Da Castelletto a Borgo Incrociati, un mugugno sul giornale

Era il mese di luglio del 1921.
L’aria era calda, le serate scorrevano nella languida dolcezza dell’estate e tuttavia in un certo quartiere serpeggiava lo scontento.
Basta, non si poteva andare avanti in questa maniera, un nutrito gruppetto di solerti cittadini pensò che fosse giunto il momento di farsi le sue ragioni.
E così gli abitanti di Castelletto si riunirono e muniti di carta e penna scrissero una bella lettera a un celebre quotidiano cittadino, Il Lavoro, su quelle pagine appaiono spesso mugugni e lamentele dei genovesi.
A chiare lettere misero nero su bianco la questione: tutto quel trambusto in Spianata Castelletto era inconcepibile.

Spianata Castelletto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E non era la prima volta che accadeva: ogni anno per la festa della Madonna sempre la stessa storia!
La solita gente del solito comitato aveva di nuovo allestito quella fiera da villaggio: giostre, baracconi e tiro a segno, la faccenda non era più tollerabile.
Forse i membri del Comitato vorrebbero persino essere ricordati con dei busti da apporre nelle aiuole della Spianata? Per carità!
No, una fiera del genere non si potrebbe sopportare neppure a Borgo Incrociati, così scrissero i seccati abitanti della zona.

Spianata Castelletto

Ora, naturalmente il giornale era letto in tutta la città.
Così al giornale giunse una nuova, bella letterina, questa volta ne erano autori quelli di Borgo Incrociati, giustamente scocciatissimi per essere stati chiamati in causa da quelli di Castelletto.
Lor signor non vogliono i baracconi?
E davvero pensano che questi sarebbero adatti a una zona come il Borgo?Borgo Incrociati (2)

Arriva nelle ultime righe la stoccata finale ed è un colpo di fioretto ben piazzato!
Infatti i mittenti della lettera sottolineano che se quei gentiluomini la pensano in questa maniera è perché quelli di Borgo Incrociati sono dei lavoratori e nessuno di loro si sognerebbe mai di protestare contro questi baracconi impedendo così ad altri di guadagnarsi onestamente il pane.
Fine della questione, un caro saluto al direttore dagli assidui di Borgo Incrociati.
Non so se poi la faccenda abbia avuto un ulteriore seguito, nei quotidiani dei giorni seguenti non ho trovato altre lettere relative alla questione, sarebbe interessante consultare il giornale negli anni successivi.
Una lettera a un giornale sa restituire inediti frammenti di quotidiano, questo battibecco tra cittadini mi ha strappato un sorriso, mi sono figurata queste persone che si riuniscono per far sentire la loro voce.
E una cosa è certa: baracconi, tiro a segno e giostre?
Francamente non riesco a immaginarmeli né in Spianata Castelletto né a Borgo Incrociati!

Borgo Incrociati

Un terrazzino sopra Via San Luca

Accadde un po’ di tempo fa: ero sulla terrazza panoramica del Museo di Palazzo Spinola di Pellicceria.
E lì di fronte c’è un terrazzino.
Sapete, una di quelle meraviglie incastonate tra i tetti e l’azzurro del cielo.

Tetti di Genova (3)

Faccio una foto, la condivido su Twitter e scopro che questa è la casa di coloro che dispensano preziosi consigli sulla Superba: Genova4Tourist, dritte e bellezze per chi visita Genova direttamente da chi vive in città.
E ieri, sotto un sole scintillante, sono salita lassù.
E così oggi vi racconto Genova da quel terrazzino, è sempre un’emozione grande scoprire la Superba da un nuovo punto di vista.
Una scaletta, le geometrie spioventi del tetto, qualche gradino.

Tetti di Genova (4)

E ad ogni passo Genova si svela.

Tetti di Genova (5)

Guarda, ecco la celebre terrazza di Palazzo Spinola, è a breve distanza.

Tetti di Genova (5a)

Cielo azzurro, niente vento, il caldo d’inizio estate.

Tetti di Genova (6)

E i consueti stupori.
Da un palazzo all’altro, nella città vecchia, il panorama muta e ogni volta puoi scoprire nuove bellezze.
E vedi la linea del mare,  la vita di una città portuale, la curva della sopraelevata che si snoda tra le case alte.

Tetti di Genova (7)

Guarda lassù, i palazzi della Spianata e l’ascensore di Castelletto.

Tetti di Genova (8)

Mentre sbocciano i fiori e davanti a te si estendono gli splendori della Superba.

Tetti di Genova (9)

Ed è un continuo susseguirsi di campanili, finestrelle, altri terrazzi, il tempo di Genova sfiora il cielo.

