Il segno di Gesù in Vico Gibello

Come sempre attraversando i nostri caruggi ci si imbatte nelle tracce di un’antica devozione e questo accade anche nel nostro Vico Gibello.

Qui, su un sovrapporta in parte celato da uno degli imprendibili giochi di luci e ombre genovesi, si nota il segno di Gesù.

Ai due lati stemmi racchiusi da foglie e al centro le tre lettere IHS che indicando il nome di Gesù.

C’è sempre, anche nei luoghi inattesi, qualcosa che ci riporta indietro, verso ciò che siamo stati e che ha costruito la nostra storia.
E allora, imboccando Vico Gibello da Via San Lorenzo, volgete lo sguardo alla vostra sinistra.

Così, ancora una volta, i vostri occhi troveranno il segno di Gesù.

Caldissima estate

È una caldissima estate e quando mi ritrovo a gironzolare per la città cerco sempre l’ombra amica e ristoratrice.
Così scendendo giù per Salita del Fondaco so bene da quale parte camminare, in un gioco di colori, luce e linee.

Ancora più nette scendendo ancora un po’.
È la caldissima estate a disegnare i contorni, a giocare come sempre con le ombre.

E lassù, persi nell’azzurro dondolano fiori eroici e spericolati mentre gli allegri rondoni volano nella calda estate di Genova.

Sorelle alla fermata della Funicolare

In una caldissima mattina di giugno ho incontrato loro: due sorelle.
Tra un binario e l’altro, a San Nicola, alla fermata della Funicolare Zecca Righi.
In paziente attesa così condivisa, con grazia e compostezza.
Di celeste e di bianco, con gentilezza.
Ho aspettato insieme a loro l’arrivo della vettura e insieme siamo salite verso le alture.
Erano in due, due sorelle alla fermata della Funicolare.

L’Annunciazione di Jan Provoost

È un dipinto magnifico a restituirci la dolce rappresentazione dell’Annunciazione, in una ricchezza compositiva nella quale nulla è lasciato al caso.
Ogni gesto, ogni tessuto, ogni oggetto minuto è parte fondamentale dell’opera dipinta dall’artista fiammingo Jan Provoost tra il 1509 e il 1515 ed esposta a Palazzo Bianco di Genova.

Il grandioso dipinto, secondo alcuni studi, è considerato in realtà la parte centrale di un Trittico detto di San Colombano in quanto proveniente dalla Chiesa dell’Ospedale dei Cronici appunto dedicata al citato Santo.
Negli scomparti laterali di questo trittico si trovavano i ritratti di San Pietro e Santa Elisabetta d’Ungheria, anche questi dipinti sono esposti a Palazzo Bianco.
Come chiaramente specificato sul sito del Museo, su questa ipotesi che le tre opere appartenessero a un trittico le opinioni non sono tutte concordi, vi mostrerò comunque in una diversa occasione i dipinti dei due santi sempre attribuiti a Provoost, lasciando oggi la luce sulla magnifica Annunciazione.
Tutto si compie in un ambiente sontuoso e tuttavia, a suo modo, domestico.

Maria ha questa grazia lieve, i capelli lunghi e biondi, porta un abito riccamente rifinito con preziose passamanerie.

Con le dita sottili trattiene le pagine di un libro di preghiere.

E nel bordo del suo manto sono intessute le parole latine del Salve Regina.

L’angelo etereo e dalla diafana beltà così si rivolge a lei.

E anche le sue mani paiono porgere a Maria l’annuncio della parola di Dio.

L’abito celeste cade morbido in un drappeggio delicato.

E leggera, tra le due figure, si libra la colomba che rappresenta lo Spirito Santo.

Maria è sovrana, l’aureola è la sua corona e la sua postura è regale e solenne.

Nella sua stanza, oltre al letto con il con il baldacchino, vi sono gli oggetti del suo quotidiano come il cestino di vimini con il cucito.

Il divanetto rosso e il candeliere con la candela accesa.

In un angolo un ritroso gattino assiste alla scena che anche noi vediamo.

