Carlo ed Enrichetta, una storia d’amore e di rivoluzione

A Genova, al civico nr 4 di Via Colombo, c’è una casa che conserva dei ricordi.
In quella casa ebbe dimora Carlo Pisacane, quando soggiornò nella nostra città.
In quella casa passarono Bertani, Mercantini e Cosenz.
In quella casa, la donna da lui amata, Enrichetta Di Lorenzo, ricevette la notizia della sua morte, avvenuta a Sanza nel giugno del 1857.

Via Colombo
La vicenda umana di Carlo ed Enrichetta si intreccia inesorabilmente agli eventi politici dell’epoca, di cui Pisacane fu appassionato protagonista.
Nato a Napoli nel 1818 da una famiglia di origini aristocratiche, fervente promulgatore del pensiero socialista, rivoluzionario e patriota, si formò al collegio della Nunziatella e militò per alcuni anni nell’esercito Borbonico.
Appena dodicenne incontrò per la prima volta Enrichetta, per rivederla solo sei anni più tardi ma, sebbene allora fosse già innamorato di lei, le loro strade si separarono nuovamente.
La Di Lorenzo, infatti, andò in sposa ad un cugino di Pisacane, il conte Dioniso Lazzari, dotato di poco fascino ma di molte sostanze, ed ebbe da lui tre figli.
Pisacane, per parte sua, continuò la sua carriera militare e divenne un habituè dei salotti del bel mondo napoletano, senza mai scordare colei che gli aveva scavato un solco nel cuore.
Assiduo frequentatore di casa Lazzari, in più occasioni rivide Enrichetta, che prese a nutrire per lui lo stesso appassionato sentimento, pur rimanendo fedele a quel marito che detestava.
Un evento, improvviso e inaspettato, fece precipitare la situazione.
Nel corso di una rapina, Carlo rimase ferito da tre coltellate e, durante la sua lunga convalescenza, Enrichetta si premurò per assisterlo.
Forte è il sospetto che il mandante fosse il conte Lazzari, venuto a conoscenza della tresca che la moglie aveva imbastito con Pisacane.

Carlo PisacaneImmagine tratta da Della vita di Giuseppe Mazzini di Jessie White Mario
volume di mia proprietà

Fu allora, che tutto ebbe inizio.
Fu allora che i due, innamorati quanto impazienti, animati da quel fervore che impediva loro di star lontani, progettarono la fuga da Napoli, verso una nuova vita.
Lui però era un ufficiale dell’esercito e lei una donna sposata.
Lo scaltro Pisacane, così, mise in atto un piano.
Contattò un ex domestico della Nunziatella e offrì, a lui e alla moglie, un impiego per un lungo viaggio. L’uomo accettò e, come richiesto da Carlo, consegnò a lui il suo passaporto e quello della sua consorte.
E con quei documenti, il disertore dell’esercito e la sua compagna, nel febbraio del ’47 si imbarcarono sul vapore Leonidas con destinazione Livorno, città che lasceranno in tutta fretta per riparare a Londra, scampando così alle grinfie della polizia borbonica, messa sulle loro tracce dal conte Lazzari.
Intensi quanto drammatici furono gli anni che seguirono.

Carlo Pisacane (2)

Carlo Pisacane
Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Dall’Inghilterra si spostarono in Francia, dove vennero arrestati con l’accusa di adulterio e di uso di documenti falsi.
Enrichetta, eternamente divisa tra l’amore per il suo uomo e il rimpianto per i suoi figli, lasciati a Napoli con il padre, combatterà per tutta la vita con il suo desiderio di essere moglie e madre allo stesso tempo, con i problemi economici e con l’amarezza di sentire su di sé il disprezzo della sua famiglia d’origine.
A Parigi entrarono a far parte del bel mondo, frequentarono il salotto di Cristina di Belgioioso, conobbero George Sand e Victor Hugo.
Afflitti dalla mancanza di denaro, furono soccorsi dai circoli di emigrati, ma questo aiuto non bastò e Carlo decise di arruolarsi nella legione straniera.
Alla nascita della loro prima figlia, Carolina, Enrichetta subì dai suoi famigliari il più odioso dei ricatti; se le occorre aiuto, le viene detto, abbandoni quella bambina, e verrà nuovamente accettata nella sua casa.
Non cede Enrichetta, resta fedele al suo amore e al suo uomo.
Di lì a poco la piccola Carolina morirà ed Enrichetta rimarrà al fianco del suo Carlo, sempre.
Lo seguirà e nel loro girovagare lui la lascerà spesso sola per seguire i suoi ideali e i suoi doveri di patriota.

Tricolore
Saranno a Milano, in occasione dei moti del ’48, e a Roma, quando lui aderisce alla Repubblica Romana.
Poi a Marsiglia, ospiti di Mazzini.
E ancora a Genova, dove Enrichetta consumò il suo unico tradimento, presto perdonato, con quell’Enrico Cosenz che diventerà Generale di Giuseppe Garibaldi.
Nel 1852 diede alla luce Silvia, figlia non cercata ma poi molto amata che Pisacane, anticonformista e mangiapreti, si rifutò di far battezzare.
Gli ultimi anni di Carlo Pisacane furono dedicati completamente all’organizzazione della sfortunata spedizione di Sapri con la quale sperava di sollevare le popolazioni del Regno di Napoli e nella quale perse la vita insieme alla maggior parte dei pochi ardimentosi che ebbero la fede e il cuore di seguirlo.

