La salsa di verdure della Nonna Mimma

Ci sono piatti che gustiamo per tradizione di famiglia, è proprio questo è il caso. L’altro giorno mia mamma ha portato in tavola questa salsa deliziosa che si accompagna ai secondi di carne e così mi è venuto in mente di scrivere per voi la ricetta.
E prima di tutto ho chiesto le dovute informazioni:
– Come si chiama questa salsa?
– Non ha un nome – è stata la lapidaria risposta – la faceva la Nonna Mimma.
Ah, ecco.
E dunque da qui il titolo di questo post, in realtà non so davvero da dove provenga questa ricetta.
La Nonna Mimma, mia bisnonna materna, era una minuta e amabile vecchietta, sempre allegra e sempre in movimento, non era ligure ma emiliana, di Mirandola per la precisione, pertanto non credo che questa sia una ricetta genovese.
E quindi siete pronti a preparare la sua salsa?
Prima di tutto dovrete fare la spesa qui, dal vostro verduraio.

Verdure (2)

Ed ecco la lista degli ingredienti che dovrete procurarvi: 1 cipolla, 4 gambe di sedano, 2 carote, tutte queste verdure devono essere piuttosto grosse e dovrete anche prendere 1 peperone, giallo o rosso, come preferite.
E poi ancora vi serviranno 1 cucchiaio di capperi, 8-10 olive verdi, 6 cetriolini o cipolline rosse sotto aceto, 2 acciughe salate, 1 scatola di polpa di pomodoro.
Tritate il sedano con il mixer e dopo breve tempo aggiungete la cipolla, a parte tritate le carote quindi sminuzzate il peperone con la mezzaluna.
Rosolate tutto in padella con olio extra vergine di oliva, e quando le verdure saranno giunte a cottura aggiungete gli altri ingredienti che avrete precedentemente tritato e cioè i capperi, le olive e i sottaceti, infine aggiungete le acciughe.
Lasciate cuocere ancora e poi bagnate con una generosa spruzzata d’aceto e assaggiate la salsa per essere certi che si senta il sapore dell’aceto.
Da ultimo aggiungete la salsa di pomodoro, una presa di sale e lasciate cuocere ancora per qualche minuto.
Questa salsa si gusta fredda, è deliziosa con gli arrosti, i bolliti e le carni fredde, qualcuno la mette anche sui crostini.
E buon appetito a tutti con la salsa di verdure della Nonna Mimma!

Salsa

La torta di carciofi

Tra i ricordi della mia infanzia c’è anche questo, la torta di carciofi della zia.
C’erano quelle riunioni di famiglia, tutti attorno al grande tavolo di legno scuro a casa di lei, la zia di mio padre.
La zia amava la montagna, le camminate e i viaggi.
E ricordo che a volte mi mostrava i suoi album delle fotografie e c’era quello scatto in bianco e nero al quale era particolarmente affezionata: una ringhiera, un panorama, lei giovane e sorridente, poco distante un altrettanto giovane Vittorio Gassmann, un incontro casuale e una foto rubata, ricordo di un grande attore che piaceva alla zia.
Lei era un tipo dinamico e volitivo, era una donna piena di energia.
Tanto per dire, aveva la bella abitudine di dare pacche sulle spalle a tutti e insomma, mio padre e i miei zii non gradivano mica tanto quegli scrolloni, la zia ci metteva un certo vigore!
Ed era anche una gran cuoca, cosa volete che fosse per una come lei fare la pasta sfoglia?
Ah, le torte di carciofi della zia erano a dir poco gigantesche e c’erano strati e strati di sfoglia sottilissima come un velo, la zia con il mattarello ci sapeva fare!
Indimenticabile la sua torta di carciofi, non ne ho mai trovata una uguale.
E’ una vera delizia di questa terra di Liguria, così ho pensato di trascrivere per voi la ricetta che si fa a casa mia, anche se quella della zia era speciale e io non ci penso neanche a cimentarmi con la a pasta sfoglia fatta a mano.
Eh no, quella era privilegio della zia, a ognuno il suo!
E comunque ecco a voi la ricetta della mia torta di carciofi.

Carciofi (2)

INGREDIENTI

2 confezioni di pasta sfoglia – 4 o 5 carciofi (a seconda della loro grandezza) – 4 uova – parmigiano reggiano – una confezione di ricotta da 250 g – latte – sale

Rosolate i carciofi nell’olio e portateli a cottura aggiungendo un po‘ d‘acqua.
Sbattete quattro uova intere con abbondante parmigiano reggiano grattugiato, a parte unite alla ricotta un po’ di latte.
Mettete in una terrina tutti gli ingredienti, aggiungere il sale e mescolate fino ad ottenere un composto uniforme, quindi ungete una teglia, sistematevi sopra la pasta sfoglia e versatevi dentro il composto.
E poi per me la torta di carciofi deve sempre avere l’uovo intero dentro, non ho indicato il numero delle uova da mettere nella torta, decidete voi, in base alle vostre esigenze.