Questo è uno dei dipinti che più amo tra quelli esposti ai Musei di Strada Nuova, mi meravigliano i contrasti di colore, il senso di leggerezza e di grazia che emanano queste figure e la loro composta leggiadria.
Così, grazie al talento di Jan Provoost, lo sguardo ritrova il mistero e la sua bellezza: Maria, l’Arcangelo Gabriele e la dolcezza dell’Annunciazione.

22 Giugno 1805: nasce a Genova Giuseppe Mazzini

Oggi è il 22 Giugno ed è il suo giorno: nasceva in questa data Giuseppe Mazzini, il più celebre patriota e uno dei più illustri figli di Genova, essere nati nella sua stessa città dovrebbe renderci fieri di essere suoi concittadini e io lo sono sinceramente, ormai lo sapete.
In questo giorno da ricordare vi porto con me in Via Lomellini, davanti alla casa natale di Mazzini e oggi sede del Museo Risorgimento e Istituto Mazziniano dove si custodiscono opere d’arte e cimeli del Risorgimento e della storia d’Italia.

Il portale marmoreo è riccamente decorato e si lascia ammirare per la bellezza dei fregi e delle figure.

E trovandovi qui, prima di salire le scale della dimora per visitare questo importante museo genovese, vi invito ad alzare lo sguardo verso quel marmo dove si leggono alcune parole in lingua greca delle quali di seguito vi riporto la traduzione.

Ὁ βίος βραχύς ἡ
La vita è breve

δὲ τέχνη μακρ
l’arte è lunga

La frase è una citazione di un aforisma di Ippocrate e naturalmente si riferisce alla caducità della vita in contrasto all’importanza dell’opera dell’uomo che ha la possibilità di perdurare e di essere maggiormente valorizzata passando di generazione in generazione, superando così il tempo terreno e il suo limite.

E Giuseppe Mazzini, genovese, la sua traccia nel mondo libero l’ha lasciata.


Giuseppe Mazzini nella maturità
Illustrazione tratta da Della Vita di Giuseppe Mazzini di Jessie White Mario
Volume di mia proprietà

In questa strada che lo vide ragazzo e poi giovane uomo, sempre animato da ideali che mai lo abbandoneranno.

Qui, dove si leggono il suo nome e la sua data di nascita.

In Via Lomellini, nel luogo nel quale si celebrano la sua grandezza e i suoi ideali.
In questo 22 Giugno, buon compleanno, caro Fantasio!

Sulle verbene

Sulle verbene che sbocciano in terrazzo è arrivato un graditissimo ospite: la sfinge colibrì, insetto inquieto che pare non fermarsi mai.
E, a quanto sembra, gradisce molto la dolcezza delle verbene!

Svolazzava di qua e di là, da un fiore all’altro.

E devo dire con una punta di orgoglio che ritengo di aver allestito per lei e per tutte le sue simili un magnifico punto di ristoro, attraente e molto colorato.

E così la sfinge colibrì non se lo è fatto dire due volte, si è tuffata a capofitto nei fiori!

Nel mistero magnifico della natura dove tutto è armonia e assoluta perfezione.

Quindici anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Oggi è il 19 Giugno e in questo giorno celebro il compleanno di questo piccolo blog, Dear Miss Fletcher compie oggi 15 anni.
E così siamo nel fiore dell’età e della curiosità, non trovate anche voi?
Girovagando insieme per le strade della Superba e tra le vicende del passato e del presente sono trascorsi tanti anni e se è stato sempre così piacevole scrivere questo blog e condividere con voi le storie e le piccole scoperte lo devo anche a voi che siete lettori partecipi e sempre gentili, quindi grazie di tutto a ognuno di voi!
In questo 19 giugno sboccia qui una semplice margherita cresciuta tra l’erba verde di Fontanigorda e così festeggio con voi le mie paginette, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