Tetti di Genova (10)

E svetta maestosa la Torre degli Embriaci.

Tetti di Genova (11)

A sinistra dell’immagine si vede parzialmente la chiesa di San Luca, su tutto predomina la Cattedrale di San Lorenzo.

Tetti di Genova (12)

E poi persiane aperte ed abbaini.

Tetti di Genova (13)

Vicoli, caruggi e piazzette sono sotto di te.
Ed è proprio quella città, la sua poesia è in certe parole di Giorgio Caproni che amo sempre citare:

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria, scale.

Tetti di Genova (14)

E se hai un terrazzino come questo cosa fai?
Ci metti un tavolino, le sedie e ti lasci accarezzare dalla luce delle calde sere d’estate.

Tetti di Genova (15)

Tra comignoli, profili di caruggi ed ancora campanili.

Tetti di Genova (16)

E non potrai mai dire di aver veduto Genova se non hai ammirato la distesa dei suoi tetti, lo sanno bene i visitatori che salgono la scaletta che porta al terrazzino di Palazzo Rosso.

Tetti di Genova (17)

C’è un silenzio magico sopra San Luca, mentre osservo la città nella cornice della ringhiera.

Tetti di Genova (18)

Sono queste le armonie che svelano la sua identità, il suo spirito fiero, quella bellezza che dovremmo saper esaltare.

Tetti di Genova (19)

Cartoline da Genova, da un terrazzino sopra i tetti, in una mattina di giugno.

Tetti di Genova (19a)

E tutto attorno è un trionfo di fiori, piante e alberelli che respirano l’aria del mare.

Tetti di Genova (20)

Genova d’azzurro, di acqua e di cielo.
Si staglia candido il profilo di Palazzo San Giorgio, non lo avevo mai veduto da questa prospettiva.

Tetti di Genova (21)

E poi.
E poi, chiacchiere tra amici, ancora ardesia, estate e focaccia.
Lassù, sui tetti.

Tetti di Genova (26)

E petali che si aprono al sole e si dischiudono generosi.

Tetti di Genova (23)

Le campane suonano, i gabbiani si librano alti e un aereo sorvola la città.

Tetti di Genova (24)

Ringrazio gli amici che mi hanno ospitato, mi hanno regalato ancora nuove meraviglie.
Questa è la mia Genova, la città che amo, vorrei che tutti potessero vederla così.
Splendente, nella sua unicità.
Vera e Superba, da un terrazzino sopra Via San Luca.

Tetti di Genova (25)

La tenacia della vita

Non è poi così esigente e complicata, la vita.
È adattabile.
E nasce, ritorna.
Respira.
Semplice, nella sua incomprensibile complessità.
Le basta uno spruzzo di acqua piovana, un tiepido raggio di sole.
Un soffio d’aria.
E una fessura in un muricciolo, un appiglio al quale ancorarsi.
È così, testarda e tenace.
La vita.

Fiore

Uno spuntino in Corso Paganini

Su queste pagine scrivo sempre volentieri dei negozi che piacciono a me e oggi sentirete l’invitante fragranza delle cose buone di Genova.
Se abitate in Circonvallazione a Monte certo conoscerete questo posto ma anche per i visitatori si tratta di un indirizzo prezioso, da turisti una visita in Spianata Castelletto è quasi d’obbligo, da lassù si ammirano i tetti della Suberba.
A poca distanza, in Corso Paganini, ecco Lo Spuntino di Castelletto, meta perfetta per un’ottima merenda.

Lo Spuntino (2)

Delizie assortite per tutti i gusti, questo negozio di gastronomia fa parte del quartiere dalla metà degli anni ’80.

Lo Spuntino (3)

A dire il vero è rarissimo trovarlo vuoto, mentre aspettavo la farinata ho colto l’occasione per scattare qualche fotografia per voi.

Lo Spuntino (4)

Allo Spuntino, gradita consuetudine degli abitanti di questa zona.

Lo Spuntino (4a)

Gli orari sono questi e rappresentano un’ancora di salvezza per coloro che dopo il lavoro non hanno voglia di mettersi ai fornelli, il venerdì e il sabato trovate il negozio aperto più a lungo.

Lo Spuntino (5)

Uno sguardo alla vetrina: è un tripudio di torte salate dalla sfoglia impalpabile.

Lo Spuntino (7)

Qui si compra il pane, la pasta fresca e poi siamo a Genova, vuoi che manchi la focaccia?

Lo Spuntino (8)

E le focaccine? Certo, anche alla salvia!

