A tutte le donne

“Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali.
Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna.”

Giuseppe Mazzini, Dei Doveri dell’uomo

Inverno sulla Passeggiata di Nervi

Era ritornata.
Non nella stagione del sole ma nel cuore dell’inverno.
Era ritornata, non vedeva casa ormai da molti anni, dal tempo del suo matrimonio che l’aveva condotta distante, a causa degli impegni lavorativi del suo consorte che lavorava in ambiente diplomatico.
Adele abitava ormai da tempo in una lussuosa dimora parigina dove conduceva una vita agiata e tranquilla ma con il pensiero nostalgico tornava sempre alle sue scogliere, alle agavi aggrappate alle rocce, ai fiori che sbocciavano sotto il sole battente.
E ora era ritornata.
In una fredda giornata di febbraio, sotto un cielo inquieto, nella stagione del freddo.
E così camminava, sulla sua passeggiata, vicino al marito e stretta nel suo cappotto scuro, incurante della gente che la circondava.
E osservava il mare, seguiva l’onda che batteva lieve sulla riva.
Era ritornata.

A casa, nella sua Nervi.
Nel luogo del quale conosceva ogni curva, ogni prospettiva, nel luogo che le restituiva la sua dolcezza come un afflato vitale e rigenerante.
Era ritornata.
Era inverno sulla Passeggiata di Nervi ma era estate nel cuore di Adele.

Genova, 1899: le ricercate eleganze dei Magazzini Cabella

Ritornando a camminare nel nostro passato, cari amici, attraversiamo lo scorcio di un secolo che giunge al suo termine: nell’anno 1899, nella Superba, i gloriosi Magazzini Cabella sono fornitissimi di tutti i capi all’ultima moda per la gioia della più esigente clientela.
E allora andiamocene verso San Siro, scoprireremo così le molte occasioni proposte dai signori dei Magazzini Cabella.

Innanzi tutto costoro si sono riservati due pagine intere sul Lunario del Signor Regina, sanno bene come farsi conoscere!
E per dare un’esempio dei capi eleganti in vendita ai magazzini ci sono anche degli accurati disegni per la contentezza delle più ambiziose signorine.

Come recita il citato Lunario, qui si trovano tutti gli articoli inerenti alla confezione e guarnizione d’abiti, capi esclusivi, cappelli alla moda, sciarpe, veli e pizzi Chantilly.
Così le signore e signorine abbigliate con i capi dei Magazzini Cabella si distinguono tra tutte, altroché!

Certo anche per i signori uomini c’è una vasta scelta.

Ed è sempre una squisita questione di stile.

Aggiungo poi anche che ai Magazzini Cabella si trovano macchine da cucire d’ogni sistema a mano e a pedale, guarnizioni d’abiti da signora e da uomo e persino manichini da donna, uomo e ragazzo quindi è ovvio che i Magazzini Cabella forniscono i negozi e sicuramente si tratta dei negozi più belli della città.
E così trovandovi in centro città, in un giorno di questo radioso 1899, se per caso doveste incontrare qualche gentiluomo vestito di tutto punto proprio come si conviene, statene certi, il suo outfit proviene dai gloriosi Magazzini Cabella.

Ritrovando la Madonna dell’Olivo di Nicolò Barabino

Oggi ritorno a parlarvi di un’opera celebre e molto amata, ora al centro di una magnifica mostra allestita al Museo Diocesano di Genova: la Quasi oliva speciosa in campis di Nicolò Barabino.
Come ebbi modo già di scrivere nel mio post dedicato alla mostra, questo dipinto è entrato a far parte della devozione popolare ed è stato molte volte replicato in libri sacri, cartoline, quadretti e stendardi.
Anche io, nel mio piccolo, conservo alcune immagini della Madonna dell’Olivo e questa è l’occasione per mostrarvele.
La prima immagine è una cartolina dai colori molto vividi che venne spedita da Pesaro a Genova nel 1939.
Una grazia perfetta e la dolcezza di lei.

La cartolina si ispira alla prima versione del dipinto realizzata da Barabino nella quale l’artista aveva posto alcune arance ai piedi di Maria.

Così ritroviamo quella materna amorevolezza raffigurata dal talento di Barabino.

Dettaglio del trittico raffigurante la Madonna dell’Olivo

La seconda cartolina fu inviata invece nel 1905 da Roma a Fano ed nuovamente una replica della prima realizzazione del quadro con le profumate arance.

