I posti che amo di più sono anche quelli dove torno più spesso.
Sono sul mio cammino e nel mio quartiere, sono luoghi sempre cari e frequentati in diversi momenti della vita.
Era primo pomeriggio, dopo una mattinata di pioggia, davanti all’ascensore di Castelletto.
E qui trovi sempre qualcuno che se ne sta in pace e in beata solitudine, godendosi preziosi istanti su una panchina.
Un libro tra le mani, una musica in testa e tutto il tempo del mondo.
Poi è arrivato il ragazzo con lo zainetto, forse tornava da scuola e magari tra una ventina d’anni pure lui passando di qui dirà che questo è uno dei posti che ama di più.
La linea del cielo che si fonde con l’azzurro del mare, il profilo armonioso della ringhiera, una superba pozzanghera e quell’albero maestoso che si specchia nell’acqua.
E allora non credo di dovervi spiegare per quale ragione questo sia uno dei posti che amo di più.
Tag: Spianata Castelletto
Pigrizia e turisti
La pigrizia dell’estate e il caldo di luglio.
Camminare sotto il sole a volte è veramente sfiancante, si preferisce l’ombra, magari la spiaggia e il vento del mare.
Quanto è bello il dolce far niente, in questa stagione!
E alcuni sono sempre di ispirazione, bisogna dirlo.
E c’è chi invece gira per la città animato da spirito di scoperta, in questi giorni ho incontrato diverse comitive di turisti dinamici e pieni di energia.
Li ho visti in fila ordinata, in attesa di salire sul pullman.
E poi camminare in Via Garibaldi, con lo sguardo rivolto verso i magnifici palazzi.
Ho incontrato due ragazze svizzere, l’altra mattina a Caricamento, mi hanno chiesto come arrivare al loro albergo e così le ho accompagnate là, intanto quelli sono i caruggi che piacciono a me.
E poi viaggiatori dall’Oriente, determinati e disciplinati, muniti di favolose macchine fotografiche.
E finisce sempre così, mi fermo a guardarli, i turisti, cerco di cogliere le loro reazioni, tento di catturare i loro sguardi e i loro entusiasmi.
E spesso li vedo in Spianata Castelletto, ieri mattina ero proprio lì.
C’erano anche loro, lui e lei, sulla cinquantina.
Stranieri, sicuramente.
Scarpe comode, zainetto, maglietta, occhiali da sole.
Lui pareva conoscere perfettamente il panorama che si stendeva davanti ai suoi occhi.
Indicava chiese e campanili, forse cercava di riconoscere i luoghi che avevano già visitato o magari progettava di scoprirli.
La sua compagna di viaggio reggeva una cartina della città e lui ogni tanto le mostrava qualche punto particolare.
Poi si è alzato un leggero vento, la cartina si è piegata e i due viaggiatori l’hanno ancora riaperta e lui ha ripreso a parlare, lei lo ascoltava attenta.
Io mi sono seduta su una panchina a godermi la pigrizia dell’estate e mentre li osservavo ho pensato che tra le mani stringevano una cartina piena di sogni.
La casa dei cardellini
L’altra mattina, in Spianata Castelletto.
Mi fermo e mi accorgo di non essere sola.
Su un certo albero ci sono ospiti ciarlieri, loro sono due e vanno e vengono.
Si posano sui rami, sono i cardellini.
Uno dei due sempre a becco aperto, ammetto di avere avuto qualche difficoltà a capire cosa stava dicendo.
E poi un voletto, un giro e il ritorno.
Una sistemata alle piume, una cantatina e poi via, di nuovo.
E rieccoli ancora sempre insieme, sempre sugli stessi rami.
E così ho pensato che lassù dev’esserci la loro casa, il loro piccolo nido.
A dire il vero durante la loro assenza mi è anche sembrato di vedere un leggero movimento tra le pigne.
Saranno i piccoletti?
Loro due, comunque, facevano questo andirivieni con regolarità.
E no, non intendo rivelare il punto preciso in cui li ho visti, anche i cardellini hanno diritto alla loro privacy!
Tornerò a trovarli sicuramente, con i colori accesi delle loro piume non è poi così difficile scorgerli.
Sono in due e stanno proprio là, tra quei rami c’è la casa dei cardellini.
Un pomeriggio in Spianata Castelletto
Era uno di quei pomeriggi tiepidi che invogliano ad una lenta pigrizia, mi trovavo in Spianata Castelletto, uno dei luoghi del mio quotidiano.
E c’erano due ragazze che se ne stavano a chiacchierare appoggiate alla ringhiera.
Una delle panchine era occupata da due persone che nulla avevano in comune: un ragazzino con dei lunghi capelli raccolti in una coda e un elegante signore di una certa età immerso nei suoi pensieri.
Poco distante tre amiche erano impegnate in una vivace conversazione, una di loro reggeva una pesante busta della spesa.
Gente di Spianata, a dire il vero li ho anche fotografati da lontano, lo ammetto, eppure mi limito a raccontarveli.
E poi.
