagne è sempre presente.

Fascia (19)

Fascia è sole, ombra, scale e gatti che salgono su per i gradini.

Fascia (20)

E’ la terra e le fatiche dell’uomo.

Fascia (21)

E tegole rosse e tetti vicini uno all’altro.

Fascia (22)

E muretti, cieli azzurri e luoghi dove avventurarsi per delle rigeneranti camminate.

Fascia (23)

E ancora altre porte vissute e usurate dal tempo.

Fascia (24)

Fascia è il suo semplice campanile che emerge tra le case per una caratteristica cartolina di Liguria.

Fascia (25)

E’ cascine, gerani e discese.

Fascia (26)

E scalette e ringhiere e altalene che dondolano, gioia dei bimbi che trascorrono qui le vacanze estive.

Fascia (27)

E’ curve sinuose e persiane spalancate.

Fascia (28)

E’ pietra antica e calda di sole.

Fascia (29)

Fascia è la legna faticosamente tagliata per certi freddi inverni.

Fascia (30)

E’ case di contadini e case di bambola di piccole donne che giocano in mezzo alla stradina.

Fascia (31)

E la semplice quiete della campagna, la pace silenziosa della Val Trebbia.

Fascia (32)

Tra alberi ricchi di foglie e piante generose di fiori, nutrite dall’aria pura e dall’acqua di queste zone.

Fascia (33)

Un posto così lo racconti ascoltando il sussurro della sua anima semplice e vera, qui dove la vita segue i ritmi del creato.

Fascia (34)

 Là, dove i rami degli alberi circondano le case.

Fascia (40)

E poi lo sguardo segue il profilo delle montagne che si perde nell’infinito dell’orizzonte.

Fascia (36)

E osservi proprio come coloro che qui lottarono e combatterono, coloro che incontri quando arrivi a Fascia.

Fascia (36a)

E osservi quei boschi fitti, vivi e rigogliosi che protessero e nascosero i partigiani di questa valle.

Fascia (37)

E il sole illumina i tetti rossi di Fascia.

Fascia (39)

Marco Kanobelj racconta il suo Tor des Geants 2013

Oggi questo blog ospita un racconto speciale.
Vi ricordete di lui, Marco Kanobelj è un mio amico e alla fine dell’estate mi ha raccontato in questo post come si stava preparando per il Tor des Geants, una gara di endurance trail che si svolge lungo le due Alte vie della Val d’Aosta, i concorrenti partono da Courmayeur, località che è anche il punto di arrivo della gara.
Una competizione impegnativa, certo non è per tutti, si tratta di una gara di corsa lungo i sentieri di montagna, 330 km da percorrere in 150 ore.
E Marco è tornato a rispondere alle mie domande e voglio ringraziarlo per aver voluto condividere questa sua esperienza.
Sue le parole e le immagini, sono fotografie scattate durante il Tor, ecco il racconto dell’avventura di Marco Kanobelj.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj

Ti sei preparato con grande impegno per questo appuntamento, mi avevi raccontato come ti eri allenato per questa sfida.
Quando poi è iniziata la competizione, ti sei sentito pronto per affrontarla?

Nei giorni precedenti alla partenza della gara non provavo paura, mi sentivo pronto e preparato per vivere il Tor des Geants, anche se non avevo mai affrontato un percorso così lungo e difficile
Siamo partiti sotto la pioggia l’8 Settembre alle 10 di mattina, nonostante il brutto tempo ero molto tranquillo, anche perchè con me avevo l’amico e compagno di avventura e tanti allenamenti, Cesare Lombardo (Spartacus).
Già dalla prima sera però ci siamo resi conto che non ci si poteva sentire troppo tranquilli, bensì bisognava sempre stare in guardia, perchè i pericoli e le difficoltà erano dietro ogni angolo.
La prima notte di gara è stata a dir poco drammatica, ci siamo trovati alle 8 di sera a 3000 m di altezza, sotto una grandinata che ha trasformato in un inferno il Col della Crosatie, il freddo, il vento, la pioggia ghiacciata che cadeva su di noi.
Un incubo finito in tragedia come ben saprai, per un concorrente cinese, volato in un dirupo per trecento metri probabilmente a causa di un’ipotermia e del sentiero viscido, questo è stato il benvenuto che il Tor ci ha voluto dare, ricordo che io e Cesare quando ci siamo resi conto di aver scampato il pericolo, ormai vicini alla base vita di Valgrisange, ci siamo abbracciati.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (2)

Mi avevi detto che volevi divertirti il più possibile vedendo posti meravigliosi e unici, obiettivo raggiunto?