Torta di carciofi (4)

Fate un fossetta nel composto per ogni uovo che intendete mettere nella torta, le uova dovranno essere disposte a una certa distanza una dall’altra come si può vedere nell’immagine sottostante.

Torta di carciofi (2)

Ricoprite la torta con il secondo disco di pasta sfoglia e ripiegate la pasta come mostrato qui sotto, spennellate il tutto con olio extravergine di oliva.

Torta di carciofi (3)

Infornate a 220°C e lasciate cuocere fino a quando la pasta sarà ben dorata, questa  torta salata è davvero buona e si serve  fredda.
E qualcuno, ogni volta che la porta in tavola, pensa ai veli di pasta sfoglia della torta di carciofi della zia.

Torta di carciofi

Torta di riso

Oggi questa pagina ospita una deliziosa ricetta.
La torta di riso è un gustoso piatto unico, immagino che ne esistano molte versioni diverse, questa è quella che prepara mia mamma e così come l’ho imparata io la presento a voi.

INGREDIENTI

Pasta sfoglia piuttosto spessa,  500 ml di latte, 120 g di riso, 2 uova, parmigiano, 200 g stracchino, prezzemolo, un pizzico di noce moscata, sale grosso, olio extravergine di oliva.

Torta di riso

Portate il latte ad ebollizione e versatevi il sale grosso, buttate il riso e lasciate cuocere facendo addensare il latte.
Incorporate al riso le uova sbattute, abbondante parmigiano grattugiato, lo stracchino in pezzi, un pizzico di noce moscata e un cucchiaio di prezzemolo tritato..
Ungete una teglia e riponetevi la sfoglia che ripiegherete sul composto che avrete versato all’interno, con un pennello ungete il bordo ripiegato della pasta.

Torta di riso (2)

Infornate a 200 °C e lasciate cuocere per 30 minuti fino a quando la torta sarà bella dorata.
E voilà, eccola pronta!
Buon appetito a tutti!

Torta di riso (3)

Tortino di carciofi e patate

In questi giorni il clima è spesso bigio, questa primavera non ne vuole proprio sapere di regalarci belle giornate di sole.
E che freddo! A maggio!
Così si portano in tavola piatti adeguati anche se questa non sarebbe la loro stagione.
E oggi  vi propongo un tortino, rustico, semplice e facile da preparare.
Innanzi tutto occorre fare un passo dal besagnino.
Dovete sapere che a Genova, in Val Bisagno, un tempo c’erano numerosi orti, coloro che li coltivavano si recavano poi in città con le ceste cariche dei doni della terra.
Vendevano la frutta e la verdura, a Zena il fruttivendolo si chiama ancora besagnino ed è lì che dovrete andare per procurarvi patate, aglio, maggiorana e dei carciofi belli come questi.

Carciofi (2)

Prendete la vostra teglia, ungetela con un filo d’olio e copritene il fondo con le patate tagliate a rondelle, alte mezzo cm o poco più, sulle quali dovrete adagiare un abbondante strato di carciofi fatti a spicchi non tanto spessi, dovrete ottenere questo risultato.

Tortino di Carciofi - Copia

E adesso? Oh, non abbiamo ancora finito!
Ora occorre prendere un etto di mortadella, uno spicchio d’aglio e un’abbondante manciata di maggiorana, gli ingredienti vanno passati nel mixer quindi si uniscono a tre uova sbattute e si aggiunge un pizzico di sale.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo versatelo nella teglia e sopra mettete un filo d’olio.
Accendete il forno a 180° e fate cuocere per circa 30 – 40 minuti, il vostro tortino sarà pronto quando sarà ben dorato.
Si serve caldo ed è un gradevole piatto unico che sazia e vi lascerà pienamente soddisfatti.
Adesso non vi resta altro che portare in tavola!
E buon appetito a tutti!

Tortino di Carciofi (2)

Sa’ Pesta

Un intrico di caruggi a due passi dal mare, a poca distanza dall’Acquario, meta prediletta dei turisti che visitano Genova.
Se venite da fuori e siete poco esperti della zona, chiedete informazioni, da Piazza San Giorgio fatevi indicare Via dei Giustiniani, non è molta la strada che dovrete percorrere.

