Una piccola collezione di campanelle

Tutto incominciò con una bomboniera, a volte iniziano proprio così le collezioni.
Era una campanella dai toni dorati e mi sono detta: non sarebbe bello averne altre?
E così poco per volta ecco arrivare le sue compagne di avventura, la proprietaria di questa adorabile raccolta è mia mamma.

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Campanelle di ogni colore, alcune hanno motivi natalizi, altre hanno diverse fantasie.

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Allegre e luccicanti, abitano su due diversi vassoi, in questa maniera è più semplice spostarle.

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Ricevute in regalo, acquistate sui mercatini dell’artigianato oppure in certi negozietti, guardatevi intorno quando gironzolate per far spese: nei posti più impensati troverete splendide campanelle!

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Alcune sono romantiche e leziose.

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E poi sfumature d’argento, trasparenze del vetro e un delfino che fa le sue acrobazie.

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C’è anche un piccolo presepe, è delle dimensioni perfette e quindi ha trovato spazio in mezzo alle campanelle e lì rimane durante tutto l’anno.

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E poi fiorellini azzurri, porcellana bianca ed oro, ancora argento e smalto per il fiocchetto.

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Il fascino delle collezioni, l’armoniosa beltà delle campanelle.

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E poi fiori rovesciati dai petali variopinti e al centro la mia campanella preferita, una delicatezza tutta primaverile sulla quale sono posati due uccellini.

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E non è l’unico piccolo pennuto a far bella mostra di sé tra piccoli petali, foglioline, nastrini e catenelle.

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E forse l’avrete già intravisto, c’è anche un piccolo angioletto in preghiera.

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E poi blu come il cielo, bianco come la neve.

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Din, din, din!
Grandi e piccine, fragili e delicate, queste sono tutte le campanelle di casa mia, una piccola e deliziosa collezione.

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Parcheggi nel tempo delle feste

Tempo di Natale, tempo di feste.
Come ogni anno svetta l’abete in Piazza De Ferrari, questo dicembre è iniziato in modo gradevole, con questo cielo limpido e azzurro.

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Tempo di Natale, tempo di andar per negozi.
E si sa, il parcheggio è sempre un problema, anche se a quanto pare sono sempre più numerosi quelli che a Genova scelgono le due ruote per spostarsi, a giudicare dalle biciclette che si vedono in giro si direbbe che i genovesi amino pedalare.
Basta un paletto ed ecco fatto, ci si ferma in Via Fiasella, davanti al negozio che vende splendidi fiori e alberi artificiali.

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E ricorderete che già in passato vi ho mostrato colui che potete incontrare tra queste belle piante.

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Ecco, ho scoperto di recente che si chiama Otto e se ne sta beato tra gli abeti.
Fate ciao a Otto, è proprio un tipetto simpatico, ve lo garantisco.

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Di due ruote, caruggi e biciclette.
E insomma, alla fine alcuni scorci a me paiono perfetti, sarà perché io amo tanto questi luoghi.

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Di discese, ancora biciclette e archivolti.
E questo è Vico alla Casa di Mazzini, molto spesso è chiuso da un cancello ma quando invece è aperto ed accessibile allora è una bellezza.
E noto un cestino di vimini decorato con i fiori, vasetti di coccio, lavori a maglia che coprono i tubi.

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Tuttavia non è di una due ruote il parcheggio perfetto.
Eh no, si tratta di un altro mezzo che ho veduto davanti a un celebre negozio di Genova e ho pensato: questo sì che è un buon inizio!
Ditina che affondano nella panna, un nasino sporco di zucchero e le guance tutte appiccicose di dolcezza.
In Via Luccoli, dalla storica Cremeria Buonafede.
Con il passeggino parcheggiato fuori, davanti alla vetrina.
Cose che si vedono a Genova, nel tempo delle feste.