Lo Spuntino (9)

E naturalmente c’è la focaccia con la cipolla oltre a tantissimi tipi di ottima pizza al taglio.

Lo Spuntino (10)

Lo Spuntino (16)

E poi le crostatine per una dolce merenda.

Lo Spuntino (11)

E una semplice bontà tipicamente ligure, il sublime castagnaccio disseminato di pinoli.

Lo Spuntino (12)

E tante, tantissime delizie caratteristiche di questa città, perfette per l’aperitivo o per una cenetta gustosa, ecco le frittelle di baccalà e la panissa fritta.

Lo Spuntino (13)

Lo Spuntino (14)

E non vorrai mica che manchino i frisceu? Figuriamoci!

Lo Spuntino (15)

Ancora le torte salate, difficile trovare le parole per descrivere la bellezza di una teglia con la torta di carciofi.

Lo Spuntino (17)

Se capitate a Castelletto tenete presente lo Spuntino di Corso Paganini, sono sicura che lo apprezzerete.
E siamo in Liguria, accanto alla pizzata trovate la focaccia al formaggio.

Lo Spuntino (18)

E finalmente dal forno, calda e fumante, è uscita la teglia con la farinata, parte di essa era con le cipolline.
Lo so, a volte le immagini parlano da sole, sarete d’accordo con me.
Buon appetito con le cose buone di Genova!

Lo Spuntino (19)

I soliti tipetti

Da queste parti, come sempre, si incontrano i soliti tipetti.
A dire il vero in certi casi si tratta di personalità di un certo riguardo, bisogna dirlo.

Uccello

E sapete? Tempo fa qui nei dintorni c’era un uccellino che cantava come un forsennato di mattino presto e a sera tarda, l’ho sentito cinguettare nel cuore della notte e non so proprio chi sia, naturalmente non mi è stato possibile vederlo, una sola cosa mi è chiara: non si tratta di una civetta, il suo canto è riconoscibile ed è ben diverso da quello del mio ciarliero vicino.
E comunque di tipi che cianciano ce ne sono sempre in abbondanza!
L’altro giorno ho sentito litigare, dove esserci in ballo una questione di un certo rilievo, mi si passi il termine, era un battibecco piuttosto vivace.
E insomma, ero sicura di aver identificato il colpevole!

Merlo

Lo scagiono immediatamente, lui proprio non c’entra nulla.
E d’altra parte in questo scorcio d’inverno è piacevole andarsene a zonzo, abbiamo giornate incantevoli.

Genova

Solo che certi trovano sempre una buona ragione per bisticciare, come sempre si trattava della solita ghenga di amici che gironzola da queste parti: vanno in giro tutti insieme, sempre.

Pappagalli

Uno deve essere il capo, lo si intuisce dal piglio con il quale si rivolge agli altri.

Pappagalli (3)

Insomma, questi qui in genere vanno d’accordo tra di loro.

Pappagalli (4)

In ogni caso non mi sembra gente con la quale questionare, ecco.

Pappagalli (2)

Preferisco gli animi pacifici, quelli che si fermano sulla ringhiera a guardare il mare.

Uccellino

E poi davvero, gennaio è gentile e fino ad oggi ha regalato giornate terse e luminose.
Alza lo sguardo verso l’alto e vedrai allegre bacche rosse, cielo azzurro e una bianca falce di luna.

Bacche

Così un paio di giorni fa, nel corso di una mia passeggiata, ho incontrato lui.
Eh, quando si dice l’eleganza!

Mimosa (2)

E mi ha stupita questo preludio di primavera, in Via Domenico Chiodo fioriscono profumate le mimose.

Mimosa

Così i soliti tipetti se ne vanno in giro, si posano sui rami, cincischiano, vanno in cerca di qualcosa di buono.

Uccellino (3)

E poi un soffio di vento, un raggio di sole che vira e un battito d’ali.
Arrivederci piccolo amico, ci vediamo presto!

Uccellino (2)

E intanto il mare luccica

A volte non servono le parole.
Le intese e le affinità sono costruite anche sui silenzi e sulle emozioni condivise, sulle frasi che non hai bisogno di pronunciare, ti basta pensarle.
Le parole, a volte, non sono davvero necessarie.
Ci sono già gli sguardi, i sorrisi, le mani che si intrecciano.
E intanto il mare luccica.

Spianata Castelletto

Ringhiere

Non sono tutte uguali le ringhiere.
Ognuna è una storia, una strada e un cammino.
Certe ringhiere, a Genova, confuse tra blu, turchese e vento.

Corso Italia

Ringhiere.
Un saliscendi, perfettamente parallelo alla linea dell’orizzonte.

