Estate 1933: ricordo di Nervi

Era l’estate del 1933, a Nervi.
E loro erano là, davanti al mare: la ragazza timida, la bambina con i capelli a caschetto, la giovane donna sicura e disinvolta.

Sorrisi radiosi, diverse generazioni di donne in posa per la foto ricordo.
La ragazza sulla sinistra ha una grazia incomparabile, non so se lei ne sia consapevole ma ha l’allure di una diva del cinema.
Accanto a lei una donna più adulta, forse è la mamma e la abbraccia affettuosamente.

Quanta eleganza in questi giorni al mare, si indossano i costumi alla moda con il cinturino chiaro.
Sugli scogli di Nervi, nel tempo d’estate.

E si sorride, nel tempo dello svago.

Sorelle madri e zie.
Donne grandi e più piccine e si scorgono con certezza le somiglianze, mentre una vela va sospinta dal vento.

Era un tempo felice, era il giorno 11 Agosto del 1933, davanti al mare di Nervi.

Tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia

29 Agosto: è tempo di pellegrinaggi al Santuario della Madonna della Guardia.
Là, sul Monte Figogna, si susseguono gruppi di fedeli, molti di loro si metteranno in posa per una foto ricordo di una giornata straordinaria.
Vi mostrerò così una fotografia affollatissima e insieme troveremo sguardi e volti del passato.
Come sempre, seduti a terra ci sono i più piccini con la collana di nocciole, il cappello in testa e una specie di trombetta tra mani.

Felici, distratti, ingenui.

Seduti per terra a gambe incrociate, con tutta la vita davanti.

E c’è quello più spavaldo di tutti, in mezzo ai suoi amici, si vede che lui è uno con un certo carattere.

È un tempo sereno al Santuario della Madonna della Guardia.

E ci sono le signorine alla moda con i cappelli a cloche.

E i signori con i baffi importanti e tutto un mondo di ferventi fedeli.

Ci sono le bimbe con l’abitino bello.

E c’è quello con la maglietta righe che strizza un po’ gli occhi forse a causa del sole.

Poi c’è uno che sembra portare una sveglia al collo, chissà come mai.

E ci sono le sorelle, le zie e le mamme.

E le signorine sorridenti con il cappello bianco.

Ci sono la giovinezza, l’età adulta, la saggezza e la spensieratezza.

Poi ci sono questi due che tengono qualcosa tra le labbra, forse un bastoncino o magari un lecca lecca.

E poi c’è ancora quello con la sveglia al collo, qui si nota che in una mano stringe un piccolo cestino dove forse ha la sua merenda.
E ancora tenerezza, collane di nocciole e sguardi.

C’è la signorina con il suo favoloso cappello scuro e c’è la ragazza con il cappellino chiaro e le mani sono il mento e quel sorriso luminoso che racconta tutta la sua gioia di vivere.

E poi c’è il ragazzino che sta laggiù in ultima fila, dietro ai grandi, e si regge al palo con divertita disinvoltura.

Era un giorno di un tempo lontano e loro erano tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia.

Due sposi genovesissimi

Loro sono due sposi, due sposi a mio parere genovesissimi.
Ritrovo infatti, nei loro sguardi, una sorta di riconoscibile genovesità, una maniera di porsi fiera e al tempo stesso schiva e ritrosa.
Loro sono due sposi, vennero così ritratti dal bravo fotografo Giulio Rossi in una fotografia di grande formato.

Con favolosa eleganza la sposa sfoggia un abito riccamente ricercato e gioielli con vistose pietre preziose.

Così luccicano sulla sua pelle chiara.

Con grazia stringe i guanti tra le dita.

E il tavolino al quale lei si posa è un celebre arredo dello studio di Giulio Rossi, ampiamente documentato con ricchezza di informazioni nel volume Vivere d’immagini curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora.

E nulla nella fotografia è lasciato al caso, è tutto un gioco di perfette armoniose simmetrie.

Testimonianza del tempo felice di due sposi genovesissimi.

 

Estate ai Bagni di Sturla

Ecco l’estate ai Bagni di Sturla, mentre l’onda lenta lambisce la riva portando con sé la gioia e la spensieratezza della stagione del sole.
Un papà vestito di tutto punto tiene fra le braccia la sua bimbetta, mentre una fanciulla con l’abito candido e il parasole in un mano scende con grazia dalla barca.

