Le albicocche del Fulvio

L’albicocca, uno dei frutti di stagione più dolci e succosi.
Un frutto color del sole che sa di estate e di caldo.
E per me le albicocche sono legate ad alcuni ricordi del passato, a quando si andava a raccogliere le albicocche dal Fulvio.
Ve lo presento, il Fulvio.
Abitava nel paese della riviera di ponente dove trascorrevo le vacanze, un posto che per me è sinonimo di nostalgia.
Sono anni che non ci vado, ma ricordo luoghi e persone come se li avessi veduti ieri.
Il Fulvio era davvero un personaggio, se ne andava in giro per il paese in bicicletta e aveva sempre un’abbronzatura da fare invidia, era scuro all’inverosimile.
Eh, quando stai sotto il sole tutto il giorno quello è il risultato!
Il Fulvio era un tipo piuttosto corpulento, aveva una pancia di tutto rispetto.
E il suo look estivo era sempre il medesimo: canottiera bianca, calzoncini blu e ciabatte da mare.
Il Fulvio aveva una barca e quando remava lo faceva con un vigore indescrivibile.
Eh, io a remare non sono mai stata tanto brava, però mi piaceva molto andare in pedalò, anche se ogni tanto mi scappava il pedale che mi andava a battere inesorabilmente sulla tibia, che male!
Il Fulvio era parte integrante del paesaggio, incontrare lui significava che erano iniziate le vacanze e che da lì in poi ogni giornata sarebbe stata di spiaggia e di scogli, di creme solari e di gelati.
Il Fulvio, ovviamente, era un pescatore, c’è bisogno di dirlo?
E come molte persone che abitano nei paesi della riviera aveva un orto.
Così quand’ero piccola andavo con i miei genitori a prendere le albicocche dal Fulvio.
Io mi ricordo gli alberi e lui che raccoglieva la frutta.
E mi ricordo che le staccavo anch’io dai rami.

Oh, ma non si prendevano solo le albicocche, no!
Quando si andava dal Fulvio si tornava a casa con cassette piene dei doni della terra, c’erano il basilico e il radicchio, i pomodori della riviera e i fiori di zucchini destinati a finire in padella.
Ed ero piccola, una bambina, eppure mi ricordo tutto.
Il Fulvio aveva anche un’altra attività.
In quel paese c’è un ponte che passa sopra la foce di un fiume ed è poco distante da quella che un tempo era la mia casa.
La strada scende e lì sotto c’è una scaletta che termina in uno slargo.
Verso sera lo trovavi lì, il Fulvio.
Aveva una roulotte.
Un ombrellone, qualche tavolino, le sedie bianche.
Ed ero più grande, la sera uscivo già da sola, sapete?
E andavamo sempre lì, dal Fulvio.
Oh, sì! Andavamo a mangiare l’hot dog e le patatine fritte, venivano servite in una vaschetta di plastica bianca, con il ketch up o la maionese, a seconda dei gusti.
E poi dal Fulvio si andava a dissetarsi con la più sublime delle delizie estive: la pateca.
La pateca, è così che chiamiamo l’anguria da queste parti, lo scrivo a beneficio dei foresti che probabilmente lo ignorano.
Eh, c’erano frotte di turisti dal Fulvio!
E io mi ricordo biondissimi bambini teutonici che affondavano la bocca in quelle fette d’anguria rosse ed acquose, cosa può esserci di più buono?
Il mare d’estate, questi sono i miei ricordi.
E no, davvero non so se ancora si vada a ritemprarsi a quei tavolini.
E neanche so se il Fulvio venda ancora le sue dolci albicocche, le più buone che abbia mai mangiato.
E non voglio neppure saperlo, intanto nella mia mente rimane tutto com’era un tempo.
La roulotte, il pedalò, l’orto.
Credevo che sarei andata in quella casa per tutta vita, non è stato così.
Ma è luglio, è estate.
La casa è antica, ha i soffitti altissimi, non fa tanto caldo in queste stanze.
E c’è una chaise longue con i cuscini rossi, mi siedo sempre lì a leggere le riviste.
Le compra mia zia, tutte le settimane prende “Bella”.
E siamo in tanti, per farsi la doccia bisogna aspettare il proprio turno.
E sì, c’è la sabbia in corridoio, ora lo so che mi sgrideranno perché ho lasciato la scia!
E di là, in cucina, ci sono mia mamma e le mie zie che cucinano, mia sorella apparecchia la tavola in sala.
E c’è la cassetta, la cassetta piena di albicocche.
Lo zio affetta il salame, mio papà porta su le bottiglie dell’acqua.
E si sentono le macchine che passano sull’Aurelia.
E si sentono delle voci.
E il nostro portone ha un battente, tutti quelli che passano lo sollevano e picchiano almeno un paio di volte.
E allora mi alzo, vado a vedere chi è, magari non è un turista, ma davvero qualcuno che cerca noi.
Apro la finestra e scopro che si tratta di un bambino tedesco, come al solito.
Ed è in quell’istante che lo vedo.
Nei colori del tramonto di una sera d’estate, mentre il vento smuove le foglie degli eucalipti.
E’ lui, il Fulvio.
Sta passando in bicicletta, in ciabatte, calzoncini blu e canottiera.
Come sempre è stato.

