Nell’aria.
Sopra la marea.
Un promemoria, un ricordo, un giuramento.
Una carezza distratta, un bacio languido, una parola sospirata.
Un tempo che ancora deve venire, una promessa da mantenere.
Nell’aria.
Sopra la marea.
Tag: Camogli
Al tramonto
Al tramonto c’è un istante che diviene solo tuo.
Appartiene a te, soltanto a te.
Tuo il bagliore sull’acqua, tuo il canto eterno dell’onda, tuoi i pensieri che seguono quella musica.
Taci e ascolti.
E i pescatori sperano che loro attesa li ricompensi con generosità.
Chini verso il mare il mare dorato, i pescatori non conoscono impazienza e sanno ascoltare la voce del mare.
Al tramonto c’è un istante per ognuno.
E tu sei lontano, eppure ti pare di udire le voci di quegli uomini, c’è un istante in cui anche tu sei lì, con loro.
E poi c’è quell’istante in cui tu, anche tu, sorpassi quel riflesso di luce.
Verso la tua meta, come quella barca.
Al tramonto c’è un istante per tutti e in quell’instante ci sono tutti.
Gli innamorati che si stringono, il bambino seduto sullo scoglio, quei pescatori, la ragazza che si è tolta la giacca perché fa caldo, il giovane uomo che scatta una fotografia.
E c’è il sole luminoso sull’orizzonte, al tramonto, a Camogli.
#UnoChefSulMare, sapori e profumi di Liguria
Metti un weekend d’autunno e un invito a partecipare ad una splendida iniziativa: una serata al Cenobio dei Dogi di Camogli in occasione del contest #unochefsulmare.
Il sole caldo, il mare tranquillo, il prestigioso albergo del levante ligure e un concorso di cucina dedicato ai foodblogger invitati a cimentarsi nella creazione di un piatto con i sapori e i profumi della nostra terra.
E giunta al Cenobio la prima bella sorpresa è stata questa: insieme ai vasetti di erbe aromatiche e alle bottiglie di vino di La Pietra del Focolare, sui tavoli c’erano dei pacchi di pasta.
Pasta Rummo, un marchio della tradizione italiana, un’azienda che ha subito gravi danni in seguito all’alluvione che ha colpito il beneventano.
E al Cenobio c’erano il nostro basilico, l’aglio di Liguria e la calamarata Rummo.
Il Concorso #unochefsulmare è stata una bella occasione per coloro che si dilettano ai fornelli: per il vincitore c’era in palio una vacanza al Cenobio e la soddisfazione di veder inclusa la propria ricetta nel menu dell’hotel.
Ed è stato estratto un vincitore anche tra tutti coloro che collegandosi al sito del Cenobio hanno votato la loro ricetta preferita, il fortunato si è aggiudicato un soggiorno al Cenobio dei Dogi.
Ecco i tre finalisti: Francesca, Mirco e Valentina, ognuno di loro ha messo alla prova la propria creatività.
Un grembiule rosso e via, parte la competizione!
A introdurre l’evento trasmesso in diretta streaming l’organizzatrice Chiara Bonomini, Reservation Manager del Cenobio dei Dogi.
A condurre la serata la brillante ed entusiasta Lisa Fontana, foodblogger e sommelier di The Taste of food and wine.
Eh, la gara!
Bello veder cucinare, sentire i profumi e gli aromi, la cucina è arte e passione.
Ognuno dei cuochi aveva una postazione fornita di tutto e devo dirvelo, dall’inizio ho fatto il tifo per lui.
Viene dall’Abruzzo, si chiama Mirco e sul suo blog Oggi cucina Mirco presenta così le sue creazioni: ricette last minute per mariti nel panico.
La ricetta delle sue minilasagne cupcakes al profumo di mare mi è subito parsa sfiziosissima, il suo ragù di pesce era a base di platessa, branzino, seppie, calamari e gamberetti.
E questo è il piatto in corso d’opera.
