De rerum scholae

Dunque, eccoci qua: la scuola.
Liceo Ginnasio, fila a destra della cattedra. Primo banco, che già vuol dire cercarsele, col senno di poi: Miss Fletcher siede lato finestra, Experita occupa coraggiosa il lato più vicino allo scranno dei prof.
Avevo, ai tempi, qualche dubbio. Per quale caspita di motivo questo Renzo Tramaglino si incaponisce con Lucia? Era poi così bella da dover tirare su tutto sto ambaradan, e i bravi e Don Rodrigo e Fra Cristoforo, e la peste e la Monaca di Monza e Don Abbondio trafelato e timoroso e tutti dietro a Renzo laggiù, su quel ramo del lago di Como, e poi alla fine questa fanciulla altri non era che una contadina un po’ banalotta?
Era allora uno dei misteri dell’universo, insieme alla forza di Coriolis e alle monadi di Leibniz.
Alzi la mano chi, senza barare cercando su google, riesce a formulare un pensiero compiuto su quanto sopra solo sulle basi di quello che ha studiato al liceo: se interessa, da queste parti tabula rasa.
Avevo, sempre ai tempi, delle incrollabili certezze: ad esempio che il Mare Egeo bagna Venezia, per dirne una.
E comunque al fianco avevo lei: Experita. Lei era molto brava a scuola, stava sulla media dell’otto e diffondeva prodiga il suo sapere alle masse, specialmente nei compiti in classe.
Rimase memorabile quella volta che io e le due sventurate alle nostre spalle copiammo da lei la versione di latino, così come la nostra generosa compagna ce l’aveva passata, la traduzione recitava pari pari così: il muro correva intorno alle sentinelle. Lei così aveva scritto e noi, fiduciose, ci eravamo attenute. A parte il fatto, cara Rita, che non so come ti sia venuto in mente, ma noi? In tre? Ma pensare pareva brutto? Mah!
Essendo io vicina alla finestra, quando mi annoiavo facevo volare di sotto gomme, penne e qualunque cosa mi venisse sotto mano, fatto che indusse la mite e timida professoressa di filosofia a pronunciare la storica frase:
– E forse la finestra fonte di maggior distrazione?
In effetti sì, prof: non me ne importava niente di Socrate, di Platone, del Simposio e di tutto il resto, a dire il vero era assai più interessante lanciare la cancelleria di Experita in mezzo alla strada.
Uno dei nostri passatempi favoriti era il componimento in rima.
Già Experita ha pubblicato alcune nostre perle ma, mentre lei va a memoria, io, avendo conservato tutti i diari di scuola, posso riportare fedelmente il frutto delle nostre meningi.
Alla cara insegnante di greco, ad esempio, dedicammo questi memorabili versi:
Senofonte è già barboso/ e il tuo Cicero è noioso/Catilina avea ragione/ a volere il suo crapone!
E sulle immortali note di La Canzone di Marinella De Andrè, che ci perdoni il più grande cantautore di tutti i tempi, componemmo così:
Sola con il ricordo di un autore/viveva solo per amor di Cicerone/e declamando stoici ed epicurei/ rompeva sempre il ca… con gli dei.
E per la nostra cara insegnante di matematica, che era tenera come un capoplotone della Gestapo, ecco a voi, sulla musica di La Guerra di Piero, Fermati alunno, fermati adesso, chiuditi chiuditi presto nel ce…, oppure la xxx affronta sicuro con un bel bacco di legno duro.
Sul diario ho riportato una frase di questa amatissima prof che lapidaria avvertì: le interrogazioni saranno perfide. Non c’è che dire come pedagoga.
Comunque non era male andare a scuola e attaccare le foto dei cantanti sul diario. Non so voi, ma io sono stata innamoratissima prima di John Travolta, poi di Jackson Browne e infine di John Taylor dei Duran Duran, ma qualcuna di voi se lo ricorda John Taylor con il kilt sul palco di Sanremo?
Oh, ora mi sovviene che tra le mie lettrici ci sono anche fanciulle che forse manco sanno chi fossero i Duran Duran. E’ una lunga storia, ragazze, c’erano gli Spandau e i Duran, e non potevano piacerti entrambi: o stavi da una parte o stavi dall’altra, prendere o lasciare. E poi, poi c’era il Ciao e non si usava il casco e in discoteca si ballava Relax dei Frankie goes to Hollywood e Hey Survivor di Mike Francis. E per un certo periodo sono andati di moda gli scaldamuscoli e certe antennine tipo ape che ci mettevamo in testa.
E a scuola si andava con lo zainetto Invicta oppure si legavano i libri con la cinghia, mi pare che adesso non la usi più nessuno.
Una cosa, secondo me, è rimasta invariata. Da qualche parte, in una classe di liceo, ci dev’essere un’alunna che si annoia a morte e che, mentre la prof spiega, scarabocchia sul foglio e intanto si chiede:
Ma questo Renzo cosa ci trova in quella Lucia?
E soprattutto, chiedo a voi, qualcuno sa veramente cosa cavolo sia la Forza di Coriolis?

