Non c’era la folla dei giorni d’estate, a Bogliasco.
C’erano le onde increspate dal vento fresco, sotto a un cielo chiaro e trasparente.
La spiaggia, per camminare.
Non c’erano asciugamani, teli, secchielli, creme solari.
Non c’erano bambini con il gelato in mano, non c’erano mamme che con lo sguardo cercavano i loro piccini.
Non c’erano quegli amori effimeri che svaniscono con i temporali di Ferragosto.
Sarà per sempre? Due settimane. Forse.
Non c’erano i calzoncini corti, i capelli intrisi di sale, le lentiggini che sbocciano sulle guance.
E c’era la linea turchese dell’orizzonte.
E una ringhiera, un albero, un belvedere e una bicicletta.
Sullo sfondo le case colorate di Liguria.
Un tempo silenzioso, una luce diversa.
A Bogliasco, sulla panchina.
Tag: Riviera di Levante
Due
Due giorni di vacanza, nella casa al mare.
Due treccine, ognuna fermata da un elastico colorato.
Due orsetti gommosi, li tieni nella tasca come un piccolo tesoro, uno è rosso e l’altro è giallo.
Due anni, li hai avuti un paio di anni fa.
Due gusti nella coppetta, crema e cioccolato.
Due mattoncini di Lego, a volte ti sembra che non si incastrino bene.
Due manine impazienti e sempre in movimento, dicono che sia a causa della tua indicibile curiosità.
E poi uno, due, tre, quattro e cinque, un ditino dopo l’altro per far vedere che tu sai contare fino a dieci e anche oltre!
Due nonne che ti viziano.
Due amiche del cuore, vi mettete tutte e tre sedute per terra e bisbigliate certi segreti.
Due corde dell’altalena, avanti e indietro, avanti e indietro, infinite volte.
Due baci della buonanotte, uno per guancia.
Due fratelli, entrambi più grandi di te, prima di essere tua quella bicicletta è appartenuta a loro.
Due sfumature d’azzurro sull’orizzonte.
Due curve, due discese, due ruote.
E non sono solo due, sono molti di più i sogni che ancora devi fare.
Passeggiata di Camogli
Il Retablo di Testana
Una strada che sale, curva dopo curva, percorretela e giungerete a Testana, alle spalle di Recco.
E forse voi ci andrete in un giorno di sole, così potrete anche ammirare il magnifico panorama che si gode da lassù, sul golfo e sul mare di Liguria.
La vera meraviglia di questa località, tuttavia, non ha bisogno di luce, già la possiede in quanto è un’opera d’arte di fulgida bellezza.
La trovate in questa chiesa, dedicata a Santa Margherita.
Una chiesetta semplice e raccolta dove si conserva un vero tesoro, è stato Eugenio a dirmi di andare a vederlo.
Questo capolavoro è un antico Retablo, il termine di origine spagnola si usa per definire la pala d’altare che vedrete in queste immagini.
È in legno dorato ed è una mirabile opera attribuita alla scuola di Bruxelles e risalente con tutta probabilità agli inizi del ‘500.
Questo splendida testimonianza di arte fiamminga sembra che si trovi a Testana dalla metà del ‘700, non è chiaro con quali misteriosi viaggi sia giunta in questo paesino della Liguria, a riguardo occorre ricordare il profondo legame di carattere mercantile che univa Genova alle Fiandre, da quelle terre i nostri mercanti importavano tessuti e lini, stoffe pregiate e arazzi.
E da quelle terre proviene il Retablo che risplende nella chiesa di Testana.
Se andrete a vederlo troverete un’esauriente brochure che vi aiuterà a interpretare quest’opera d’arte, vi si legge tra il resto che per la realizzazione di un retablo era necessario il lavoro di molti artigiani: falegnami e scultori, pittori e indoratori.
La pala un tempo aveva due ante laterali, in anni recenti è stata restaurata e per proteggerla è stata posta sotto ad un vetro.
Questo vetro rende molto difficile fare le foto, quindi perdonerete la cattiva qualità di queste immagini e i riflessi che non sono riuscita ad evitare, ci tengo comunque a mostrarvi il retablo.
Il soggetto che vi è rappresentato è la Passione di Cristo e c’è una folla di persone ritratta intorno a Gesù: sono guerrieri, soldati, guardie che tengono a freno cavalli scalpitanti.
