E vi porto ancora alla Villa del Principe, nella dimora di Andrea Doria.
Lì sono racchiuse storie e vicende di una famiglia e di una città, storie di imprese sul mare e di grandi battaglie.
Ad una in particolare è dedicata un’intera sala: era il 7 Ottobre 1571 quando la flotta cristiana della Lega Santa, comandata da Don Giovanni d’Austria, inflisse una pesante sconfitta alla flotta turca nella battaglia di Lepanto.
Contro gli ottomani si schierano, tra gli altri, Roma, la Spagna e Venezia, al comando del corno destro della flotta c’è Giovanni Andrea Doria, pronipote dell’Ammiraglio Andrea.
La Lega Santa riporterà una luminosa vittoria e Giovanni Andrea, ad eterna memoria di questi giorni memorabili, decide di commissionare una serie di arazzi che narrano le vicende della Battaglia di Lepanto.
Non basta conoscere la storia, saperla narrare è un dono.
E io so che a Villa Del Principe trovo sempre chi è capace a raccontarla, il mio grazie ancora una volta va a Roberto Bianchi, responsabile della Sezione Didattica di Villa del Principe, è stato lui ad avermi svelato in maniera appassionata e coinvolgente le storie intessute in questi preziosi arazzi.
E allora andiamo ai tempi di Giovanni Andrea, a quel suo progetto grandioso di vedere immortalate le sue gesta militari.
Arazzi minuziosamente intessuti, di lana e di seta, arazzi che vennero commissionati a Bruxelles, nelle Fiandre, patria di questa pregiata manifattura.
Giovanni Andrea desidera che i disegni per i suoi arazzi vengano realizzati a Genova, incarica così Lazzaro Calvi e Luca Cambiaso, i due artisti faranno i patroni, e cioè i cartoni, dai quali verranno poi creati gli arazzi.
I disegni vennero quindi inviati a Bruxelles, nelle città delle Fiandre i primi pagamenti da casa Doria per la committenza degli arazzi giunsero nel 1582, nel 1591 la raffinata opera degli artisti nordeuropei era già nel Palazzo del Principe.
C’è un fatto curioso che in un certo qual modo rimarca la genovesità di Giovanni Andrea.
Dovete sapere, infatti, che Giovanni Andrea pretese da Bruxelles la restituzione dei disegni.
Per carità! Non sia mai che qualcuno ne faccia una copia!
E così i patroni tornarono nella Superba, alcuni di essi sono visibili a Palazzo.
Storie di mare e di battaglie, questo è il porto di Messina dal quale partì la potente flotta.
Alla base di ogni arazzo c’è un’iscrizione latina che descrive la scena rappresentata.
LA FLOTTA DELLA SACRA LEGA
SALPA DA MESSINA SOTTO IL COMANDO DI GIOVANNI D’AUSTRIA
Nel bordo inferiore sono intessute due lettere e uno scudo che indicano la città di Bruxelles.
E su un lato si trova il simbolo della manifattura.
Si parte, per compiere un’impresa che muterà il corso della storia.
Ogni arazzo presenta figure allegoriche che personificano le virtù necessarie ad affrontare una battaglia così importante.
E questa è la Concordia, che deve regnare sovrana tra gli alleati.
Questa invece è Nemesi, la giustizia divina personificazione della vendetta, a lei un fanciullo porge un freno.
Entrambe le figure si trovano nel primo arazzo della serie.
Le grandi navi che vedete in primo piano sono le galeazze della Repubblica di Venezia.
Filo dopo filo, remo per remo, pensate agli artisti capaci di realizzare opere simili, ecco le galee con i vessilli, sulla seconda imbarcazione sventola la croce di San Giorgio, mentre la galea in primo piano è quella di Giovanni Andrea Doria.
La si riconosce dalla lampada che la moglie di Giovanni Andrea aveva regalato al marito.
E il viaggio continua, lungo le coste della Calabria.
Ed è inevitabile soffermarsi a guardare i dettagli, seguendo il racconto appassionante di questa impresa.
Sul viaggio posa il suo sguardo attento la Vigilanza.
Ha un gallo sul capo, una testa di leone tra le mani, ai suoi piedi c’è una gru che con una zampa sorregge una pietra.
Nella sua veste sono intessuti occhi pronti a vedere ogni cosa.
Il momento della battaglia si avvicina, le flotte si schierano l’una contro l’altra: a sinistra i cristiani, a destra i turchi.
Questo è il patrone con il disegno dal quale è stato realizzato l’arazzo, come potete vedere le immagini sono rovesciate.
Ecco lo schieramento cristiano.
E ancora i vessilli che sventolano sulle galee.
Al centro si trovano le galeazze.
Inizia lo scontro navale, la battaglia è cruenta e violenta.
E qui ci soccorre la potenza delle immagini, nella nostra epoca è ormai scontata.
La fotografia di quel giorno è stata intessuta da mani abili e alacri capaci di curare ogni minimo dettaglio.
E giunge il momento della vittoria rappresentato in questo altro arazzo.
E queste sette galee che vedete a vele spiegate sono le imbarcazioni turche che tentano di fuggire e di sovvertire il loro destino.
In questa sala ci sono anche i due tramezzi destinati ad essere esposti tra le finestre, portano i simboli di Venezia e Roma, due delle parti che aderirono alla Lega Santa.