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Il Presepe di San Bartolomeo di Staglieno

Nel tempo che precede il Natale si rinnova una tradizione cara a tutti noi, la visita ai presepi artistici è sempre motivo di ammirata emozione.
Ed oggi vi porto a scoprire un presepe particolarmente suggestivo, viene allestito nell’Oratorio di San Bartolomeo di Staglieno, una chiesa dove potrete ammirare anche un raffinato risseu ligure.

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Io ho veduto questo presepe all’inizio di Gennaio, ho tenuto da parte le immagini per proporvele in queste festività, quest’anno potrete visitare questa splendida rappresentazione della Natività a partire dal 24 Dicembre.

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Un presepe è sempre un piccolo mondo e ci sono diverse maniere di narrarlo.
Qui, sulle alture di Genova, troverete statuine preziose, alcuni di questi pezzi sono attribuiti ad artisti della Scuola del Maragliano, celebrato scultore genovese vissuto tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700.

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Uomini e donne dagli sguardi reali ed espressivi.

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E abiti riccamente rifiniti di ori e di trine dorate.

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Appoggiato alla parete un grande Crocifisso processionale, ai suoi piedi l’allestimento del presepe.

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Ogni statuina è curata nei minimi dettagli.

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E ci sono i soldati con gli elmi luccicanti, i loro cavalli hanno ricche bardature.

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Certi destrieri poi paiono quasi inquieti, non manca a questo presepe una particolare vivezza e vi si ritrova un certo senso del movimento.

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Il mondo piccolo del presepe ha i suoi personaggi consueti e le creature di Dio che accompagnano la vita degli uomini.

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E colpisce la raffinata bellezza di certi abiti candidi e preziosi.

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Il figlio di Dio viene al mondo in un piccolo borgo dove alcuni sono intenti nel proprio lavoro, il panorama rammenta proprio le alture genovesi.

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Chiacchierano le donne, i loro sguardi eloquenti paiono svelare stupore e meraviglia.

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Un piccolo universo che accoglie così la nascita di Gesù.

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Siamo tutti uguali davanti ai Suoi occhi, così in ogni presepe ci sono figure immancabili che rappresentano la varietà del mondo: tutti gli uomini sono diversi eppure tutti sono uguali davanti a Dio.
Si cammina, reggendosi a fatica ad un bastone.

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E lo sguardo illuminato dalla speranza cerca la luce di Cristo.
Queste donne indossano tessuti damascati, grembiuli sgargianti, ancora pizzi e rifiniture in passamaneria.

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Il mendicante con la giacca rattoppata chiede la carità.

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E qualcuno avanza lentamente con un asinello carico di pesanti gerle.

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Una fanciulla porta una gonna a fiorellini, i suoi gesti sono pura grazia e la sua figura è armonia di colori.

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E un’altra giovane ha nello sguardo la luce della bontà.

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Poveri e ricchi, nobili e gente comune, tutti uguali davanti alla misericordia del figlio di Dio.

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Sono i volti del Presepe di San Bartolomeo di Staglieno, una preziosità artistica che merita di essere scoperta.

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Un volo di angeli sovrasta la grotta, i Re Magi con i loro ricchi mantelli pregano devoti al cospetto del piccolo Gesù, ai piedi di Lui i doni per la sua nascita.

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Nella luce del Natale, nell’armoniosa bellezza del presepe.

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Un condominio negli anni ’70

Accade sempre, in questo periodo, mi tornano alla mente certi anni e mi ricordo come eravamo.
Un condominio negli anni ‘70 era una faccenda ben diversa rispetto ad adesso, innanzi tutto in questo condominio c’erano moltissimi bambini.
Così era, negli anni 70, ora non saprei fare il conto esatto ma davvero erano rappresentate diverse generazioni, dalla prima infanzia alla giovinezza.
E a dire la verità con lo scorrere del tempo non è mai più stato così.
Davanti a casa c’erano quelle macchine là delle quali tutti vi ricordate: la 127, la 126, le Alfa Romeo e naturalmente la mitica 500.
Ovvio, era la macchina che usavano le nostre mamme per venire a prenderci a scuola, la maggior parte di noi infatti tornava a casa per il pranzo.

