Bolle di sapone

In un altro periodo della nostra vita, nei giorni della nostra infanzia, tutti abbiamo giocato con le bolle di sapone.
Voi ve lo ricordate quel semplice e dolcissimo passatempo?
Un cilindretto che conteneva un liquido incantato, un piccolo cerchio dentro al quale soffiare e la magia evanescente delle bolle che fluttuano leggere nell’aria.
Piacevano a noi, piacciono ancora ai bambini di oggi.

Bolle di sapone

Certo, i piccoli di adesso hanno a disposizione diversi tipi di confezioni, ce ne sono alcune che sparano tante piccole bolle delle medesime dimensioni ed altre che ne creano alcune davvero gigantesche.
Lo stupore e la bellezza sono come i nostri, i bambini sono uguali in ogni tempo, sanno provare potenti entusiasmi che agli adulti sono spesso sconosciuti.
Io da piccola non mi annoiavo mai e devo dire che sono rimasta così, credo che sia un pregio del quale naturalmente non si ha nessun merito, è un lato del carattere che si ha la fortuna di avere, tutto qui.
E di tanto in tanto sarebbe bello divertirsi ancora con le bolle di sapone, non vedo perché no!

Bolle di sapone (2)

Tra l’altro ricordo che a volte capitava un incidente piuttosto seccante, sarà successo anche a voi, ne sono più che sicura.
Con una manina tenevi il tappo con il cerchietto per fare le bolle, con l’altra il contenitore.
E sarà stata la concitazione, la fretta, la voglia di giocare, la distrazione, chissà!
Un gesto frettoloso e sbadato, il contenitore che si inclina, l’acqua saponata che inesorabile cade per terra.
Oh no, una vera disdetta, un autentico dramma!

Bolle di sapone (3)

E quando finiva il preziosissimo liquido provavamo a ricrearne uno ugualmente efficace con acqua e detersivo.
Lo avete fatto anche voi, vero?
Ecco, io non sono mai riuscita ad ottenere un risultato apprezzabile, accidenti!
E no, le nostre bolle non erano grandi come queste, noi per farne una di ragguardevoli dimensioni dovevamo usare una certa cautela.

Bolle di sapone (4)

Funzionava più o meno così.
Un soffio, un soffio dentro al cerchietto.
E a volte uscivano tante piccole fragili bollicine, a volte ti accorgevi che invece c’era la speranza di fare una bolla grande, che bello!
Un soffio.
Piano, altrimenti si rompe.
Puf! Te l’avevo detto di fare con calma!
Dai riproviamo!
Eccola, eccola!
Guarda, ce l’ho fatta, è bellissima!

Bolle di sapone (5)

E poi, è anche divertente scoppiarle: tutti i bambini lo fanno, specialmente i più piccini, posano il ditino leggero sulla bolla di sapone e tac!

Bolle di sapone (6)

Il tempo scorre ma restano i teneri ricordi di altre estati di tanti anni fa.
Sono volate via, leggere come bolle di sapone.

Bolle di sapone (7)

Veicoli d’epoca in Val Trebbia

Si sono radunati a Rovegno, sono passati nei paesi circostanti: sono i veicoli d’epoca, con la loro indiscutibile cifra di fascino.
Accade, all’improvviso, di piombare in un tempo che hai già vissuto.
Ed è di nuovo qui, si ripete.
Il tempo dei salti con la corda, delle bolle fatte con il chewing gum, delle estati in cui mandavamo le cartoline.
E quel tempo arriva così, lieve come la ragazza che guida una Vespa azzurra.
E subito sono gli anni ’70.

Veicoli d'epoca (2)

E dietro di lei altri veicoli.

Veicoli d'epoca (3)

Le piccole e amatissime utilitarie in fila come insetti operosi.

Veicoli d'epoca (4)

Capelli al vento, una valigetta d’antan.

Veicoli d'epoca (5)

E un mezzo che da solo suscita desiderio d’avventura.
Partiamo, io e te.
E dormiamo sotto le stelle, facciamo il bagno a mezzanotte, aspettiamo che sorga il sole.

Veicoli d'epoca (6)

Curva dopo curva, il tempo scorre così.

Veicoli d'epoca (7)

E com’erano diverse queste macchine dalle forme arrotondate, la loro epoca era forse più luminosa della nostra.

Veicoli d'epoca (8)

Suonano i clacson, su per la salita.

Veicoli d'epoca (9)

E mi vengono in mente i picnic e le tovagliette a quadretti stese sul prato, cose che abbiamo vissuto tutti noi che siamo stati bambini negli anni ’70.
Noi piccoli seduti dietro e il tettuccio alzato, la meraviglia e la gioia!