E poi tutti noi amiamo indugiare sotto il sole e restare ad ammirare i tetti.
E loro erano in due.
Grigio d’ardesia e di piume, una quieta sosta davanti al panorama di Genova.
E poi.
Loro erano in due.
E non posso dire di aver compreso cosa si stessero dicendo ma li ho visti camminare insieme, attendersi, guardarsi.
In totale confidenza e con una certa armonia d’intenti, ne sono sicura.
A volte non è neppure necessario parlarsi, taluni sanno comunicare in maniera perfetta senza bisogno di parole.
E c’erano i tetti, c’era il cielo chiaro, c’era tutta quella gente, in Spianata Castelletto.
E loro, loro erano in due.
Circonvallazione a Monte: guardando i tetti
Vi porto ancora per le strade del mio quartiere, a guardare i tetti, in questa stagione dolce le prospettive sanno essere incantevoli.
Così era, appena una settimana fa in Corso Firenze: chiarore di cielo azzurro e neve sui monti in lontananza.
E come vi ho già raccontato, in questa città di strade in salita che si inerpicano sinuose, i tetti dei palazzi delle vie sottostanti terminano in corrispondenza delle strade della Circonvallazione e così da Corso Firenze si vedono gli ultimi piani degli edifici di Via Pertinace.
E scalette, piante, terrazzini.
E tende per riposarsi all’ombra.
Rampicanti e quei colori cari a noi genovesi, bianco e rosso della Croce di San Giorgio.
Sventola nel cielo fresco di marzo la bandiera di Genova accanto al simbolo della Superba.
Disegni nell’aria e in lontananza la modernità.
E geometrie, castelli ed edifici ottocenteschi.
Ancora, su Ponte Caffaro.
Ringhiere, vasetti, gradini, bellezza vera sospesa lassù.
E più oltre, sulla sommità dei palazzi che si affacciano sul percorso della funicolare Sant’Anna, altre armonie di un altro tempo.
Tutti gli indizi della primavera, andando verso la spianata.
Un tettuccio, piante rigogliose, muri dai colori caldi.
E ancora foglie rosse, alberi, contrasti di Genova.
Una sdraio per riposarsi al sole, una palma e tantissimi vasi, vasi di coccio che ospitano la vita.
Camminando per le strade del mio quartiere.
Guardando i tetti e le prospettive della Superba.
Circonvallazione a Monte: tetti, scale e passerelle
Torno a scrivere del mio quartiere, torno alle cronache della città in salita.
In Circonvallazione a Monte si susseguono i corsi ottocenteschi, ancora adesso conservano lo stile che si volle imprimere al quartiere.
E così io scendo dai miei bricchi e spesso percorro questo tratto di Corso Firenze.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
Oltre la ringhiera c’è uno dei soliti saliscendi della mia Genova, al di sotto di essa ecco i palazzi di Via Pertinace.
E una delle scale che collega le due strade, una delle magnifiche vertigini della Superba.
Nella città che si arrampica sulle alture, tra curve a gomito e salite, accade che i tetti di Via Pertinace siano esattamente all’altezza di Corso Firenze e così, percorrendo questa strada, i tetti fanno da scenario all’orizzonte.
Tra il resto ieri mattina ho anche veduto la neve che imbianca le montagne.
Nella città in salita c’è una soluzione per ogni difficoltà e gli edifici di questa zona hanno una particolarità: certi palazzi situati nei corsi sottostanti sono dotati di due ingressi, un portone al piano strada e un’uscita dal tetto, tramite l’utilizzo di scale e passerelle.
Noi qui ci siamo abituati ma è evidente che nei luoghi di pianura nessuno esce di casa passando dal tetto: quelli di Genova invece sì.
Un passaggio proteso sull’azzurro.
Ed io ho da sempre un debole per la ringhiera di questa passerella, la sua armoniosa struttura corrisponde in pieno al mio ideale di bellezza.
E poi ancora, eccoci in Spianata Castelletto, da qui si gode di un’incantevole vista sui tetti di Genova.
E anche qui salite, discese e passerelle.
E poi, come vi ho detto, si va a casa passando per il tetto.
Questa particolare passerella l’ho percorsa un’infinità di volte perché in quel palazzo abitavano amici cari della mia famiglia.
Io che soffro di vertigini ricordo che da piccola mi tremavano un po’ le ginocchia!
Si sta sospesi, lassù, a destra si scorge l’inconfondibile profilo dell’ascensore di Castelletto.
E poi abbaini, ardesie e cielo azzurro.
E ancora scale, muretti e gradini percorsi infinite volte.
E ancora oltre, imbocchiamo Corso Paganini e ancora troviamo scalini, ringhiere e su e giù, così è Genova.
E fili da stendere, fiori e ancora passerelle.
E tetti, sono i tetti della sottostante Via Caffaro.

In cima alla via due lunghe scalinate conducono fin quassù, si inerpicano sui due lati ed entrambe sboccano su Ponte Caffaro.
Eccola Via Caffaro e la sua prospettiva infinita.