Lei invece è Francesca del blog Francy non solo torte, ha proposto una ricetta all’apparenza semplice.
Ecco i suoi ingredienti per il polpo con patate.
Lei ha messo particolare cura e originalità nell’impiattamento.
E infine ecco Valentina di Cinque Quarti d’Arancia alle prese con la sua preparazione.
Trofie cozze e zafferano su crema di patate.
Il risultato, come potete vedere, è molto invitante.
Ad eventi come questi facilmente incontro degli amici, succede sempre.
E a magnificare le virtù del pesto chi mai sarà venuto?
Roberto Panizza, ristoratore e re indiscusso del condimento genovese più celebre e apprezzato.
E poi c’era lui, Jacopo Mariutti è food blogger e sommelier, ha un blog che è semplicemente una meraviglia, non ci sono solo ricette ma anche notizie curiose e interessanti, se non conoscete Le Farfalle nello Stomaco date uno sguardo, vi conquisterà.
Ci siamo conosciuti durante Vinidamare2015 e in occasione di#unochefsulmare abbiamo anche passato il pomeriggio insieme a zonzo per Camogli.
È una persona garbata e piacevole, un perfetto compagno di banco!
E poi, signori, rullo di tamburi: ecco a voi la giuria.
Da sinistra verso destra, Chef Remo del Cenobio dei Dogi, Paola Pastine Vice Direttore dell’Hotel e sull’estrema destra una persona alla quale sono andata a stringere la mano: Agostino Revello, titolare dello storico Forno Revello situato sulla passeggiata di Camogli, la loro focaccia è una delle cose più sublimi che si possano gustare.
Chi si sarà aggiudicato la vittoria?
Proprio lui, Mirco con le sue lasagnette.
Un piatto bellissimo anche a vedersi.
E una vittoria meritata per un appassionato di cucina.
Sorrisi, buon cibo, una bella serata in un contesto affascinante.
Amiche foodblogger, l’anno prossimo potreste partecipare anche voi, cosa ne dite?
Qui trovate il link del Cenobio con le ricette dei finalisti e quelle degli altri partecipanti.
E certo, è venuto anche il momento per celebrare la Focaccia di Recco che di recente ha ottenuto il marchio IGP, il marchio europeo di indicazione geografica protetta.
Si tratta di un riconoscimento importante, questa certificazione è autorizzata solo in quattro comuni: Recco, Camogli, Sori e Avegno.
E quindi se volete gustare la vera Focaccia di Recco al formaggio venite qui, in Liguria!
Ringrazio Chiara Bonomini e il Cenobio dei Dogi per avermi invitata a questa bella iniziativa.
E la bontà di questa torta che ha chiuso la nostra serata non so descriverla, davvero!
Un ultimo sguardo fuori dalla finestra della stanza a me riservata al Cenobio dei Dogi.
E non si smette mai di innamorarsi di posti come Camogli, con la sua spiaggia e le sue case colorate, un gioiello posato sul mare di Liguria.
Simone Schiaffino, l’Alfiere dei Mille
Questa è la storia di un ragazzo di nome Simone, nel suo luogo d’origine si conserva viva la memoria di lui e del suo coraggio.

Simone Schiaffino, figlio di un capitano marittimo, nasce a Camogli nel 1835, sulla passeggiata del caratteristico borgo ligure c’è ancora la sua casa.
Quel mare tempestoso è il suo destino, ha appena 11 anni quando si imbarca come mozzo, a 19 è un giovane uomo di grande esperienza e come suo padre è divenuto capitano.
Sulla lapide che sovrasta la sua dimora natale si legge che lui fu l’Alfiere dei Mille, Simone lo divenne con grande onore.
Di animo appassionato e di spirito vivace, animato da amor patrio, Simone Schiaffino si unisce alla causa patriottica e in diverse circostanze si distingue per il suo valore, nel 1859 è tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, nella Seconda Guerra di Indipendenza.
