Nel passato di Vico della Neve

Vi porto di nuovo con me in Vico della Neve, un semplice caruggio che ha per me la sua parte di fascino.
Non solo per il toponimo così evocativo ma anche per i suoi colori, per la dolcezza della sua discesa silenziosa che sfocia davanti ai negozi di Soziglia, per le sue pietre e per quei dettagli forse per altri insignificanti, per il mondo che puoi solo provare ad immaginare quando cammini in questi caruggi, per i giochi di luce ed ombra inimitabili.

In Vico della Neve, in epoche ormai lontane, si facevano buoni affari vendendo neve, ghiaccio e acque gazose e vi rimando a questo post che vi porterà a passeggio su e giù per questo caruggio alla scoperta delle sue nascoste bellezze.
Come ben sapete è per me sempre una gioia aggiungere piccoli tasselli al mosaico del tempo andato, a volte accade grazie ad una fotografia, in altri casi è merito di una cartolina pubblicitaria.
Andiamo indietro nel tempo, andiamo negli anni ‘20.
Quel caruggio a quell’epoca era certo più frequentato, c’era un diverso tessuto commerciale e in alcuni vicoletti si trovavano attività e negozi poi scomparsi.

Il vicolo è a due passi da Soziglia e da Campetto, zone di botteghe e di uffici dove lavoravano solerti e coscienziosi impiegati che usavano montagne di carta, era inevitabile che molta di essa andasse poi a finire la cestino.
E nella catena produttiva del commercio ecco spuntare un abile imprenditore, lui doveva essere uno che conosceva bene il valore della pubblicità e sapeva come far conoscere i suoi efficienti servizi.
Ecco qui la sua cartolina pubblicitaria con tanto di numero di telefono e con una precisa spiegazione per trovare Vico della Neve: da Piazza Soziglia a Via Chiossone, d’altra parte non tutti son pratici di caruggi!
E sapete una cosa?
Mi è venuto da sorridere a pensare che il proprietario di questa gloriosa attività si occupava di carta da macero e per un caso del destino la sua cartolina pubblicitaria è invece arrivata indenne fino a noi e adesso riposa placidamente nella mia scatola.
Fa parte del passato di Vico della Neve, è un piccolo frammento di vita nei caruggi di Genova.

25 pensieri riguardo “Nel passato di Vico della Neve

  1. Fantastico…un meraviglioso articolo di un autore sempre più grande nella mia visione delle cose. E poi Genova amore e sentimento di una città ricca di milioni di cose..anche se tutto sembra toglierti il fiato ( Genova almeno per me in certe zone è claustrofobica ) ma è poesia.

    1. Io ricordo che quando ero piccolo (anni ’70, non anni ’20 😉 ) la carta la portavi ai punti di raccolta e te la pagavano (poi la famiglia media non aveva consumi tali da rendere raccolta e trasporto convenienti, ma questo è un altro discorso).

      1. Quando ero ragazza organizzavamo”raccolte della carta”per finanziare la parrocchia di san Rocco di Principe:giravamo di casa in casa e si riempiva un camion…

  2. Miss, il passato e i caruggi sono sempre pieni di sorprese… non mi sorprenderei se in Vico della Neve 38 rosso acquistassero “ad alti prezzi” anche i castelli di carte…

  3. …io mi ricordo ancora la ghiacciaia in casa e il signore che portava la lista di ghiaccio che a me sembrava un grosso brillante!tutto soppiantato qualche anno dopo dal panciuto “frigideiro”,chiamato così dalla canzone di Lauzi,una delle prime che mi ricordo assieme a”La partita di pallone”della Pavone(e qui si capisce a che era geologica appartengo!)

      1. O frigideiro é un singolo del 1962 ripubblicato in un LP(Genova per noi?)del 1971

  4. Ed è qui nel tuo blog che ho imparato ad amare ed apprezzare ogni caruggio che ci hai presentato, portandoci con te, per mano!
    Grazie cara amica, un abbraccio
    Susanna

  5. Grazie Miss per questo ulteriore giretto con interessante scoperta. Anch’io ricordo la canzone di Lauzi, la canticchio spesso perchè è davvero divertente

  6. Io ricordo con piacere quando le uova di gallina venivano impacchettate nella carta del quotidiano… Io ero bambina e siccome gia’ nutrivo una grande attrazione per la scrittura, cercavo di leggere lo scampolo di notizie o di titoli come in un immaginario puzzle di parole…

Rispondi