Non posso dire di essermi divertito durante il Tor, ho passato momenti straordinari, unici, estremi e per certi versi drammatici, che non dimenticherò mai, ho corso parecchi rischi per la mia incolumità, non posso dire né di essermi rilassato né di essermi divertito, è stata comunque un’avventura straordinaria e davvero ogni giorno al limite, che mi ha permesso di vivere la montagna valdostana al 100% e di vedere luoghi unici e meravigliosi.

E quale è stato il momento più emozionante del Tor, l’istante che resterà per sempre nella tua memoria?

È stato un susseguirsi di momenti emozionanti dal primo all’ultimo istante di gara, un film meraviglioso ma forse anche troppo avventuroso, tutto il Tor resterà sempre con me, dal primo all’ultimo istante, scolpito dentro di me.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (3)

E certo ci sarà stata anche qualche difficoltà, me ne parli ?

Le difficoltà affrontate nei giorni di gara sono state innumerevoli, quella che personalmente ho patito di piú è stata la mancanza di sonno.
In cinque giorni avrò dormito in tutto un ora e mezza, questa per me è stata la difficoltà maggiore insieme alle difficoltà tecniche dei sentieri, in alcuni tratti molto esposti, al freddo della notte, al vento delle cime e al problema fisico che mi ha impedito di portare a termine la gara, una forte infiammazione al tendine tibiale destro con versamento di edema, in pratica avevo una caviglia gonfia come un pallone.

Tor des Geants - Foto di Marco Kanobelj

Sei un grande appassionato di montagna e credo di capire che lo sport sia parte della tua filosofia di vita.
Pensi di aver affrontato questa avventura con lo stesso spirito con il quale hai vissuto altre esperienze o qualcosa di diverso?

Lo sport è parte fondamentale della mia vita, è quello che mi ha dato le maggiori soddisfazioni e la montagna è la piú bella palestra che ci sia per praticarlo.
Ho affrontato l’avventura del Tor con umiltà e rispetto, sapendo che sarebbe stata un’impresa molto molto difficile e piena di insidie, mai avrei immaginato una gara cosi estrema, comunque davvero affascinante e unica, in un teatro naturale stupendo come l’intera Val D’Aosta.
Il forzato ritiro dal Tor a praticamente 45 km dall’arrivo ha lasciato dentro di me una profonda delusione, ricordo di aver pianto per circa un giorno intero senza quasi riuscire a fermarmi.
Veder arrivare l’amico Cesare da solo è stato da un lato bello ma non sai cosa avrei dato per fare quegli ultimi chilometri insieme a lui per tagliare il traguardo.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (5)

Lo rifaresti? Hai in progetto qualche altra competizione di questo genere?

Subito non pensavo piú a preparare di nuovo il Tor, ora tutte le notti penso e sogno che vorrei rifarlo, per portarlo a termine.
Nessun altra competizione che ho affrontato in vita mia è stata più magica e misteriosa del Tor des Geants.

Concludo questa chiacchierata ringraziandoti per aver raccontato qualcosa di te a me e ai lettori di questo blog.
Lascio a te le ultime parole, tre aggettivi per raccontare le sensazioni che ti regala la montagna.

 La montagna per me è brivido, bellezza e sogno, è un luogo meraviglioso dove si possono toccare e vedere gli Angeli.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (4)

Autunno lungo il Trebbia e sul Lago del Brugneto

Oggi vi porto tra i colori dell’autunno, l’autunno della mia Val Trebbia.
E a dire il vero io non sono proprio abituata a vederli così questi miei boschi, io frequento questi luoghi in estate, quando tutto è verde e fiorito, quando sui prati svolazzano le farfalle colorate.
E ora, in questi giorni di novembre, gli alberi si vestono di sfumature brune, le tinte calde di questa stagione.

