Estate 1933: ricordo di Nervi

Era l’estate del 1933, a Nervi.
E loro erano là, davanti al mare: la ragazza timida, la bambina con i capelli a caschetto, la giovane donna sicura e disinvolta.

Sorrisi radiosi, diverse generazioni di donne in posa per la foto ricordo.
La ragazza sulla sinistra ha una grazia incomparabile, non so se lei ne sia consapevole ma ha l’allure di una diva del cinema.
Accanto a lei una donna più adulta, forse è la mamma e la abbraccia affettuosamente.

Quanta eleganza in questi giorni al mare, si indossano i costumi alla moda con il cinturino chiaro.
Sugli scogli di Nervi, nel tempo d’estate.

E si sorride, nel tempo dello svago.

Sorelle madri e zie.
Donne grandi e più piccine e si scorgono con certezza le somiglianze, mentre una vela va sospinta dal vento.

Era un tempo felice, era il giorno 11 Agosto del 1933, davanti al mare di Nervi.

Le targhe storiche di Genova

Le antiche targhe con i nomi delle vie, uno dei fragili patrimoni della città.
Esistono ancora molte targhe storiche, molte altre sono andate invece purtroppo perdute e in certi casi sono state sostituite da targhe moderne, con caratteri diversi e di materiali differenti.
Le antiche targhe di marmo con le loro lettere scure raccontano la bellezza vera della città antica.

Narrano di pie devozioni e di antiche chiese.

Rievocano eroi e gesta leggendarie.

Toponimi e targhe costituiscono una delle anime della città vecchia e di quel modo antico che andrebbe preservato e valorizzato.
Una targa storica che va in frantumi andrebbe sostituita, a mio parere, con una di identica fattura mantenendo lo stile e i caratteri a suo tempo utilizzati, per preservare al meglio una certa idea di città che corrisponde alla nostra identità e alla nostra storia.

Queste targhe sono preziose testimonianze di un tempo passato e descrivono antichi mestieri.

Raccontano di fatiche ai lavatoi ma narrano anche dell’abilità degli artigiani nel realizzare le scritte che ancora oggi riusciamo a leggere, un talento antico che ai nostri giorni dovremmo saper salvaguardare.

Indicano minuscole e raccolte piazzette.

Raccontano la magia di parole e di immaginazione della nostra città.

Ritrovare le targhe storiche per le strade di Genova significa posare lo sguardo su qualcosa che è stato difeso, trattenuto e salvato dalle ingiurie del tempo.
Sono marmi che raccontano di noi, dei nostri giorni passati e di una Genova antica che ancora oggi attraversiamo.

Tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia

29 Agosto: è tempo di pellegrinaggi al Santuario della Madonna della Guardia.
Là, sul Monte Figogna, si susseguono gruppi di fedeli, molti di loro si metteranno in posa per una foto ricordo di una giornata straordinaria.
Vi mostrerò così una fotografia affollatissima e insieme troveremo sguardi e volti del passato.
Come sempre, seduti a terra ci sono i più piccini con la collana di nocciole, il cappello in testa e una specie di trombetta tra mani.

Felici, distratti, ingenui.

Seduti per terra a gambe incrociate, con tutta la vita davanti.

E c’è quello più spavaldo di tutti, in mezzo ai suoi amici, si vede che lui è uno con un certo carattere.

È un tempo sereno al Santuario della Madonna della Guardia.

E ci sono le signorine alla moda con i cappelli a cloche.

E i signori con i baffi importanti e tutto un mondo di ferventi fedeli.

Ci sono le bimbe con l’abitino bello.

E c’è quello con la maglietta righe che strizza un po’ gli occhi forse a causa del sole.

Poi c’è uno che sembra portare una sveglia al collo, chissà come mai.

E ci sono le sorelle, le zie e le mamme.

E le signorine sorridenti con il cappello bianco.

Ci sono la giovinezza, l’età adulta, la saggezza e la spensieratezza.