E poi è ancora Garibaldi che lui seguirà nell’ Impresa dei Mille con la quale venne fatta l’Italia.
È un ragazzo, un ragazzo dall’animo semplice e fiero.
Camogli
Chi parla di lui? Chi ha tramandato i tratti della sua persona e il suo carattere?
Lo hanno fatto i suoi compagni d’avventura, giovani altrettanto temerari, primo tra tutti Giuseppe Bandi.
È la fine d’aprile del 1860, a Villa Spinola i volontari fremono, aspettano il momento tanto atteso ma certe notizie ritardano la partenza che muterà il corso della storia.
E così scrive Giuseppe Bandi:
Nell’anticamera non eravamo se non io e un bel giovine di Camogli, con due grandi occhi azzurri spiranti un ineffabile senso di simpatia.
Giuseppe Bandi – I Mille da Genova a Capua
Quel ragazzo è Simone Schiaffino, è deluso e lascerà la stanza con gli occhi bagnati di lacrime salutando il Generale Garibaldi con voce tremula.
Tenace e indomito ragazzo di Camogli, è vicino il giorno del tuo coraggio.
Monumento a Simone Schiaffino – Camogli
È il 5 Maggio 1860, i Mille lasciano Quarto, i piroscafi della Società Rubattino sfidano le onde del mare.
Garibaldi è a bordo del Piemonte, il nostro giovane Simone è invece imbarcato sul Lombardo, è timoniere di Nino Bixio insieme ad Adolfo Azzi da Trecenta di 23 anni.
Ragazzi coraggiosi che hanno lasciato il segno, di Simone Schiaffino parla anche Giuseppe Cesare Abba, questo è il ritratto da lui delineato:
Ma il tocco michelangiolesco lo metteva in quel gruppo Simone Schiaffino, bel capitano di mare che pareva andasse studiando Garibaldi per divenire simile a lui nell’anima come gli somigliava già un po’ nel volto; biondo come lui, assai più aitante di lui, con un petto da contenervi cento cuori d’eroe.
Giuseppe Cesare Abba – Storia dei Mille
Un viaggio per mare, un viaggio che conduce incontro al destino.
Lungo le coste d’Italia, fino in Sicilia.
Giunge il 15 Maggio, è il giorno dell’eroica battaglia di Calatafimi.
Monumento a Simone Schiaffino – Camogli
E c’è un testimone, è ancora Giuseppe Bandi a raccontare cosa accade: la battaglia infuria, è fumo, coltelli, sassi e sangue che scorre.
Vicino a Bandi c’è un piccolo gruppo di garibaldini: un certo Elia, il figlio di Garibaldi Menotti e Simone Schiaffino.
Lui, Simone, porta il tricolore, alcuni sostengono che si trattasse della bandiera riccamente decorata cucita dagli italiani emigrati a Valparaiso e da loro donata a Garibaldi nel 1855.
Lo scontro con i borbonici non tarda ad arrivare, Bandi definisce i suoi compagni I tre Moschettieri, scrive che combatterono strenuamente con le carabine e poi ricorsero alle baionette.
Me ne rammento come in un sogno, sottolinea Bandi.
Sventola fiero il vessillo che Simone ha tra le mani, i cacciatori borbonici danno l’assalto per strapparglielo e Bandi getta un urlo disperato: Salviamo la bandiera!
Tricolore esposto all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento
Sono momenti di tragica concitazione, sono gli ultimi istanti di vita di Simone Schiaffino che muore trafitto in pieno petto da un colpo di fucile.
E ancora Bandi scrive:
Schiaffino cadde indietro, sollevando in alto, nel cadere, la bionda e lunga barba, e lasciò la bandiera, che in mezzo a grida di giubilo, sparì dai miei occhi.
Giuseppe Bandi – I Mille da Genova a Capua
I tratti di Simone Schiaffino sono effigiati nella statua a lui intitolata nella sua Camogli, sul basamento sono incise le memorie delle sue imprese e le parole del Generale Garibaldi al quale il giovane era molto caro.