Veicoli d'epoca (10)

E poi?
E poi è arrivato lui, colpo di scena!

Veicoli d'epoca (11)

E poi?
E poi qualche giorno fa a Fontanigorda è passata un’ambulanza d’epoca e non l’ho vista alla sfilata ma secondo me è giusto che stia qui, insieme a questi veicoli del passato.

Veicoli d'epoca (12)

Il tempo.
Il tempo, quello là che abbiamo vissuto, davvero non c’è più?
Non si direbbe, basta talmente poco per tornare ad essere la ragazzina con il ghiacciolo in mano.

Veicoli d'epoca (13)

Il tempo più lontano, poi, ha sempre uno charme inconfondibile.

Veicoli d'epoca (14)

Briosa ed allegra si avvicina una celebre Volkswagen.

Veicoli d'epoca (15)

Due ruote o quattro, un gioioso e nostalgico viaggio a ritroso in Val Trebbia.

Veicoli d'epoca (16)

E sono ancora quelle estati là.
Guardie e ladri, caccia al tesoro e prati su cui sdraiarsi per contare le stelle cadenti nella notte di San Lorenzo.

Veicoli d'epoca (17)

E infine, a chiudere la sfilata, rombante e grintoso è arrivato l’autobus.

Veicoli d'epoca (18)

Il tempo gioca.
Il tempo che hai vissuto, quando tu non lo te aspetti, esce dal tuo campo visivo e si allontana.
Un momento prima era lì e d’un tratto non c’è più.
E anche tu eri in quel tempo e ti ritrovi in un altro.
Il tempo gioca.Veicoli d'epoca (19)

Il tempo affronta la salita, gira oltre la curva e scompare.
E ti lascia su questa strada, con i tuoi dolci ricordi di un altro tempo.

Veicoli d'epoca (20)

Quando viaggiavamo sulla 500

Voi ve lo ricordate quel tempo là?
Se siete stati bambini negli anni ’70 allora anche nella vostra infanzia c’è stata in qualche modo una 500, ne sono più che certa.
All’epoca la piccola utilitaria della Fiat era gettonatissima, come accadeva in molte famiglie mio papà aveva la macchina più grande, mia mamma aveva la 500.
A dire il vero, se ci pensate, sembra il mezzo di trasporto ideale per le strade di Genova: un’automobile briosa e di dimensioni ridotte che si infila in qualunque strada, davvero perfetta per i bricchi della Superba.

500

Confortevole? A suo modo lo era.
Tuttavia quando viaggiavamo sulla 500 secondo me avevamo pochi termini di paragone, forse i sedili posteriori non erano il massimo della comodità, io li ricordo piuttosto rigidi.
Quando viaggiavamo sulla 500 non vedevamo l’ora che fosse estate per poter aprire il tettuccio, quello era un fantastico privilegio, che bellezza sentire l’aria fresca direttamente sul viso!
Quando viaggiavamo sulla 500 i preparativi per le vacanze erano sempre una faccenda complicata, le nostre partenze seguivano rituali ben precisi e caricare i bagagli richiedeva un’organizzazione certosina: era un ininterrotto andirivieni di valigie, borse frigo, sacchetti e borsoni, un momento epico che segnava l’inizio del meritato riposo.

500 (3)

Quando viaggiavamo sulla 500 portavamo con noi alcune incrollabili certezze: la bionda Barbie con i suoi costumini sgargianti, il lecca lecca colorato trasparente, i sandaletti blu con gli occhielli, il chewing gum rosa per fare le bolle che si spiaccicavano sulla faccia.
E prima di arrivare a destinazione durante il tragitto ci dilettavamo con un passatempo particolare: contare i cartelli sull’autostrada.
Ditemi, lo facevate anche voi, vero?
Mi vedo ancora seduta sul sedile posteriore mentre guardo fuori dal finestrino, di quei viaggi ho già avuto modo di scrivere diverso tempo fa ed erano proprio così le mie vacanze: ginestre, formine e granchi, qui trovate i miei ricordi.
Quando viaggiavamo sulla 500 non ci veniva in mente che ci potesse essere un’altra piccola utilitaria alternativa a quella.
Per lo meno, io la pensavo così.
E tuttora, come è ben noto, sono numerosi i nostalgici estimatori della piccola macchinetta, se ne vedono ancora parecchie in giro.