L’ultimo arazzo mostra la flotta della Lega Santa che in trionfo ritorna a Corfù.
E sull’arazzo si riconoscono ancora le galeazze vittoriose.
E lo schieramento delle navi ammiraglie della Lega Santa, su ognuna sventola sempre la bandiera.
La prima della fila è ancora quella di Giovanni Andrea Doria con la lampada ben visibile.
Le navi turche vengono rimorchiate nel porto di Corfù.
Su tutte spicca un’imbarcazione di colore verde, è l’ammiraglia della flotta turca che subisce così l’umiliazione della sconfitta.
La storia narrata per immagini, preziose e rare, la storia intessuta in una trama fitta di colori e sfumature.
E’ l’arte dell’arazzo, dalle Fiandre a Genova, in epoche nelle quali ricchi committenti come Giovanni Andrea Doria fecero pervenire in queste città manufatti pregiati e di immenso valore.
E ancora adesso narrano ai nostri occhi il nostro passato, quando si andava sul mare tempestoso con le galee.
LA FLOTTA VINCITRICE ENTRA NEL PORTO DI CORCIRA
RIMORCHIANDO CENTROTRENTA GALEE,
DOPO AVER DISTRUTTO E AFFONDATO LE ALTRE.






























In questa straordinaria sequenza di tutte le fasi della battaglia di Lepanto, di fatto, c’è già l’invenzione del “giornalismo televisivo”. Come in Rai Storia arazzo dopo arazzo, scena dopo scena lo “spettatore” può seguire il resoconto preciso per immagini come se fosse stato lì su una di quelle galee a solcare le onde. Per chi ne era stato protagonista era urgente fissare su tela un evento centrale per la storia di Genova e di tutto il bacino del Mediterraneo investendo del compito le “firme” più prestigiose cercandole fino nelle Fiandre. Miss Fletcher ha fatto di nuovo centro coinvolgendo il nostro sguardo in questo percorso a ritroso!!!!
Marina, grazie di vero cuore di queste parole.
E sì, è proprio una sorta di reportage giornalistico che narra Lepanto passo dopo passo, sono splendidi questi arazzi, opere d’arte uniche al mondo.
Sono dei capolavori! Una testimonianza preziosa in tutti i sensi. Buon lunedì carissima
Sono davvero notevoli, buona giornata a te Viv!
Praticamente il cinema di una volta. Quando mi capita di vederli nei musei ci passo un sacco di tempo a guardarli. Sono così ricchi di dettagli. Peccato che molta gente non gli dedichi più tempo.
Hai ragione, è anche interessante conoscere cosa rappresentano, rende ancora più affascinante la loro perfezione.
…e io che mi ero stupita quando al Louvre, nelle stanze del re, avevo visto il testamento di Luigi XIV e le sue leggi, tutte scritte a mano ricamando un filo dorato su un pezzo di seta. Sicuramente sai di cosa stò parlando. Se là mi ero stupita, qui m’inchino davanti a tanto splendore. Incredibile. ma ci pensi che lavoro? Non immaginavo minimamente potesse esistere un tesoro così grande, grazie per avermelo mostrato. E tu, che tutto ben ricordi e ben sai trascrivere di quello che ti viene spiegato. Complimenti e anche a Roberto Bianchi che conosce tutte queste cose. Sei bravissima Miss, un bacione.
Grazie Pigmy, sei un tesoro!
Mi sono chiesta in quanti ci abbiano lavorato, è un lavoro veramente raffinato.
Un bacione a te.
bellissimi questi grandi quadri intessuti di seta !sono i colori che mi rapiscono ,cosi chiari delicati anche se l’ argomento e’ cruento .e’ lastoria di una grande battaglia con chissà quante vittime , ma qui ,e’ l’arte che domina , che ci accompagna nei secoli .Da una tragica storia può nascere un capolavoro che ci commuove e ci può rendere migliori . sono foto stupende mia cara Miss ciao.
Hai ragione, è proprio così.
E sono contenta che tu piacciano le fotografie, è stato difficile fare.
Un abbraccio cara Gabriella, grazie a te!
Li ho ammirati, seppur rapidamente, il giorno della famosa visita alla Grotta Doria e, in effetti, meritano, da soli, una visita specifica; è molto interessante anche l’aspetto storico, cioè il rapporto intenso con le Fiandre e le manifatture delle stoffe. Bel post, cara Miss.
Sì, sono tutti da scoprire e da conoscere nei dettagli, il racconto di Roberto Bianchi è stato davvero interessante, merito suo se ho potuto scrivere questo post.
Grazie Diego, a presto!
bellissimo articolo complimenti….una bella scoperta per il sottoscritto…
Grazie, ne sono felice! Vai a vederli, sono meravigliosi.
Miss, manca il sonoro, ma nell’infinito incrociarsi di trama e ordito, le cannonate si intuiscono perfettamente… la battaglia vera durò all’incirca 5 ore, invece per rappresentarla negli splendidi arazzi che proponi, ce ne vollero indubbiamente molte di più…
Sono splendidi questi arazzi, manca davvero soltanto il sonoro.
Grazie Sergio, buona giornata a te.
Che meraviglia questo post, Miss, grazie!!
Che storia, eh… sono meravigliosi gli arazzi. Buona serata Amaia, grazie!