SapriSpedizione di Sapri – L’uccisione di Pisacane
immagine tratta da Della vita di Giuseppe Mazzini di Jessie White Mario

volume di mia proprietà

Enrichetta, rimasta sola con Silvia, divenne una sorta di icona dei patrioti, che la protessero e l’aiutarono ad affrontare le difficoltà nelle quali versava.
La storia di Pisacane e delle sue rocambolesche imprese potete leggerla nel libro “Eran Trecento” di Gustavo Bocchini Padiglione e Domizia Carafoli, edito da Camunia.
La sua vita è stata come un romanzo pieno di colpi di scena e i due autori la narrano con ritmo e sapienza, con una scrittura fluida e piacevole che avvince il lettore dalla prima pagina all’ultima.
Di lui, del suo pensiero e delle sue idee, restano molti scritti appassionati e densi, come queste parole, che terminano il suo testamento politico:

Io sono persuaso, se l’impresa riesce, otterrò gli applausi generali: se soccombo, il pubblico mi biasimerà.
Sarò detto pazzo, ambizioso, turbolento, e quelli, che nulla mai facendo passano la loro vita nel criticare gli altri, esamineranno minuziosamente il tentativo, metteranno a scoperto i miei errori, mi accuseranno di non esser riuscito per mancanza di spirito, di cuore e di energia… Tutti questi detrattori, lo sappiano bene, io li considero non solo incapaci di fare ciò che si è da me tentato, ma anche di concepirne l’idea.

Ogni mia ricompensa io la troverò nel fondo della mia coscienza e nell’animo di questi cari e generosi amici, che mi hanno recato il loro concorso ed hanno diviso i battiti del mio cuore e le mie speranze: che se il nostro sacrifizio non apporta alcun bene all’Italia, sarà almeno una gloria per essa l’aver prodotto dei figli che vollero immolarsi al suo avvenire.

Sapri (2)

Cimitero Monumentale di Staglieno – Tomba di Carlotta Benettini

24 pensieri su “Carlo ed Enrichetta, una storia d’amore e di rivoluzione

  1. Cara Fletcher,
    lo sai che ti sono amica e ti seguo affezionatamente, ma tu sai anche che io sono profondamente e convintamente antirisorgimentale, papalina e borbonica.
    Sorry, darling.
    viva Pio IX!

    • Le storie del passato hanno sempre una sorta di magia, secondo me…
      Riguardo alle bambole tu sei così brava che sono sicura che ti verranno benissimo….poi mi insegni, eh 🙂
      Buon fine settimana a te, cara Argante!

  2. E tutto ciò che ho appena letto, indipendentemente dalla fede politica ed amando le storie appassionate, suffraga quanto io sia felice di averti fortuitamente incontrata.
    Miss Fletcher…. buona domenica!
    Susanna Cerere

  3. La vita di Carlo Pisacane è di Enrichetta Di Lorenzo è la storia più pura di tutto il nostro risorgimento! Nella loro biografia c’è un po’ di tutto… Ci sono gli ideali, l’amor di patria, l’Amore quello con la maiuscola, la legione straniera, l’avventura, l’esilio, i sacrifici, i combattimenti, il testamento, i saggi, la Repubblica romana e la tragica impresa di Sapri, la solitudine… Ho conosciuto, proprio a Sapri, in occasione della presentazione del loro volume, i giornalisti che hano scritto “Eran trecento”, edito da Camunia, Gustavo Bocchini Padiglione e Domizia Carafoli e devo dire che sono delle persone estremamente appassionate e interessaniti! Sono orgoglioso di essere “pisacaniano” fin da piccolo, come ben sai, è stato quasi un passaggio naturale, una sorta di DNA nella mia formazione sentimentale e civile, e tutto questo ha ancora il potere di commuovermi…

  4. Pingback: Nelle sale del Museo del Risorgimento | Dear Miss Fletcher

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  6. gentile miss. fletcher mi congratulo per la sua esposizione dei fatti, la vita e il pensiero di pisacane sono ancora oggi temi di studio e di interesse. io ho trovato a fronte di ricerche l’atto di nascita di carlo , filippo e Matilde pisacane fratelli figli di Gennaro e nicoletta Basile. stavo cercando atto di nascita di Silvia che nacque a Genova lei x caso può aiutarmi grazie. carolina nacque a Marsiglia.

    • Benvenuto Biagio, grazie per le belle parole e complimenti per le sue preziose ricerche.
      Riguardo all’atto di nascita di Silvia, come saprà, sono ricerche complicate, bisognerebbe recarsi nella parrocchia di competenza, sempre sperando che gli atti di battesimo ci siano.
      Buone ricerche allora!

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