Superbo nocchiero del Lombardo, come lo definì Abba, morì a soli 25 anni in nome di un ideale nel quale credeva con ferma passione.
Un patriota indomito, Simone Schiaffino è ritto nella piazza a lui intitolata, alle sue spalle c’è il mare che lo vide nascere.
Nella mano stringe la nostra bandiera, eroico Alfiere dei Mille che cadde per difenderla.
Camogli, un uomo alla finestra
E vi porto ancora là, davanti al mare di Camogli.
No, non lungo la romantica passeggiata che come in un abbraccio racchiude la spiaggia, lasciamo il porticciolo con i gozzi rosso lacca che scintillano vivaci sull’acqua chiara.
E alle nostre spalle finestre aperte e panni stesi e quel gatto pigro dipinto su un’immaginaria finestra di Liguria.
Sali in paese, intanto il mare lo vedrai comunque, tra le case alte e i vicoli stretti.
E anche qui troverai persiane chiuse dipinte da sapienti pennelli.
E poi profumo fragrante di dolci e ancora corde da stendere, naturale complemento di certe tipiche bellezze della mia regione.
E poi, d’un tratto, una scala.
Ripida e tortuosa, una tipica scala di Liguria, gradini che forse potrebbero spezzarti il fiato.
E guardala così, nella sua vertiginosa pendenza.
E guarda ancora di fronte a te, c’è un saliscendi di tetti e quei colori che sono lo spirito della riviera e della bella Camogli.
Sui gradini, scendili uno ad uno.
E guarda.
C’è un vaso, trabocca di foglioline e fiori rosa.
E poi sai, dovresti osservarla meglio quella scala.
Hai visto?
C’è un uomo alla finestra!
La tendina è sollevata, lui sorride e tra le dita stringe la sua pipa.
Se ne sta lì, a guardare i passanti, immaginario abitante di un caratteristico scorcio ligure.
La meraviglia di certe finestre non so descriverla, davvero.
E poi sai, il mare è lì, così vicino ai tuoi occhi e al tuo respiro.
Si estende placido oltre quelle case e oltre i tetti, là, dove troverai un uomo alla finestra.
La spiaggia di San Fruttuoso di Camogli
Era un giorno di maggio e ancora era lontano il fulgore dell’estate.
L’acqua chiara, la bella Abbazia di San Fruttuoso di Camogli posata sulla piccola spiaggia, la storia e le molte storie da narrare.
Eppure ti fermi lì, con lo sguardo che cerca l’azzurro.
Una mezzaluna di Liguria e i suoi incanti, una scaletta che scende verso il mare, i sassi.
E l’onda che sfiora la sabbia, l’accarezza e si dissolve.
E un gozzo messo al riparo.
Era un giorno di maggio ma tutto già raccontava della stagione del sole e di tuffi nel blu.
Le cabine chiuse, adesso ospiteranno salvagenti, secchielli, braccioli e teli di spugna, profumo d’estate e di vacanze.
Ancora gozzi, a San Fruttuoso di Camogli.
Ogni angolo di questo luogo ha questa semplice anima marinara, così distante dai rumori e dai frastuoni.
Ricordo, come sempre, di essermi soffermata a leggere i nomi dipinti sugli scafi.
Marinin, quante avventure hai vissuto?
Sulla spiaggia di San Fruttuoso di Camogli, fuori stagione, tra me e il mondo le reti da pesca e le loro sinfonie marine.
Al di là di esse sgabelli e tavolini, così essenziali, senza fronzoli.
E poi il mare calmo, con i suoi riflessi di grigio e d’azzurro in una giornata dapprima nuvolosa.
Più tardi diventerà chiaro e lucente, è così il mare, misteriosamente mutevole e capriccioso, a volte.
La sabbia bagnata, morbida ed intrisa di salino.
Sai ascoltare la voce del mare?
Non ti occorre neppure una conchiglia da posare all’orecchio, il mare parla a tutti coloro che sanno rispettare i suoi silenzi e i suoi tumulti.