Val Trebbia Autunno

E le foglie tremano, basta un soffio a farle cadere.
E così accade, quando il tempo e il vento suonano la musica dell’autunno.

Val Trebbia Autunno (3)

Restano i rami ritorti, nudi e nodosi, rimane ancora qualche foglia che attende di precipitare al suolo.

Val Trebbia Autunno (4)

E poi si giunge qui, questa è Montebruno con il suo ponte medievale.
E là sotto scorre il sovrano di questa valle, il fiume Trebbia dalle acque chiare.

Val Trebbia Autunno (5)

E’ silenzioso l’autunno della Val Trebbia, ha sussurri e suoni flebili.

Val Trebbia Autunno (6)

E il cielo è coperto di nuvole, in questo giorno di novembre.

Val Trebbia Autunno (7)

E il colore, acceso e vivo, è su quei rami.

Val Trebbia Autunno (8)

E’ nel profumo della legna tagliata che giace sulla riva del fiume.

Val Trebbia Autunno (8a)

E’ nelle foglie addossate al muro del ponte.

Val Trebbia Autunno (9)

E’ nell’erba riarsa, scura, nella vegetazione d’autunno.

Val Trebbia Autunno (10)

Ed è sul fondo del Trebbia, se ti sporgi dal ponte e guardi giù vedrai tra i sassi le foglie cadute nell’acqua gelida.

Val Trebbia Autunno (11)

Ed è su ogni sentiero dove termina la sinfonia delle foglie che lasciano spogli i rami degli alberi.

Val Trebbia Autunno (12)

Si cammina sopra l’autunno, sopra questo novembre che è appena iniziato.

Val Trebbia Autunno (13)

E canta la sorgente, l’acqua scende e bagna la pietra scura.

Val Trebbia Autunno (14)

Sulle stradine tortuose e silenti.

Val Trebbia Autunno (15)

E accanto alla campanile è una melodia di giallo.

Val Trebbia Autunno (16)

No, io non sono abituata a vedere questi posti in questa stagione.
Si viene a Montebruno, in estate, a comprare il pane e i dolci, a fare la fila insieme a molti altri villeggianti, in questo paesino attraversato dalla Statale 45.
L’ho visto così, nella sua tranquillità autunnale.

Val Trebbia Autunno (17)

Si cammina sul tempo che scorre e muta.

Val Trebbia Autunno (18)

E i gradini della chiesa sono coperti di foglie.

Val Trebbia Autunno (19)

C’è poca gente, c’è tutto lo spazio di cui disporre.
Eppure, inspiegabilmente, qualcuno sceglie di accomodarsi in un posto davvero improbabile.

Val Trebbia Autunno (20)

Ed è rosso nei giardini.

Val Trebbia Autunno (21)

E una curva gentile sale tra gli alberi.

Val Trebbia Autunno (22)

Guarda a terra, c’è sempre chi si distingue: tra mille foglie brune, una più piccina spicca tra le altre.

Val Trebbia Autunno (23)

L’autunno di Montebruno, lo vedo quest’anno per la prima volta.

Val Trebbia Autunno (24)

Silenzio, davanti a una porta dipinta di celeste.

Val Trebbia Autunno (25)

E poi si sale, verso il Lago del Brugneto, lungo la strada il bosco si svela nella sua misteriosa e semplice meraviglia.

Brugneto Autunno (3)

E nell’incantevole silenzio di queste dolci salite.

Brugneto Autunno (4)

Guarda dentro al bosco, in estate così rigoglioso e ricco, ora è così, le geometrie dei rami si incontrano e quasi paiono cercarsi.

Brugneto Autunno (4a)

Guarda le nuvole che riflettono nell’acqua, ho camminato lungo il lago.
E tutto attorno era un cinguettare, così diverso da quello che ho udito nei giorni d’agosto.
Sono i suoni del bosco, avrei voluto restare e non andarmene mai.

Brugneto Autunno (5)

Guarda gli alberi e lo specchio del lago.

Brugneto Autunno (6)

Guarda le montagne, le cime sempreverdi, le stagioni che scorrono.

