Vico della Pece, un caruggio per gli antichi calafati

Se verrete a Genova, forse nessuno vi porterà in Vico della Pece.
Vi ci porto io, vi porto in questo caruggio che unisce Piazza degli Embriaci a Vico dietro il Coro di San Cosimo.
E no, certo non si vedono turisti con la cartina in mano in cerca di Vico della Pece ma io  vorrei che tutti i genovesi lo conoscessero.

Questa è la nostra città, una città di mare e al mare sono legati alcuni antichi mestieri ed usanze.
La pece veniva usata dai calafati per impermeabilizzare gli scafi delle navi e qui, in questa zona, i calafati avevano i loro depositi del prezioso materiale.
No, non li troverete più ai giorni nostri, è trascorso così tanto tempo da allora!
Ma quando sarete in Piazza Embriaci, alzate lo sguardo vero gli archetti sul muro di Vico della Pece.

E lì, in questo stretto caruggio un po’ ombroso, un arco si tende tra i palazzi.

Percorrete il vicolo fino in fondo e poi voltatevi indietro verso quei muri che hanno veduto il nostro passato.
Li sentite anche voi? Potete sentire le voci degli antichi calafati che risuonano nel vicolo? Vengono su dal porto, da quelle rive bagnate dal mare, vengono da Sottoripa e dalla Raibetta, vengono ai loro depositi.

Questi muri parlano di un tempo che non è più.

Un tempo che si ostina ad esistere, sebbene molti di noi non facciano che ignorarlo.

Questi muri parlano di  ore e minuti trascorsi in un tempo distante a noi sconosciuto eppure non ancora perduto.

E potete soffermarvi davanti a queste pietre e  porvi domande a non finire, domande senza risposta, di fronte a quel portone.
Un arco a tutto sesto, in Vico della Pece.
Chi avrà varcato quella porta?
Forse un crociato, un mercante o un uomo di mare.
Forse una fanciulla di belle speranze destinata a essere moglie e madre o una monaca devota.
Forse un traditore o uno che si distinse per il suo valore, forse uno che possedeva molti schiavi.
Un servo, una lavandaia, un bambino con le ginocchia sbucciate.
Una nobildonna e la sua dama di compagnia.
Infinite sono le vite, ad alcuni è dato di lasciare traccia di sé nella storia dell’umanità, ma la storia è fatta anche di tante vite a noi ignote, tanti tasselli che compongono un mosaico.

Forse un giorno verrete anche voi in Vico della Pece, dove lavoravano gli antichi calafati.
E quel giorno anche voi vedrete tutto questo sui suoi muri.

23 pensieri riguardo “Vico della Pece, un caruggio per gli antichi calafati

  1. Oh Miss, ma che bel post! ma lo sai che dei calafati non avevo mai sentito parlare? Quanto mi piacerebbe però sentir parlare questi muri, queste pietre! E penso proprio che nessuno mai mi porterebbe in vico della pece se non te! Grazie! Bacioni!

  2. Non so se avrò davvero mai modo di vistare questo Vico, cara Miss, ma averlo già perlustrato a braccetto con te è stato un vero piacere. Miiii troppe cose ci saranno da vedere, venendo a Genova!
    Ovvio…non parlavo dell’Acquario nè!?
    Baciotto Susanna

  3. Ecco vedi, cosi tante volte in piazza degli embriaci senza mai soffer,armi su vico della pece!! Grazie cara per regalarmi piccoli tesori della mia citta’

  4. Il tuo modo di raccontare la tua città è sempre a dir poco meraviglioso.
    Devo organizzarmi, prendere un treno e venire da te.

  5. “Questi muri parlano di ore e minuti trascorsi in un tempo distante a noi sconosciuto eppure non ancora perduto” e questo anche grazie alla tua paziente, minuziosa e poetica ricerca! <3

  6. Miss, un tempo, la Pace era importante, ma per una Repubblica Marinara importantissima era pure la Pece, non solo per calafatare le imbarcazioni, ma anche per versarla addosso al nemico in caso di assedio…

  7. ciao Miss, grazie della condivisione!

    aggiungo che Vico Della Pece è un’importante ambientazione del libro “La bocca del Lupo” di Remigio Zena, autore Genovese di fine ‘800-primi del ‘900.

    un saluto, Walter

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