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E come dicevo, in questo periodo mi vengono spesso in mente quegli anni e accade per una ragione precisa.
Negli anni ‘70 in questo condominio si era soliti fare l’albero di Natale nel portone, era una sorta di rito collettivo che coinvolgeva molti bambini del palazzo e questa faccenda di decorare l’abete tutti insieme era un piccolo evento straordinario e molto atteso.
Quell’albero me lo ricordo ancora bene, aveva certe bellissime lucette a forma di ghiacciolo.
E mi ricordo anche che una delle bambine del condominio aveva una fortuna particolare: non so perché ma a lei Babbo Natale nascondeva i regali per tutta la casa, non li metteva sotto l’albero ma li sparpagliava sotto i mobili, nei cassetti, dietro alle poltrone.
E insomma, io mi sono sempre chiesta per quale ragione le fosse riservato questo privilegio, era una bambina fortunata!

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Negli anni ‘70 un condominio era un piccolo mondo coeso, ci si conosceva tutti e ognuno aveva le sue caratteristiche: uno era celebre per il pollice verde, l’altro per l’indiscussa abilità nei lavoretti, su alcuni potevi sempre contare e puoi star certo che c’era sempre qualche mamma o qualche nonna che preparava ottimi dolci.
Ad esempio, per i compleanni, andava per la maggiore la torta al cioccolato con il centro morbido e soffice.
Negli anni ‘70 le bambine di questo palazzo si vedevano a casa di una o dell’altra per giocare insieme.
Ecco, a dire il vero ogni tanto si giocava anche ad interpretare i film, ad esempio quelli di Bud Spencer e Terence Hill ed erano sempre lunghe discussioni su chi dovesse fare la parte dell’uno o dell’altro attore.
Poi c’erano i pentolini, la Barbie con il suo ricco guardaroba e quei giochi in scatola che ora non si usano più.
E facevamo anche quel gioco per il quale serviva solo un foglio a quadretti e una matita: si dovevano scrivere nomi di fiori, città, animali e tutti dovevano iniziare con la stessa lettera, vi ricordate?
Negli anni ‘70, in sostanza, non ci annoiavamo mai.

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E poi, come dicevo, c’erano diverse generazioni nel condominio.
E quelli più grandi a me sembravano davvero grandi.
E c’è una scena che ho perfettamente impressa nella memoria, a dire il vero mi viene in mente ogni volta che percorro una certa creuza qui nei dintorni.
Mi sa che accadde forse al principio degli anni ‘80, a voler proprio essere precisi.
E dunque, io salivo su per questa creuza e nella direzione opposta scendeva un giovane del condominio, uno di quelli grandi, insieme a colei che poi sarebbe diventata sua moglie.
E insomma, voi avete presente le discese di Genova?
Ecco, io ho visto loro due e ho guardato lei: indossava la minigonna di jeans e gli stivali con il tacco.
E sono rimasta a chiedermi come caspita fosse possibile che riuscisse a scendere con una simile disinvoltura giù per quei gradini con quei tacchi lì.

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Giuro che me lo ricordo come se fosse capitato due giorni fa.
Succede, no?
Eppure.
Eppure sono passati parecchi anni.
E ieri ho percorso di nuovo quella creuza e mi è tornato di nuovo in mente.
E poi, come ogni anno in questo periodo, ho pensato che sarebbe bello fare ancora l’albero di Natale nel portone, solo che bisogna vedere se da qualche parte si trovano le lucette a forma di ghiacciolo, senza quelle non sarebbe la stessa cosa.
Stavano un tempo sui rami di un abete, in un condominio, negli anni ‘70.

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Il Presepe in ardesia di Traso

Dovrete imboccare la Statale 45, a poca distanza di Genova vi attende un Presepe che davvero merita una visita.
Si trova a Traso di Bargagli, dopo aver percorso la salita che vi conduce lassù il vostro sguardo troverà l’orizzonte delle montagne.