Ciò che colpisce l’attenzione è il senso di movimento e la cura per ogni minimo dettaglio, negli abiti, nei gesti e nelle espressioni dei volti.
Questo è uno dei due maniscalchi intento a preparare i chiodi per la crocifissione.
Al centro dell’opera c’è Gesù, seduto sulla croce e alle sue spalle, con gli occhi bendati, i due ladroni.
Deposizione e resurrezione di Cristo sono rappresentate in secondo piano, tutta l’opera è illuminata dal chiarore delle dorature.
E ancora, i due soldati alla vostra sinistra, a quanto si legge sulla brochure, sembrano giocarsi le vesti di Cristo.
E poi torri e mura fanno da scenario alla Passione di Cristo.
E avvolta nel suo manto azzurro la Madre di Gesù, accanto a lei San Giovanni Evangelista, la figura che si vede nell’atto di portare le mani alla bocca è un soldato che fa le beffe alla Madonna per prendersi gioco di lei.
Oltre a loro c’è un mondo intero, un mondo che assiste al compimento della Passione di Cristo.
Potrete vederlo con i vostri occhi se andrete nella bel paesino del levante ligure, davvero le mie foto non restituiscono tutta la bellezza di quest’opera d’arte che merita di essere ammirata nei particolari. Un altro tesoro di Liguria, un capolavoro fiammingo nella chiesa di Testana.
Mare e nebbia
Quando piove il cielo e il mare si vestono di grigio.
Senza tormenti, senza tempesta, è lenta e silenziosa la danza delle onde a Bogliasco tra sfumature di metallo e d’argento.
Cielo e mare, un quadro d’inverno.
Poi si sale, lungo le strade che si inerpicano tortuose alle spalle di certe località della riviera di Levante, sono stata da quelle parti un paio di giorni fa e presto scoprirete la ragione della mia visita.
E no, non importava che fosse una giornata di bel tempo.
E c’era la nebbia, tra i rami spogli.
Aerea, impalpabile, mutevole e misteriosa.
La nebbia si posa sull’orizzonte e avvolge ogni luogo.
Poi si alza, si dirada, poi ridiscende ancora.
Quasi svanisce, piano piano.
Tra gli alberi che ancora indossano le tinte brune d’autunno spicca un’intrepida mimosa che annuncia dolci promesse e profumi di primavera.
Gialla e vivace, vestita di sole come certe case immerse tra il verde di queste colline.
Tra scrosci di pioggia e nuvole scure.
Quieta è la costa, silenziosa la distesa celeste illuminato da una luce tenue.
Nella terra delle creuze e dei muretti.
Nella terra degli ulivi, quando la nebbia incontra il mare.
Bogliasco, azzurro come zaffiro
Quei posti dove ritorni.
E ancora, ancora, tante volte.
Bogliasco è talmente vicina a Genova, è il primo paese che si incontra dirigendosi verso levante, meta di pomeriggi estivi e di tante domeniche passate a crogiolarsi al sole.
Quei posti dove ritorni.
Certo, in passato ne ho già scritto su queste pagine, però sono capitata qui il 30 Ottobre: era caldo, era luminoso e c’era questo mare.
E la passeggiata scende, dolcemente.
La rosa dei venti, in un giorno di magnifica quiete.
La riviera è anche questo, linee, ringhiere e disegni di ombre.
E poi quel mare, azzurro come zaffiro.
Sulla spiaggia alcuni bagnanti si godono il clima così piacevolmente tiepido.
Guarda.
Tra le case, nei caruggi.
Ed io mi metto là, alla ringhiera.
Sai, in questi posti dove ritorni spesso trovi sempre i gozzi davanti alle porte di casa, cose da gente di mare.
Sali, segui la creuza, segui il sole, la linea dei mattoni e la luce.
Scorci d’un giorno d’autunno che sembra estate.
Un bagliore luccica sull’orizzonte e giocano la luce e l’ombra.
Quelle linee, dritte e perfette, raccontano l’essenza di questo borgo dalle case colorate e così vicine l’una all’altra.
Guarda.
E poi mettiti seduta su una panchina e aspetta.
Che altro ti serve? A me nulla, io sono a posto così.
Il fascino e l’eleganza di uno dei borghi più amati di Liguria.
E ancora linee e ancora muretti e mare turchese.
I tavolini all’aperto, i muri caldi di sole, la musica lenta delle onde.
