I cadrai di Genova nel 1922

Un mestiere del passato, un mestiere ormai perduto.
Dei cadrai scrive ampiamente Ivana Ferrando nel suo libro “Vendo l’argento do mâ” edito da Sagep: i cadrai erano coloro che a bordo delle loro imbarcazioni portavano il cibo alle navi all’ancora.
I cadrai iniziavano il loro giro di buon mattino e ritornavano per il pranzo di mezzogiorno portando vere prelibatezze: minestra e baccalà, focacce e panini, trippe e stoccafisso, gazzose e bevande, dai gozzi dei cadrai venivano issati questi cestini con tutti i generi di conforto.

Sull’origine del termine cadrai ci sono diverse interpretazioni, ad esempio si presume che la parola derivi dall’inglese catering.
A parte le questioni linguistiche oggi vorrei raccontarvi qualche curiosità sui cadrai, ho trovato queste notizie su un vecchio libro comprato su una bancarella: la Guida del Porto di Genova scritta dall’Avvocato Cesare Festa e pubblicata da Giacomo Luzzatti Editore nel 1922.
Tra le tante preziose notizie un’intera paginetta è dedicata ai cadrai e per correttezza vi segnalo che qui vengono definiti catrai.
Ma come bisognava fare per essere ammessi in questa speciale categoria di lavoratori?
La concessione durava 5 anni ed era attribuita dal Consorzio del Porto tramite gara ma era necessario avere determinati requisiti.
Bisognava avere 18 anni ed essere iscritti tra la gente di mare di 1° e 2° categoria, non avere precedenti penali e avere esperienza di almeno “6 mesi di navigazione o d’esercizio su barche da pesca o traffico pel trasporto merci e passeggeri, o di lavorio nelle arti marittime”.
Potevano concorrere alle gare anche le vedove e i figli maggiorenni dei cadrai defunti, a condizione che a bordo dei loro battelli venisse tenuto sempre un marittimo.
Viene anche specificato presso quali calate potevano accostarsi le imbarcazioni, i battelli dovevano essere ben riconoscibili e dovevano avere misure e colori particolari.

Eccoli i cadrai, portano le loro bontà alla gente di mare.
E seguono le regole del mestiere, possono circolare nelle acque del porto dall’alba al tramonto ed esercitano la loro professione seguendo i ritmi della vita del porto.
E quando si avvicinano alle navi all’ancora annunciano il loro arrivo con quel grido appassionato:
– Cadrai! Cadrai!
Nella Guida del Porto di Genova del 1922 sono elencati tutti i cadrai presenti nel porto, in quell’anno erano 40.
E c’è scritto come si chiamavano i loro battelli, alcuni di questi nomi sono particolari e per questa ragione mi hanno colpita.
A Genova, oltre a Maddalena, Peppino e Gio Batta, c’era anche il battello Nicolin Terzo e il suo nome fa pensare a generazioni e generazioni di cadrai.
Nelle acque della Superba circolava La Derelitta ma c’erano anche Mazzini e Balilla, non mancava Speranza e c’era il più salvifico di tutti i battelli: Dio Provvede.
Sono i cadrai di Genova, nell’anno 1922.

26 pensieri riguardo “I cadrai di Genova nel 1922

  1. Ciao Miss! Grazie ai tuoi articoli scopriamo curiosità e abitudini e antichi mestieri della nostra amata Zena! Chissà quali profumi si spargevano tra le navi all’arrivo dei cadrai e quanti appetiti soddisfatti con tutto quel ben di Dio! Io avrei scelto senza dubbio lo stocche! Tu???? Baci e sempre grazie! Raf

  2. Che bell’articolo! Sapevo nulla dei cadrai, ricordo vagamente di aver sentito la parola ma non sapevo assolutamente chi fossero. Leggere di loro è stato come vederli scivolare sull’acqua nei gozzi colorati. Grazie Miss!

  3. La parola la conoscevo… ma senza il tuo articolo avrei associato i cadrai alle cadreghe, non al catering d’antan 😉
    Grazie Miss.

  4. Miss, ogni giorno elargisci notizie di Zena, che leggo sempre molto volentieri… oggi, è la volta di un mestiere portuale che nemmeno sospettavo… “cadrai” sembra anche una profezia pessimistica, che sottintende “in acqua”, visto che si trattava di cestini con all’interno cibo da issare delicatamente a bordo…

  5. Bellissimo post cara Miss Fletcher. Mi piace molto imparare cose nuove e così particolari da te!
    Grazie, un grande abbraccio e buon fine settimana
    Susanna

  6. Appena ho iniziato a leggere ho pensato, toh, il catering d’altri tempi e poi dopo qualche riga leggo che forse l’origine del nome viene proprio da lì. Doveva essere un mestiere piuttosto impegnativo, senza dubbio curioso.
    Bacioni cara!

    1. Eh sì, una delle interpretazioni è proprio quella! Hai ragione, doveva essere un mestiere duro, quanto distanti ormai da quel mondo!
      Un bacione cara, grazie.

  7. I miei suoceri conservavano ancora una scodella da cadrai che il nonno di mio marito,camallo,aveva portato dal porto .Era un piccolo grilletto di terracotta smaltata con le macchie verdi e marroni che serviva per il minestrone..chissà dove é finito?…

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