La dolcezza di Sant’Anna

Ritornando a scoprire Genova antica ritroviamo le tracce e le preziose testimonianze che ancora raccontano il nostro passato.
Si svela così in tutta la sua bellezza un marmo pregiato nel quale abili mani d’artista hanno scolpito la figura di Sant’Anna che stringe tra le braccia Maria con il Bambino, ai loro piedi c’è un frate raccolto in preghiera.
L’opera risale al lontano 1456 ed era un tempo collocata in Piazza Sant’Anna e con tutta probabilità proveniva dalla demolita Chiesa di San Francesco di Castelletto.
Tali notizie si apprendono dalla didascalia posta accanto alla scultura attualmente esposta negli spazi della Chiesa di Sant’Agostino e parte dell’immenso patrimonio conservato al Museo di Sant’Agostino.
È dolce e solenne Sant’Anna mentre stringe a sé la Madonna e il piccolo Gesù.

Sorride materna la giovane Maria accanto a suo Figlio.

E il frate devoto ripete le sue accorate preghiere.

L’edicola, così riccamente scolpita, comprende anche un tondo con il trigramma di Cristo.

Candida, armoniosa e così leggiadra, sfiorata dalla luce e dall’ombra, questa è a magnifica edicola di Sant’Anna che ancora oggi possiamo ammirare al Museo di Sant’Agostino dove è amorevolmente custodita.

In campagna

Un giorno di un tempo lontano in campagna e un istante fermato in una piccola fotografia che restituisce intatta l’atmosfera bucolica di un luogo silenzioso e accogliente, pare quasi di sentire il profumo di paglia, di legna e di bosco.
È un semplice ritratto di famiglia per ricordare ore felici e spensierate.
La giovane donna ritta in piedi alle spalle dei bambini sorride rassicurante, non ha rinunciato a una certa inconfondibile eleganza in voga all’epoca.

I piccoletti stanno lì, buoni e bravi, in posa per la fotografia.
Il bimbetto, a dire il vero, sembra più impaziente di andarsene via a giocare in questo posto colmo di stupori.

Che dolcezza la campagna!
E così si sorride, con benevolenza, in questo frammento di autentica serenità.
Sempre con un certo stile, i gentiluomini portano giacca, panciotti e cravatta e per le signore vanno di moda i cappelli favolosi così se ne fa sfoggio con una certa disinvoltura.
E così ecco lei, con il vitino di vespa e la camiciola elegante, il suo cappello sembra di paglia e ha un grande fiocco scuro davanti, un magnifico vezzo femminile!

E poi riccioli, fiorellini in boccio, un candore insuperabile per affrontare la calura estiva.

Il bambino vestito alla marinara ha il suo bel cappello pure lui, quello della bimbetta ha un grande fiocco chiaro sotto il quale la piccina svela il tipico broncio infantile.

Era un tempo felice, un tempo di sorrisi e di ricordi, nella quiete della campagna.

Giorni d’estate al Lido d’Albaro

Erano giorni d’estate nella cornice dell’esclusivo Lido d’Albaro.
Nel chiarore di un secolo nuovo così sbocciava la bella stagione genovese con le sue lusinghe sulla riva del mare.
Inaugurato nel 1908, il Lido d’Albaro è una meta cittadina di élite, ecco così le signore e signorine con gli abiti fruscianti e i cappelli ampi per ripararsi dal sole.

C’è chi raggiunge con tutto agio la suggestiva grotta.

Taluni invece preferiscono lasciarsi cullare dal dondolio gentile delle onde.

È dolce l’estate al Lido d’Albaro, ognuno può trovare la propria dimensione perfetta.
La terrazza, la luce brillante, la confortevole brezza salmastra, il tempo dello svago e del riposo.

Una raffinata signorina in bianco se ne sta seduta ad ammirare il panorama, non le mancano l’ombrellino parasole e una certa romantica vaghezza nei modi.

Questo breve viaggio a ritroso nel tempo è avvenuto grazie ai dettagli di due belle cartoline della mia raccolta.
Entrambe sono opera dell’artista e acquarellista Aurelio Craffonara, le cartoline vennero realizzate da alcuni suoi dipinti all’inizio del ‘900 da Fratelli Benzo Editore di Alessandria.
Restituiscono così l’incantevole magia di un’atmosfera, la bellezza di una stagione marina nel levante della città.

Erano giorni d’estate e il tempo scorreva lieve al Lido d’Albaro.