Sulla spiaggia si fa sfoggio di ricercate eleganze, forse non è nemmeno tanto caldo o comunque le signore non rinunciano certo allo stile.
Si chiacchiera amabilmente, mentre la brezza marina spira leggera.

È un tempo felice e rilassato, in questa parte del litorale così generoso di molta bellezza.

C’è un bimbetto che corre allegro verso le onde tenendo stretto il suo salvagente, mentre il marinaio, saldo ed affidabile, aiuta i bagnanti a scendere dalla barca.
Ed è tutto un gioco di magnifici equilibri, dondolando sull’acqua del mare.

Nel tempo della bella estate ai Bagni di Sturla.

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922

Ritorniamo nel passato, al tempo della villeggiatura a Voltaggio, località del basso Piemonte da sempre molto amata dai genovesi.
E così, in questo scorcio di un tempo felice ci si mette seduti sull’erba con l’abito alla marinara oppure con la paglietta tra le mani.
Due tempi diversi della vita, due respiri di un’epoca diversa.

Forse loro sono le sagge zie, ognuna sfoggia un cappello diverso.

E pare quasi difficile comprendere in quale stagione sia stata scattata questa fotografia, alcuni dei protagonisti portano infatti abiti più leggeri.
Forse era un giorno della tarda primavera, lei teneva in una mano il bastone da passeggio e sorrideva timidamente.

Un fresco candore, un’eleganza inusitata.

E tra tutti loro la figura più intrigante è lei: distratta, immersa nei suoi pensieri pensieri, il viso quasi celato dal cappello.

In una foto di famiglia che li vede tutti insieme, in un giorno lontano.

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922.

Attraversando Piazza De Ferrari

Ritorniamo nel nostro passato e fatalmente ci ritroviamo in Piazza De Ferrari.
Non c’è molta gente in giro, alcuni sono fermi a chiacchierare, altri se ne stanno all’ombra dei portici, un solerte lavoratore trascina un pesante carretto.

L’omnibus partito dalla vicina Piazza Umberto I (così un tempo si chiamava la nostra attuale Piazza Matteotti) porta i suoi passeggeri alla loro meta, alla Foce.
Sulla destra si notano delle paratie di legno, i lavori di edificazione della parte alta di Via XX Settembre non sono ancora terminati e i genovesi guardano con curiosità alla nuova città che sorge giorno dopo giorno davanti ai loro occhi.

Una signora, elegantemente fiera, incede sicura con il suo abito alla moda, il cappello fastoso e l’ombrellino a quadri.
Nulla nel suo abbigliamento è lasciato al caso, la classe è anche nei dettagli.

E poi ci sono altri dettagli che colpiscono la mia attenzione e riguardano l’ambiente circostante, quella piazza non troppo affollata.
Guardiamo le tende sotto i portici di Via XX Settembre, si legge che là sotto si trova un locale leggendario ed invitante: ecco a voi il Caffè Ristorante Bavaria e l’American Bar Bavaria.
Tenetene conto per vostri viaggi nel passato, cari lettori!

E poi, un po’ più in là, alle spalle dell’uomo con il carretto sotto i Portici dell’Accademia, ecco un’altra tenda più chiara sulla quale la scritta è meno leggibile ma si intuisce che c’è un locale che porta il nome dell’Accademia.

Ritornando nel passato un mondo scomparso timidamente si svela, mentre noi camminiamo piano in Piazza De Ferrari come la signora con l’ombrellino a quadri.

Il circolo delle donne a Manhattan

Le donne dovrebbero avere un proprio club. Esattamente come gli uomini. Un posto dove poter trascorrere la notte, farsi recapitare i pacchi, scrivere lettere, fare telefonate, cenare… è esattamente ciò che ci serve.”

A pronunciare queste parole è Florence Jaffray “Daisy” Harriman, socialite ed esponente del bel mondo nell’anno 1902 in cui ha inizio questa appassionante storia.
A Daisy è stato negato un pernottamento al Waldorf Hotel in quanto lei era priva di accompagnatore e così alla nostra intraprendente eroina è balzata in mente questa idea peculiare: fondare a New York un club per sole donne.
Con piglio ed iniziativa raccoglie attorno a sé le dame dell’alta società, tra loro ci sono molte suffragette e paladine dei diritti delle donne e della tutela dei più sfortunati, con loro Daisy si lancia in un’avventura straordinaria in nome dell’indipendenza e dell’autonomia femminile.
Questa è la storia narrata nel volume dal titolo Il circolo delle donne a Manhattan di Shelley Noble e pubblicato da tre60.
Si tratta di un romanzo storico nel quale si mescolano personaggi di fantasia e figure realmente esistite come la stessa Daisy Harrimann che fu molto attiva nel campo delle riforme, delle leggi sul lavoro minorile e ricoprì anche diversi incarichi diplomatici.
Daisy fondò davvero il circolo delle donne: il leggendario Colony Club narrato nel libro della Noble.