Siediti sulla spiaggia e ascolta.
E mentre la spuma bianca lambisce la riva.
E l’aria leggera attraversa le reti.
Sai ascoltare la voce del mare?
Sussurra tra i sassi lisci e lucidi di acqua marina, si disperde e risuona attorno a te.
I sassi, all’Abbazia riempivano una giara.
I sassi, piccoli e minuti, si fermano tra le dita se cammini a piedi scalzi sul bagnasciuga.
I sassi, portati dall’onda e dal caso, seguono l’armonia dell’universo e la voce del mare al quale appartengono.
Su questa spiaggia, incanto di Liguria, tra terra e mare.
Camera con vista
Primavera e un piacevole evento, ricorderete il mio racconto su #vinidamare a Camogli.
Oggi vi porto ancora là, nel Golfo Paradiso.
E non vedrete le reti dei pescatori, i gozzi e le case alte e colorate.
Oggi ammirerete con me il panorama dalla camera dove ho trascorso la notte, nell’affascinante Hotel Cenobio dei Dogi.
Arrivo a sera, in questa stanza elegante e così accogliente, davanti a me ci sono due finestre.
Apro piano e il sole imperla l’orizzonte.
E poi spalanco le persiane.
E vedo la piscina, le sdraio in fila, la costa sinuosa, l’infinito mare che brilla e luccica.
Camera con vista, nella dolcezza della sera.
E resto alla finestra a guardare.
Là, con le persiane spalancate, il silenzio e la pace.
E in sottofondo un dolce suono che ha il ritmo di una danza lenta.
E’ l’onda che batte sulla riva e accarezza i sassi.
E poi scende la notte, il cielo si copre di stelle e Camogli si accende di cento lucine, sono finestre accese, lampioni e bagliori nel buio.
Aspetta il nuovo giorno, spalanca ancora la finestra che si affaccia sul mare e guarda.
Laggiù una nuvola candida si allontana nella luce chiara del mattino, nel celeste cielo di Liguria.
Camera con vista, a Camogli.
#Vinidamare2015, la Liguria in un calice
Maggio per me è iniziato così, con il gradito invito a partecipare ad una bella iniziativa che si è svolta il 3 e il 4 del mese: #Vinidamare2015, un evento dedicato ai vini liguri con degustazioni e incontri a tema, nella cornice di Camogli, con la collaborazione di FISAR, Enoteca Regionale della Liguria, Ascot Camogli e del prestigioso ed esclusivo Hotel Cenobio dei Dogi.
Eccolo il celebre borgo marinaro di Liguria rischiarato dal sole del pomeriggio di una domenica dal clima mutevole.
Al mattino le nuvole adombravano il cielo e sovrastavano le colline alle spalle del Cenobio dei Dogi.
Eppure a Camogli il colore vince sempre e sa come rallegrare gli animi e gli sguardi.
Occasioni come queste poi offrono la possibilità di rivedere persone che già conosci, ho ritrovato qui Paolo Ratto , il giornalista Leonardo D’Imporzano e Daniela Vettori che con il suo blog Le Cinque Erbe racconta con competenza le eccellenze della cucina ligure.
E tra gli altri ho conosciuto Camilla Guiggi, giornalista, sommelier ed esperta di analisi sensoriale.
Pronti per la degustazione? Ad ogni partecipante viene consegnato un calice.
Sulla passeggiata di Camogli si degustano i vini di Liguria, sono vini che narrano di antiche tradizioni e delle fatiche dell’uomo nel confronto con una terra difficile, questi sono alcuni pregiati vermentini dei colli di Luni.
E sempre rimanendo a Levante non mancano i vini delle Cinque Terre come lo sciacchetrà.
Ed io che non sono certo un’esperta di enologia resto affascinata dalle storie di questi vini e dalla connotazione che essi hanno grazie al loro luogo di origine dal quale traggono la loro identità.