Poi ci sono questi due che tengono qualcosa tra le labbra, forse un bastoncino o magari un lecca lecca.

E poi c’è ancora quello con la sveglia al collo, qui si nota che in una mano stringe un piccolo cestino dove forse ha la sua merenda.
E ancora tenerezza, collane di nocciole e sguardi.

C’è la signorina con il suo favoloso cappello scuro e c’è la ragazza con il cappellino chiaro e le mani sono il mento e quel sorriso luminoso che racconta tutta la sua gioia di vivere.

E poi c’è il ragazzino che sta laggiù in ultima fila, dietro ai grandi, e si regge al palo con divertita disinvoltura.

Era un giorno di un tempo lontano e loro erano tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia.

Un saluto da Quinto al Mare

Un saluto da Quinto al Mare e dalla riva lambita dall’onda frizzante e gentile.
Una costa frastagliata, romantica, quasi selvaggia, un luogo dei sogni.
Un saluto da Quinto al Mare e dal signore che se ne sta ritto sullo scoglio, in un tempo lontano e diverso.

Un saluto dal Quinto al Mare e dai suoi scogli ancora affioranti.

Un saluto da Quinto al Mare con la sua acqua cristallina.

Un saluto da Quinto al Mare, con il tempo sono sorte nuove abitazioni ed edifici moderni ma il panorama di questa parte della città è rimasto bello e armonioso.
Un saluto da Quinto al Mare, il posto perfetto per ammirare la potenza della mareggiata nei giorni d’inverno.

Un saluto da Quinto al Mare, dai giorni distanti che, senza parole, ci raccontano ciò che siamo stati.

Tutti insieme alla spiaggia

E così, quando venne la stagione calda, si ritrovarono tutti insieme alla spiaggia, era una cara consuetudine che scandiva le vite e le stagioni.
Veniva poi anche il tempo della fotografia di rito che non era mai uguale a quella dell’anno precedente: mano a mano che si cresceva e si diventava grandi si acquisiva il diritto di stare in piedi mentre i più piccini stavano sempre seduti per terra.
Con gli sguardi attoniti e meravigliati, le trecce, i cappellini, i sorrisi timidi e un dito in bocca.

A piedi scalzi, sui sassi.

Con i cappelli a tesa larga e i fiocchi, la grazia e l’esitazione dell’infanzia.

Le mamme e le zie eroicamente vestite di tutto punto con le camicie rigorosamente chiuse fino in all’ultimo bottoncino, c’è pure un gentiluomo con giacca, gilet, camicia e cravatta.

Era d’uopo mantenere un certo e un certo stile anche alla spiaggia, saprebbe spiegarvelo meglio la gentile signorina con il grande fiocco in tessuto a pois che le cade sul petto.
Lei porta anche un cappello con i fiori appuntati sopra e sorride, con svagata leggerezza.

E in questo gruppo di gente a colpire la mia attenzione è questo tipetto qui: si dà arie da grande, con questa posa teneramente seria e spavalda.

Tutti insieme, alla spiaggia.

Con gli amici di sempre.
E osservate con attenzione: tra i due bimbetti con il cappellino fa capolino un terzo ragazzetto che si nasconde ma dalla sua posizione privilegiata osserva tutto!

È un tempo lontano, felice, intriso di nostalgia, un tempo trascorso alla spiaggia, sulla riva del mare.

 

I favolosi cappelli di Via Carlo Felice

Ritornando a camminare nel passato ci ritroviamo in Via Carlo Felice, toponimo che una volta era attribuito alla nostra Via XXV Aprile.
In questo girovagare a ritroso nel tempo faremo la conoscenza di una persona che certo seguì e segnò le mode dell’epoca nel corso di molti anni.
E partiamo dal 1890: in quell’anno la signora Giuseppina Gibello esercita la sua raffinata arte di modista in Campetto e crea favolosi cappelli per le signore e signorine della città, l’attività è indicata nella Guida Pagano di quell’anno.
Nel 1899 la troviamo poi in Via Carlo Felice al numero 15 e in seguito, nel 1902,  il suo negozio sarà al numero 21 di Via Carlo Felice e qui resterà per moltissimi anni.
Ma immaginate l’elegante negozio della Signora Giuseppina?
È un trionfo di trine e sete, velluti e fiocchi, ci sono perle e fiori artificiali da appuntare sui cappelli a tesa larga, la moda di inizio secolo impone una certa leziosità.