Ad affiancarla in questo progetto grandioso è Elsie de Wolfe, celebre attrice realmente esistita e nota per il suo particolare buon gusto in fatto di arredamento: Elsie de Wolfe è stata la prima interior designer della storia e grazie alla sua decantata raffinatezza e alle sue dote non comuni diverrà l’arredatrice d’interni del Colony Club.
La realizzazione del Colony Club viene affidata ad un architetto di grido di nome Stanford White, un personaggio eccentrico e molto in voga a quell’epoca.
C’è poi una terza figura femminile attorno alla quale ruota gran parte della vicenda del club: il suo nome è Nora Bromley ed è una giovane architetto di umili origini.
Nora è una ragazza ostinata, caparbia, fiera, una che sfida le ingiustizie e tenta in ogni modo di salvaguardarsi in un mondo nel quale gli uomini sono spesso prevaricatori e arroganti.
E così, quando si trova a lavorare alla corte di Stanford White, le tocca sopportare una serie di sgarbi e prepotenze che lei cerca di affrontare al meglio e saranno proprio il suo talento e la sua tenacia ad aprirle la strada verso l’affermazione personale e a garantirle amicizie autentiche.
Oltre alle protagoniste principali si muovono, sullo sfondo, diverse figure femminili secondarie, ogni personaggio costituisce un riflesso del variegato universo femminile: la mamma e la sorella di Nora delle quali lei deve prendersi cura, l’amica e collega che le offre supporto e aiuto, le segretarie dell’ufficio e poi tutte le brillanti dame del Colony Club.
La trama si snoda essenzialmente intrecciando i progressi nella realizzazione del Club e le vicende di autodeterminazione delle protagoniste e non manca, quasi sul finale, un inatteso colpo di scena che spariglia le carte rendendo la vicenda più complessa e intricata.
Il circolo delle donne a Manhattan è un romanzo scritto con garbo ed eleganza, una gradevole lettura che scorre piacevolmente ed è facile affezionarsi a queste donne e alla loro lotte appassionate, le signore del Colony Club si interessano delle persone meno fortunate e non esitano ad unirsi alle operaie tessili in sciopero per i loro diritti.
E noi osserviamo queste donne da questo tempo e guardiamo a loro con ammirazione, per quella loro forza e per la lungimiranza delle loro idee.

“È proprio per questo motivo che abbiamo bisogno di un club del genere; un luogo in cui discutere le nostre idee apertamente, esprimere le nostre opinioni – in modo rispettoso, naturalmente – e magari imparare a pensare in modi diversi. Dialogare, discutere e poi andare là fuori e agire.”

Tre amiche alla spiaggia

Loro erano tre amiche alla spiaggia in un tempo felice.
Sorridenti, spensierate, spontaneamente allegre.
Con i costumi alla moda rigorosamente scuri e bordati di chiaro, con i cappelli raccolti sotto fazzoletti in fantasia.

Loro erano tre amiche e una portava anche una collana con un ciondolo lucente.
E mentre si facevano immortalare dal fotografo alle loro spalle altri bagnanti si godevano l’estate: c’era chi remava vigorosamente e chi si rinfrescava con una bella nuotata.

Tre amiche alla spiaggia, tre giovani vissute in un periodo certo più complicato del nostro, il loro quotidiano era di sicuro più faticoso e complesso.
Malgrado ciò i loro sorrisi raccontano ancora oggi l’incrollabile forza delle donne, la loro vitalità e la loro energia.

Mentre l’’onda salmastra accarezzava le loro caviglie per poi sciogliersi in candida schiuma.

Erano tre amiche alla spiaggia in un tempo leggero, rimasto nel cuore come incancellabile ricordo.