Brugneto Autunno (7)

E ascolta il silenzio, il silenzio ha le sue parole appena sussurrate, a volte pare di non sentirle.
Occorre altro silenzio, dentro di noi, per poterle udire.

Brugneto Autunno (8)

Fantasie di colori, nel bosco che si sveste.

Brugneto Autunno (9)

E felci che assumono nuove tonalità.

Brugneto Autunno (10)

E ancora curve e ancora alberi e ancora nuvole.

Brugneto Autunno (11)

Dentro al bosco che attende il gelo dell’inverno.

Brugneto Autunno (12)

E no, non occorre spostare i rami per farsi largo.

Brugneto Autunno (13)

E poi su, lungo la strada che dal Brugneto costeggia le valli dell’Antola e conduce verso Torriglia.
I doni della madre terra sono quadri di incomparabile bellezza.

Brugneto Autunno (14)

Il profilo delle montagne, ancora il silenzio.

Brugneto Autunno (16)

E il lago placido con le sue acque calme.

Brugneto Autunno (16a)

E la felicità è lì, nel disegno scosceso dei monti, nella pura semplicità di un panorama silente.
E nella gioia di esserci, di poter ascoltare e saper vedere con occhi trasognati ciò che è realmente sogno, la natura nella sua bellezza infinita, in ogni stagione.

Brugneto Autunno (17)

E lo sguardo si perde, oltre le nuvole, oltre l’orizzonte, nell’autunno dorato delle superbe montagne dell’Antola.

Brugneto Autunno  (18)

Sulle vette: Marco Kanobelj al Tor des Geants 2013

Sulle vette, sulle alte montagne.
E non sono panorami per me consueti, sono le montagne della Val d’Aosta.
E sarà Marco Kanobelj a condurvi lassù;  lui abita a Genova e lo conosco da parecchio tempo, da prima che nascesse questo blog.
Per caso mi sono imbattuta nel suo profilo twitter dove ogni giorno Marco condivide splendide fotografie, immagini di montagne innevate e ghiacciai, vedute straordinarie e spettacoli che levano il fiato.

Foto di Marco Kanobelj 1

Sapevo che Marco è un grande sportivo, sapevo che si dedica con genuina passione a diverse discipline.
E ha un amore incondizionato per la montagna.
Una mattina ho letto un suo tweet nel quale Marco scriveva che si stava preparando per il Tor des Geants.
Che mai sarà?
Chi mi conosce sa bene che io non vado in montagna, pertanto non avevo mai sentito nominare questa gara.
Ma sapete? Mi affascinano le passioni degli altri.
E così ho cercato notizie ed ho scoperto che cosa sia il Tor des Geants, provo a spiegarlo anche a voi, se non lo sapete.
Si tratta di una gara di endurance trail che si svolge lungo le due Alte vie della Val d’Aosta, si parte da Courmayeur e lì si ritorna.

Foto di Marco Kanobelj 4

Una gara di corsa, lungo i sentieri di montagna, 330 km da percorrere in 150 ore.
Se volete conoscere tutte le tappe cliccate qui , arriverete al sito del Tor des Geants con tutti i dettagli.
Un’impresa e una grande sfida per 740 partecipanti che vengono da tutti i paesi del mondo.
E tra loro c’è anche Marco, così gli ho posto alcune domande, forse ingenue in quanto pensate da una persona che non pratica questo sport.
Ecco le risposte di Marco a pochi giorni dal Tor de Geants che avrà inizio il giorno 8 settembre.

Vorrei presentarti ai miei lettori, mi racconti chi sei e la tua passione per gli sport che pratichi?

Sono nato a Trieste nel 1970.
Sin da bambino appassionato di sport in generale, diplomato Isef e maestro nazionale tennis, ho iniziato a praticare seriamente il tennis all’età di 6 anni, continuandolo agonisticamente fino ai 18 e ancora oltre.
Appassionato di corsa su strada, nuoto e soprattutto bici (sia strada che mountain bike), dopo i 25 anni ho iniziato anche la pratica del triathlon, arrivando a disputare svariate gare, alcune internazionali sulla distanza dell’Iron man, 3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa, con buoni risultati e grande divertimento.
E dopo anni di gare di triathlon e duathlon (corsa bici corsa) è iniziata la passione per la corsa in montagna, corsa sui sentieri (trail running).