Queste due riproduzioni sono assai meno particolari della terza che mi pregio di poter custodire.
Con la fantasia andiamo ad un giorno del secolo scorso e immaginiamo un estroso fotografo che apre un “casting” per trovare una fanciulla somigliante a colei che era stata immortalata da Nicolò Barabino.

Non deve essere certo stata un’impresa facile ma, in ogni caso, l’anonimo autore di questa cartolina fotografica riuscì nel suo intento.
Lei ha il capo coperto, l’ovale perfetto, lo sguardo amorevole.
Il bambino, pur essendo docile e obbediente, si mostra vivace e allegro come tutti i piccini della sua età.
La cartolina fotografica viaggiò da Bologna a Genova nel lontano 1908.

Ai piedi di Maria, nel dipinto, ci sono quelle arance e quei rami di simbolico olivo.

E osservate bene il dettaglio: ai piedi di questa giovane ritratta nei panni di Maria ci sono invece fiori e boccioli.

Questa parte inferiore del ritratto pare ispirarsi alla seconda versione del quadro: il manto cade in maniera quasi identica, a terra in entrambi i casi ci sono i fiori.

Per il resto la postura di Maria rammenta invece la prima versione del dipinto.
Se ancora non lo avete fatto vi consiglio di andare al Museo Diocesano a visitare Sacro & Pop. La Quasi oliva speciosa in campis di Nicolò Barabino, capolavoro della pittura dell’Ottocento la mostra è realizzata a cura di Lilli Ghio, Paola Martini, Caterina Olcese Spingardi e Sergio Rebora, qui trovate il mio post dedicato all’esposizione.

Io spero, un giorno, di trovare da qualche parte un grazioso quadretto con la Madonna dell’Olivo, un oggetto semplice e di poche pretese.
Lo appenderei al muro, nella mia stanza.
Per adesso conservo con cura la fotografia di una fanciulla che, in un giorno della sua giovinezza, venne così ritratta nelle vesti della Madonna dell’Olivo.

Una ragazza degli anni ’60

Era stata una ragazza degli anni ‘60.
Ah, come se la ricordava bene la swinging London con le sue attrattive, lì aveva scoperto un nuovo modo di essere.
Libera, indipendente, ribelle.
Una giovane creatura fiera e sottile come un giunco, con i capelli castani lisci e dritti fino alla vita, la minigonna vertiginosa e gli stivali sotto il ginocchio.
E gli abiti dai colori vividi e sgargianti, quanto li aveva amati!
Lei che a volte era stata Eleanor Rigby e a volte invece My Sweet Lady Jane.
Poi.
Poi il tempo era trascorso, lei aveva avuto successo sul suo lavoro e poi aveva conosciuto Stefano.
Rapporto anticonvenzionale il loro, per un certo tempo.
Poi c’era stato il matrimonio, erano venuti i figli e persino i nipotini, a guardare indietro a quella ragazza che attraversava King’s Road con la falcata decisa le pareva che il tempo fosse scivolato via troppo velocemente.
Così, rifletteva, mentre incedeva con quel garbo appreso, nonostante tutto, dalla rigida educazione della sua famiglia borghese.
Pensava a se stessa e a quella ragazza che era stata, si rivedeva ancora.
E mentre scendeva verso la città vecchia il suo sguardo si posò sulla vetrina e vide quel cappello dai colori vivaci, così particolare e diverso da tutti gli altri.
E non ci pensò un attimo, entrò nel negozio, acquistò il cappello e subito lo indossò.
Un elegante taglio a carré le incorniciava il viso, gli occhiali scuri le conferivano una certa aria di mistero.
Era ancora lei: una ragazza degli anni ‘60.

Luciana 1950 – Via Luccoli

Saluti da Corso Torino

Saluti da Corso Torino e dalla giovane donna che, leggera e decisa, attraversa così la strada e il suo tempo nel mondo.
È elegantissima, con l’ombrellino e il cappello vezzoso, lieve incede immersa nei suoi pensieri senza curarsi di ciò che accade attorno a lei.
Sono anni lontani in cui non si saprebbe immaginare che, un giorno, sarà improbabile poter percorrere Corso Torino a questa maniera.

E gli alberi giovani un giorno si staglieranno alti, marcando lo scorrere degli anni.
Saluti da Corso Torino e da coloro che percorrono questa ampia arteria della Foce dirigendosi verso casa o sul lavoro, con il passo affrettato e lo sguardo sul presente.
Il futuro conserverà Corso Torino pur con qualche cambiamento ma in città sorgeranno strade nuove e ampie e costruzioni avveniristiche neanche immaginabili per questi antichi genovesi.