500 (1)

Noi siamo diventati grandi viaggiando in quel modo lì.
La mamma veniva a prenderci a scuola, ci portava in piscina e al catechismo con la 500.
E no, non c’era il problema dei parcheggi e delle righe blu e quando andavamo alle elementari non avevamo il cellulare nella cartella.
Noi siamo cresciuti viaggiando in quel modo lì.
E da grandi tutti abbiamo avuto coetanei che se andavano in giro con la 500.
Io abito in cima a una strada tortuosa tutta curve, quando il mio amico mi veniva a prendere lo vedevo arrivare da lontano.
Ecco la piccola e fiera 500 blu che si inerpica su per la salita, una curva dopo l’altra, giungerà proprio qui, davanti al mio portone.
Noi viaggiavamo sulla 500, se siete stati bambini negli anni ’70 i vostri ricordi saranno simili ai miei e durante la vostra giovinezza anche voi avrete fatto qualche viaggio su questa macchinina così celebre.

500 (2)

Non so dire se quel tempo fosse migliore di questo, di certo era molto diverso.
Apri il tettuccio, tira giù il finestrino.
Siamo ancora quelli là, noi che viaggiavamo sulla 500.

500 (4)

Noi e i Barbapapà

A volte certe notizie ti lasciano a dir poco perplessa: addio al disegnatore che ha inventato i Barbapapà, l’abbiamo letto su tutti i giornali di recente.
Calma.
Come sarebbe a dire inventato?
Ecco, perché noi che siamo stati piccoli negli anni ’70 non abbiamo mai avuto dubbi ma soltanto solide certezze al riguardo.
I Barbapapà esistono.
E punto, non ci sarebbe già altro da aggiungere.
Noi ci mettevamo seduti sul tappeto a gambe incrociate a guardare le avventure di questa simpatica e allegra famiglia, quelle storie hanno allietato le giornate di molti di noi e l’attesa del cartone animato era sempre un momento lieto.
Ecco, non posso dire di ricordarmi nel dettaglio le trame degli episodi però ho una memoria precisa di un senso di infantile stupore e di splendida meraviglia.
Semplicemente, i Barbapapà c’erano.
E per quanto mi riguarda ci sono sempre stati, ecco.
I Barbapapà erano morbidi e colorati, i Barbapapà erano sempre sorridenti.
E il capofamiglia era di una bella tinta rosa confetto proprio uguale al colore del nostro chewing gum preferito.
Sì, quello con il quale si facevano le bolle grandi che poi quando scoppiavano ti si spiaccicavano sulla faccia.
Tra il resto, ora che ci penso, quando abbiamo smesso di fare le bolle?
E soprattutto, perché?
Deve essere accaduto in qualche istante dimenticato, in una di quelle fasi di passaggio all’età adulta durante le quali si abbandonano le abitudini dell’infanzia per acquisirne altre, nuove e diverse.
E comunque, quando ci entusiasmavamo per le bolle giganti guardavamo anche i Barbapapà.
E quando partiva la sigla era un’emozione!
Ve la ricordate, vero?
Ecco arrivare i Barbapapà, nella famiglia Barbapapà, tu li vedi trasformare come gli va…
E sì, lo sapete tutti! I Barbapapà hanno doti eclettiche e cambiano forma a loro  piacimento, questa mirabolante magia è scandita da una celebre frase: resta di stucco, è un barbatrucco!
Ditemi, quante volte l’avete pronunciata anche voi?
Eh, che famiglia speciale i Barbapapà!
I miei preferiti?
Senz’altro la vezzosa Barbabella, lei è tutta viola, da vanitosetta ama i trucchi e i gioielli, infatti porta anche una collanina di perle.
E vi ricordate il piccolo nero e peloso? Lui è appassionato di pittura e quando si mette all’opera si macchia allegramente ovunque!
E insomma, ho scoperto che anche le ultime generazioni hanno avuto la fortuna di conoscere i Barbapapà, noi che siamo stati piccoli negli anni ’70 non li abbiamo certo dimenticati e anzi, vi dirò, c’è gente che conserva gelosamente i propri giocattoli, sì, sì, alcuni lo fanno!
E cosa mi dite di voi?
Qual era il vostro preferito?
Ecco, a tal proposito, magari mettendoci tutti insieme potremmo ricomporre la gloriosa famiglia alla quale tutti noi abbiamo voluto bene, cosa ne pensate?
Io porto in dote la Barbamamma, nera e morbida, ha una coroncina di fiorellini rossi sulla testa, le ciglia lunghe e grandi occhi dolci.
E posso concludere questo post in una sola maniera, sì.
Resta di stucco, è un barbatrucco!