Una cartolina per Rita

È una cartolina romantica indirizzata alla gentilissima signorina Rita e a scriverle, con un tutto il garbo del caso, è un certo Enrico che doveva avere molto a cuore la signorina Rita.
Siamo nel 1902 e il nostro Enrico con la sua bella calligrafia ringrazia Rita per la letterina che lei gli ha inviato (sapeste quanto mi piacerebbe leggerla!) e per le sue affettuose parole.
E dalle poche righe vergate dal mittente si comprende che un qualche ostacolo del quale nulla sappiamo si frappone tra i due ma il nostro rassicura comunque Rita dicendole che la attenderà ansiosamente.
Nel mentre le invia questa deliziosa cartolina, un autentico capolavoro di romanticismo, con questo cuore imbrigliato nel nastro e trattenuto da quello che sembra un piccolo Cupido.
Credo che la signorina Rita abbia conservato questa cartolina tra le sue cose belle e care, fino a quando poi il tempo implacabile ha separato lei dalle parole scritte da Enrico e dagli arzigogoli di una calligrafia antica.
Oggi conservo io la cartolina che Enrico spedì a Rita, nei giorni dei dolci romanticismi.

Le ragazze di Nervi

Le ragazze di Nervi erano giovani, gioiose e spensierate e a Nervi facevano le bagnanti.
E così si mettevano sedute su quegli scogli che scoscesi giungono in mare, le ragazze di Nervi forse erano anche provette nuotatrici e si dilettavano nei tuffi tra le onde frizzanti.
Costumi scuri, cappellini bianchi per ripararsi dal sole e capelli corti secondo la moda del tempo.
E quei sorrisi aperti e radiosi.
Le ragazze di Nervi si distinguevano per la loro straordinaria semplicità e per questa disarmante naturalezza.

In questa foto una di loro è poco più che una ragazzina e ride divertita con il suo cappellino messo per traverso.
Un’altra ragazza sfoggia poi due lunghe trecce, un bel sollievo contro la calura.
Le ragazze di Nervi vissero giorni felici su quella scogliera.

L’onda poi passa, scorre il tempo e fugge via.
La piccola fotografia appartiene a una serie di fotografie scattate a Nervi tra il 1929 e il 1930, in stagioni che per queste ragazze furono dolci ricordi, io ho il privilegio di custodirle come tesoro prezioso di un tempo felice.
Era estate, spirava un vento gentile e l’orizzonte era carico di promesse.
E sullo scoglio c’erano loro: le ragazze di Nervi.

Ancora alla spiaggia

Ancora alla spiaggia, tutti insieme, felici e senza pensieri.
Come ogni estate, vestite di scuro, con i capelli raccolti e questa grazia imperscrutabile.
Amiche, sorelle, donne di un tempo diverso.

Con i cappellini bianchi per ripararsi dal sole e con i costumi a righe, secondo la moda dell’epoca.
Sullo sfondo a sinistra si nota poi una piccola peste, è un bambinetto che porta un costume monospalla.
Tiene la testa un po’ inclinata e osserva quasi distratto verso la donna che si nota al centro, in secondo piano.
Lei, di rimando, pare guardarlo con l’espressione severa e ammonitrice e questo scambio di sguardi vale più di mille parole.

Sa essere dolce il tempo alla spiaggia per grandi e piccini, lo sanno i provetti nuotatori e quelli che aspettano l’estate per esibirsi in tuffi spericolati.

E anche alla spiaggia non si rinuncia ai vezzi dell’eleganza che sono sempre accompagnati al garbo dei modi.
Un sorriso accennato, un’espressione quasi imbronciata, un frammento di un’estate lontana.

Tutti loro sono ritratti in una piccola fotografia che fa parte di una serie di foto, alcune delle quali furono probabilmente scattate ai Bagni San Pietro alla Foce e forse anche questa foto è riconducibile a quel luogo.
Erano giorni di luglio del 1907, a Genova, e tutti loro erano là, alla spiaggia, felici e senza pensieri.

La ragazza dai lunghi capelli

La ragazza dai lunghi capelli, forse, era stata una bambina che amava immergersi nella magia delle fiabe.
E forse una su tutte l’aveva incantata: la fiaba di Raperonzolo che, come narrano i fratelli Grimm, aveva i capelli lunghi e bellissimi, sottili come oro filato.
Vi ricorderete di lei: rinchiusa in una torre da una maga crudele, faceva pendere dalla torre le sue lunghe chiome e il suo principe saliva così da lei tenendosi proprio ai suoi capelli.
Raperonzolo, dopo molte peripezie, ebbe infine la sua felicità e lei e il principe vissero felici e contenti, naturalmente.
La ragazza dai lunghi capelli, invece, aveva sogni e desideri a noi sconosciuti.
Regale come una principessa delle fiabe, con questa sua grazia sublime.
Il suo profilo, l’espressione vaga e assorta, l’abito candido e leggero.