9 pensieri riguardo “De rerum scholae

  1. Cara Fletcher,
    Quella del muro che girava intorno alle sentinelle non la ricordavo come mia, ma puo’ darsi che mi sbagli. Ricordi il pover Giordano che era stato messo nel banchetto davanti a me? E le gemelle Giordano dietro? ti ricordi quella volta che una si e’ presentata all’interrogazione al posto dell’altra?

    1. Ah,sì le gemelle! Garantisco sul muro, lo ricordo come fosse ieri 🙂
      Le canzoncine le hai riconosciute? Poi ti mando i testi completi, impubblicabili qui!

    2. Altra storica traduzione quella della Lalla in greco…Le ricchezze di Agesilao. Diceva…e tra questi palazzi, questi ori…poi c’era un “en ois” e lei ha sbagliato accento, così invece di tradurre tra i quali io mi sollazzo, scrisse”tra i montoni io mi sollazzo” 🙂

  2. oh cielo mi hai riportato ai gloriosi tempi da testina matta del liceo! quanto mi sono divertita! tra una versione di latino, una traduzione di tedesco, una romanzo dell’ottocento inglese e le teorie di kant! un abbraccio!

  3. Che tenerezza… e quanto mi ci ritrovo. Poi a perfidia credo proprio che ce la saremmo anche potuta giocare, eh Miss Fletcher? Però adesso le cose sono mutate. Ora le versioni di latino o greco non si passano più sui foglietti appallottolati, pronti ad essere ingeriti in caso di ignominosa scoperta in flagrante da parte del prof di turno. Cara mia… ci sono i palmari e dopo aver consegnato tutti, ma proprio tutti (!!!!) i telefonini all’ingenuo prof, ecco che un figlio che conosco bene si connette con il secondo telefonino occultato e trasmette l’inizio del testo a qualche volenteroso della classe accanto, meglio ancora se si tratta della classe superiore di grado e che in cambio di una meschina ricarica al suddetto cellulare, passa il testo integrale tradotto.
    O tempora, o mores.
    Ma io sono certa che noi ci siamo divertite molto più di loro.
    Un abbraccio, lazzaroncelle impenitenti
    Susanna Cerere

    1. Eh, lo so, i tempi sono cambiati! Però io spero che si divertano anche loro come ce la spassavamo noi….mi viene da ridere solo a pensarci, pensa, una volta, una mia compagna spalmò di burro di cacao le lenti degli occhiali di un tipo che senza gli occhiali non ci vedeva un tubo …che cattiveria, però 🙂
      Un abbraccio Susa!

  4. Dear Miss Fletcher,
    la tua insegnante di matematica mi interrogò di fisica pochi giorni prima che finisse l’anno scolastico 83/84 e che per me cominciassero gli esami di Maturità.
    Fisica, manco a dirlo, non era uscita e io avevo comunque una tranquilla sufficienza in pagella, per cui non mi preoccupai più di tanto quando dovetti rispondere alle sue domande sul mulinello di Joule.
    Ero preparato, ma non così bene come avrebbe preteso lei e quando le feci notare che la sua materia non era fra quelle d’esame mi rispose stizzita dicendo che avrei dovuto comunque prepararmi meglio perché quella era l’ultima occasione che avevo avuto per dimostrare di aver studiato la fisica con impegno.
    Non feci una piega, aprii la finestra e gettai sul tetto dell’officina di via Dino Bellucci gesso e cancellino, poi me ne tornai al banco mentre Stefania mi guardava incredula. Vacci a ragionare con uno così…
    Fabio – Zeneize since 1965. We don’t need your education. We don’t need your thought control.

    1. Uuuh, lei! Ne conservo un ricordo pessimo! E’ grazie a lei se odio i numeri…avrei voluto vederti nel lancio del gesso e del cancellino, grandioso Fabio!

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