Barbamamma

Bambine degli anni ’70

Dapprima furono i pentolini.
Se penso ai miei giochi d’infanzia, questo era certo uno dei miei preferiti e come tutte coloro che sono state bambine agli inizi degli anni ’70 anch’io avevo un’infinità di padellini, coperchi e piccole pentole, naturalmente avevo anche un vasto assortimento di frutta e verdura di plastica.
Essere bambini allora era forse diverso rispetto adesso?
Io da piccola mi mettevo seduta per terra e potevo andare avanti a giocare per conto mio per un pomeriggio intero senza annoiarmi mai, una bella fortuna!
Giocando, da soli o in compagnia, si diventa grandi.
E poi c’erano le amichette, anche voi ne avevate alcune che abitavano nel vostro palazzo?
Io le avevo e così a una certa ora del pomeriggio ci si trasferiva in casa dell’una o dell’altra portandosi al seguito tutto l’armamentario del caso: non solo i pentolini anche il consueto Cicciobello, credo che lo abbiano avuto tutte le bimbe della mia generazione, io al mio ero proprio affezionata.
E ovviamente c’erano anche le Barbie.
Io ne avevo una di quelle con le gambe dure che non si piegavano, altre due snodate e flessibili, due Skipper e un Ken.
E tutti loro avevano un guardaroba di tutto rispetto, un giorno tirerò fuori la valigetta che contiene tutti i vestitini e vi mostrerò l’abito di pizzo rosso o la vestaglia rosa trapuntata.
La Barbie, di default, perde le scarpe, non so come sia adesso la questione ma allora non c’era proprio verso che si riuscisse a fargliele tenere.
E la biondissima diva ha questi capelli difficili da pettinare, diciamolo.
La mia Barbie e quelle delle mie amichette erano sempre sul pezzo, organizzavano feste, andavano spesso in vacanza, erano provette cavallerizze e di lavorare non se parlava nemmeno!
E come già ho avuto modo di scrivere ai tempi ci dilettavamo anche con la Reginetta del Ballo.

La Reginetta del Ballo (2)

Noi bambine degli anni ’70 amavamo i giochi in scatola.
Tra i tanti il classico Monopoli, il gioco dei Peanuts, Scoop e poi anche Giro del Mondo, da allora i confini delle nazioni sono molto cambiati.
Tra tutti i giochi uno dei miei preferiti era in una piccola scatoletta rosa, qualcuno di voi se lo ricorda?
Una ruota da girare e una lettera che il destino vi assegna, esce la lettera S?
Rispondi alla domanda sul cartoncino bianco, devi nominare un cantante celebre, una città italiana o francese e così via.
Ecco, diciamo che se volete fare una partita io ci sono, eh!

Pim Pam Pet

Noi bambine degli anni ’70 facevamo puzzles immensi.
E li si sistemava sulla scrivania di papà, d’altra parte dove altro vuoi metterla la Torre Eiffel?
Ecco, che i puzzles li finissimo pure è tutto un altro discorso, io ne ho uno con 3 cavalli bianchi che penso di non aver mai terminato.
E noi bambine degli anni ’70 facevamo braccialetti e collanine, un giorno vi mostrerò la mia scatole delle perline, non avete idea di quante siano!
E poi facevamo i cestini, vi ricordate?
Alzino la mano tutte quelle che hanno fatto i cestini con la rafia!
A quanto vedo nella scatola ce n’è ancora uno da confezionare, che sia il caso di provvedere?

Cestini

Noi bambine degli anni ’70 ci facevamo la merenda da sole.
Eh sì, mi riferisco al Dolce Forno!
In casa mia ne era fortunata proprietaria mia sorella, si seguiva tutta la procedura e si attendeva che il profumo di dolce si spandesse dal magico fornetto.
Si aspettava e con una certa impazienza, bisogna dirlo.
E poi usciva la tortina, bella tonda e dorata, ditemi, vi ricordate che sapore buono aveva?
Noi bambine degli anni ’70 amavamo i pennarelli, i gessetti e le matite colorate, adoravamo pasticciare con il Das, le tempere e gli acquerelli.
L’importante era far qualcosa, ferme non ci stavamo mai!
E poi si guardava la TV dei ragazzi e subito dopo Carosello a letto, frase che avrete sentito miliardi di volte anche in casa vostra, lo so.
E naturalmente non posso scrivere tutto di noi e di come eravamo, altrimenti questo articolo non finirebbe più.
Avevamo tanta fantasia e portiamo con noi tutti i nostri ricordi.
Essere bambini allora era forse diverso rispetto adesso?
Tempo fa ai giardini di Corso Firenze per terra ho trovato un disegno, era uguale a quelli fatti da noi bambine degli anni ’70.

Disegno