Ritta in piedi, davanti a un pregiato mobiletto dai raffinati motivi liberty.
La fanciulla avrebbe potuto divenire modella per i dipinti di Alfons Mucha, la sua bellezza eterea mi ricorda certi quadri del maestro dell’Art Nouveau.
Con quei capelli che folti le cadono morbidi sulla schiena, con quella delicata venustà.

La ragazza dai lunghi capelli si mise in posa, in un giorno lontano, nello studio del bravo fotografo Achille Testa.
La sua fotografia appartiene ad un caro amico che la custodisce con la cura che le è dovuta e qui lo ringrazio per avermela prestata e per avermi permesso di fantasticare sulla ragazza dai lunghi capelli.
Nella stanza della fanciulla ecco così la spazzola d’argento e lo specchio ovale, i pettini d’avorio e i fermagli, i pizzi francesi e i nastri lucidi, vezzi femminili di un’altra epoca.
E profumo di talco e di violetta, sentori romantici del tempo lontano vissuto dalla ragazza dai lunghi capelli.

Le gioie della mamma

Loro sono due e sono le gioie della loro mamma.
La mamma è alta, elegante, ha i capelli chiari e mossi, gli occhi grandi e celesti, ha una bellezza diafana e raffinata.
Ed è così in posa con le sue piccine, in un giorno del 1915.
Le bambine sono la sua felicità e questa fotografia è un fragile frammento di un tempo dolce immortalato dal fotografo Padovan di Trieste.

Le bambine sono vestite con cura, hanno gli abitini uguali con la fascia a quadretti in vita e con la camiciola candida di San Gallo.
E poi hanno i riccioli e la stessa pettinatura, ognuna porta un fiocco bianco a trattenere i capelli, la mamma ha molto a cuore che le sue piccoline siano sempre in ordine.
E poi, secondo me, di ognuna di loro si intuisce una certa inclinazione del carattere: la bimba più grande sembra un po’ timida, la più piccina invece pare più spavalda e vivace.

Entrambe hanno le scarpine eleganti e le calzette corte e se ne stanno lì, con la loro mamma e con tutta la vita davanti.

Le due sorelline portano braccialettini uguali essenziali e di buon gusto, a mio parere questi semplici ornamenti sarebbero à la page ancora adesso.
Inoltre ho notato che la bimba più piccina stringe tra le manine un oggetto, non so se sbaglio ma mi sembra una bambolina.

Era un tempo felice e dietro a questa fotografia una mano gentile ha scritto a matita: 1915, ricordo.
Con questa grazia, con questa dolcezza così ritroviamo lo sguardo di una giovane mamma con le sue piccoline.

In tre sul carretto

Sono in tre sul carretto e ripetono un gesto per loro forse quotidiano.
In un tempo lento, bucolico, lontano e antico.
Sono in tre sul carretto e questa è una foto di famiglia, io credo.
La mamma accenna un sorriso timido, la bambina resta composta con la sua frangetta e il cappellino, il bimbetto sembra curioso e divertito.
Il fatto è, io credo, che farsi fare un fotografia è per loro come un piccolo evento da celebrare, non certo una banale consuetudine.
E così, in questa particolare circostanza, ci si lascia prendere dall’emozione, dall’interesse per questa mirabolante novità, è un’esperienza insolita e a suo modo speciale.

Sono in tre sul carretto, in qualche località di campagna che non so riconoscere.
Si vedono sullo sfondo le case con i tetti di tegole, mi pare anche di notare sulla soglia di un cancello un ragazzino che osserva da lontano.
E poi ci sono gli alberi, forse il profumo del pane, magari il canto degli uccellini e il suono gorgogliante di un ruscello che fluisce come il tempo che scorre.
E ci sono loro, con i loro sorrisi ritrosi e con le loro ingenue esitazioni: loro tre, vicini, sul carretto.

Gita di primavera

Era una di quelle giornate dolci dal clima tiepido, avvolgente e luminoso.

E l’onda lenta cullava quegli istanti di un tempo felice: ecco un compito signore con i baffi, due giovani donne e una creaturina dalle guance paffute che si porta il ditino alla bocca.

Un abito candido, una collana di pietre dure, un sorriso formidabile e gli occhi profondi coperti dalla veletta per ripararsi dal sole.
Una raffinatezza tutta femminile, nel giorno prescelto per una bella gita.

Il vento scompiglia un po’ i capelli e smuove le vezzose finiture dell’ombrellino parasole e si sorride, con gli occhi e con le labbra, così accade quando la vita sa essere dolce.

Sullo sfondo, in lontananza, si scorge appena un tratto di costa, difficile stabilire il luogo preciso.
Giunge invece netta, reale e autentica la serenità di un istante perfetto, una gioia semplice e irripetibile, un ricordo da custodire nella mente e nel cuore.