Sa’ Pesta vi si presenterà così, con queste due belle vetrine ad angolo.
Il nome di questa trattoria, in genovese, significa sale pestato. Ai tempi della Repubblica di Genova, il sale era una delle maggiori risorse economiche della città, c’erano luoghi, come questo, nei quali il sale, una volta pestato nel mortaio, veniva rivenduto al minuto.

L’ambiente è caratteristico, c’è un grande bancone, piastrelle bianche, le teglie di rame appese al muro.

Farinate, torte di verdura, panissa, frisceu e ripieni.
Cosa c’è di più sfizioso per ritemprarsi dalle fatiche di una giornata?

Oh, ma io ho dato per scontato che tutti sappiate in cosa consistano i piatti che qui vengono serviti! Sarà così? Per chi non lo sapesse, ecco un breve tour gastronomico tra le delizie genovesi.
I friscieu sono frittelle di verdura, croccanti e sfiziose, a base di lattuga, di bietola e di boragine.
Le torte di verdure sono uno dei piatti più tipici della tradizione ligure, si possono trovare a base di zucca, di carciofi, di cipolle, di porri o di bietole.
La farina di ceci, invece, è l’ingrediente primario della panissa.
La ricetta è semplice, per cui ve la riporto.
275 g di farina di ceci, 1 litro d’acqua, 1 limone, sale, pepe e olio extravergine di oliva.
Si prepara una sorta di pastella, mescolando l’acqua la farina e il sale, e la si lascia riposare almeno due ore. Si rimette sul fuoco e la si fa cuocere ancora un’ora, sempre mescolando, quindi la si serve calda, con olio, un pizzico di sale, il pepe e una spruzzata di limone.
Come vedete è un piatto povero, ma assai gustoso. Ed è semplice da cucinare, anche se in effetti ci vuole un po’ di tempo.
E poi, se siete proprio golosi, la panissa potete anche friggerla, fate delle striscioline e gettatela nell’olio bollente. Gioia e felicità!
Se non avete tempo da dedicare alla cucina, venite da Sa’ Pesta e accomodatevi al tavolo di legno, prendete posto sotto le volte, in questo locale davvero antico e speciale.

E poi se vi guardate intorno, alcuni particolari vi ricorderanno che siete nel cuore di una città che un tempo fu Repubblica Marinara; gozzi, galee e barche ci rappresentano sempre.

Ed è ancora la farina di ceci l’ingrediente principe della uno dei piatti più deliziosi che potrete gustare da Sa’ Pesta.
La farinata non ha bisogno di presentazioni, è nota ed è apprezzata ovunque.
Ci sono anche alcune varianti, ad esempio si può cospargerla di cipolline tagliate sottili o di fettine di carciofo.
Ed è dal 1400 che a Genova la mangiamo, a quei tempi la si chiamava scripillita.
Farina di ceci, acqua, sale e olio d’oliva, niente di più.
E qui, da Sa’ Pesta la farinata è regina indiscussa.
Sottile, unta, gustosa, il trionfo della semplicità e del gusto, una delizia per il palato, una bellezza per gli occhi.

Laete döçe frïto, quando Genova è dolce

Tante sono le delizie della cucina ligure, tra le quali  il latte dolce fritto.
Quando ne ho accennato scrivendo delle tradizioni gastronomiche natalizie della mia città, il latte dolce fritto ha suscitato la curiosità di alcuni di voi.
Ho così pensato di scrivere la ricetta, si tratta di un dolce semplice e casalingo, ma molto sfizioso, una golosità davvero stuzzicante,  è adatto sia ai grandi che ai piccini.
Ed è un piatto tradizionale,  per molti di noi legato a  teneri ricordi d’infanzia e allora, se siete pronti per tornare bambini, munitevi di carta e penna e prendete nota.

Ingredienti:
1 litro di latte, 150 gr. di farina, 150 gr. di zucchero, 4 uova, scorza di un limone grattugiato, un pizzico di cannella in polvere, 2 uova, 100 gr di pane grattugiato, olio extravergine d’oliva.

Bollire il latte, dopo avervi stemperato la farina. Aggiungere lo zucchero, la scorza di limone e le uova sbattute. Cuocere mescolando finché non si otterrà una crema consistente, completare aggiungendo un pizzico di cannella. Ungere un piatto d’olio, stendervi la crema e lasciarla raffreddare. Tagliarla a rombi, passarla nell’uovo e nel pane grattugiato e friggere.

Vedete, niente di complicato.
Se in questo scorcio di feste vorrete portare sulle vostre tavole questa specialità della nostra cucina, fatemi poi sapere se vi è piaciuta.
E’ un dolce che sa davvero di Liguria, lo cucinavano le nostre bisnonne nelle loro cucine e le nostre nonne per noi, e solo a scriverne provo una sensazione, una dolce, dolcissima  nostalgia.