E ognuno si gode la giornata alla propria maniera.
E poi piante, vasetti sui gradini, curve che si perdono nel sole.
E barche tirate in secca, protette dai teli.
In questi posti dove ritorni tante volte.
E già sai che attraverserai un antico ponte e prima di percorrerlo vedrai il borgo ligure così, in questa cornice.
Prima di andarmene ho fatto una sosta al panificio nei pressi della Stazione e mi sono incamminata verso Nervi con la mia striscia di focaccia tra la mani, una bellezza!
Una passeggiata, l’aria fresca, il caldo, un bel panorama e una semplice bontà da gustare, queste sono le piccole e insostituibili gioie della vita.
E poi intanto lo so, questo è uno dei posto dove tornerò.
Ancora.
Là dove l’onda accarezza la sabbia e dove il mare è azzurro come zaffiro.
#UnoChefSulMare, sapori e profumi di Liguria
Metti un weekend d’autunno e un invito a partecipare ad una splendida iniziativa: una serata al Cenobio dei Dogi di Camogli in occasione del contest #unochefsulmare.
Il sole caldo, il mare tranquillo, il prestigioso albergo del levante ligure e un concorso di cucina dedicato ai foodblogger invitati a cimentarsi nella creazione di un piatto con i sapori e i profumi della nostra terra.
E giunta al Cenobio la prima bella sorpresa è stata questa: insieme ai vasetti di erbe aromatiche e alle bottiglie di vino di La Pietra del Focolare, sui tavoli c’erano dei pacchi di pasta.
Pasta Rummo, un marchio della tradizione italiana, un’azienda che ha subito gravi danni in seguito all’alluvione che ha colpito il beneventano.
E al Cenobio c’erano il nostro basilico, l’aglio di Liguria e la calamarata Rummo.
Il Concorso #unochefsulmare è stata una bella occasione per coloro che si dilettano ai fornelli: per il vincitore c’era in palio una vacanza al Cenobio e la soddisfazione di veder inclusa la propria ricetta nel menu dell’hotel.
Ed è stato estratto un vincitore anche tra tutti coloro che collegandosi al sito del Cenobio hanno votato la loro ricetta preferita, il fortunato si è aggiudicato un soggiorno al Cenobio dei Dogi.
Ecco i tre finalisti: Francesca, Mirco e Valentina, ognuno di loro ha messo alla prova la propria creatività.
Un grembiule rosso e via, parte la competizione!
A introdurre l’evento trasmesso in diretta streaming l’organizzatrice Chiara Bonomini, Reservation Manager del Cenobio dei Dogi.
A condurre la serata la brillante ed entusiasta Lisa Fontana, foodblogger e sommelier di The Taste of food and wine.
Eh, la gara!
Bello veder cucinare, sentire i profumi e gli aromi, la cucina è arte e passione.
Ognuno dei cuochi aveva una postazione fornita di tutto e devo dirvelo, dall’inizio ho fatto il tifo per lui.
Viene dall’Abruzzo, si chiama Mirco e sul suo blog Oggi cucina Mirco presenta così le sue creazioni: ricette last minute per mariti nel panico.
La ricetta delle sue minilasagne cupcakes al profumo di mare mi è subito parsa sfiziosissima, il suo ragù di pesce era a base di platessa, branzino, seppie, calamari e gamberetti.
E questo è il piatto in corso d’opera.
Lei invece è Francesca del blog Francy non solo torte, ha proposto una ricetta all’apparenza semplice.
Ecco i suoi ingredienti per il polpo con patate.
Lei ha messo particolare cura e originalità nell’impiattamento.
E infine ecco Valentina di Cinque Quarti d’Arancia alle prese con la sua preparazione.
Trofie cozze e zafferano su crema di patate.
Il risultato, come potete vedere, è molto invitante.
Ad eventi come questi facilmente incontro degli amici, succede sempre.
E a magnificare le virtù del pesto chi mai sarà venuto?
Roberto Panizza, ristoratore e re indiscusso del condimento genovese più celebre e apprezzato.
E poi c’era lui, Jacopo Mariutti è food blogger e sommelier, ha un blog che è semplicemente una meraviglia, non ci sono solo ricette ma anche notizie curiose e interessanti, se non conoscete Le Farfalle nello Stomaco date uno sguardo, vi conquisterà.
