8 Dicembre 1980, il mondo perde John Lennon

Andavo al liceo in quel periodo.
E ricordo che  siamo arrivati a scuola, nello stordimento generale, e tutti già sapevamo cosa era accaduto nella notte, a New York. Certo, allora la vita non era così interattiva come adesso, non avevamo l’eterna connessione al web per ricevere aggiornamenti in tempo reale, avevamo solo la notizia, nuda e cruda, e le nostre stupefatte supposizioni.
John Lennon, rientrando nella sua residenza di Manhattan insieme a Yoko Ono, era stato colpito da quattro proiettili che avevano fermato il suo cuore.
Era da poco uscito l’ultimo disco del ragazzo di Liverpool, Double Fantasy, un vinile con la copertina in bianco e nero, con i profili di John e Yoko, un album che raccoglie indimenticabili capolavori come Woman, Just like starting over e I’m loosing you.
In questo LP c’è anche Beautiful Boy, una canzone dolce e struggente che John aveva dedicato al figlio Sean, che allora aveva appena cinque anni.
Life is what happens to you when you’re busy making other plans, la vita è ciò che ti capita mentre sei impegnato a fare altri progetti, così recita un verso di quella canzone.
E io mi sono sempre domandata con quale dolore sia diventato uomo Sean, nel sentire la voce di suo padre che canta per lui questa ninna nanna, dalla musicalità chiaramente orientale, che è una tenera poesia per un bambino molto amato.
Close your eyes, have no fear the moster is gone and your daddy is here.
Chiudi gli occhi, non aver paura, il mostro è andato via e tuo papà è qui.
John Lennon era, allora, qualcuno che è sempre esistito.
Sapete, una di quelle persone che lascia una traccia nella tua vita e tu sai solo che c’è sempre stato, senza inizio e senza fine.
Molti userebbero il termine icona, ma quanto è riduttivo, se pensiamo a John Lennon, uno che per noi era mito, ma che lo era già stato per i nostri genitori, a loro volta cresciuti al ritmo delle sue note, sul ritornello di She loves you e sulle rime di I want to hold your hands.
E poi i campi di fragole, Help, Sergent Pepper, la misteriosa copertina di Abbey Road in cui tre dei Beatles attraversano sulle strisce pedonali mentre il solo Paul Mc Cartney è a piedi scalzi e fuori passo rispetto ai suoi compagni.
E poi l’India, gli hippies, Yoko Ono, il pacifismo.
E come scordarsi di Imagine, una canzone che fa da sfondo ad ogni conflitto, alle immagini di guerra che periodicamente si presentano ai nostri occhi, perché le parole di John Lennon non hanno tempo, non hanno spazio né collocazione.
E’ l’eternità questa, lo è per me.
E ogni anno quando arriva l’otto di dicembre, io penso sempre a lui, e rivado con la mente a quei miei giorni di scuola, al mio diario, con le sue foto e i testi delle canzoni scritte con i pennarelli colorati.
E con la memoria ritornano quelle emozioni, il senso di spaesamento che ci aveva lasciato la sua morte.
Allora era ampio il divario tra gli adolescenti e il mondo degli adulti, se avevi sedici anni uno di venticinque apparteneva ad un altro mondo, era lontano da te, era grande, era diverso e distante.
Ora non è più così, le nuove forme di comunicazione avvicinano le generazioni, il tempo scorre in altra maniera, è tutto compresso, rapido e accessibile, anche le rockstars lo sono, in certo qual modo.
Ma allora no, i mostri sacri della musica erano lassù, in un Olimpo irraggiungibile.
E tra loro c’era anche lui, il ragazzo di Liverpool.
E sapete di cosa mi stupisco ancora oggi, in questi giorni così lontani dal quel 1980?
Il fatto che io ho realizzato molto tempo dopo, nella mia età adulta, che quando John Lennon è morto aveva appena quarant’anni.
Sapete, a me non sembrava così giovane allora, a dire il vero neanche mi pareva che avesse un’età, era John Lennon, uno che c’era sempre stato, uno che dalla sua siderale lontananza aveva parlato anche a me.
Questo è il video che ho scelto per ricordare quel giorno.
New York, Central Park, potrebbe essere autunno o anche primavera.
Lui è circondato da bambini, ride, firma autografi,  scherza e accenna dei passi di danza.
Indossa un soprabito nero, porta il cappello e i suoi soliti occhialini rotondi.
Ciao John, sei sempre qui con me.

25 pensieri su “8 Dicembre 1980, il mondo perde John Lennon

  1. Che uomo, che voce, che storia!!! Ci ha lasciato delle vere opere d’arte per cui gli saremo sempre grati…
    “Imagine there’s no countries
    It isn’t hard to do
    Nothing to kill or die for
    And no religion too
    Imagine all the people
    Living life in peace… ”
    Ciaoooo

  2. Anche io ero al liceo ma non avevo un trasporto eccessivo per i Beatles, in generale, poi mi stava così antipatica quel… corvo di Yoko Ono. Ovvio che la notizia ci annichilì tutti: moriva brutalmente un simbolo del pacifismo, un vero pezzo di storia!
    Ma la cosa che mi fece più effetto fu vedere il mio fratellone, tre anni più grande di me, stare tutto il giorno sul tappeto, cuffie stereo alle orecchie e piangere sommessamente ascoltando per ore i dischi di John Lennon.
    Buon 8 dicembre cara Miss e mi raccomando: foto del tuo magico albero di Natale!
    Susanna

  3. Lui era il primo nell’olimpo delle rock star!!Ho iniziata ad ascoltare musica seria proprio con i Beatles!!!!Che capolavori hanno scritto,note che ancora oggi sono attuali e nessuno mai e’ riuscito ad eguagliarli in questi 45 anni!Se penso che, quando ero neonata, sono venuti a suonare al palasport di Genova,che era proprio sotto casa mia!!!!!! Hanno cullato i miei sogni da infante,una notte di tanto tempo fa! Meraviglioso John Lennon indimenticabile ed eterno.E il suo capolavoro “Imagine”!!!!!!!!!

