Luce tra gli alberi

Erano gli alberi di Fontanigorda carichi di foglie di questo inizio d’autunno.
Erano gli alberi che a breve si vestiranno di bronzo e di oro.
Erano gli alberi che sovrastano la strada del Bosco delle Fate, silenziosa e incantevole.
E c’era il sole che filtrava tra le foglie, così improvviso e gentile.
Luce tra gli alberi immensi e meravigliosi di Fontanigorda.

Sorelle vicino a Palazzo San Giorgio

Come sempre erano in due.
E camminavano svelte, quasi trafelate, vicino a Palazzo San Giorgio.
In Via Frate Oliverio, in questo spazio d’ombra, il loro candido abito era come pura luce.
E c’era una leggera brezza, appena sufficiente a smuovere i loro veli.
Loro però hanno continuato a camminare, decise e sicure.
Ed erano in due, vicino a Palazzo San Giorgio.

Una rosa d’autunno

È una rosa d’autunno, una rosa delicata e bella.
L’ho veduta ieri a Fontanigorda, dove sono andata per appena poche ore.
E c’erano molte rose, tutte diverse.
E castagne cadute e ortensie alle ultime fioriture, margherite intrepide, api e libellule.
E rose e petali lievi e boccioli.
E poi questa rosa d’autunno.
Così leggiadra e magnifica, fresca e leggera.
L’ho veduta e l’ho trovata rara, nella sua disarmante semplicità così affascinante e complessa come sa essere soltanto la vera bellezza.

Ancora autunno

Ed è ancora autunno.
La stagione calda è svanita ed è un tempo nuovo.
È ancora autunno.
Di pioggia, di tepori, di nuvole bizzose.
È autunno, ancora.
Già fremono le lievi foglie cadute e si accartocciano al sole, nel tempo che le vede lasciare i rami degli alberi.
Così leggere e fragili, nel tempo d’autunno.

Contrasti genovesi

Sono colori genovesi.
Le persiane verdi, chiuse a celare vite e istanti di una giornata calda.
E sono contrasti inaspettati e improvvisi, un sorprendente gioco di linee e geometrie.
Guardando oltre, sempre.
Mentre scendevo giù da Corso Firenze un rimbalzo di luce ha attirato la mia attenzione verso i palazzi di Via Pertinace.
E ho trovato così questi contrasti genovesi.

Musica

Passando a De Ferrari, ieri, tutto era musica.
Era il suono dei passi, era l’acqua che gorgogliava nella fontana, erano le parole dei passanti e dei turisti.
Era musica la luce resa gentile dall’aria leggera di settembre.
Ed era musica la voce melodiosa di una giovane cantante che intonava brani di musicals e altre canzoni allegre con una gioia assolutamente travolgente.
E tutto era musica, in una bella mattina ariosa di settembre.

Quattro sorelle

Erano quattro sorelle, quattro sorelle appena uscite dalla messa domenicale.
Erano quattro sorelle e camminavano tutte vicine.
Parlavano tra loro, si tenevano per mano.
Erano quattro sorelle e ad un tratto hanno varcato la linea della luce e si sono inoltrate nell’ombra che avvolge Via di Vallechiara.
Erano quattro sorelle, quattro sorelle in un mattina di fine estate.

Quiete d’agosto a Montebruno

In campagna, in quei luoghi accoglienti come un abbraccio, puoi trovare una magnifica quiete.
Così, come in un quadro di bucolica bellezza.
La buca delle lettere dove recapitare parole d’amore e di amicizia.
Le sedie per mettersi fuori di casa a far quattro parole guardando la vita che scorre.
La bicicletta e una sosta ristoratrice.
E un tempo lento, il tempo della quiete d’agosto a Montebruno.

Un giorno che non finisce mai

A volte, un giorno è un giorno che non finisce mai.
Accade quando si torna a ripensare, a desiderare, a progettare, a immaginare qualcosa che si vorrebbe realizzare.
Allora un giorno che non finisce mai diviene riflessione, continuo pensiero, immaginazione, fantasia, vaga supposizione.
E rimane come desiderio, speranza di un orizzonte e di un porto ritrovato.
Come un’idea che fluttua, instabile sull’acqua del mare, in un giorno che non finisce mai.

Elogio della lentezza

Nessuna frenesia, nessuna fretta.
Solo la gioia di fermarsi ad ammirare un panorama, ad assaporare la quiete, i profumi di un luogo, i suoi colori.
E prendersi tutto il tempo senza pensare al tempo, senza guardare l’orologio.
Passeggiare, fare una sosta ristoratrice, riprendere il cammino.
Guardarsi intorno, scoprire i negozi, osservare le vite degli altri, perlustrare strade, attraversare piazze mai vedute, trattenere nello sguardo la memoria di un luogo, il ricordo di un’esperienza.
E ritrovarsi alla ringhiera, guardando i tetti.
Senza nulla da poter realmente afferrare, trattenendo negli occhi soltanto una diversa bellezza, un orizzonte per te inesplorato.
Piano, con dolce lentezza.