La gente scrive sui muri.
La gente scrive per amore, per rabbia, per senso di rivalsa.
Tu cammini per strada, leggi e ti chiedi se proprio non sia possibile trovare maniere più dirette e civili per sfogare le proprie emozioni. E non capisci come mai la passione per un partito politico o per la propria donna debba finire lì, vergata sul muro.
Sarà il segno dei nostri tempi, così difficili e distratti, nei quali è sempre più arduo comunicare.
Siamo sempre di fretta, nessuno ha tempo, nessuno ascolta più.
Nessuno ti ascolta, e tu scrivi sul muro.
Chissà quali tormenti avranno spinto la mano che incise sulle pareti della casa di Pinario Ceriale, a Pompei, queste parole:
Marcellus Praenestinam amat et non curatur.
Marcello ama non riamato Prenestina.
E che tracotanza, invece, nel vantarsi delle proprie conquiste si scorge in questa lapidaria affermazione:
Restitutus multas decepit sepe puellas.
Restituto s’è fatto un sacco di belle ragazze.
C’è uno che, sinceramente, non ne può davvero più, e non può neanche fare a meno di scriverlo:
Serena Isidorum fastidit.
Serena glieli ha proprio rotti a Isidoro.
Qualcun altro, fortunato, suscita invidia e ammirazione:
Suspirium puellarum traex Celadus.
Sospiro delle ragazze, il tracio Celado.
Gli avventori della taverna di Aticto, invece, sono ben informati delle prelibatezze che presto potranno gustare:
Oliva condita XVII K. Novembres.
Olive messe in conserva il 16 ottobre.
Qualcuno, forse, si impietosirà e aiuterà il povero pastore nella sua ricerca:
Duaci capella, Donata nomine, aberravit.
Si è smarrita dal gregge una capretta di Duaco chiamata Donata.
Si concorderà, d’altra parte, che in politica bisogna scegliere bene i propri rappresentanti, come questo anonimo sostenitore afferma:
C. Iulium Polybium aedilem oro vos faciatis. Panem bono fert.
Vi prego di eleggere edile C. Giulio Polibio. Porta pane buono.
E i qualunquisti alzeranno un plauso all’autore di questa facezia:
Admiror, paries, te non cecidisse ruina, qui tot scriptorum taedia sustineas.
Mi meraviglio, o muro, che tu non sia crollato in rovina, tu che sostieni il peso di tanti slogan elettorali.
Queste ed altre mirabili perle di quotidianità le trovate nel volume, edito da Bur, Graffiti Latini, a cura di Luca Canali e Guglielmo Cavallo.
E se siete in cerca di un luogo ameno dove trascorrere le vostre vacanze, mi permetterei di darvi un consiglio:
Hospitium hic locatur triclinium cum tribus lectis et commodis.
Albergo: qui si affitta un triclinio a tre letti con relative comodità.
(Pompei, Locanda di Sittio).
Davvero interessante! Mi piacerebbe dare un’occhiata al libro. Non è stato per caso reperito un graffito che inizia con “Ortoclasio Sciancae suae salutem dicit”? E il pirana Plauto? Non merita un pur breve epitaffio?
Il caro Plauto 🙂 … me lo ero scordato! Il libro è splendido, davvero un perla, ti fa venir voglia di andare a Pompei a leggerli di persona, quei graffiti.
LA TRAGEDIA, A MIO MODESTO AVVISO, E’ CHE OGGIGIORNO LE COSE SCRITTE SUI MURI NON HANNO SENSO,SPESSO SONO VOLGARI E STUPIDE. CREDO CHE GLI STUPIDI CHE IMBRATTANO I MURI CON LE LORO BOMBOLETTE NON SIANO PERSONE SOLE MA SOLO VANDALI, ANNOIATI E IGNORANTI. NIENTE A CHE VEDERE CON POMPEI……PURTROPPO!!!!!
Ho scelto le frasi più innocenti, per il mio post. Ma se ti porto il libro, vedrai che in quanto a raffinatezze gli antichi non avevano nulla da invidiare ai contemporanei 🙂
Le “relative comodità” di un triclinio possiamo immaginare quali siano… soprattutto, sono effettivamente relative: ho sempre immaginato il triclinio come la tortura cinese della colonna dorsale.
E che dire della capretta Donata?
Spero sia stata ritrovata, porella 🙁
Denise, sei veramente unica! Io se mi sdraiassi su un triclinio credo che potrei rimanere anchilosata!
E davvero, poverina la capretta!