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E là, nell’oratorio accanto alla chiesa, potrete ammirare una suggestiva Natività.

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Il Presepe di Traso è meccanizzato ed è interamente costruito in ardesia, tetti spioventi e casette sono fatti con questa pietra tanto cara ai liguri.

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Ed oltre a ciò ha una singolare caratteristica: il borgo che costituisce lo scenario della nascita di Gesù è straordinariamente popoloso e vivace, davanti alle abitazioni si svolge così la vita di ogni giorno.

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Un mondo dove ognuno ha la propria fatica, la vita ferve e sono diverse le rappresentazioni di botteghe e di antichi mestieri.

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Scroscia l’acqua limpida dalla fontanella.

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E i sarti cuciono con cura ed attenzione davanti al loro banco carico di stoffe.

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Ecco i loro abiti in bella mostra!

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Di fronte alla sua semplice dimora un uomo espone le sue ceste.

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E un altro è in attesa di vendere le sue verdure.

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Guizza il fuoco nel forno di Nanni, si impasta il pane e si preparano dolci e altre delizie.

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Un uomo vende i suoi formaggi.

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E c’è chi invece offre vasi di coccio.

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Si mescola la polenta nel pentolone.

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E la vita scorre attorno alla piccola chiesa contornata di muschi e rocce.

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E c’è una giovane donna con le sue ochette.

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E un vecchio con un cappello calcato sul capo e una pelliccia sulle spalle, c’è una grande cura dei dettagli, in particolare per quanto riguarda gli abiti.

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Instancabili contadini che non temono la fatica tagliano la legna.

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Una tenda scostata, una scopa appoggiata al muro, un frammento di quotidiano che si intravede.

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Non manca la cava d’ardesia ed il lavoro è ininterrotto.

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E poi guardate dentro a quelle casette, vedrete una cucina, la stufa e le credenze, seggioline minuscole e pentole di rame appese alle pareti, tendine leziose e utensili.

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E una tavola imbandita, un cane accoccolato sul tappeto e una donna seduta.

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Un mondo nel mondo, tra le casette di questo paesino immaginato che diviene reale.

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Non manca lo speziale con le sue bottiglie e i suoi rimedi medicamentosi.

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Scorre l’acqua, scende giù e lei è intenta a lavare i suoi panni.

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E prima giorno e poi è notte, si accendono le luci nelle piccole casette.

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Un riflesso accarezza i muri e i tetti di ardesia, ammantando ogni angolo di un tiepido chiarore.

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Un presepe significativo, amorevolmente allestito dagli abitanti di Traso, un presepe che è anche solidarietà, le offerte lasciate dai visitatori sono destinate all’Ospedale Gaslini.
Andate a vederlo, sono certa che vi incanterà, c’è ancora tempo per poterlo fare e come potete leggere nel cartello qua sotto c’è anche la possibilità di visitarlo al di fuori degli orari previsti contattando i numeri indicati.

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Vi perderete per le viuzze di questo paesino dove tutto è così semplice e così vero.

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Tra quelle luci e tra quelle casette il mondo accoglie il Figlio di Dio.

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Un regalo importante

Alcuni regali sono più importanti di altri, il loro valore dipende solo dal significato che essi hanno per noi.
Questo è un dono che ho ricevuto diversi anni fa, da bambina, da parte dei miei genitori.
Sotto l’albero insieme ai puzzle e ai giochi in scatola, agli abitini della Barbie e alle confezioni di pentolini ho trovato un pacchettino.
Cosa c’era dentro?
La classica, intramontabile matrioska.

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Ehm, come potete notare ha la testa un po’ ammaccata, ammetto che lei e le sue sorelle mi sono cadute di mano decine di volte e queste sono le inesorabili conseguenze.
Malgrado la mia poca grazia nel maneggiarle tutte loro alla fin fine ce l’hanno fatta a sopravvivere a questa maldestra bambina ed eccole qui, in fila, una accanto all’altra.