Ci siamo conosciuti durante Vinidamare2015 e in occasione di#unochefsulmare abbiamo anche passato il pomeriggio insieme a zonzo per Camogli.
È una persona garbata e piacevole, un perfetto compagno di banco!
E poi, signori, rullo di tamburi: ecco a voi la giuria.
Da sinistra verso destra, Chef Remo del Cenobio dei Dogi, Paola Pastine Vice Direttore dell’Hotel e sull’estrema destra una persona alla quale sono andata a stringere la mano: Agostino Revello, titolare dello storico Forno Revello situato sulla passeggiata di Camogli, la loro focaccia è una delle cose più sublimi che si possano gustare.
Chi si sarà aggiudicato la vittoria?
Proprio lui, Mirco con le sue lasagnette.
Un piatto bellissimo anche a vedersi.
E una vittoria meritata per un appassionato di cucina.
Sorrisi, buon cibo, una bella serata in un contesto affascinante.
Amiche foodblogger, l’anno prossimo potreste partecipare anche voi, cosa ne dite?
Qui trovate il link del Cenobio con le ricette dei finalisti e quelle degli altri partecipanti.
E certo, è venuto anche il momento per celebrare la Focaccia di Recco che di recente ha ottenuto il marchio IGP, il marchio europeo di indicazione geografica protetta.
Si tratta di un riconoscimento importante, questa certificazione è autorizzata solo in quattro comuni: Recco, Camogli, Sori e Avegno.
E quindi se volete gustare la vera Focaccia di Recco al formaggio venite qui, in Liguria!
Ringrazio Chiara Bonomini e il Cenobio dei Dogi per avermi invitata a questa bella iniziativa.
E la bontà di questa torta che ha chiuso la nostra serata non so descriverla, davvero!
Un ultimo sguardo fuori dalla finestra della stanza a me riservata al Cenobio dei Dogi.
E non si smette mai di innamorarsi di posti come Camogli, con la sua spiaggia e le sue case colorate, un gioiello posato sul mare di Liguria.
Estate indiana
C’è il sole, il sole che picchia sulla linea dell’orizzonte.
E sulle panchine, sugli alberi protesi verso l’abisso, sui fiori gialli, sugli scogli che affiorano dall’acqua salmastra.
Sulla passeggiata di Bogliasco.
E intanto danzano le ombre della ringhiera.
E il tempo scorre, lento e pigro, fa davvero caldo.
La chiamano Estate di San Martino, gli americani la definiscono Indian Summer, indica quel periodo d’autunno che regala giornate dal clima estivo.
E poi.
E poi c’è un viaggio.
E maniche corte, abiti leggeri e scarpe comode per inerpicarsi lungo le strade della Riviera.
E sogni, da qualche parte, negli zainetti.
A volte nel nostro bagaglio portiamo con noi le nostre emozioni, i batticuori, i sorrisi che non dimenticheremo.
Il sole illumina il sagrato della chiesa e la casa che si affaccia sul blu, accarezza i gabbiani in volo e una barca che prende il largo.
Seduti sul muretto viaggiatori di Liguria, al tempo dell’estate indiana.
Simone Schiaffino, l’Alfiere dei Mille
Questa è la storia di un ragazzo di nome Simone, nel suo luogo d’origine si conserva viva la memoria di lui e del suo coraggio.

Simone Schiaffino, figlio di un capitano marittimo, nasce a Camogli nel 1835, sulla passeggiata del caratteristico borgo ligure c’è ancora la sua casa.
Quel mare tempestoso è il suo destino, ha appena 11 anni quando si imbarca come mozzo, a 19 è un giovane uomo di grande esperienza e come suo padre è divenuto capitano.
Sulla lapide che sovrasta la sua dimora natale si legge che lui fu l’Alfiere dei Mille, Simone lo divenne con grande onore.
Di animo appassionato e di spirito vivace, animato da amor patrio, Simone Schiaffino si unisce alla causa patriottica e in diverse circostanze si distingue per il suo valore, nel 1859 è tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, nella Seconda Guerra di Indipendenza.
E poi è ancora Garibaldi che lui seguirà nell’ Impresa dei Mille con la quale venne fatta l’Italia.
È un ragazzo, un ragazzo dall’animo semplice e fiero.
Camogli
Chi parla di lui? Chi ha tramandato i tratti della sua persona e il suo carattere?
