Ci sono fotografie che raccontano in quale maniera si diventa grandi, il cammino non è per tutti uguale, per alcuni è più difficile e per altri, invece, può essere semplice e piano.
Questa foto di gruppo viene da un altro tempo e ritrae bimbi di diverse età e si notano bretelline, frangette, riccioli scomposti, grandi fiocchi e facce imbronciate.
Forse a tutti era stato detto di essere buoni e obbedienti mentre il fotografo Andreata scattava questa fotografia.
E loro, i bambini, hanno fatto del loro meglio, come sempre.
E mi pare di scorgere qualche somiglianza, la ragazzina più grande sembra essere una protettiva sorella maggiore.
Niente sorrisi, visini seri e persino un po’ ombrosi.
Le mani aperte sulle ginocchia, l’abitino a quadretti, gli occhi sgranati e smarriti.
La prima bimba a sinistra, la biondina con i capelli raccolti in una coda, non è figlia unica.
Eccola lì seduta per terra la sua sorellina minore, è quella sulla destra, le due portano vestiti fatti con la stessa stoffa, hanno la stessa espressione negli occhi e pure lo stesso stesso nasino.
Funziona sempre così nelle foto di gruppo: i piccoli stanno davanti e seduti per terra, i più grandi in ultima fila in piedi insieme agli adulti.
E a volte in certi sguardi si scorgono rigore e severità, sembra non trasparire quasi nessuna dolcezza, credo che questo accada perché noi non sappiamo guardare bene o forse siamo abituati ai nostri atteggiamenti spigliati davanti a una macchina fotografica.
E invece se guardate con attenzione vedrete che la bimba piccina stringe le dita della donna alla sua sinistra e in quel gesto c’è tutta la tenerezza che le parole non possono descrivere.
Certe fotografie raccontano di quaderni a quadretti, di paginate di aste, di letterine di Natale, di matite colorate e di filastrocche in rima da imparare a memoria.
E poi nelle fotografie di questi giorni lontani c’è sempre qualcuno che attira maggiormente la mia attenzione, magari per la gestualità o per una particolare espressione.
Ed eccolo qui, lui un marinaretto un po’ irrequieto, deve essere uno di quelli che non stanno mai fermi e che alla prima occasione ne combinano di tutti i colori.
Insomma, un adorabile bambino terribile!
E che dire del piccoletto seduto per terra che è tutto preso a rimirare la sua tazza?
Non gliene importa proprio niente di quello che accade attorno a lui!
Fiocchi, sorrisi, sogni, dubbi, calzini corti ed incertezze, scarpette con il passante e pianti a dirotto, camiciole candide e risate rumorose.
Cose di bambini di un altro tempo.
Con un destino da scrivere, giorno dopo giorno.
Tutti insieme per la fotografia, imparando a diventare grandi.










che belli anche se seri ed arrabbiati
E sicuramente annoiati, ci voleva un sacco di tempo per fare una fotografia!
vero poverini
Chissà in che contesto è stata scattata. Io penserei un istituto, scuola, orfanotrofio. Che peccato non conoscere le storie di questi bambini! Un bacio, cara, come al solito hai scovato una foto davvero bella 😘
Sì, le opzioni sono quelle, purtroppo non ci sono indicazioni ulteriori a tergo, quanta dolcezza in questi visetti.
Grazie Viv, un bacione a te!
Miss, hanno sempre musetti strepitosi i bambini di un altro tempo… proviene forse, la foto, dalla bancarella in cui lo scorso giorno 6, avevi curiosato? era in piazza San Luca?
No, questa, l’ho comprata di recente a un mercatino e mi piace tantissimo, hai ragione, i bimbi hanno sempre musetti strepitosi.
La suora mi fa venire in mente la pinguina dei Blues Brothers 😀
Severa ma speriamo amorevole!
Lo hai visto il film?
Sì, l’ho visto!
Ma son davvero tutti imbronciati sti bimbi. Altro che infanzia spensierata. E comunque anche io penso si tratti di un istituto particolare, chissà…
Un abbraccio Susanna
Seri e imbronciati, vero… speriamo che poi siano diventati adulti felici!
Un bacione Susanna, grazie.
Troppo seri, forse tristi, chissà. Molto diversi dai bambini di oggi, in ogni caso
Davvero, chissà!