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Ora, cosa sarà mai a rendere così speciali queste semplici signorine?
Eh, provo a raccontarvelo!
Dovete sapere che ognuna di loro ha un nome e non sono stata io a darglielo.
Ricordo ancora bene quel giorno di Natale e rammento alla perfezione la sorpresa nello scoprire che sotto ad ogni piccola matrioska c’era un’etichetta, su ogni etichetta c’era un nome di battesimo scritto in stampatello da mio papà con quella sua calligrafia ordinata e armoniosa.

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Le cinque sorelle vengono dal paese delle steppe e delle nevi e così naturalmente i loro nomi sono russi.
Ecco, adesso non so come spiegarvi la meraviglia e lo stupore di allora, la gioia di avere cinque piccole amiche battezzate da mio papà in maniera così insolita, mica una cosa una cosa di tutti i giorni!

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Caspita, non solo provenivano da un paese lontano, avevano pure dei nomi che non avevo mai sentito!
E su questi lasciatemi mantenere un certo alone di mistero, non posso certo svelare tutti i miei segreti, questa è una faccenda privata tra me, mio papà e le mie matrioske.
Sappiate solo che la più grande si chiama Natascia e la più piccola Irina, non vi dirò di più, manterrò la suspense sull’identità delle altre tre sorelle.

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Ecco, quando arriva Natale penso sempre che tutti i bambini dovrebbero essere così fortunati da ricevere un regalo che li faccia sognare e immaginare, un dono che resti caro anche dopo, quando si diventa grandi.
Le mie matrioske da diverso tempo abitano nella mia libreria, sono custodi silenziose di romanzi e poesie, di storie avventurose e di rime.
E credo che sia il posto perfetto per loro, eravamo amiche quando ero piccola e lo siamo ancora adesso.
Sapete come funziona, no?
Alcuni regali sono più importanti di altri e il loro valore dipende solo dal significato che essi hanno per noi.

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Buon Natale da Miss Fletcher!

Nel tempo delle feste questi sono i miei auguri per voi.
A Natale si augura gioia e felicità.
E speranze, entusiasmi, risate, scoperte e sogni.
E viaggi, fotografie di giorni felici e parole belle da ricordare.
E poi, rammentate cosa diceva la splendida Jo March?
Sì, lei, l’indimenticabile protagonista di Piccole Donne, sospirava: Natale non sarà Natale senza regali.
E allora spero che sotto al vostro albero ci siano i doni che desiderate, io ringrazio voi di quelli che fate a me durante tutto l’anno con la vostra presenza e con i vostri apprezzamenti.
Buon Natale a tutti voi da Miss Fletcher!

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Boccadasse – Natale 2015

Letterine di Natale e cartoline di auguri del passato

Il tempo degli auguri, in un altro tempo, era affidato alla carta e ai bei pensieri racchiusi in una busta.
E si diceva Buon Natale con una cartolina.
Ci sono gli alberi dai rami innevati, un paesaggio in lontananza e poi i piccini con le ceste cariche di giochi.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E un cavallino che corre, nelle fredde e incantate giornate di dicembre.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Il tempo degli auguri, in un altro tempo, era vergato sulle letterine.
E poi non sai dire cosa ne sia stato di coloro che le hanno scritte, quei bambini con le loro speranze pulite e con le loro parole semplici.
E questa è la lettera di Alda, risale al 1947.
E non vi sfuggirà la bellezza del frontespizio, i decori fini e delicati come quei pensieri ingenui e teneri.

Natale

Una scrittura in parte incerta, a tratti leggera, riporto il testo perché non si comprende proprio alla perfezione.