Capo Santa Chiara

Ringhiere, finestre sul mio mondo.
E mettiti seduta per terra.
Guarda le case, i tetti, i corsi, la mia Genova.

Corso Firenze

Questa ringhiera di Corso Firenze a volte gioca con la luce.
E sono ombre che si riflettono a terra e intanto la strada scende giù, pare quasi incontrare il mare.

Corso Firenze (2)

Cornici, la città al di là della ringhiera.

Corso Firenze (3)

In autunno poi alcune inferriate si vestono di foglie rosse, diventano balconi e affacci spettacolari.
Certe ringhiere sono quiete attese, pause e silenzi.

Spianata Castelletto

E altre sono abbracci, parole e vicinanza.

Isola delle Chiatte

Alcune ringhiere paiono quasi scivolare via, si confondono nel chiarore della sera e tu non puoi far altro che seguirle.

Nervi

Io e te, pedala, giù dalla discesa.
Ci fermiamo qui?
Sì, dai.
Poi scendiamo giù nei caruggi.
Io e te e certe ringhiere.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E poi ancora vicoli, vasi di fiori e biciclette.

Piazza Don Gallo

E là, sulla Riviera di Levante, trovi ringhiere perfette per fermarti davanti al mare.

Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure

E altre ancora narrano di profumi del Mediterraneo, di pesci guizzanti e di piante assetate di luce.

Vernazza

Vernazza

Ringhiere, sui terrazzi dei caruggi, tra ardesia e cielo.Tetti

Corri.
Corri, respira profondamente.
Aria, aria, aria.
Fermati, c’è una panchina.
E una ringhiera, ancora.

Priaruggia

E poi certe ringhiere si snodano sopra gli scogli, tra te e l’infinito c’è soltanto un bagliore d’argento.

Priaruggia (2)

Certe ringhiere sono linee nette come pensieri innocenti.

Priaruggia (3)

Non sai nemmeno spiegarlo, sai solo che davanti a certe ringhiere devi fermarti e lasciare andare lo sguardo.
Oltre, lontano, al di là della ringhiera.

Spianata Castelletto (2)

Riflessi di grigio

In primavera, a volte.
In questi ultimi giorni c’è stata qualche nuvola su Genova e sulla Liguria, inevitabilmente è arrivata anche la pioggia.
Accade, a volte.
E poi è tutto labile e fugace, in breve tempo torna il sole a illuminare la città.
Quando piove puoi comunque cercare i riflessi di grigio, da qualche parte li troverai, sulle ardesie dei tetti o anche altrove.
Una ringhiera, un punto panoramico su Genova, si resta in attesa del sereno.
E si guarda, verso l’orizzonte e il mare.
Cerca i riflessi di grigio.
Li troverai lì, davanti all’ascensore di Castelletto.
In primavera, a volte.
Quando una pozzanghera diventa uno specchio.

Ascensore di Castelletto

Morbelli e altri dolci ricordi d’infanzia

Qualcuno ti dirà che adesso, al posto della storica pasticceria, c’è un supermercato.
Proprio là, in Piazza Goffredo Villa, all’angolo con Corso Paganini.
Guarda bene.
Davvero Morbelli non c’è più da così tanto tempo?
Guarda bene.
La vedi?
Prova a immaginare, magari vedrai anche te stessa bambina con il naso schiacciato contro le vetrine e gli occhi persi nei colori della glassa delle paste.
E il bignè rosa è da sempre il mio preferito, anche quello al cioccolato mi fa gola, invece il bignè alla nocciola ha una tinta troppo smorta per i miei gusti quindi lo lascio sempre nel cabaret, se lo mangino pure gli altri, io voglio quello rosa confetto.
E poi c’è il vassoio con i cavolini di Bruxelles, sono bianchi e leggeri come piccole avventurose mongolfiere, è quasi un peccato metterci le ditina dentro!
Vetrine trasparenti, profumo di zucchero e di infanzia.
E quando ero piccola avrei voluto sbirciare nel retro del negozio, ero certa che in quei luoghi inaccessibili si celassero meraviglie.
E sapete cosa mi colpiva?
La divisa, in qualche modo austera, delle commesse.
Commesse non è certo il termine giusto, loro per me erano delle fatine che conoscevano a menadito preziose formule magiche.
Ed eccomi ancora lì, sono più grande, sono negli anni dell’adolescenza.
E vado ad ordinare la pasta da pane per fare in casa la pizza.
Formule magiche, me lo ricordo come se fosse ieri, questi sono posti dei quali ha memoria chiunque sia cresciuto a Castelletto.