Il tempo scorrerà, arriveranno gli anni ‘20 e saranno in voga i cappelli a cloche e la signora Giuseppina sarà ancora lì, pronta ad accontentare la sua esigente clientela con la sua fiorente attività, il suo nome infatti risulta nelle Guide Pagano dell’anno 1922 e dell’anno 1926.
Immagino la signora Giuseppina affabile e attenta, precisa e paziente, fare la modista è un’arte che richiede una certa dedizione.
E di sicuro nel negozio della signora Giuseppina ci saranno state sarte e lavoranti, ad ognuna di loro lei avrà insegnato alcuni segreti del mestiere.
Il tempo passerà ancora e per la Signora Giuseppina verrà il momento di cedere il testimone: una delle mie Guide indica infatti che nel 1934 in Via Carlo Felice 21 c’era il negozio di modista della Signora Emma Repetti.
Chissà se la signora Emma aveva conosciuto la Signora Giuseppina, sarei tanto curiosa di saperlo!

La moda dei cappelli non perse mai il suo fascino, nella Guida del 1937 viene indicata in Via Carlo Felice 21 la modista Pagliari E., lo stesso nome è presente nella Guida del 1959, anche questa attività durò quindi molto tempo.
A conti fatti questo significa che per più di sessant’anni in quell’esercizio commerciale vennero confezionati cappelli alla moda per la gioia delle genovesi.
Questo articolo nasce da una mia personale curiosità perché un bel giorno, passando in Via XXV Aprile, mi sono domandata cosa ci fosse nel passato in quello che sembra un negozio d’epoca per i marmi e le decorazioni che ne abbelliscono gli esterni.
E così ho compiuto una breve e modesta ricerca sulle mie Guide facendo poi queste splendide scoperte.
Per molti e molti anni, in Via Carlo Felice, potevate acquistare favolosi cappelli di ogni foggia, misura e stile.
E trovandovi da quelle parti provate a guardare con gli occhi della fantasia: potrebbe capitarvi di intravedere la fiera Signora Giuseppina nel suo magnifico negozio di cappelli.

Due sposi genovesissimi

Loro sono due sposi, due sposi a mio parere genovesissimi.
Ritrovo infatti, nei loro sguardi, una sorta di riconoscibile genovesità, una maniera di porsi fiera e al tempo stesso schiva e ritrosa.
Loro sono due sposi, vennero così ritratti dal bravo fotografo Giulio Rossi in una fotografia di grande formato.

Con favolosa eleganza la sposa sfoggia un abito riccamente ricercato e gioielli con vistose pietre preziose.

Così luccicano sulla sua pelle chiara.

Con grazia stringe i guanti tra le dita.

E il tavolino al quale lei si posa è un celebre arredo dello studio di Giulio Rossi, ampiamente documentato con ricchezza di informazioni nel volume Vivere d’immagini curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora.

E nulla nella fotografia è lasciato al caso, è tutto un gioco di perfette armoniose simmetrie.

Testimonianza del tempo felice di due sposi genovesissimi.