Foto di Marco Kanobelj 2

In questi ultimi tempi seguendo il tuo profilo twitter ho visto le fotografie che scattavi durante le tue ascese in montagna.
Come ti sei preparato per questa impresa?
Hai mai fatto esperienze simili in precedenza?

Da sempre sono appassionato della montagna, soprattutto d’estate.
Anche qui sono arrivato all’obiettivo molto ambizioso e difficile del Tor des Geants attraverso parecchie gare importanti, tutte portate a termine, tra cui la CCC (Courmayeur Champex Chamonix) il Grandtrailvaldigne 100 km e il famoso Utmb (Ultratraildumontblanc) 167 km e 9000 metri dislivello da finire in 46 ore.
La mia preparazione avviene soprattutto nelle giornate lavorative, sono Maestro Nazionale al Park Tennis Genova e gioco a tennis 8/9 ore al giorno con i ragazzi delle agonistiche del Park, tengo così allenati il corpo e la mente.
E poi con l’amico Cesare Lombardo, anche lui iscritto al Tor come inviato di Il Secolo XIX, durante i weekend o qualche volta di notte, affrontiamo allenamenti lunghi di corsa e bici soprattutto sulle montagne liguri (alte vie e dintorni) e sul promontorio di Portofino.
Ad Agosto, come ogni estate, sono stato in vacanza in Val d’Aosta e mi sono allenato bene, anche provando alcuni sentieri in quota che faremo anche al Tor.

Foto di Marco Kanobelj

E la montagna per te cosa rappresenta? A volte nelle tue parole ho letto una sorta di ricerca che mi sembra vada molto al di là della competizione e del desiderio di sfida.

La montagna è silenzio, mi regala sensazioni ed emozioni uniche, non sono e non sarò mai né un grande sciatore né un alpinista ma adoro vivere la montagna.

Salire su una montagna di notte, non riesco neppure a immaginare quali sensazioni si provino, vuoi provare a spiegarmelo?

Andare per monti di notte a volte anche d’inverno regala sensazioni davvero particolari, si incontrano animali di ogni genere e si cammina al chiar di luna, davvero affascinante.
Quest’anno proprio per il Tor ci siamo allenati tanto anche di notte e sempre in due o tre.

Foto di Marco Kanobelj (4)

Quali obiettivi e aspettative hai per il Tor de Geants?

Il mio obiettivo e’ finire il Tor in buone condizioni fisiche e voglio divertirmi il più possibile vedendo posti meravigliosi e unici, cercherò di fare anche tante foto, cosa che mi piace tantissimo.
Comunque vivere un avventura unica e raccontarla a chi mi vuole bene, finire la gara nel tempo massimo e arrivare integro è il principale obiettivo, anche perché due giorni dopo la fine della gara dovrò tornare in campo al Park a lavorare.

Foto di Marco Kanobelj (3)

Qual è il peggior nemico di chi affronta un’impresa come questa?

I rischi piú grossi per un impresa come questa sono portati dalle condizioni metereologiche a volte molto difficili a quote intorno ai 3000 metri, durante il Tor tante volte ci si trova in quota, e il meteo è la variabile piú difficile da controllare, poi stanchezza e sonno non aiutano.
Bisogna fare 330 km e 24.000 metri di dislivello in 150 ore, è considerata la gara di trail più dura del mondo.
Finire il Tor per me sarebbe fantastico, finirlo stando anche bene sarebbe il massimo.

La montagna è silenzio.
Qual è per te il suono della montagna?

Il suono della montagna per me è il rumore dell’acqua dei torrenti che in Val d’Aosta si trovano su ogni sentiero.

Foto di Marco Kanobelj (2)

E queste sono le parole di Marco che ringrazio per il tempo dedicatomi.
Sue le parole, sue tutte le immagini che corredano questo articolo.
Se siete su twitter seguite la sua impresa, lo trovate qui.
A te Marco l’augurio di divertirti e di vivere questa avventura nella maniera migliore, con le tue montagne negli occhi e nel cuore.