L’estate della Signorina Adele

La signorina Adele arrivava in spiaggia di mattino presto.
La signorina Adele si dilettava con la pittura ed era solita dipingere ad acquerello delicate marine oppure orizzonti in tempesta.
La signorina Adele era quasi quarantenne, faceva l’insegnante di lettere in un blasonato liceo torinese e ogni anno trascorreva un paio di settimane alla Pensione Maria nella ridente località della riviera di ponente che sempre aveva frequentato.
La Pensione Maria, con le sue tre scintillanti stelle, garantiva ai suoi ospiti camere linde con un modesto balconcino e una piccola e quieta spiaggia privata.
Si era a metà degli anni ‘70, Bruno Lauzi cantava Onda su onda, andavano di moda gli zoccoli con le zeppe, i bikini fantasia e i riccioli ribelli.
La Signorina Adele ogni mattina lasciava l’albergo con la sua borsa di paglia, i grandi occhiali da sole a celarle il viso, il copricostume a fiori.
La Signorina Adele amava fare le parole crociate e andarsene al largo con il pedalò, portava in dote una carnagione particolarmente chiara e così per non scottarsi metteva sempre la crema con protezione alta ma l’estate le lasciava comunque un velo di lentiggini sul viso.
La Signorina Adele era riservata, timida, salutava con il consueto garbo gli altri bagnanti della sua spiaggia; la Pensione Maria era a gestione famigliare e poteva contare su una clientela fedele, così naturalmente tutti si conoscevano e ogni anno ognuno raccontava i piccoli eventi del proprio quotidiano ed era una gioia ritrovarsi.
La Signorina Adele leggeva romanzi d’amore: si metteva lì sotto l’ombrellone e poteva starci fino a sera inoltrata, a volte arrivava persino il bagnino a ricordarle che era il caso di rientrare in albergo per la cena.
La Signorina Adele aveva un particolare vezzo: portava sempre un cappello di paglia.
Tra i suoi preferiti ce n’era uno sul quale erano appuntati dei boccioli di rosa e un altro sui toni del blu, arricchito da un velo celeste.
E così, di giorno o di sera, non mancava mai di indossare il cappello che le conferiva anche una misurata eleganza.

Quell’anno alla Pensione Maria soggiornavano anche certe giovani donne inglesi.
E sulla spiaggia parlavano fitto tra di loro, erano spensierate e allegre, la Signorina Adele poteva udirle narrare di Brighton e della grande Londra con le sue vibranti lusinghe.
E così la signorina Adele, di solito schiva e ritrosa, fece amicizia con loro ed così ebbe modo di saperne di più di quei posti che la affascinavano.
Poi l’estate sfumò e venne un nuovo autunno.
Al celebre liceo torinese gli studenti rimasero stupefatti nello scoprire che la loro insegnante non sarebbe ritornata, ancor più si stupirono i proprietari della Pensione Maria quando l’estate successiva non videro Adele ritornare per le vacanze estive.
Passarono altre estati e altri autunni, nessuno la vide mai più nei luoghi che aveva sempre frequentato.
Molti anni dopo, in un giorno di giugno, un turista italiano a Londra si fermò ad ammirare le vetrine dell’atelier di un’artista situato in una trafficata strada di Pimlico, vi erano esposti dipinti di marine e orizzonti tempestosi con navi che sfidavano il loro destino.
L’avventore tuttavia rimase deluso di non poter visitare l’atelier, sulla porta era infatti affisso un cartello che recitava come segue: Adele M. Art Gallery -closed until 1st July.
A Brighton, quel giorno, il mare era davvero inquieto.
Una donna con un lungo abito bianco passeggiava sulla spiaggia e osservava il mare e l’orizzonte.
Aveva sul volto l’espressione appagata e serena, era felice, aveva avuto la vita che aveva sempre desiderato.
Teneva le braccia aperte e cantava una vecchia canzone di Bruno Lauzi, ad un tratto un colpo di vento le portò via il cappello di paglia e lei, senza esitare, corse a recuperarlo e se lo rimise sul capo.
Era uno dei suoi cappelli preferiti, sui toni del blu con i veli celesti, come le onde del mare.

Quando l’estate è vicina

Quando l’estate è ormai vicina si trascorrono finalmente le prime giornate in riva al mare.
Una pettinatura alla moda, una fascia a trattenere i capelli e il sorriso più radioso che mai.
L’estate porterà la sua svagata spensieratezza, il tempo dello svago e della libertà.

Sugli scogli, con le scarpette con i lacci.
Mentre l’onda canta e sempre ritorna.

Le mani in tasca, l’abito leggero, sullo sfondo la linea dell’orizzonte.

Quando l’estate è ormai vicina, con i suoi giorni luminosi e le sue tiepide serate.