Saluti da Corso Torino e dalle due donne che paiono quasi titubanti nel percorrere la via.

Saluti da Corso Torino e da tutti coloro che vennero immortalati in questa mia cartolina spedita nel 1907.
Ognuna di queste persone portava con sé sogni, progetti, rimpianti, gioie e pensieri.
Era un giorno lontano, in Corso Torino.

Genova, 1899: una scuola per fanciulle

Ritornando a camminare nel passato di Genova, conosciamo insieme una benemerita istituzione scolastica della quale ho trovato notizia nella mia Guida Pagano del 1899: vi porterò con me a scoprire i preziosi insegnamenti impartiti alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.
Come i genovesi ben sanno, ancora esiste a Genova un Istituto Professionale Duchessa di Galliera nel quale si insegnano materie inerenti il settore industria e artigianato per il Made in Italy e che propone anche un liceo di scienze umane.
Come è normale che sia, la scuola è lo specchio dei tempi e quindi si evolve, cambia e si rinnova.
Attualmente inoltre questo istituto si trova in Corso Mentana, nel 1899 invece la sua sede era in Via San Bartolomeo degli Armeni, elegante traversa di Via Assarotti.

Ciò che lascia meravigliati è il programma scolastico che comprendeva un patrimonio di arti manuali ormai spesso perdute e mi pregio di elencarle di seguito per voi.
Dunque, in questo glorioso 1899 nella sezione disegno e industrie si insegnano appunto disegno e anche calligrafia artistica, cucito, sartoria, ricamo in bianco e a colori.
E c’è una maestra di pizzi, una di fiori artificiali e un’abile maestra crestaia che insegna alle ragazze a creare cuffie e cappelli.
La scuola comprende anche una sezione di studi dove si impartiscono invece lezioni di italiano, aritmetica, storia e geografia, inglese e francese.
Questa scuola volta ad esaltare le attività manuali e le inclinazioni artistiche era stata fondata dal pittore Tammar Luxoro nel 1871 e allora aveva la sua sede nell’ex convento di Via Santi Giacomo e Filippo.
Luxoro fu un quotato e stimato artista, molto attivo nella tutela dei monumenti cittadini e nell’ambiente culturale genovese, fu anche presidente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e proprio in una sala del Museo dell’Accademia troverete il busto che così lo ritrae nella sua austera severità, la scultura è opera di Augusto Rivalta.

Torniamo alla nostra bella scuola, con gli anni l’istituto ampliò il suo ventaglio di proposte formative e infatti se sfogliamo la Guida Pagano del 1902 scopriamo che alle materie precedentemente citate si aggiungono insegnamenti di meccanografia e stenografia.
E dalle pagine della Guida del 1926 emerge poi una scoperta per me straordinaria: nel segno del progresso e della modernità qui aveva una cattedra la professoressa Giulia Montaldo che era insegnante di fotografia, arte destinata a mutare il nostro modo di osservare il mondo e di raccontarlo.
Provate a immaginare le ragazze del 1926 a lezione di fotografia, per loro deve essere stata un’esperienza a dir poco magnifica.
Da quella scuola uscirono veloci stenografe, abili artigiane delle filigrana e dell’arte della calzatura, stiratrici e sarte, modiste e ricamatrici, custodi di arti apprese alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.

Fili del negozio di passamanerie del mio bisnonno

Una ragazza alla moda

Lei è una ragazza alla moda, ritratta così seria e quasi imbronciata come di abitudine nella sua epoca.
Ha i capelli lunghi e mossi e un’acconciatura raccolta, porta orecchini piccoli e preziosi e un nastro di velluto al collo.
E sempre in velluto è il grande fiocco che chiude il suo ricco colletto.

E così aggraziata se ne sta appoggiata alla balaustra, come certamente le ha chiesto di fare il fotografo.
Stretta nel suo bustino che rende la sua vita ancor più sottile, indossa un elegante abito in tessuto a quadri rifinito con fiocchetti semplicemente deliziosi.
Non riesco a dedurre il colore, ma la mia fantasia mi porta a pensare che si trattasse di un rosa tenue.

È una ragazza alla moda, le maniche del suo vestito sono più ampie sui polsi e svelano una rifinitura in pizzo ricercato.
E lei, con il garbo che le si addice, tiene tra le dita candide un ventaglio, una vezzosità irrinunciabile per quel tempo.

E poi ancora altri fiocchi, balze, secondo lo stile dell’epoca.