E a dire il vero dovrei contare tutti quei gradini, non l’ho mai fatto!
Superato il ponte ancora altre passerelle.
E scale, scale, scale.
E foglioline che si arrampicano e colori dell’autunno della Superba.
Un continuo saliscendi, una particolarità di questo quartiere.
Tetti, scale e passerelle di Circonvallazione a Monte.
Finestre della Superba
Certe finestre torno sempre a cercarle, come fa il sole, il sole invade i vetri, li illumina e li rischiara.
Accade, sulle mie finestre.
Dalle parti di Porta Soprana, ad esempio.
Molteplici specchi riflettono i particolari della Chiesa del Gesù.
E marmi e cielo azzurro.
E se qualcuno le aprisse queste finestre?
Ho l’impressione che il cielo colerebbe giù, come acqua, come liquido, come pittura incantata.
Le finestre che piacciono a me si aprono su caruggi in ombra, a volte.
Si spalancano su altre finestre.
E altri respiri, vite, progetti e desideri.
Le finestre di Piazza delle Scuole Pie sanno essere una magia rara di caruggi.
Per questa ragione torno sempre a guardarle, le mie finestre.
Troverò, un giorno o l’altro, quella luce sul vetro.
Effimera e passeggera, non occorre neanche inseguirlo il sole in certi vicoli.
Aspetta, arriverà.
E svelerà un cartiglio e il profilo della chiesa.
Luce.
Davanti a certe finestre siedono piccoli custodi e sventola il tricolore.
E poi li rivedi, quei paffuti bambini, nella solita evanescenza di un riflesso.
Alcune finestre, invece, sono racchiuse nelle geometrie di una ringhiera, insolita cornice di persiane chiuse.
Altre ancora, nella Superba, sono protette da grate.
E tuttavia nessuno può fermare il sole e i suoi incantesimi.
E allora vedi alberi, cielo, foglie e altre case.
All’improvviso.
Tu aspetta, accadrà.
Certe finestre torno sempre a cercarle.
Tra caruggi e madonnette, cupole e campanili, in certi semplici e tortuosi vicoli.
In Via dei Conservatori del Mare.
Ritorno.
Sempre.
A guardare la Superba che si rispecchia in una finestra.
Destino
Sensazione meravigliosa.
Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e ormai inequivocabile, e direzione certa.
Il tempo interminabile dell’avvicinamento. Quell’accostarsi. Si vorrebbe che non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’emozione: senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo.
Qualunque sia, il destino.
Alessandro Baricco – Oceano Mare
Piazza Corvetto, guardando i tetti
Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.
E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.
Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.
E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.
Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.
E poi ringhiere, campanili, torri e il Teatro Carlo Felice.
Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.
E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.
Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.
E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.
Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.
Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.
Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.
Don Paolo: gelati e granite in Spianata Castelletto
Questo è un posto che non avrebbe neanche bisogno di presentazioni, tutti a Genova conoscono la Gelateria Siciliana di Don Paolo.
Si trova in Spianata Castelletto dove i genovesi e i turisti vanno volentieri a passeggiare e ad ammirare il panorama mozzafiato della Superba.
Questa gelateria è qui dagli anni ’80 e nelle sere d’estate c’è la coda fuori, il servizio però è efficiente e veloce, c’è anche la possibilità di accomodarsi ad uno dei tavolini all’aperto.
Specialità siciliane e deliziose torte gelato.
E naturalmente non mancano le cassate, è inutile che ve lo dica!
E invitanti cannoli, una vera bontà.
C’è un’ampia scelta di gusti, troverete i freschi frutti e le creme golose.
E in questo caso io ho le idee chiare: prediligo il pistacchio, è una mia debolezza.
E mi piace tantissimo il gelato alla cassata, qui lo fanno a regola d’arte.
Questa piccola gelateria è nei ricordi della mia adolescenza.
Siamo sempre venuti qui e molti di noi continuano a farlo, è una piacevole tradizione estiva che viene sempre rispettata.
Una coppetta colorata, la bella stagione che sboccia.
Don Paolo è celebre soprattutto per una delle sue specialità siciliane: la granita.
Eh, qua le cose si complicano, cari amici!
I gusti sono tantissimi: tra gli altri cioccolato e sottobosco, melone, pesca e anguria, more e gelsi, menta e cocco.
Con panna o senza?
La mia scelta cade spesso sulla mandorla oppure sulla fragola.
E anche la granita al pistacchio è ottima!
E poi potete cercare l’aria che vi batte sul viso, mentre i raggi del sole virano all’orizzonte.
Godetevi una passeggiata ammirando le bellezze di Genova: i tetti, le ardesie, le dimore nobiliari, il confine del mare.
L’incantevole bellezza del panorama ve la regala la Superba, la dolce bontà è tutta in un bicchierino, è una fresca granita di Don Paolo.

























































