 

Estate 1928: la disavventura di due signorine

Era un caldo giorno d’estate del 1928, le protagoniste di questa vicenda sono due graziose signorine e colleghe, entrambe sono impiegate alle Poste: una è telegrafista e l’altra è telefonista.
E così eccole, solerti e puntuali, varcare la soglia del Palazzo delle Poste, salgono sull’ascensore e mentre questo si avvia nel suo viaggio verso l’alto le due traggono dalla borsetta la cipria con il suo piumino e si rifanno il trucco con delicatezza.
E ad un tratto, improvvisamente, tac!
L’ascensore si blocca tra il secondo e il terzo piano come un testardo tram della Uite, chiosa il giornalista del quotidiano il Lavoro che riporta la notizia sul giornale del giorno 11 Luglio.
Comprensibilmente le due signorine iniziano ad agitarsi, la telefonista con la voce tremula chiede aiuto.
Nel frattempo il personale di servizio nell’edificio si accorge della situazione e tutti quanti si mettono a schiacciare tutti i tasti possibili senza però ottenere alcun risultato.
Un bell’affare, guarda cosa va a capitare a due povere signorine che volevano solo andare al lavoro!

Arriva quindi un valoroso che si arrampica sulla cabina, ne scoperchia il tetto e cerca di di far coraggio alle due giovani.
E qui vale la pena riportare il sagace scambio di battute tra il galante gentiluomo e le due malcapitate signorine.

Siete ancora vive?
– Respiriamo ancora…
– Vi lanceremo viveri per tre mesi… poi vedremo… coraggio e in alto i cuori…
– Più alti di così, tra il secondo e il terzo piano…

Povere signorine, che situazione!
Dopo mezz’ora, finalmente, l’ascensore viene riparato e le due giungono al piano terra sane e salve.
Il giornalista, al quale non mancava un certo spirito inconfondibile, così concluse il suo articolo:

E le signorine salirono a piedi la scala che parve loro bella, fresca, divina come quella che porta al Paradiso.

Ora, d’accordo che son passati quasi cent’anni e la tecnologia ha fatto passi da gigante ma, particolarmente in estate, anch’io preferisco usare le scale piuttosto che l’ascensore.
Non si sa mai, non vorrei ripetere la disavventura delle due signorine.

Estate ai Bagni di Sturla

Ecco l’estate ai Bagni di Sturla, mentre l’onda lenta lambisce la riva portando con sé la gioia e la spensieratezza della stagione del sole.
Un papà vestito di tutto punto tiene fra le braccia la sua bimbetta, mentre una fanciulla con l’abito candido e il parasole in un mano scende con grazia dalla barca.

Sulla spiaggia si fa sfoggio di ricercate eleganze, forse non è nemmeno tanto caldo o comunque le signore non rinunciano certo allo stile.
Si chiacchiera amabilmente, mentre la brezza marina spira leggera.

È un tempo felice e rilassato, in questa parte del litorale così generoso di molta bellezza.

C’è un bimbetto che corre allegro verso le onde tenendo stretto il suo salvagente, mentre il marinaio, saldo ed affidabile, aiuta i bagnanti a scendere dalla barca.
Ed è tutto un gioco di magnifici equilibri, dondolando sull’acqua del mare.

Nel tempo della bella estate ai Bagni di Sturla.

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922

Ritorniamo nel passato, al tempo della villeggiatura a Voltaggio, località del basso Piemonte da sempre molto amata dai genovesi.
E così, in questo scorcio di un tempo felice ci si mette seduti sull’erba con l’abito alla marinara oppure con la paglietta tra le mani.
Due tempi diversi della vita, due respiri di un’epoca diversa.

Forse loro sono le sagge zie, ognuna sfoggia un cappello diverso.

E pare quasi difficile comprendere in quale stagione sia stata scattata questa fotografia, alcuni dei protagonisti portano infatti abiti più leggeri.
Forse era un giorno della tarda primavera, lei teneva in una mano il bastone da passeggio e sorrideva timidamente.

Un fresco candore, un’eleganza inusitata.

E tra tutti loro la figura più intrigante è lei: distratta, immersa nei suoi pensieri pensieri, il viso quasi celato dal cappello.

In una foto di famiglia che li vede tutti insieme, in un giorno lontano.

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922.