Foto di Marco Kanobelj 3

Sulle strade del Parco Antola, una storia di montagne e di nuvole

Una storia di montagne e di alberi.
Una storia d’inverno, di una stagione che tutto ammanta di tinte brune.
Di rami che incorniciano una strada in salita, la via che conduce a Pentema.

Alberi

E di strisce bianche che si incrociano nel cielo, come pennellate d’artista.

Montagne

E poi d’un tratto qualcosa che appartiene alla pienezza dell’universo cattura lo sguardo e lo trattiene lì, sulla linea dell’orizzonte.
E si resta a guardare.
E questa diviene una storia di montagne, di alberi e di nuvole.

Montagne  (2)

Bianche, dense e gassose.
Questo è lo spettacolo che potrete ammirare percorrendo certe strade del Parco Naturale Regionale dell’Antola.
Il tempo.
Il tempo qui ha una diversa dimensione, è scandito dalla pace.
Le cime silenti emergono su un tappeto candido.

Montagne  (3)

Un oceano tra le vette.

Montagne  (4)

E se si osserva, in lontananza, si scorgono i ghiacci che in certi tratti virano al celeste, ma il bianco delle montagne prevale e i contorni si stagliano contro il turchino del cielo.
E questa diviene una storia di montagne, di alberi, di nuvole e di neve.

Montagne  (5)

E si avanza ancora, tra curve e pendii.
E laggiù è un fluire di onde che si susseguono.

Montagne

Il tempo.
Il tempo ha il colore delle ore che scorrono.
E scende la sera sulle montagne e si tinge la distesa di nuvole, il cielo assume riflessi nuovi.
E questa diviene una storia di montagne, di alberi, di nuvole, di neve e di luce.

Montagne (2)

Di nuvole e di rosa.

Montagne (4)

Di sfumature più intense e vivaci.

Montagne (7)

Fratello sole si accende di porpora e infuoca l’aria e il cielo.

Montagne 7

Lo salutano le foglie e i rami, nell’eterno fluire di tutte le cose, nel ritmo di ogni giorno che si abbandona al proprio sonno.

Montagne 8

Lo salutano le creature della terra e del cielo.

Montagne 9

E questa diviene una storia di montagne, di alberi, di nuvole, di neve, di luce e di un’orizzonte d’oro.

Montagne 10

Rami d’inverno

Vi racconto di boschi e di monti, di certe giornate d’inverno, di cieli freddi e orizzonti appena dorati, così il pomeriggio si allontana lento, nelle valli che circondano Viganego.
Vi racconto di rami nudi e spogli protesi verso l’infinito, di foglie tremule sospinte dal vento.
Del silenzio.
Del tempo.
Di quando il giorno incontra la sera.

Alberi 1

Di case dai tetti rossi sulle quali cala il velo delle ore notturne, che porterà un cielo trafitto di stelle.

Alberi 2

La vita è un ramoscello sospeso sull’azzurro.
La vita attende di sbocciare in germogli e gemme, che porteranno altra vita, nel meraviglioso concatenarsi del mistero bello dell’universo.

Alberi 3

E viene quasi da credere che i folletti e le fatine del bosco, quando scende la sera, escano fuori e con il pennello intinto in certe magiche pitture traccino una linea bianca nel cielo e dipingano di rosa le nuvole.
Invece la vita fa da tutto sé, la vita è pioggia, tempesta, vento e fulmini, la vita è il cielo sereno che saluta la fine del giorno.

Alberi 4

Le stelline brillano nel fitto di certe foglie.

Alberi 5

E una croce scintilla tra rami spogli.

Alberi 6

E scende la sera, così è in inverno.

Alberi 8

E giungerà la notte scura, con il suo manto coprirà ogni luogo.

Alberi 10

Sfiorerà i rami, le foglie, i figli della terra e del cielo.

Alberi 9

Cala gentile la carezza del buio, arriva leggera e impalpabile e tutto avvolge, istante dopo istante.

Alberi 7

Così è quando il giorno incontra la sera, quando il profilo delle montagne si staglia contro l’infinito.
E quando i rami salutano le ore trascorse, il tempo andato, in attesa del mattino che verrà.

Alberi 12