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Carissimi genitori,
in questo giorno di gioia e di contentezza per me vi faccio con tutto l’affetto i migliori auguri.
Spero che vi farà piacere la mia letterina, mi scusate nevvero se in questo anno scolastico vi ho fatti inquietare ma questa volta voglio mantenere la promessa di studiare tanto e pregherò Gesù Bambino che mi faccia una bambina buona e diligente così potrò essere la consolazione di voi due.
Caro babbo, sapessi che gioia sarebbe per me se invece della bambola e dei balocchi mi trovassi un fratellino o una sorellina!
Sarebbe per me un regalo troppo grosso e troppo bello.
Cara mammina, io ti voglio tanto, tanto bene e prego Gesù Bambino per te e per papà, ma specialmente per te che hai tanto bisogno di conforto e di salute.
Tanti e tanti bacioni con rinnovati auguri dalla vostra affezionatissima Alda.

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Alda, un nome che certo non si usa più.
Alda che scrive parole insolite per un bambino del nostro tempo: nevvero, inquietare, balocchi.
Alda, lei che era una bambina di un’altra epoca, l’avrà poi avuto il fratellino o la sorellina?
Un complice, un compagno di gioco con il quale trascorrere ore felici.
Magari sulla slitta, in certi inverni, con una sciarpa al collo per non prendere il raffreddore.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E ancora, andiamo più indietro negli anni, al 1904.
E lei è Paolina, bimbetta sconosciuta, il suo vezzeggiativo è per noi desueto.
Dolce Paolina, lei non chiede davvero nulla ai genitori.
Un  bordo vezzoso, un volo di colombe e fiori profumati per lei che dice: è la prima che mi provo a scrivere una lettera.
E anche lei usa il verbo inquietare, ringrazia per le cure e le premure, sono proprio parole di bimbe di atri tempi.
Paolina dalla calligrafia armoniosa e perfetta, io non sarei mai capace di scrivere in questa maniera.

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Natale (12)

Le preziose testimonianze del passato appartengono al mio caro amico Eugenio ed è sua l’idea di questo post, ve lo dico sempre che ho amici speciali e generosi.
E infatti, un paio di giorni fa Eugenio mi ha detto:
– Potresti fare un articolo con le cartoline e le lettere di Natale, te le mando subito.
E così mi sono persa nel dolcissimo incanto di queste immagini e in quelle righe tracciate da mani di bimbe.
E ho immaginato una giovane maestra con i suoi alunni: a scuola, in classe, si scrive la letterina di Natale.
Mia nonna era maestra elementare, chissà quante volte lo avrà fatto anche lei!
E poi colori pastello, un cielo stellato, un sonno ricco di sogni e di piccoli desideri.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E gli angioletti festosi portano l’albero per la festa più amata dai bambini.
Una cartolina d’auguri, così si diceva Buon Natale in un altro tempo.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Da un diario genovese del passato: la tavola delle feste

Le feste si avvicinano e per tutti noi presto sarà tempo di trascorrere giornate con i nostri parenti.
E non dimentichiamo gli amici: qui, su queste pagine, tornano le memorie di un caro amico, sono le parole tratte dal diario di Francesco Dufour.
E allora facciamo piano, con la dovuta discrezione entriamo in casa di questa famiglia genovese e scopriamo insieme la tavola delle feste.

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In occasione delle grandi feste, Natale, Pasqua e per i compleanni e onomastici dei “grandi” si faceva un gran pranzo.
Nei primi anni eravamo una ventina di persone comprendenti la nostra famiglia e quella dello zio.
Il tavolo della salle a manger veniva allungato al massimo con le prolunghe, la nonna aveva delle tovaglie lunghe anche 7 metri.

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Servizio di porcellane francesi di Laurent II Dufour, antenato di Francesco
Esposto a Palazzo Spinola di Pellicceria

Sulla tavola si deponeva la tovaglia e lo chic era che le pieghe restassero ben rilevate, la zia Amalia con il ferro caldo spianava il lino tra una piega e l’altra.

Ferri da stiro

Vecchi ferri da stiro di casa mia 

Sulla tavola venivano messi i candelabri d’argento, poi le bocce dell’acqua e del vino molto vicine, tra un commensale e l’altro, poi molte alzate di dolci e frutta.