E ho così scoperto il Ciliegiolo, già il suo nome è una melodia.
E poi ho letto l’etichetta, narra di un’antica Abbazia e di certi monaci che già coltivavano la vite nel lontano Medioevo, narra di vigneti sulle colline di Portofino e del profumo di frutti di bosco e del sentore di ciliegia.
E così il vino nel calice diviene poesia scaturita da una storia antica.
Da Levante a Ponente, ecco il Rossese di Dolceacqua e ancora il Vermentino tenuto in fresco nel ghiaccio.
E poi guardala così Camogli, nella trasparenza di un calice.
Come vi ho detto c’erano dei veri intenditori.
E ho avuto il piacere di conoscere Jacopo Mariutti, lui è sommelier, food blogger ed eccellente cuoco, il suo blog, Le farfalle nello stomaco, è una miniera di articoli semplicemente deliziosi.
Eccolo qua Jacopo, durante la degustazione sul lungomare.
E poi guardala ancora così Camogli, con i suoi colori vividi e vivaci.
Abbiamo pranzato qui, sulla passeggiata, nel piatto i profumi e i sapori del mare, i tagliolini al nero di seppia e sugo di triglia erano una vera delizia!
E poi un battello ci ha portato all’Abbazia di San Fruttuoso.
Patrimonio del Fai, è un vero gioiello di Liguria, mi riprometto di narrarvi i dettagli di questa visita in un altro articolo.
E se anche voi ci andrete è così che vedrete il nostro mare e la sua costa.
Qui, in questa cornice splendida ed evocativa si è svolta una seconda degustazione.
E c’erano i produttori a presentare i loro vini.
Questo è Solarancio, un vermentino di La Pietra del Focolare di Ortonovo, in provincia di La Spezia, una bottiglia pregiata quanto bella, qui trovate le schede techiche per ogni approfondimento in merito.
Il vino, il calice, il celeste di San Fruttoso di Camogli.
E ancora storie che hanno il sapore della sfida e racconti di caparbietà, da Volastra, nelle Cinque Terre.
Questo il Vin de Gussa, ovvero vino di buccia della Cantina Vinicola di Luciano Cappellini, si ottiene dalle bucce dell’uva usata per lo sciacchetrà, è un vino unico e molto speciale.
E come potete vedere ha un colore bellissimo.
Abbiamo lasciato San Fruttuoso e naturalmente non ci siamo fatti mancare la foto di gruppo.
Durante il viaggio di ritorno il cielo si è rasserenato e quando siamo stati davanti a Camogli ho colto l’occasione per uno dei miei scatti obliqui.
La giornata non è certo finita qui, ancora ci attendeva una serata particolare al Cenobio dei Dogi, il prestigioso Hotel che ci ha ospitato.
Io ho anche avuto il privilegio di trascorrere la notte in una stanza da sogno, una camera con una vista mozzafiato.
Secondo voi ho fatto qualche foto? E certo, presto ve le mostrerò!
Eccolo il Cenobio dei Dogi, davanti al mare di Camogli.
Il salone dell’hotel, una grande vetrata, il cielo chiaro, il profilo della costa.
E in primo piano l’amica con la quale ho condiviso questa bella esperienza, lei è Leah, è canadese ed abita a Genova.
E intanto piano piano la luce del sole sfumava rivestendo di riflessi dorati la superficie del mare.
Qui, in questo scenario, si è svolto uno show cooking che ha mostrato tutta la perizia dello chef del Cenobio.
Protagoniste incontrastate le eccellenze della cucina ligure e i profumi e i sapori che si usano per alcuni dei piatti tipici di questa terra: dal basilico DOP alla borragine, dall’ortica alla grattalingua, dalla bietola alla maggiorana.
E c’erano i pinoli e tutto ciò che occorre per un profumatissimo pesto.
E cosa fa lo chef?
Inizia a lavorare la pasta con sapienza e perizia, la fa divenire un velo impalpabile, alcuni dei partecipanti si cimentano con successo in questa impresa.