Spianata Castelletto

Poco più in là c’è una profumeria, in vetrina espone costosi cosmetici, pinze per i capelli con enormi fiori di stoffa, orecchini, collane e braccialetti.
E poi c’è quel profumo, il mio preferito: Anais Anais, una bottiglia bianca decorata con certi fiorellini dalle sfumature delicate.
E ci sono gli ombretti con il glitter, i rossetti, le matite per gli occhi e per il contorno labbra.
Io quei trucchi li vorrei tutti, naturalmente.
A breve distanza, in Corso Paganini, c’è un piccolo negozio di scarpe.
Ha un‘aria antica, a dire il vero vende più che altro calzature per attempate signore e pantofole di tutti i tipi, non si direbbe un posto tanto attraente per una ragazzina.
Eppure.
Eppure con la mamma ci vado da sempre.
Eppure ho comprato lì le mie prime Superga.
All’epoca non c’erano di tutti i colori come adesso, le ho prese blu ed ecru.
Eppure.
Vedo anche quello che non c’è più.
La cartoleria Gotelli, al suo posto adesso c’è un altro negozio.
Ai tempi delle elementari e delle medie andavamo là a comprare pennarelli e temperini, quaderni, penne e gomme profumate.
E le matite nella scatola di metallo.
E i libricini con le foto da ritagliare per le ricerche, ve li ricordate?
In anni recenti il caso mi ha fatto incontrare una delle commesse della Pasticceria Morbelli, ha ancora i capelli scuri, lo stesso sorriso e mi è parso di vederla ancora con la sua divisa dell’epoca.
Con la mia consueta faccia tosta sono andata a salutarla e lei ha detto che si ricordava di me, così abbiamo parlato dei bei tempi, delle vetrine della mia rimpianta pasticceria, di quel bancone con quelle delizie così invitanti e del pane in cassetta che compravo da loro.
Ho scordato di dirle che da sempre il bignè rosa è il mio preferito.

Corso Firenze, un fatto increscioso di diversi anni fa

Questo è un fatto increscioso che capitò diversi anni fa, nel lontano 1925, ne fu protagonista una giovane donna di nome Maria.
Lei era una ventenne, alta, bionda, longilinea, non le mancava una certa grazia.
E insomma, oltre a tutto ciò la signorina aveva anche buone referenze, era già stata a servizio per ben due anni e grazie a questo trovò un buon lavoro come domestica presso la casa di uno stimato professionista, l’avvocato Francesco che abitava in Circonvallazione a Monte, ad essere precisi in Corso Firenze.
E così Maria con il suo buon carattere e la sua affabilità si conquistò l’incondizionata fiducia dei padroni di casa, ben presto si affezionarono a lei.
E infine giunse quel giorno d’autunno nel quale si verificò il fattaccio narrato dai giornali dell’epoca, io ho letto questa notizia su Il Lavoro.
E dunque, forse il clima era mite, l’avvocato e la sua signora se  ne uscirono per il passeggio lungo i corsi del quartiere, se ne saranno andati in Spianata, immagino.

Spianata Castelletto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E in casa rimasero la cuoca, un’altra domestica e i bambini della coppia.
E Maria, naturalmente.
La ragazza si mosse con circospezione, senza dare nell’occhio ed evitando di suscitare curiosità piano piano aprì la porta della stanza.
E forse ci sarà stato uno di quei pesanti armadi di legno scuro, mia nonna ne aveva uno proprio così.
Maria spalancò le ante e con le sue dita sottili svelta sfilò da una gruccia un abito di seta nera prezioso ed impalpabile, poi prese ancora un altro vestito di seta, questa volta bianco e candido.
Prelevò anche altri oggetti tra i quali un servizio d’argentone, mise ai polsi alcuni braccialetti d’oro, quindi indossò una mantella di raso nero e posò sul suo capo un fastoso cappellino all’ultima moda.
E così vestita, con addosso gli abiti della sua padrona, si dileguò dall’appartamento di Corso Firenze, lasciando in quella stanza la sua consunta valigia con dentro il suo vecchio cappotto.
E naturalmente l’avvocato e la sua consorte rimasero attoniti e stupefatti, c’è da comprenderli!
Non so dirvi se poi Maria sia stata rintracciata e punita per il suo deprecabile misfatto certamente dettato da frivola vanità.
I giornali diedero una dettagliata descrizione di lei, non mancando di rimarcare un suo difetto fisico che poteva renderla facilmente riconoscibile.
Io l’ho immaginata mentre lascia quella casa e si avvia verso il suo destino, vestita di tutto punto come usavano fare le signore di quella buona società alla quale Maria avrebbe voluto appartenere.

Corso Firenze

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri