Genova, 1542: i manicaretti di Geronima

Era giunto da lontano, dall’Isola di Corsica, aveva solcato il mare tumultuoso di onde e poi era arrivato in questa città posata sulla costa.
Era l’anno del Signore 1542 quando Gio Batta Salvago si stabilì in casa del nonno, nei vicoli della città vecchia.
E chissà come gli sarà parsa questa Genova dalle strade intricate, non abbiamo sue memorie di quei giorni.

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Forse venne in cerca di fortuna e tuttavia fece un incontro sventurato.
In quello stesso palazzo dove lui abitava aveva dimora una certa Geronima, non sappiamo se fosse bella ed avvenente di certo si sa che per tirare a campare costei vendeva le sue grazie al miglior offerente.
Per questa ragione aveva contratto una brutta malattia e sapete come accade?
Le notizie sensazionali si diffondono in fretta e così tutti vennero a sapere di lei e della sua professione.
Eh no, ai nobili della zona non stava affatto bene che Geronima abitasse in quella casa, bisognava fare in modo che sloggiasse e che se ne andasse altrove!
Gio Batta disse la sua, andò da lei e la invitò a trovare un’altra sistemazione, Geronima però era una donna caparbia e testarda, disse che sarebbe rimasta e così fece, non si mosse da dove era.
Il tempo passò, forse Gio Batta credeva che tutto fosse stato dimenticato, mi viene da supporlo.
Nella sua quotidianità, in qualche modo, la sua strada incrociò ancora quella di Geronima.
Eccoli i due, sono accompagnati da Ginevra e Giuseppe e si dirigono verso la chiesa di San Giuliano d’Albaro.
Che vanno a fare laggiù?
C’è un matrimonio da combinare: Ginevra ha promesso a Giuseppe che gli farà sposare la figlia di Alessandro de Negrone e Giuseppe ricambierà il favore con denari sonanti.

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E sono ancora i medesimi protagonisti a riunirsi per un pranzo a casa di Geronima, è lei ad averli invitati ed è lei a servire ai suoi ospiti invitanti lasagne.
Gio Batta le assapora con gusto, lo stesso fanno Giuseppe e Ginevra, la nostra Geronima invece non tocca cibo.
Un vero manicaretto, in seguito Gio Batta dirà che quelle lasagne gli erano parse davvero troppo salate.

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Ora forse vi starete chiedendo come sia giunta fino a noi la notizia di quel momento conviviale di tanti secoli fa.
Eh, dovete sapere che nei giorni a seguire il povero Gio Batta se vide proprio brutta!
Cadde malato e forse non si riuscì subito a capire cosa fosse successo, alla fine si scoprì che era colpa di quelle lasagne: oltre ad essere eccessivamente salate erano pure avvelenate.
Questi nomi sono conservati in un faldone dell’Archivio di Stato, la vicenda in questione è stata portata alla luce dal mio amico Don Paolo Fontana, responsabile dell’Archivio Diocesano di Genova, la storia del giovane Salvago verrà presto pubblicata da Don Fontana.
E per concludere sono lieta di comunicarvi che il nostro incauto Gio Batta si riprese alla perfezione, l’incidente di percorso non ebbe fatali conseguenze.
Non sono certa che abbia mai più assaggiato un piatto di lasagne, su questo non ci sono notizie ma alla luce dei fatti descritti, ahimè, temo proprio che non ci abbia mai più riprovato!

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12 pensieri riguardo “Genova, 1542: i manicaretti di Geronima

  1. Vendicativa la nostra Geronima, peccato non si sappia che fine abbia fatto perché immagino sia stata denunciata. Buona giornata e occhio a quel che metti sotto i denti 😊

    1. Molto vendicativa, nel passato eventi come questo erano abbastanza diffusi, ho la fortuna di conoscere Don Paolo e quindi posso leggere queste sue interessanti scoperte, trovarle non è così semplice. Sarebbe bello sapere come è andata la vita di tutte queste persone, no? Grazie cara, buona giornata a te.

  2. Lasagne pasticciate “alla Geronima”.. occhio gente, se sono troppo salate rimandatele indietro! Sarebbe davvero curioso sapere cosa ne fu di colei.. Baci Miss! Raf

  3. Scusa ma rido a crepapelle per i commenti di Raf e Sertava.
    Miss Fletcher sei unica anche nel raccontare dettagli così particolari, di cronache davvero lontane.
    Oh io comunque le lasagne le faccio molto buone e spero che un giorno assaggerai quelle mie bianche, ai carciofi!
    Un abbraccio Susanna

    1. Guarda, tra tutti e due sono veramente tremendi!
      Che storia questa, vero cara? Fa parte di un’interessante ricerca di Don Paolo e ci sono diversi casi simili, erano frequenti nel passato.
      Le tue lasagne devono essere deliziose, Susanna, io poi adoro i carciofi!
      Bacioni cara, grazie.

  4. Sai Miss, conosco don Paolo da quando era in parrocchia in Corso Firenze. Si portava dietro Giovanni in veste di chierichetto per le benedizioni delle case nel periodo pasqualizio. Ignoravo questo suo lato maigrettiano.. Quando lo senti, ce lo saluti immensamente?? Baci, raf

    1. Certo che te lo saluterò, molto volentieri! Anzi ora gli mando il link dell’articolo così può leggere lui stesso ciò che hai scritto! Baci cara, grazie.

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