16 Giugno 1926: disposizioni per la circolazione dei veicoli

Il traffico cittadino, che matassa complicata da dipanare!
Se per caso poi vi siete fatti l’idea che sia solo una spinosa questione dei tempi moderni sappiate che non è affatto così e ce lo dimostra un articoletto pubblicato sul quotidiano Il Lavoro in data 16 Giugno 1926 e riportante certe disposizioni riguardanti i mezzi privati.
Dunque, lo scopo del provvedimento è innanzitutto diffondere tra i cittadini una certa educazione della strada per fare in modo che tutti si viva meglio e in sicurezza.
Il provvedimento riguarda in particolare due importante arterie cittadine: Via Garibaldi e Via Carlo Felice, centralissima strada ai nostri tempi denominata Via XXV Aprile.
Allora, in primo luogo si è presa una decisione tassativa: in queste vie agli automobilisti è vietato far uso della tromba (oggi lo chiameremmo clacson ma io mi attengo alle parole usate dal giornalista).
Ecco, proprio gli strombazzamenti delle automobili sono un gran problema e vanno evitati per dar quiete ai pedoni e ai vari uffici della zona perché, si legge sul giornale, il continuo frastuono è causa di maggior confusione!
Giusto, ne sappiamo qualcosa in questi nostri tempi, possiamo garantirlo!
E quindi ecco qui le disposizioni decise per Via Garibaldi e Via Carlo Felice.

Dalle 8 alle 20 i signori automobilisti dovranno tenere una velocità ridotta che consenta loro di evitare la fastidiosa tromba, è proprio proibito suonarla quindi bisogna darsi una regolata!
Dette vie restano comunque vietate agli autocarri, ai veicoli a trazione animale e ai veicoli trainati a braccia.
Inoltre è vietato il sorpasso: quindi si va piano, non si strombazza e non si supera!
I pedoni devono pure loro far la loro parte: dovranno tenere la sinistra della loro direzione e attraversare la strada solo nei punti presidiati dai vigili urbani.
Insomma, un’organizzazione certosina, un preciso gioco di scacchi che tiene conto del progresso ma anche di tutte le giuste esigenze dei cittadini.
La nostra Via Garibaldi, strada di Rolli, musei e dimore nobiliari, è ormai da diversi anni strada pedonale per la gioia di tutti noi abitanti e dei visitatori.
Chissà cosa ne penserebbero quei genovesi che per attraversarla dovevano rigorosamente tenere la sinistra e fare attenzione alle automobili: accadeva nei giorni lontani del 1926.

Tra le braccia della balia

E così, in un tempo ingenuo e felice, tra le braccia della balia.
Lei è solida, paziente, amorevole, affabile, gentile e sorride teneramente mentre stringe a sé quella creaturina alla quale è di certo affezionata.
La balia, colei che aiutava a diventare grandi, un legame antico e importante.

La bella Carte de Visite è una mia recente acquisizione ed è opera del genovese Achille Testa, a mio personale parere il più talentuoso nel ritrarre i bambini.
E in particolare qui si tratta di un tenero virgulto appartenente di sicuro a una famiglia agiata o forse anche con qualche quarto di nobiltà, lo si intuisce dalla ricercatezza degli abiti del piccino e della balia che porta anche, come spesso si usava, eleganti orecchini.

Il frugoletto ha l’aria vispa e vivace, una testolina piena di ricci e gli occhioni grandi spalancati sul mondo.

E poi gli abiti di entrambi sono arricchiti da un trionfo di pizzi delicati.
Il piccoletto porta le scarpette bianche e una fascia di tessuto a quadretti con un grande fiocco sulla schiena.

E un po’ sorride, con tenerezza, dolcemente al sicuro, tra le braccia della balia.

Le botteghe di Via delle Grazie nel 1926

Oggi, signore e signori, si riparte briosi con la macchina del tempo che ci porta indietro fino al 1926 e sempre grazie alla mia Guida Pagano di quell’anno ce ne andremo a zonzo per le botteghe della nostra Via delle Grazie che scorre sinuosa tra altri caruggi dai toponimi suggestivi, qui vicino ad esempio si snodano il Vico delle Pietre Preziose e Vico delle Camelie, una poesia di nomi che davvero incanta.