Servizio (2)

Servizio di porcellane francesi di Laurent II Dufour, antenato di Francesco
Esposto a Palazzo Spinola di Pellicceria

Fra un oggetto e l’altro un filo di mediola.
La mediola era una pianta che i giardinieri facevano crescere verticalmente avvolta ad uno spago, si presentava come un filo di edera con le foglie piccolissime.

Via Garibaldi 12

Via Garibaldi 12

C’era un favoloso servizio di baccarat a canne d’organo e venivano sempre messi i 5 bicchieri.
L’etichetta voleva: una minestra che spesso era consommé con pasta reale, poi un piatto di pesce e uno di arrosto intervallato da piatti di mezzo.
Poi dessert e frutta di ogni genere.

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Romanengo 

La nonna mandava l’Oreste a comprare il vino che era sempre di gran marca, spesso Bordeaux o Borgogna.
La nonna in queste occasioni quasi non mangiava perché stava attenta a regolare il servizio, aveva in grembo un campanello elettrico con il quale dava il segnale del cambio delle portate.
Riporto qui il menu del pranzo offerto in occasione della mia Prima Comunione.
I commensali erano 34, di questi 21 erano al tavolo d’onore e gli altri erano ad un tavolo in salotto.

Natale 2014 (14)

Così finisce il racconto dedicato alle tavole delle feste di Casa Dufour e per terminare questo articolo pubblico proprio quel menu citato nelle ultime righe.
È battuto a macchina, come tutto il resto del diario, scritto con cura e pazienza da una persona che riteneva preziosi i ricordi di famiglia e così ha fatto in modo che questi giungessero a coloro che sono venuti dopo di lui.
In alto i calici, nel tempo delle feste.
Ovunque lei sia, Buon Natale di cuore, caro zio Francesco.

Menu

Camminando sotto le luci

Camminando sotto le luci, nei giorni che precedono il Natale.
E sì, per me la città è più allegra, io amo certe luminarie, in alcuni luoghi sanno rendere più scenografiche le vie.
Via Luccoli, bella ed elegante, è vestita a festa.

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E brilla una luce azzurrina presso certi imperdibili incroci.

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Natale è fiocchi rossi e luccicanti sospesi nel buio.

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E in alcuni tratti, attorno alla Maddalena, si leggono parole di luce e tra tutte ne prediligo una che si trova all’inizio di Vico Inferiore del Ferro, sarà perché amo stupirmi e credo che sapersi sempre sorprendere sia un grande dono.

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E poi giù, verso i Macelli, nei luoghi dove tutto è già suggestivo.
Aggiungi le luci.
E guarda.

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E nella piazzetta, tra i banchi della frutta e del pesce.

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E ancora azzurro, tra sfumature di pesca e di rosso.

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E poi ancora caruggi, insegne, negozietti, tavolini e sedie, sotto le feste.

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E un albero di scatoline nella vetrina di una raffinata pasticceria genovese.

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Pasticceria Profumo

Palazzi splendenti che non hanno neppure bisogno di ulteriori illuminazioni.

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E l’albero più lucente della Superba si specchia nell’acqua del mare.
Fai come me, fermati alla ringhiera, aspetta.

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Brilla, brilla, brilla.

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Aspetta.
Aspetta che il sole scenda piano e diffonda il suo chiarore in lontananza perdendosi tra certi bagliori d’argento.

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Guarda, le luci del Natale e le luci del quotidiano.

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Le linee, i disegni perfetti tracciati nel cielo della sera.

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I colori e i riflessi della città.

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E bronzo, oro, bianco, nel mare di Genova.

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Aspetta che sia buio, allora tutto riluce ancor di più.

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E c’è un luogo, a Genova, che ha la dimensione raccolta di un presepe incastonato in una piccola e meravigliosa insenatura.
Vai a Boccadasse, in una sera d’inverno.

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Dormono i gozzi, nel buio silenzioso.
Là, sullo scoglio proteso sul mare, brilla di blu un semplice alberello e si riflette nell’acqua, in una notte di dicembre, a Boccadasse.

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