Lei era una giovane donna di Genova e venne ritratta in questa Carte de Visite dal fotografo Emilio Bonacina nel suo studio di Via Caffaro.
Con il suo abito elegante e con la sua leggiadra femminilità lei era davvero una ragazza alla moda.

La Bella di Torriglia

Questa è la storia di una fanciulla della quale si narra che sia stata molto desiderata.
Questa fanciulla abitava nella ridente località di Torriglia ed era talmente bella e seducente da avere moltissimi pretendenti e tutti avrebbero voluto sposarla, ma le cose poi andarono in diversa maniera.
Divenne così protagonista del seguente celebre e diffuso detto popolare genovese:

A l’é a bella de Torriggia: tutti a vêuan e nisciûn s’a piggia.
È la bella di Torriglia: tutti la vogliono e nessuno se la piglia.

Ma chi era la Bella di Torriglia?
Raccontano gli ottimi Nello e Ivana Ferrando nel loro volume dal titolo I proverbi genovesi edito da Sagep nel 1997 che la nostra eroina con tutta probabilità doveva essere la giovane Rosa Garaventa che visse fino all’anno 1868.
Rosa divenne talmente celebre che sul giornale umoristico “La Farfalla” fu pubblicato un suo ritratto accompagnato dalla seguente didascalia: “Regina di Torriglia accende i cuor / si chiama Rosa e un fior essa è tra i fior”.
Ma c’è anche una seconda candidata al titolo di bella di Torriglia: si tratta di una certa Clementina vissuta nel XVI Secolo e amata dal Conte Sinibaldo Fieschi di Lavagna.
E infine c’è una terza possibilità ma questa non è citata nel libro dei Ferrando.
Si tratterebbe della giovane Maria Traverso, nata nel 1818 e vissuta fino al 1902, la bella Maria è così raffigurata nel dipinto di Pietro Lumachi collocato sotto il portico di quella che fu un tempo la casa di Maria.

E se osservate la prospettiva è esattamente questa.

È la caratteristica Piazza Fieschi con le sue case colorate.

E chiunque sia stata la Bella di Torriglia possiamo provare a immaginare l’avvenente fanciulla che attraversa le strade del suo paese ammirata da tutti i suoi corteggiatori.
O forse non è mai davvero esistita la Bella di Torriglia, tuttavia la sua figura è ormai parte del nostro immaginario comune.

Ritornando ancora al celebre detto ecco altre varianti riportate nel volume Filastrocche genovesi e liguri di Beatrice Solinas Donghi edito da Sagep nel 2004.
Ritroviamo così l’ambita fanciulla, in queste rime però il detto assume un significato davvero del tutto differente:

A l’é a bella de Torriggia,
tutti a vêuan, nisciûn a piggia,
ma quando poi a s’é maiâ,
tutti orieivan aveila sposâ. 

È la bella di Torriglia,
tutti la vogliono, nessuno la piglia,
ma quando poi si è maritata,
tutti vorrebbero averla sposata.

E ancora:

A bella de Torriggia cô çento galanti a l’é morta figgia.
La bella di Torriglia con cento pretendenti è morta signorina.

E per finire, un monito:

Dixe a figgia de Torriggia: chi vêu troppo, ninte piggia.
Dice la fanciulla di Torriglia: chi troppo vuole niente piglia.

Così la tradizione ha fatto pervenire fino a noi questo detto molto popolare che è ormai parte del nostro comune modo di parlare, ognuno di noi una volta nella vita di certo lo ha usato!
Se doveste andare in Val Trebbia e in particolare a Torriglia, località di villeggiatura molto amata dai genovesi, cercate una certa dimora dove un tempo abitò una certa fanciulla.
E così troverete lei: la Bella di Torriglia con la brocca in mano e il sorriso radioso, una fanciulla divenuta leggenda.

La dolcezza dell’uva

E venne il tempo dei pampini e delle viti, il tempo della dolcezza dell’uva.
Ecco le bambine con il fiocco in testa davanti alle capienti ceste utili per la raccolta dell’uva, accanto a loro una giovane donna che tiene in una mano un dolcissimo grappolo.

C’è il gentiluomo in giacca, cravatta e bastone da passeggio, c’è la signorina con il cestino al braccio.

E ci sono i custodi delle antiche tradizioni, uomini instancabili e donne fiere con il fazzoletto in testa, le mani che conoscono il lavoro e la fatica, una modestia connaturata nelle pose e negli sguardi.

Una bucolica quiete e le dita sottili che trattengono i chicchi.

Un momento felice, nel tempo dolce dell’uva.