L’ingratitudine nelle parole del Padre Antero

Oggi voglio riportare qui alcune parole che vengono da un tempo difficile e distantissimo, sono tratte da un volume straordinario che ho avuto l’onore di leggere più di una volta.
Di recente mi è capitato nuovamente di sfogliare questo libro e mi sono imbattuta in questo breve brano che desidero condividere come se lo scrivessi su un quaderno degli appunti.
Le parole che seguono sono tratte dal volume Li lazzaretti della città e riviere di Genova del MDCLVII scritto dal Padre Antero Maria da San Bonaventura, agostiniano scalzo che si prestò e si spese per la città di Genova e i suoi abitanti durante la peste del 1656, della sua opera e di coloro che lavorarono al suo fianco scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
Sono sinceramente affezionata al Padre Antero, è come se lo avessi conosciuto di persona.
Il libro scritto da questo frate generoso è denso di parole potenti ed efficaci, lui sa restituire con vivezza momenti tragici ed episodi di assoluto coraggio che ancora ci commuovono.
Il libro è scritto in un italiano arcaico e a volte per noi difficile, risale a quel 1656 e così vengono anche usati caratteri particolari, ad esempio “non” è scritto “nõ”, la v è scritta come la u e in questi casi mi sono permessa di semplificare per rendere meno ostica la lettura: sono certa che il Padre Antero, se un po’ lo conosco, non se ne avrebbe a male, da uomo generoso e comprensivo ci terrebbe a farsi comprendere da tutti, persino da noi.
Il Padre Antero, da profondo conoscitore dell’animo umano, così definisce l’ingratitudine, sono parole perfette alle quali non ho nulla da aggiungere.
Le ha scritte lui, un amico vissuto in un’epoca distante.

“Gl’ingrati sono figurati ne pesci, quali non voleva Dio se gli offerissero in sacrificio. Li pesci son taciturni, onde ne nacque il proverbio, Pisce taciturnior, e l’ingrato, ò non conosce il beneficio, ò s’infinge di non conoscerlo ò ammutisse per non render le dovute gratie al Benefattore. Se getti alcun cibo al pesce, corre bensì a prenderlo ma subito fugge quasi sdegnandosi di più mirare chi l’hà nutrito; tale è l’ingrato che volentieri riceve il favore, e con straordinaria industria lo ricerca, ma ricevuto che l’hà, pare che sprezzi in beneficio, mentre si vergogna di riconoscere il Benefattore, confondendosi di confessarsegli obligato.”

7 pensieri su “L’ingratitudine nelle parole del Padre Antero

    • Conosceva bene l’ Ingratitudine il buon Padre Antero con questa similitudine che la esemplifica ! Tutti facciamo esperienza di questa nostra debolezza umana a e a nostra volta ne facciamo fare esperienza agli altri … davvero come i pesci abbiamo la memoria corta !

  1. Miss, grande conoscitore dell’animo umano, Padre Antero, e si potrebbe anche aggiungere, grande osservatore dei pesci, in tempi in cui a Zena ancora non c’era l’acquario…

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