    • E’ vero, nessuno è mai riuscito ad eguagliare i Beatles, per grandezza e per immensità, John Lennon poi..ho avuto difficoltà a scegliere una canzone fra tutte, a essere sincera.
      Un bacio grande!

  4. io mi ricordo ancora quando morì J.L
    Mi svegliò mio fratello e mi disse: “Hanno sparato a J.L, compera il giornale”. Non so perché mi disse questo, perché non lo acquistò lui. Anzi, ripensandoci forse lo so, probabilmente tornava da un turno di notte. Io presi il Corriere (forse ce l’ho ancora) e durante i 25 minuti di “buongiorno” (dai Salesiani si usava così, venti minuti prima dell’inizio delle lezioni si ascoltava il predicozzo del preside oppure quello dell’animatore) lo sfogliai. Un assistente, due anni più vecchio di me mi chiese se glielo prestavo un attimo.
    Che dire? Dei 4 ho sempre preferito il volto e la presenza discreta di George. Non ho mai amato Paul e la sua faccia da gigione, Ringo per il suo nome e il naso. Le mie opinioni su John sono mutate nel tempo e anni fa ci scrissi pure un raccontino. Credo che abbia scritto bellissime canzoni ma anche che abbia avuto una personalità odiosa.
    Poi ho conosciuto mia moglie e lei aveva il disco che citi tu…Double Fantasy.

    • Eh, io dei quattro ho sempre amato prima di tutti lui e a seguire Paul Mc Cartney…certo che tra tutti erano un bel mix, forse il più sottovalutato è stato Ringo, mentre George lo considero quello più fedele a se stesso.
      Bello innamorarsi su Double Fantasy…se io volessi leggere il tuo raccontino, dove lo trovo? E’ sul tuo blog? Se no magari potresti metterlo? Sarei un po’ curiosa…

  5. Miss, innanzi tutto anche se in ritardo buona festa dell’Immacolata. Che belle parole che hai usato. Un uomo che non si dimenticherà mai. Come dice Pani, aveva un carattere un pò così, forse tra lui e sua moglie non avevano una grandissima dose di umiltà, forse, non lo so, ma i testi che ha scritto hanno contribuito a formare la storia della musica. Hai fatto bene a ricordarlo.

  6. John è stato un grande. musicista, idealista, ha veramente segnato un ‘epoca, cara Miss Fletchher! Io che ho avuto la fortuna di assistere al concerto dei Beatles a Genova nel 1965, sono veramente cresciuta con loro, e loro hanno cambiato la mia vita. Su quel concerto memorabile, e sull’atmosfera musicale dell’epoca, ho scritto un blog basato sui miei ricordi:

  7. L’8 dicembre è passato da un po’ ma post di questo tipo, e scritti in questo bel modo, sono validi in qualsiasi giorno dell’anno.

    “Life is what happens to you when you’re busy making other plans” è uno delle mie frasi preferite da quando la scrisse.
    Purtroppo non ci rendiamo mai bene conto del suo significato perché siamo talmente impegnati ad inseguire i nostri sogni e le nostre chimere, trascurando magari chi ci è vicino, che quando ce ne accorgiamo è sempre troppo tardi. Ogni tanto dovremmo riuscire a fermarci un pò e staccare tutto. Cellulari compresi.

  8. Grazie carissima di avermi letto :mi rendo conto di aver vissuto un’epoca straordinaria, e ho voluto scriverne i ricordi per chi allora non c’era.
    Certamente i Beatles e John erano considerati diversamente qui in Italia piuttosto che in UK e USA, la differenza naturalmente è forte.
    Ma la personalità ed il genio di John sono universali!
    Buona serata!

  9. molto bello questo articolo, Miss… oggi ho rispolverato il mio doppio Album Bianco e il Double Fantasy… gracchiano un po’, ma sempre meno degli altri 45 giri, piuttosto vissuti… aveva solo 40 anni, pensa quanto avrebbe ancora potuto dare…

  10. Mi ero persa questo bellissimo ricordo di J.L.
    Tocchi corde comuni a chi è stato giovane in quegli anni, che erano tanto diversi dal mondo di oggi e in cui la musica aveva per i giovani un ruolo più pervasivo di quanto non l’abbia oggi, in un mondo fatto di immagini. Bacioni 😘

    • Quando l’ho scritto non ci conoscevamo ancora, cara.
      Sì, era davvero tutto diverso ed era diversa la percezione del tempo e della vita, ero rimasta attonita davanti a questa notizia.
      Un bacione Viv, grazie.

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