33 pensieri riguardo “Le albicocche del Fulvio

  1. Ricordi indimenticabili e carichi di nostalgia…ah le vacanze di ragazzine con i genitori…. Mi hai ricordato un altro personaggio simile al Fulvio. Non ricordo come si chiamasse, era francese. Durante le vacanze in Corsica in campeggio, passava di prima mattina lungo i viali ed esclamava “croissants au chocolat!”. Mi sembra di sentire ancora la sua voce soave accompagnata da un profumo invitante di brioche appena sfornate. Ed io, via giù dalla brandina con gli spiccioli in mano…
    Ah, che bello!
    bacione grande Miss.

    1. E sono sicura che ti ricordi tutto dell’uomo dei croissants: la voce, la gestualità e altri dettagli legati a lui e a quel posto.
      E sono anche certa che ripensare a lui ti fa tornare un po’ bambina, vero Sabry?
      Un bacino!

  2. I ricordi di bambina restano e s’ammantano di magia. Anch’io ricordo come un sogno le estati passate a Fontanigorda: mi sembrava di essere grande perchè mi mandavano con un pentolino a prendere il latte da uno che aveva le mucche. Un senso indicibile di libertà per una bimba di città…
    Pensa un po’ se ci mandassero adesso? con tutte quelle mosche e quel buon effluvio animale…
    Sempre lirica e bravissima, Jessica!

    1. Che piccola grande conquista andare da sola con il pentolino, vero Rita?
      Quando si è piccoli tutto è scoperta e meraviglia, quando poi si cresce è bello saper ricordare quei momenti.
      Un bacione cara amica mia.

  3. Cara Miss, hai talento nel raccontare… sembra di vedere i colori, fiutare gli odori leggendo le tue parole, ci immergi nella scena.
    Grazie per come riesci a condividere emozioni e sensazioni!

  4. Va bene, mi hai rubato il post sulle albicocche che io e la mia socia avevamo preparato ma per questo ti perdono, lo rimando all’estate prossima, anche perchè è il frutto preferito di topomarito…. ma non ti perdono il fatto che mi hai fatto commuovere! Aaaaaah! Si Miss, non so cosa dirti mi hai commossa! Hai scritto un post bellissimo! Ti faccio tanti, tanti complimenti. Ma sarò stupida? Non so, ho pensato a quand’ero topina e tante altre cose…. boh! Stasera sono sensibbbbile!

    1. Eh no, tesoro…le mie albicocche non sono le tue, il post devi metterlo, mi raccomando.
      E lo sapevo che ti avrei fatto commuovere e sai, credo che sia normale che tu abbia ripensato alla tua infanza, non mi sarei aspettata nulla di diverso.
      Un bacino.

      1. Miss sei stata davvero bravissima, sei una scrittrice! p.s.= Ma lo sai che ho scritto a wordpress e ho avuto problemi anche a mandare il mio sos???!!! Non è possibile! ma poi ce l’ho fatta. Un grazie anche per questo Missorellina!

  5. Miss dalla penna magica, stasera eri particolarmente ispirata! Ricordi delicati pieni di dolcezza per un passato che tutte noi ogni tanto vorremmo tornare a sbirciare… Veramente bello! Bacioni

    1. Grazie Simone, ho grandissima stima di te e ogni tuo apprezzamento mi fa davvero piacere.
      E sai, per me non è sempre facile scrivere di me stessa, questa volta non lo è stato, anche se ho scritto così, di getto e con il cuore rivolto al passato.

  6. Dividere i tuoi vividi ricordi con noi Miss Fletcher è una cosa meravigliosa! Grazie. Riesco a percepire sapori e profumi, sei bravissima anche in questo, caspita se lo sei!
    E mi hai comunicato tante piacevolissime emozioni. Ma ora addento una carnosa albicocca fresca ed arancione: ah potere della pubblicità subliminale…confessa!
    Bacetto Susanna

  7. Forte Fulvio!
    Nel mio paese c’era un tipo simile, c’è ancora a dire il vero, e io ogni volta che ci vado passo anche da lui a prendermi l’hot dog. Il mio Fulvio si chiama Nazario 😀

  8. Che invidia… io non ho ricordi così… solo le mie ginocchia sbucciate, mia madre che non amava fare le vacanze con i nonni e la bottiglia di vetro che portavamo dall’uomo di fronte che la riempiva direttamente con il latte della mucca, già direttamente munta nella bottiglia…

  9. Uno splendido racconto breve, un gioiellino degno di figurare tra i migliori della nostra letteratura modena! <3

  10. sei sempre tanto dolce quando ti racconti, bambina… chissà, forse meno delle albicocche del Fulvio, ma sicuramente più di quelle che si “colgono” all’esselunga, almeno quella che frequento io…
    complimenti, Miss, è stato proprio un bel leggere!

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