Lo hanno fatto i suoi compagni d’avventura, giovani altrettanto temerari, primo tra tutti Giuseppe Bandi.
È la fine d’aprile del 1860, a Villa Spinola i volontari fremono, aspettano il momento tanto atteso ma certe notizie ritardano la partenza che muterà il corso della storia.
E così scrive Giuseppe Bandi:
Nell’anticamera non eravamo se non io e un bel giovine di Camogli, con due grandi occhi azzurri spiranti un ineffabile senso di simpatia.
Giuseppe Bandi – I Mille da Genova a Capua
Quel ragazzo è Simone Schiaffino, è deluso e lascerà la stanza con gli occhi bagnati di lacrime salutando il Generale Garibaldi con voce tremula.
Tenace e indomito ragazzo di Camogli, è vicino il giorno del tuo coraggio.
Monumento a Simone Schiaffino – Camogli
È il 5 Maggio 1860, i Mille lasciano Quarto, i piroscafi della Società Rubattino sfidano le onde del mare.
Garibaldi è a bordo del Piemonte, il nostro giovane Simone è invece imbarcato sul Lombardo, è timoniere di Nino Bixio insieme ad Adolfo Azzi da Trecenta di 23 anni.
Ragazzi coraggiosi che hanno lasciato il segno, di Simone Schiaffino parla anche Giuseppe Cesare Abba, questo è il ritratto da lui delineato:
Ma il tocco michelangiolesco lo metteva in quel gruppo Simone Schiaffino, bel capitano di mare che pareva andasse studiando Garibaldi per divenire simile a lui nell’anima come gli somigliava già un po’ nel volto; biondo come lui, assai più aitante di lui, con un petto da contenervi cento cuori d’eroe.
Giuseppe Cesare Abba – Storia dei Mille
Un viaggio per mare, un viaggio che conduce incontro al destino.
Lungo le coste d’Italia, fino in Sicilia.
Giunge il 15 Maggio, è il giorno dell’eroica battaglia di Calatafimi.
Monumento a Simone Schiaffino – Camogli
E c’è un testimone, è ancora Giuseppe Bandi a raccontare cosa accade: la battaglia infuria, è fumo, coltelli, sassi e sangue che scorre.
Vicino a Bandi c’è un piccolo gruppo di garibaldini: un certo Elia, il figlio di Garibaldi Menotti e Simone Schiaffino.
Lui, Simone, porta il tricolore, alcuni sostengono che si trattasse della bandiera riccamente decorata cucita dagli italiani emigrati a Valparaiso e da loro donata a Garibaldi nel 1855.
Lo scontro con i borbonici non tarda ad arrivare, Bandi definisce i suoi compagni I tre Moschettieri, scrive che combatterono strenuamente con le carabine e poi ricorsero alle baionette.
Me ne rammento come in un sogno, sottolinea Bandi.
Sventola fiero il vessillo che Simone ha tra le mani, i cacciatori borbonici danno l’assalto per strapparglielo e Bandi getta un urlo disperato: Salviamo la bandiera!
Tricolore esposto all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento
Sono momenti di tragica concitazione, sono gli ultimi istanti di vita di Simone Schiaffino che muore trafitto in pieno petto da un colpo di fucile.
E ancora Bandi scrive:
Schiaffino cadde indietro, sollevando in alto, nel cadere, la bionda e lunga barba, e lasciò la bandiera, che in mezzo a grida di giubilo, sparì dai miei occhi.
Giuseppe Bandi – I Mille da Genova a Capua
I tratti di Simone Schiaffino sono effigiati nella statua a lui intitolata nella sua Camogli, sul basamento sono incise le memorie delle sue imprese e le parole del Generale Garibaldi al quale il giovane era molto caro.
Superbo nocchiero del Lombardo, come lo definì Abba, morì a soli 25 anni in nome di un ideale nel quale credeva con ferma passione.
Un patriota indomito, Simone Schiaffino è ritto nella piazza a lui intitolata, alle sue spalle c’è il mare che lo vide nascere.
Nella mano stringe la nostra bandiera, eroico Alfiere dei Mille che cadde per difenderla.
Camogli, un uomo alla finestra
E vi porto ancora là, davanti al mare di Camogli.
No, non lungo la romantica passeggiata che come in un abbraccio racchiude la spiaggia, lasciamo il porticciolo con i gozzi rosso lacca che scintillano vivaci sull’acqua chiara.