E poi racconta che un tempo per la focaccia si usava un diverso formaggio.
Oggi si adopera la crescenza, viene posta a fiocchetti sulla pasta.
La focaccia al formaggio è nella teglia ed è pronta per essere infornata.
Ci vorrà poco e ci verrà servita calda e fumante.
Accompagnata da un vino bianco dal nome fiabesco, Durlindana.
E poi lo chef prepara i pansoti, spiega alla perfezione come ottenerli, saranno conditi con il sugo di noci e verranno serviti con un altro bianco, Albarola dei Colli di Luni, naturalmente questi sono spunti preziosi da tenere a mente per il futuro.
E poi? Vuoi non mangiare le trofie al pesto? Una vera bontà! E accanto un buon bicchiere di Pigato.
E anche il dolce ha riservato splendide sorprese, anicini, gobeletti e canestrelli accompagnati dai passiti, tra i quali il leggendario Sciacchetrà delle Cinque Terre.
Un’esperienza splendida in un luogo che è continua fonte di meraviglia, Camogli e le sue bellezze restano nel cuore.
Ringrazio Chiara Bonomini, manager del Cenobio dei Dogi e con lei tutto il personale che ci ha accolto con gentilezza e cortesia, Emiliano Ragonesi, Maurizio Paita e Digiside, Ascot Camogli e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento.
Maggio è iniziato così, a Camogli con #Vinidamare2015, alla scoperta della Liguria in un calice.
Camogli, una curiosa raccomandazione
Oggi vi porto ancora con me a Camogli, ho una ragione particolare per farlo.
Dove sedersi nella bella località della riviera?
Proverò a rispondere a questa domanda e sappiate che ho una preziosa indicazione da darvi e vi raccomando di tenerne conto.
Camogli, la passeggiata, questo il posto perfetto dove fermarsi, ci si mette a cavalcioni sul muretto e intanto il sole sfavilla sulla superficie del mare.
I muretti di Liguria, nell’intrico di caruggi colorati di Camogli si trova sempre un muretto sul quale accomodarsi.
E poi ci sono i sassi, sassi lisci dolcemente levigati dalle onde del mare.
E quella spiaggia è semplicemente un incanto, in inverno la luce sa rendere ancor più caldi i colori delle case.
Scale, gradini, rifugio di giovani fidanzati che si scambiano promesse di eterno amore, a Camogli trovate sempre qualcuno seduto sugli scalini.
Le sedie, un tavolino davanti al mare, una bibita fresca, mentre il giorno lentamente declina.
E quando fratello sole tramonta l’acqua si tinge di rosa e di riflessi delicati.
E prestate attenzione, sto per svelarvi la ragione di questo articolo, vorrei rivolgervi un’accorata raccomandazione che proviene proprio da un abitante di Camogli.
Qualunque sia la vostra scelta, non fatevi venire di in mente di sedervi sui gozzi rovesciati, non è davvero il caso!
Meglio una panchina davanti al mare, nella dolcezza della sera di Camogli.
#maresottosopra, navigando da Camogli a Genova
Navigando verso Genova, durante l’avventura di #maresosopra.
E se ancora non siete innamorati della Liguria basterà questo breve viaggio a imprimerla per sempre nel vostro cuore.
Si lascia Camogli, con un tiepido venticello.
Davanti a noi la costa e le case arrampicate sulla collina.
Una barca veleggia dolcemente davanti al litorale di Recco.
Sulle onde che lambiscono la terra di Liguria con lo sguardo segui il susseguirsi di luoghi noti e tanto frequentati in qualunque stagione dell’anno.
E quando vedi le casette alte e una chiesa sulla spiaggia sai di essere di fronte a Sori.
Sul mare, nel tepore del sole di primavera.
E tra le tante case una è davvero particolare, bianca e rotonda, è come posata sulla roccia.
Immagino una terrazza, una veranda e piante rigogliose, penso alla magia di sedersi lì ad attendere il tramonto mentre l’onda si frange sugli scogli.