In questo 1926 la nostra Via delle Grazie è un fermento di vita e di commerci, non potete immaginare quanti negozi ci siano!
Ebbene, soddisfo la vostra legittima curiosità e vi svelo che, nella Guida del 1926, solo in Via delle Grazie risultano 42 attività commerciali, è una cosa straordinaria!

E così, da queste parti, è un continuo andirivieni di gente e di trafelate massaie intente nelle loro compere.

Per amor di precisione vi ricordo che qui, sotto queste finestre, c’è una targa che rammenta al passante che questa fu la casa natale di Jacopo Ruffini intimo amico di Giuseppe Mazzini e patriota.

Oggi però non siamo in cerca dei padri della patria ma dei negozi frequentati dai genovesi e in Via delle Grazie non manca nulla: ci sono 8 negozi commestibili, numerose macellerie e pollivendoli, una drogheria, cinque parrucchieri. un calzolaio e una rivendita di carbone.
Insomma, Via delle Grazie è un piccolo mondo che basta a se stesso, non mancano poi le osterie che sono ben otto, ci sono le rivendite di liquori, i bar e troviamo anche una fiaschetteria.

Sapete che a volte nei nostri tempi moderni mi capita di girare per il centro e di domandarmi: e adesso la tal cosa dove la compro?
Ecco, in questo viaggio a ritroso tra le botteghe di cento anni fa questa cosa non accade!
In Via delle Grazie, come vi dicevo, infatti non manca nulla, c’è persino un delizioso negozio di confetti e ho scoperto una fornitissima merceria per il comodo delle madri di famiglia dei dintorni.

In questo magnifico saliscendi troviamo poi diverse latterie, di mattina consiglierei di fermarsi dal Signor Carrozzino che vende latte e caffè, è perfetto per la colazione!

Proseguiamo ancora con il nostro tour delle antiche botteghe, vi mostrerò ora il tratto che è stato di ispirazione per questo mio articolo.
Come avrete di certo intuito, con il passare del tempo ho preso a osservare la città con occhi diversi, mi capita così di scorgere le tracce di un passato che in qualche modo resiste ed è proprio ciò che è mi è accaduto attraversando Via delle Grazie.
Infatti osservando la decorazione marmorea al civico 17 rosso ho pensato che fosse la traccia di una vecchia bottega ed era necessario un viaggio nel tempo per scoprire di cosa si trattasse.

E così, giunti nel 1926, dietro il bancone di questo negozio sito al 17 rosso di Via delle Grazie ho trovato il viso bonario e sorridente del Signor Tirelli che qui vende commestibili e ottimi salumi, mi sarei volentieri fermata a chiacchierare con lui!

Di fronte c’è poi l’osteria del Signor Stradini che ai suoi clienti offre porzioni abbondanti e generose, sarei curiosa di provare i ravioli, a dirvela tutta!
Del resto, come già vi ho detto, la concorrenza qui è forte, ci sono tantissime osterie e ognuno può scegliere in base ai propri gusti.

Stranamente in quel 1926 non ho trovato alcuna notizia su civici rossi 21 e 23 ma, compiendo un ulteriore balzo nel tempo e consultando la Guida Pagano del 1936, ho scoperto che al 23 rosso in quell’anno c’era un fornito fruttivendolo.


Quando attraverso queste strade, ripensando a come erano e a come non le ho mai vedute, per qualche istante mi pare di ritrovarmi anche io tra la baraonda di massaie e di cuoche, con i bambini che sgattaiolano da tutte le parti e tra la gente del porto che va a ritemprarsi in una delle tante osterie.
Ci sono i volti sorridenti, quelli rabbuiati, si scorgono le fatiche di ognuno e le speranze che si coltivano sotto questo cielo.

È un tempo sul quale gli anni hanno posato un velo, è un tempo che è trascorso, questa era la nostra Via delle Grazie nel 1926.