E alle nostre spalle finestre aperte e panni stesi e quel gatto pigro dipinto su un’immaginaria finestra di Liguria.
Sali in paese, intanto il mare lo vedrai comunque, tra le case alte e i vicoli stretti.
E anche qui troverai persiane chiuse dipinte da sapienti pennelli.
E poi profumo fragrante di dolci e ancora corde da stendere, naturale complemento di certe tipiche bellezze della mia regione.
E poi, d’un tratto, una scala.
Ripida e tortuosa, una tipica scala di Liguria, gradini che forse potrebbero spezzarti il fiato.
E guardala così, nella sua vertiginosa pendenza.
E guarda ancora di fronte a te, c’è un saliscendi di tetti e quei colori che sono lo spirito della riviera e della bella Camogli.
Sui gradini, scendili uno ad uno.
E guarda.
C’è un vaso, trabocca di foglioline e fiori rosa.
E poi sai, dovresti osservarla meglio quella scala.
Hai visto?
C’è un uomo alla finestra!
La tendina è sollevata, lui sorride e tra le dita stringe la sua pipa.
Se ne sta lì, a guardare i passanti, immaginario abitante di un caratteristico scorcio ligure.
La meraviglia di certe finestre non so descriverla, davvero.
E poi sai, il mare è lì, così vicino ai tuoi occhi e al tuo respiro.
Si estende placido oltre quelle case e oltre i tetti, là, dove troverai un uomo alla finestra.
1908, Gabriele D’Annunzio al Portofino Kulm
E giunse così il mese Maggio 1908, al Carlo Felice era atteso un evento di una certa rilevanza: andava in scena La Nave, la rappresentazione portava la firma di Gabriele D’Annunzio e per l’occasione l’autore era presente nel teatro affollato da molti interessati spettatori.
Narrano le cronache che la serata fu un successo, al poeta venne anche donata una corona d’alloro.
Come è noto il nostro Gabriele suscita tuttora nei lettori sentimenti contrastanti: o lo si apprezza o lo si detesta, credo che non esista una zona d’ombra quando si tratta di D’Annunzio.
Dopo l’evento teatrale Genova volle onorare il poeta in maniera particolare, per lui venne organizzata un’odorosa “maggiolata”.
E così la mattina successiva ci si alzò di buon mattino, rose e boccioli adornavano la vettura sulla quale venne fatto accomodare il gradito ospite, l’evento è narrato con ricchezza di particolari dal sagace Dolcino il quale causticamente sottolinea che l’auto pareva quasi un furgone funebre.
E le rose abbelliscono anche le altre macchine che compongono il profumato corteo, si parte e il viaggio non sarà breve, la destinazione è davvero esclusiva.
Curva dopo curva si sale fino al prestigioso Hotel Portofino Kulm, sulla Ruta di Camogli.
Incanto e bellezza, natura pura e incontaminata.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E davanti il mare azzurro di Liguria.
E c’è un fastoso pranzo ricco di ogni bontà, su di esso tuttavia aleggia un curioso mistero, pare che la stampa dell’epoca non sia stata prodiga di dettagli riguardo alle portate.
Si sa per certo che vennero serviti dei dolci fondants riposti dentro una piccola imbarcazione.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E lui, Gabriele D’Annunzio, come da copione parlò davanti al pubblico di scelti commensali, con il suo eloquio affascinò tutti presenti.
E certo, Dolcino narra anche che tutti vollero l’autografo del poeta sul menu, mi sono chiesta se qualche genovese conserva ancora gelosamente questo raro cimelio: un menu del Portofino Kulm con la firma di Gabriele D’Annunzio.
L’ineffabile Dolcino narra che D’Annunzio se ne partì da questa parte di Liguria ammaliato dalla sua rara bellezza e lasciò traccia del suo passaggio, fu lui a donare un nome italiano a questo luogo semplicemente traducendolo, così Portofino Kulm divenne Portofino Vetta.
Un posto incantevole che lo aveva sedotto con le sue malie, in un giorno di maggio del 1908.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri




































































