Navigando verso Genova, una delle emozioni di #maresottosopra.
E poi vedi un ponte, a destra una ripida salita, una spiaggia e una chiesa che domina il mare e allora sai che stai ammirando Bogliasco, una delle mete predilette dei genovesi.
Navighiamo e ci avviciniamo all’estremo levante della Superba.
E ancora si vedono le belle case immerse nel verde rigoglioso delle pacifiche colline.
Eppure non sì può fare a meno di notare un particolare che non ha nulla di romantico.
Lì, davanti ai nostri occhi, appare ben evidente lo squarcio della frana, siamo a Capolungo, fragile terra di Liguria che merita cura e rispetto da parte di tutti noi.
E da qui in poi si distende Genova con le sue tante bellezze.
La passeggiata di Nervi.
E ci sono due innamorati appoggiati alla ringhiera, la signora con il cagnolino, il ragazzo con lo skate e quello seduto sui gradini.
E ancora, casette colorate e tinte pastello e un’amata e celebre insenatura, il porticciolo di Nervi.
E non credo che servano altre parole.
La nave solca l’azzurro e si supera il levante cittadino.
Qui, davanti a noi, lo scoglio di Quarto e il monumento ai Mille.
E poi vedi il profilo di un castello proteso sul mare, siamo a Capo Santa Chiara.
E un piccolo borgo, tu sai che i gozzi sono là posati sui sassi e davanti alla gelateria c’è la solita coda.
E questa è Boccadasse vista dal mare.
Piano, piano verso il centro di Genova, ecco la chiesa di Sant’Antonio e la parte finale di Corso Italia.
La spiaggia spaziosa, l’abbazia di San Giuliano e certo laggiù c’è qualcuno seduto sul muretto.
Una vela bianca, il mare, il faro.
Le ampie strade della Foce.
E il profilo dei palazzi di Piazza Rossetti.
La Fiera del Mare e ancora le alture.
Si rientra e intanto altri prendono il largo su una maestosa nave da crociera.
Il porto e la sua vita, la città che si estende sulle colline.
Mare blu, intenso e tutti i colori di Genova.
Osservi, cerchi i monumenti, le chiese le strade che percorri ogni giorno.
E poi lo sguardo incontra la Lanterna.
E il campanile della Cattedrale di San Lorenzo e poco distante la Torre degli Embriaci.
Bellezze e stupori della Superba.
E se sei genovese mentre ti avvicini al tuo approdo una musica e certe parole risuonano nella tua testa, a cantarle è la voce inconfondibile di Ivano Fossati.
Chi guarda Genova sappia che Genova
si vede solo dal mare
quindi non stia lì ad aspettare
di vedere qualcosa di meglio, qualcosa di più.
Ti volti indietro, ancora una volta.
E poi giungi all’imbocco del Porto Antico, ecco il luogo dove noi andiamo ad ammirare il tramonto.
E cerco la mia casa sulle alture, lo faccio sempre quando sono da queste parti.
Le barche si riflettono nel blu.
Ed ecco Genova, così la vedi arrivando dal mare.
E qui termina il viaggio, nel cuore del Porto Antico.
Ringrazio ancora Pecoraverde , Whalewatch Genova, Paolo Ratto e tutti coloro che hanno contribuito a rendere l’evento di #maresottosopra un’esperienza affascinante che ha regalato a tutti noi splendide emozioni.
Ci ha donato anche questo, abbiamo veduto la costa di Liguria e Genova dal mare.




































































































































































